
Originariamente Scritto da
McFly
Dalla lista di discussione MRE di Monza e Brianza
UN'ANOMALIA POLITICA IN PIU'
L'idea o progetto del "Partito Democratico" (PD) si configura come
un'ulteriore anomalia della politica italiana, rispetto alla realtà europea.
In Europa orientale, dall'Estonia alla Bulgària, una fusione di
postcomunisti e postdemocristiani non sarebbe minimamente pensabile.
Intanto, perché esistono soltanto i postcomunisti, dal momento che i
democristiani (sotto varj nomi) per almeno quarant'anni non ebbero diritto
ad esistere. In Ungheria, chi sosteneva le ragioni dell'intervento
sovietico nel 1956, anche se oggi ha cambiato idea (come gli italiani
iscritti al PCI di allora, compreso chi è al vertice della Repubblica), non
ipotizza certo di formare un partito con quanti facevano riferimento
all'opposizione ecclesiale ed ecclesiastica durante il quarantennio. E si
badi bene che il partito ungherese analogo al nostro partito popolare, nel
periodo interbellico, fu orientato a sinistra: il prelato Alessandro
Giesswein, cioè il don Sturzo màgiaro, fu un profondo innovatore, più
vicino a don Albertario di quanto lo si fosse in Italia (particolare
interessante: Giesswein era anche il presidente degli esperantisti ungheresi).
Nell'Europa occidentale, in un Paese serio i democristiani fanno una grande
coalizione con i socialisti, riuscendo a portare la società fuori dalla
congiuntura negativa, ma certamente non formano un partito unico
nerogiallo; non arriverò a dire che in Italia si stia facendo il contrario,
cioè un partito unico senza riuscire nell'intento principale...
In Francia la sinistra cattolica di base si impegna nei sindacati più che
nei partiti (esiste l'anarcatho, più che il cattocomunista), e quella di
estrazione ugonotta (i protestanti sono un milione, con percentuali
ragguardevoli nelle professioni liberali e fra i giuristi) milita nel PS --
Jospin, per l'appunto.
In Svizzera il PPD sta con il fronte "borghese", anche se vota come il PSS
in materia di welfare o di politica estera. E mi fermo qui per non farla lunga.
L'anomalia tutta italiana del progetto PD si spiega in vario modo.
In primo luogo, la mancanza di un partito socialista o socialdemocratico,
spesso contiguo agli ecologisti (che per l'appunto gli sottraggono voti). I
DS occupano in qualche modo questo spazio, ma non è la stessa cosa: senza
l'intuizione di Occhetto (quanto la storia tratta poi male chi ha avuto il
torto di avere ragione!) e senza tangentopoli, la sorte del PCI avrebbe
dovuto essere analoga a quella del PCF (certamente più piccolo, ma non
dimentichiamo che alla fine degli anni Sessanta il suo candidato all'Eliseo
aveva superato il 20% dei voti).
In secondo luogo, la parziale convergenza dei riformismi, con un comune
passato nella resistenza contro il fascismo, almeno fin quando si potè
resistere e da quando si potè ricominciare a resistere. Ognuno naturalmente
con le proprie pregiudiziali: di natura costituzionale (i repubblicani non
vollero per questo entrare in nessun governo dell'Italia liberata, prima
del 2 giugno 1946, mentre Togliatti e la DC vi parteciparono dall'inizio),
di natura economica (lo statalismo di matrice marxista e l'assistenzialismo
di matrice democristiana non erano facilmente compatibili con
l'associazionismo e/o la programmazione stile New Deal), e infine di
costume (con un PCI a disagio su scelte importanti, come quella
dell'istituzione del divorzio, anche se in extremis Berlinguer scelse il
campo giusto, dopo il tentativo fallito della Lex Tullia, dal nome della
veneranda senatrice Carettoni).
In terzo luogo, l'attuale sistema elettorale, che nonostante i diversi
ritocchi in corso d'opera continua a tenere in vita il berlusconismo:
collante scolloso per il centro destra e collante provvisorio per
l'opposizione, che tuttora dell'antiberlusconismo ha più bisogno per
vincere e stare insieme, che non delle idee e delle mediazioni di Prodi.
Se l'anomalia del PD è il risultato della storia recente, probabilmente non
resisterà più della stagione degli stop and go (che peraltro nella
meteorologia politica italiana può durare non poco). Se invece è
un'anomalia antica, con riferimenti ben identificabili, dal voto di
approvazione dell'articolo 7 della Costituzione al compromesso storico, se
ne parlerà per anni, e magari si arriverà a realizzarla, a dispetto di
quanto accade in Europa.
Ma in tutto questo, come si colloca il repubblicanesimo? Il PD affonderà o
salperà senza l'aiuto del MRE, che all'origine della Fed contava come mezzo
SDI, e oggi conta come il nuovo PSDI. E la "diaspora repubblicana" non può
nutrirsi dell'illusione che il PD possa funzionare da magnete per tutti i
chiodi sparsi dalla scatoletta rovesciata alla sinistra del tavolo. Sarebbe
come sostituire il motto "Uniti alla meta" con "Uniti nella morte".
Valerio Ari