Usa, Cheney difende la tortura
Sunday 29 October 2006
L’imbarazzo della Casa Bianca
Polemiche sulla nuova legge che regola gli interrogatori dei sospetti terroristi, definiti “combattenti nemici”. Per la Commissione delle Nazioni Unite è incompatibile con il diritto internazionale
Liberazione, 28 ottobre 2006
Le elezioni sono finalmente entrate nella testa degli americani. Fino a qualche giorno fa, l’occupazione principale di tutti sembrava quella di preparare Halloween, tagliare le zucche, comprare le lampadine a forma di teschio e le ragnatele finte da mettere davanti alla porta di casa, comprare i dolcetti da dare ai ragazzini che correranno di casa in casa travestiti da mostri e busseranno chiedendo “giochetto o scherzetto? ”.
A forza di colpi bassi, gaffes e nervosismo montante dei candidati, la campagna si è scaldata e non passa minuto senza che per il Grand Ol’ Party (il partito repubblicano) non arrivino notizie cattive. Ci sono polemiche sugli spot elettorali usati da alcuni candidati, c’è l’Onu che critica la legge sugli interrogatori dei sospetti terroristi, Rumsfeld perde la testa sgridando i giornalisti che lo incalzano sull’Iraq e, per finire, i dati economici sulla crescita sono cattivi.
L’Iraq, che la maggior parte degli analisti politici continua a ritenere il principale argomento in base al quale la gente deciderà di votare, è solo uno dei tanti talloni di Achille dell’attuale maggioranza repubblicana. Proprio nel mese delle elezioni è successo che il numero di morti americani sia il più alto in assoluto e la mancanza di qualsiasi cosa che assomigli a una strategia, ha messo il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld talmente nell’angolo che durante una conferenza stampa ha interrotto più volte i giornalisti che gli facevano domande scomode spiegando loro che non capivano, non parlavano arabo ed avevano una cattiva traduzione di ciò che il premier al Maliki aveva dichiarato, per poi chiudere in fretta la conferenza stampa.
La censura dell’Onu sulla legge sulle commissioni militari e sulle regole per interrogare sospetti terroristi, che viene definita dal relatore sui diritti umani Martin Scheinin «incompatibile con gli obblighi internazionali degli Stati Uniti in materia di diritti umani e del diritto umanitario internazionale», non scalderà certo gli elettori Usa, che dell’Onu non sanno cosa farsene, ma non è comunque un aiuto a Bush e Cheney. Secondo Scheinin alcune disposizioni della legge recentemente firmata dal presidente Bush contraddicono il principio di un processo equo previsto dalla Convenzione di Ginevra. Preoccupante anche il potere concesso al presidente degli Stati Uniti di potere dichiarare chiunque «un combattente nemico illegale», termine sconosciuto dal diritto umanitario internazionale.
Non la pensa così Cheney, che ha più volte ribadito che secondo lui, lasciare un po’ a mollo un presunto terrorista per convincerlo a confessare è un metodo sulla cui legittimità non ci sono dubbi. Le parole di Cheney hanno sollevato proteste e Bush, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla questione ha dichiarato che «questo paese non tortura».
I nuovi dati sulla crescita economica, che Bush e compagnia speravano di usare per dare vigore agli ultimi giorni di campagna, sono negativi anche quelli. Nonostante il Paese sia disseminato di gru e cantieri, le case non si vendono più (si vendono meno) e sembra che la bolla immobiliare, la stessa follia che percorre anche il nostro Paese, si stia lentamente sgonfiando. Questo ha contribuito a produrre una crescita del Pil inferiore alle aspettative: +1,6% nel terzo trimestre, il dato più basso dal 2003. Certo, gli analisti spiegano che il prezzo del petrolio non è più così alto e che un po’ i consumi torneranno a crescere e questo rialzerà il tasso di crescita. Non prima del 7 novembre, quando gli elettori dovranno decidere per chi votare.
Per tutti questi motivi, ma soprattutto per il fatto che il numero di seggi in bilico è più alto che mai e che questo potrebbe contribuire a cambiare la maggioranza sia al Senato che alla Camera (più probabile questa), che la campagna elettorale è entrata nella fase dei colpi bassi. In Tennesse, Stato del Sud tradizionalmente repubblicano dove il nero Harold Ford incalza da vicino il repubblicano Bob Corner, il Gop ha mandato alle tv uno spot dove si dice che Ford prende i soldi dai produttori di porno, che con lui della bomba coreana si occuperà il Canada (che ha protestato) e, per finire, compare una biondina che dice «l’ho incontrato a un party di Playboy - a ammiccante alla telecamera - dammi un colpo di telefono, Harold». Ford ha spiegato che al party di Playboy c’erano tremila persone. Ma non è questo il punto, l’ammiccamento della bionda, secondo molti, richiama il fatto che i neri ci provano sempre e che “ci sanno fare”. Lo spot, insomma, usa stereotipi razzisti e persino l’avversario di Ford ha dovuto prendere le distanze dal suo partito che lo ha commissionato.
Altrettanto brutta è la polemica che coinvolge l’attore Michael J. Fox, malato di Parkinsons che fa campagna per i democratici perché sono in favore della ricerca sulle cellule staminali. Nello spot, Fox trema molto e il popolare presentatore e guru radiofonico Rush Limbaugh, un personaggio che più populista repubblicano non si potrebbe, ha sostenuto per due giorni che Fox non aveva preso le medicine per giorni prima di girare lo spot in maniera da aggravare i sintomi della malattia. L’attore ha smentito con un’intervista e in molti hanno anche ricordato che lo stesso Fox, che oggi sostiene la candidata del Missouri McCaskill contro il senatore Talent, in passato ha fatto lo stesso con i repubblicani. Fox, insomma sceglie in base al programma e non perché come Susan Sarandon o altri attori di Hollywood è ultra liberal. La polemica non ha giovato a Limbaugh, che sul suo sito, con la consueta arroganza, sostiene di non aver affatto mancato di rispetto all’attore malato.
L’unica buona notizia per i repubblicani, paradossalmente, è una buona notizia in assoluto. La Corte suprema del New Jersey ha approvato l’idea che esista una forma di unione tra coppie omosessuali e siccome la battaglia senatoriale dello stato è di quelle toste, il Gop ci si è buttato a pesce. E’ una polemica strumentale, l’Alta corte non è certo nominata dai politici, ma agitare lo spettro del liberalismo dilagante e del peccato riconosciuto per legge, potrebbe contribuire a convincere qualche evangelico deluso a tornare a votare per i candidati repubblicani. Questo almeno sperano gli strateghi del partito di Bush. Dieci giorni, in America, rischiano di essere tanti e la macchina elettorale repubblicana è più ricca e preparata proprio per le ultime 72 ore, quando i volontari si mettono al telefono, ti vengono a prendere a casa e ti portano a votare. In questo il Gop è più forte dei democratici, il cui leader, il populista di sinistra già candidato anti guerra alle primarie del 2004, Howard Dean, ha lavorato in questi anni proprio per ridare slancio alla macchina del partito. Il 7 novembre sapremo se il suo lavoro avrà funzionato.




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