Tovarish SS
Saturday, 28 October 2006
Questo articolo è apparso sulla Rivista..."Left" del 27 ottobre.
Per conoscenza.
Il pallido sole d'autunno illumina il cortile della Casa della gioventù di Mitino, un quartiere popolare a sud di Mosca, dove una decina di giovani in tuta mimetica e svastica aspettano impazienti d'addestrarsi alla lotta. «La vittoria sarà nostra! Gloria alla Russia!» È il saluto dell'istruttore, fisico sportivo e volto coperto da un passamontagna nero. «Gloria alla Russia!», rispondono in coro i giovani, facendo il saluto romano. E l'addestramento comincia. Una corsa, flessioni, poi si passa all'imitazione dello scontro vero e proprio: «Io faccio quello del Caucaso. Sono in strada. Voi due mi tendete un'imboscata», spiega il maestro di sport, facendo cenno a due ragazzi robusti, che come il resto del branco hanno la testa rasata. I giovani seguono le istruzioni. Dovranno poi dividersi in gruppi di tre e imitare quegli attacchi agli stranieri che in Russia sono ormai all'ordine del giorno. «Dobbiamo difendere il nostro paese dal nemico che ci sta invadendo, altrimenti ci trasformiamo in un immondezzaio pieno di immigrati. L'Europa è ormai in mano loro. Ma in Russia questo non lo permetteremo mai», spiega Dmitry Dyomushkin, il leader del movimento SS, il gruppo neonazista più organizzato del paese.
E per "pulire le strade" dai tanti immigrati provenienti dall'Asia Centrale e dal Caucaso, che portano un po' di colore tra la pallida popolazione moscovita, Dyomushkin riunisce un paio di volte a settimana i suoi ragazzi e li allena alla lotta. «Siamo pronti a lottare per la nostra idea non solo a parole, ma con i fatti», continua il giovane "fuhrer". La sigla SS sta per Slavyanskyi soyuz, Unione slava, ma il riferimento al braccio armato del partito nazista, nelle cui fila militavano solo tedeschi di pura razza ariana, non è un caso, spiega Dyomushkin: «SS è un sigla che sottolinea che noi siamo puri guerrieri bianchi. Inoltre, dopo i caucasici, ci sono troppi ebrei che disturbano in questo paese». Dyomushkin ammette che Hitler era un nemico della Russia, ma ammira comunque la sua ideologia. Secondo i dati del centro d'informazione ed analisi Sovà, gli attacchi a sfondo razziale aumentano di anno in anno in Russia: se nel 2005 ventotto persone sono state uccise e 336 sono state aggredite, quest'anno le vittime sono già trentatré, e le aggressioni 137. Ma secondo gli esperti di Sovà gli attacchi potrebbero essere stati molti di più. Tante vittime, infatti, per paura di ritorsioni non denunciano i crimini, mentre spesso la polizia non diffonde l'informazione. Inoltre molte aggressioni avvengono sotto il tacito consenso o per opera delle stesse forze di sicurezza, che appoggiano le idee nazionaliste. Il fenomeno è così frequente che ormai giornali e tv quasi non ne parlano. Le autorità cercano, invece, di sminuire il problema definendo le aggressioni Khuliganstvo, semplici fenomeni di vandalismo. Mosca, con ventitré morti e cinquantanove attacchi, e San Pietroburgo, cinque morti e ventiquattro aggressioni, sono gli epicentri della violenza razziale. Le vittime sono di solilo studenti e immigrati di origine africana e asiatica o persone provenienti dal Caucaso. A fine settembre, un gruppo di neonazisti ha ucciso a San Pietroburgo Ni-tesh Kumar Singh/uno studente indiano di 27 anni, davanti all’ obshezhitie (casa dello studente) dove viveva. A luglio un uzbeco è stato ucciso a coltellate, mentre tra marzo e aprile - sempre a San Pietroburgo - sono stali uccisi due studenti africani. A ottobre dello scorso anno Enrique Arturo Angeles Hurtado, peruviano, è stato ucciso a coltellate nel centro di Voronezh, una città che aveva già visto l'assassinio di un altro studente straniero, due anni fa.
Secondo il centro sociologico di ricerca dell'Agenzia federale d'educazione, il 77 per cento degli studenti africani residenti in Russia ha dichiarato d'essere stato vittima di pregiudizi razziali, lo stesso ha detto il 66 percento degli studenti provenienti dalla Mongolia e il 56 percento dei giovani indiani. A gennaio, imo skinhead di vent'anni ha fatto irruzione in una sinagoga di Mosca e ha ferito otto persone con un coltello da
caccia. Ad agosto, tre studenti ultranazionalisti hanno piazzato una bomba rudimentale nel mercato Cerkizovsky, nella periferia nordorientale della città, dove lavorano immigrati cinesi, vietnamiti e dell'Asia Centrale. Dodici i morti e più di cinquanta i feriti. Il quotidiano Vremya Novostei ha scritto la scorsa settimana che i giovani erano membri dell'organizzazione ullrana-zionalista Spas e il crimine gli era stato commissionato dal loro maestro di lotta, Sergey Klimuk, un sottufficiale dell'Fsb, l'ex Kgb sovietico. «Queste sono sciocchezze, le vere vittime siamo noi, i russi. Migliaia dei nostri concittadini sono stati cacciati dalle repubbliche del Caucaso, ma nessuno dice niente, mentre quando crepa uno di loro si urla allo scandalo - dice Dvomushkin, intercalando una parolaccia a ogni parola -. Il meglio deve ancora venire per quei bastardi. Niente di personale: vogliamo solo evitare che la Russia diventi un paese musulmano o uno Stato negro». Dvomushkin osserva con orgoglio l'allenamento e spende non poche parole d'apprezzamento per i suoi ragazzi. Il maestro di lotta li addestra intanto ad essere più agili e insegna loro i trucchi per adescare e immobilizzare le vittime. TI tutto si svolge secondo le regole del Manuale del terrore di strada, un opuscolo che qualche mese fa era stato diffuso dagli ultranazionalisti a Mosca e San Pietroburgo e che istruisce gli skinhead su come attaccare e dove trovare le vittime. Il manuale, che si poteva scaricare dal sito degli SS, consiglia di usare guanti e coprirsi le scarpe per non lasciare tracce e anche d'indossare abiti "normali" per non insospettire le vittime. A marzo, una bambina di 9 anni, madre russa e padre africano, è stata aggredita a San Pietroburgo secondo le regole di questo manuale. L'attacco avvenne tre giorni dopo che il tribunale della città aveva assolto un adolescente accusato dell'uccisione di una bambina tagika. Anche in questo tranquillo pomeriggio d'ottobre i giovani SS stanno imparando quelle tecniche di lotta: ma come le useranno? «Noi gli insegniamo ad essere uomini, poi ognuno usa come meglio crede quello che ha imparato», spiega Dvomushkin.
«Ehi, Misha, guarda là! C'è un ebreo, non fartelo sfuggire mi raccomando», e il "fuhrer" indica ridendo un ragazzo che dovrebbe recitare la parte della vittima. Il giovane risponde con un gesto irriverente, suscitando l'ilarità generale. Ma Slavyanskyi soyuz ha mai organizzato l'assassinio di qualcuno? Potrebbe arrivare ad uccidere per raggiungere il suo scopo? «Preferirei non rispondere», sogghigna il "fuhrer". D'altronde lui stesso è stato recentemente arrestato (ma subito rilasciato) dai pm che indagano sull'attentato di luglio alla moschea di Yakhroma, una cittadina vicino Mosca. 32 «La polizia si è scusata con Dmitry e gli ha restituito il computer e i simboli che gli avevano sequestrato. Hanno detto che non lo faranno più», spiega Bakharyev, avvocato degli SS e membro attivo del gruppo.
«Le forze dell'ordine stanno dalla nostra parie», aggiunge invece Aleksci Petrenko, un biondo e alto ventitreenne da poco uscito di prigione per aver aggredito lo scorso anno la cantante cecena Liza Umarova.
E Dvomushkin si vanta della sua organizzazione, sostenendo che i membri attivi sarebbero 5.500 e 25.000 simpatizzanti, tra i quali molti funzionari amministrativi del governo Putin e vari deputati della Duma.
L'affermazione di Dyomushkin sembra confermare la teoria molto diffusa secondo la quale il governo sfrutterebbe i movimenti di estrema destra per raggiungere un doppio scopo: da una parte i nazi possono essere usati per far tacere ogni voce d'opposizione e prevenire rivoluzioni "colorate" (come quella ucraina), dall'altra il Cremlino può agitare la minaccia nazionalista per giustificare davanti all'opinione pubblica occidentale una modifica costituzionale che permetterebbe a Putin di presentarsi per un terzo mandato nel 2008. «Direbbero: "Se Putin va via, il paese rimane in mano ai fascisti". Quello che in realtà vogliono è preservare il loro status quo, ma non capiscono che stanno giocando col fuoco», commenta il politologo Vladimir Pribylovsky, direttore del think thank Panorama.
Dyomushkin, invece, non vuole giocare. Sostiene che, oltre ad imparare a lottare, gli SS si allenano nei poligoni di tiro e ascoltano la musica. In un dvd che ci mostra con orgoglio, scorrono immagini di nazisti che posano con i Kalashnikov, sollevano pesi, organizzano rituali notturni nei boschi e che, davanti al ritratto di Hitler e a una bandiera con la svastica, giurano fedeltà al movimento. Il video è accompagnalo dalla musica dei Zyklon B, o Ciclone B, il nome del gas usato nei campi di concentramento per uccidere gli ebrei: uno dei tanti gruppi musicali neonazisti presenti nel paese.



Rispondi Citando



