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Discussione: Biografie Radicali

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    Predefinito Biografie Radicali

    Marco Pannella
    Nato a Teramo nel 1930 da Leonardo e Andrè Estachon. A vent'anni è incaricato nazionale universitario del Partito liberale, a ventidue Presidente dell'UGI (Unione Goliardica Italiana, associazione delle forze laiche studentesche), a ventitrè presidente dell'Unione nazionale degli studenti universitari (UNURI). Laureatosi in legge nel 1950, nel 1955 è tra i fondatori del Partito radicale - un "partito nuovo per una politica nuova" - , assieme ad un prestigioso gruppo di intellettuali e di politici democratici, liberali e socialisti (Valiani, Calogero, Scalfari).
    Il Partito radicale inizia le sue attività nel 1956: Pannella vi si impegna subito a fondo. Con questa formazione egli affronterà la sfortunata campagna elettorale condotta nel 1958 assieme ai repubblicani. Nel 1959, su "Paese Sera", propone l'alleanza di tutte le sinistre e l'ipotesi di un governo che comprenda anche il PCI. Nel 1960 è corrispondente de "Il Giorno" da Parigi, dove intreccia attivi rapporti con la resistenza algerina; ma quando il partito radicale, travolto dalle divisioni interne e soprattutto dall'avvento del centro-sinistra, entra in crisi e rischia il definitivo scioglimento, torna a raccogliere assieme a pochi amici e aderenti alla corrente di "sinistra radicale" la difficile eredità e nel 1963 assume la segreteria del Partito radicale.
    Nel 1965 inizia la campagna divorzista, d'intesa con Loris Fortuna. Nasce la "Lega Italiana per il Divorzio". Intanto sviluppa una intenso dialogo con Aldo Capitini sul significato e le forme della nonviolenza per il rinnovamento della politica non solo in Italia. Nel 1967 si tiene a Bologna il primo congresso (ma terzo nella serie storica) del nuovo Partito radicale, ricostruito su un programma di profonde riforme, di impegno anticlericale e antimilitarista, e dotato di un nuovo statuto-manifesto. L'anno dopo viene arrestato a Sofia dove si è recato per protesta contro l'invasione della Cecoslovacchia. Primo grande digiuno gandhiano, condotto assieme a numerosi altri militanti nonviolenti. Nel 1973 fonda e dirige il quotidiano "Liberazione", che uscirà dall'8 settembre 1973 al 28 marzo 1974. Nel 1974 il partito radicale promuove il referendum sul divorzio, che viene appoggiato anche dal Pci e che raccoglie la maggioranza dei voti. Il Pr avvia la campagna sull'aborto e per la liberalizzazione delle droghe leggere. Nel 1976 viene eletto per la prima volta alla Camera (sarà rieletto nel '79, nell'83 e nell'87). Nel maggio 1977, a Roma, durante una manifestazione referendaria nonviolenta dei radicali, viene uccisa Giorgiana Masi. Una indiscussa documentazione fotografica testimonia la presenza in piazza di forze dell'ordine in borghese, colte mentre sparano ad altezza d'uomo. Forte fè la polemica di Pannella con il ministro degli Interni, Francesco Cossiga. Nel 1978 viene eletto al Consiglio comunale di Trieste. la lista radicale ottiene il 6% dei voti e determina l'elezione del primo sindaco non democristiano nella città. Sulla linea garantista e umanitaria assunta nella vicenda Moro si sarebbe incontrato coi radicali Leonardo Sciascia al quale, per le elezioni del 1979, Pannella personalmente va ad offrire la candidatura alla Camera e al Parlamento europeo, in liste "omnibus". Lo scrittore accetta. I radicali ottengono il 3,4% e venti eletti nei due rami del Parlamento, mentre tre sono i seggi conquistati al Parlamento europeo. Sciascia e Pannella vengono eletti sia a Montecitorio che a Strasburgo. Viene approvata la legge 194 sull'aborto. L'organizzazione cattolica "Movimento per la vita" (Casini in testa) promuove un referendum per abolire la legge. I radicali battagliano, insieme ai partiti laici e al Pci. Lo smacco sarà ancora più grande dei risultati ottenuti con divorzio, infatti, l 17 maggio del 1981 il 67,9% degli italiani vota per il "No" all'abrogazione. Si arriva così alle elezioni del 1983, anche queste anticipate, per la nona legislatura, con la discussa candidatura di Toni Negri nelle liste radicali. Subito dopo, il Presidente Pertini chiama alla Presidenza del Consiglio Bettino Craxi. Il Pr si avvicina al Psi e spesso appoggia i provvedimenti del governo, come per il referendum sulla contingenza (1985) e per il voto finale sul disegno di legge presentato dall'on. Flaminio Piccoli e da circa centocinquanta deputati di tutti i gruppi (tranne Pci e Msi) sulla fame nel mondo. Nel 1986, due terzi dei parlamentari socialisti aderiscono alla "Lega per l'uninominale" messa in piedi dai radicali e nello stesso anno il PSI promuove assieme a radicali e liberali i referendum "per una giustizia giusta" - in particolare quello assai controverso sulla responsabilità civile del giudice - maturati nel tormentato clima della vicenda Tortora. Il lungo iter processuale del presentatore televisivo (ed eurodeputato radicale nel 1984) vede radicali e socialisti condividere giudizi e comportamenti, sfociati in una consonante critica alla magistratura e allo stesso CSM. Ma negli anni seguenti si separeranno. Il 9 giugno 1991, infatti, si tiene il referendum sulla preferenza unica per le elezioni alla Camera dei deputati richiesto dal Comitato per i Referendum Elettorali (COREL) di cui è animatore Mario Segni (il quale aveva a suo tempo aderito alla "Lega per l'uninominale"), con l'appoggio dei radicali. Vince il "sì", nonostante l'opposizione di Bettino Craxi. Nel 1992 Pannella si presenta alle elzioni politiche con la "Lista Pannella": ottiene l'1,2% dei voti e 7 deputati. In settembre, appoggia la manovra economica del governo di Giuliano Amato. Alle elezioni politiche del 1994 si schiera con il Polo di Berlusconi. Nel '99 è stato rieletto parlamentare europeo, con la Lista Bonino.

    la Repubblica:* i protagonisti, Marco Pannella
    Ultima modifica di Cyrus; 06-02-10 alle 16:57

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    Predefinito Rif: Biografie Radicali

    Sergio D'Elia
    Sergio D'Elia
    Luogo nascita Pontecorvo, FR
    Data nascita 5 maggio 1952

    Professione dirigente di partito
    Partito Radicali Italiani
    Legislatura XV Legislatura
    Gruppo Rosa nel Pugno
    Coalizione L'Unione

    Incarichi parlamentari

    * Segretario della Presidenza della Camera dei Deputati
    * Membro della III commissione - Affari esteri e Comunitari
    * Membro del Comitato di vigilanza sulle attività di documentazione


    Sergio D'Elia (Pontecorvo, 5 maggio 1952) è un ex terrorista e politico italiano, segretario di Nessuno Tocchi Caino.


    Cresciuto in provincia di Lecce, luogo di origine dei suoi genitori, si trasferisce a Firenze per frequentare la facoltà di Scienze Politiche.
    Gli anni del terrorismo

    Qui viene a contatto con gli ambienti anarchici ed entra in alcune formazioni extraparlamentari: prima in Potere Operaio, quindi in Senza tregua, infine in Prima Linea, l'organizzazione terroristica di estrema sinistra di cui diventa dirigente.
    Il 20 gennaio del 1978 alcuni appartenenti alla sua formazione, durante un tentativo di evasione dal carcere delle Murate di Firenze, uccidono l'agente Fausto Dionisi. In seguito a ciò viene arrestato e finalmente condannato in primo grado a 30 anni, per banda armata e concorso in omicidio.
    La condanna gli viene inflitta pur non avendo egli partecipato in prima persona al tentativo di evasione e alla sua pianificazione, ma in quanto ritenuto a conoscenza del piano, secondo i dettami delle legislazione anti-terroristica d'emergenza.
    D'Elia, al momento dei fatti si trovava in un albergo di Roma. In appello si vede ridotta la pena a 25 anni, di cui sconta effettivamente solo 12, grazie alle riduzioni di pena per l’applicazione della legge sulla dissociazione dal terrorismo e di altri benefici di legge. Nel 2000 fu avviata la pratica di riabilitazione presso il tribunale di Roma. Nonostante il parere contrario della famiglia della vittima, il tribunale cancellò le pene accessorie, consentendo incredibilmente l'eleggibilità a cariche pubbliche.
    L'attività politica nei Radicali
    Nel 1986, aderisce al Partito Radicale durante la campagna per i mille iscritti, abbracciando così le posizioni nonviolente del partito.

    A partire dal 1987, viene nominato componente della segreteria del Partito Radicale, nell'ambito della quale si occupa soprattutto della riforma penitenzaria.

    In seguito costituisce un'associazione per far riconoscere il voto ai detenuti e per la riforma delle pene supplementari.

    Ha anche collaborato al progetto per il partito nuovo e fondato, insieme con la moglie Mariateresa Di Lascia, l'associazione Nessuno tocchi Caino per l'abolizione della pena di morte nel mondo, di cui è l'attuale segretario. Per tale attività ha ricevuto nel 1998 il Premio Nazionale Cultura della Pace[1].

    Nel 2000 viene riabilitato dal tribunale di Roma, che cancella le pene accessorie, consentendogli l'eleggibilità.
    La polemica con Amnesty International

    Nel 2003, riprendendo e facendo proprie le tradizionali critiche di Marco Pannella all'organizzazione umanitaria Amnesty International [2], Sergio D'Elia si rende protagonista di un'accesa polemica con la sezione italiana dell'organizzazione. L'esponente radicale accusa Amnesty International di non appoggiare la politica adottata da Nessuno tocchi Caino volta ad ottenere una risoluzione ONU per una moratoria della pena di morte, di essere "provatamente responsabile" della bocciatura in sede europea di tale politica per la moratoria, e di seguire piuttosto una linea abolizionista.[3][4]. Amnesty International, vincolata dai propri principi ad una rigida indipendenza da ideologie, gruppi religiosi, economici e governi[5][6] in caso di collaborazione con organismi terzi, afferma invece di essere favorevole alla moratoria, primo passo verso l'abolizione della pena di morte. La polemica non rientra negli anni successvi, ed ancora nel gennaio 2007 Amnesty International viene accusata da Nessuno tocchi Caino di osteggiare "presso le capitali europee, e non solo" le iniziative per l'ottenimento di una moratoria in sede ONU, e viene esortata ad appoggiare le iniziative di Marco Pannella [7].
    L'elezione alla Camera dei Deputati

    Nelle elezioni politiche di aprile 2006 è stato eletto alla Camera dei deputati per la Rosa nel Pugno ed è in seguito stato nominato segretario alla Presidenza della Camera, suscitando accese proteste sia da parte dei familiari dell'agente Fausto Dionisi, sia da parte di alcuni sindacati delle forze di pubblica sicurezza. Inoltre, fa parte della III Commissione - Affari esteri e comunitari (dal 6 giugno 2006) e al Comitato di vigilanza sulle attività di documentazione (dal 29 giugno 2006).

    Durante il periodo in cui è stato deputato, s'e' distinto per aver sostenuto la proposta di liberalizzazione della professione di farmacista, a fianco del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (Mnlf) [8].

    In occasione delle elezioni politiche del 2008, in seguito all'inserimento dei candidati radicali nelle liste democratiche, D'Elia non è stato candidato perché condannato in via definitiva. In realtà però il codice etico del PD stabilisce, al punto 5.3, che "le condizioni ostative alla candidatura vengono meno in caso (...) di intervenuta riabilitazione"[9], cosa che non giustificherebbe l'esclusione sulla base della condanna, essendo stato Sergio D'Elia riabilitato nel 2000.
    La moratoria delle esecuzioni capitali

    Dal 1993 si è impegnato - assieme al promotore Marco Pannella, ad Emma Bonino ed a migliaia di altri militanti ed iscritti radicali - per l'approvazione di una risoluzione Onu in favore della moratoria delle esecuzioni capitali. L'obiettivo, considerato il primo passo ed il punto di non ritorno nella battaglia verso l'abolizione della pena di morte nel mondo, è sembrato essere finalmente alle porte, dopo anni di scioperi della sete e della fame. Il 1 novembre 2007 è stato infatti depositato all'Onu il testo ufficiale della proposta di risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali, che è stato poi discusso ed approvato in via preliminare dal Terzo Comitato delle Nazioni Unite il 16 novembre 2007. Il 18 dicembre 2007 l'Assemblea Generale, riunita in plenaria, ha definitivamente approvato la risoluzione con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti.
    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Moratoria universale della pena di morte.
    Intervento sul caso Eluana Englaro

    Il 19 dicembre 2008 Sergio D'Elia, insieme ad Antonella Casu (segretaria di Radicali Italiani) e a Marco Cappato (segretario dell'Associazione Luca Coscioni), presenta denuncia verso il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, presso la Procura di Roma, per violenza privata ed intimidazioni [10], in seguito ad un atto d'indirizzo [11] di pochi giorni prima sulla vicenda di Eluana Englaro.

    Il 17 gennaio 2009, in seguito alla sua denuncia, la Procura di Roma iscrive il ministro Maurizio Sacconi nel registro degli indagati [12].
    Promotore della norma anti-pianisti alla Camera

    Il 10 marzo 2009 viene introdotto il sistema di riconoscimento biometrico per il voto elettronico alla Camera dei Deputati, con il metodo anche detto anti-pianisti [13], la cui proposta di legge [14] era stata presentata nel settembre 2007 proprio dall'allora deputato Sergio D'Elia.
    Vita privata

    È stato sposato con Mariateresa Di Lascia, esponente radicale. Dopo essere rimasto vedovo, ha poi sposato Elisabetta Zamparutti, anche lei dirigente radicale.
    Ultima modifica di Cyrus; 08-02-10 alle 12:03

  3. #3
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    Predefinito Rif: Biografie Radicali

    Rita Bernardini

    Luogo nascita Roma
    Data nascita 27 dicembre 1952

    Rita Bernardini (Roma, 27 dicembre 1952) è una politica italiana già segretaria di Radicali Italiani e ora deputata della delegazione Radicale nel Partito Democratico.
    Biografia [modifica]

    Giovanissima, si avvicina ai Radicali di Marco Pannella nel 1975, poco dopo la vittoria del "NO" al referendum per l'abolizione della legge sul divorzio (1974), che consentì al Paese di mantenere la legge approvata tre anni prima dal Parlamento. In quel periodo il Partito Radicale aveva portato all'attenzione dell'opinione pubblica anche la battaglia "contro l'aborto clandestino e di massa" per la depenalizzazione del reato di aborto. È in questo clima di grande mobilitazione che Rita Bernardini si accosta all'attività politica, lavorando serratamente alle campagne referendarie del 1977 e del 1981.

    Nel 1976 costituisce il FRI (Fronte Radicale Invalidi) per l'affermazione e la tutela dei diritti delle persone portatrici di handicap, conducendo una campagna per il superamento delle barriere architettoniche. Nel 1977, a fronte del divieto di manifestare imposto dall'allora Ministro degli Interni Francesco Cossiga, organizza disobbedienze civili assieme agli invalidi in carrozzella, costruendo scivoli in cemento davanti agli uffici pubblici o aperti al pubblico [senza fonte].

    Nel 1981 inizia a collaborare con l'agenzia di Stampa Notizie Radicali e nel contesto della campagna del Partito Radicale contro lo sterminio per fame nel mondo, fonda l'agenzia settimanale "Azione Sopravvivenza". Fa il suo ingresso a Radio Radicale nel gennaio del 1983 e vi collabora, anche come vicedirettrice, fino alla fine del 1991, quando assume il coordinamento della raccolta delle firme per nove referendum. Dopo essere stata presidente del consiglio generale del Coordinamento Radicale Antiproibizionista (Cora), dà vita al Movimento dei Club Pannella-Riformatori di cui diventa segretaria nazionale, coordinando la campagna dei 20 referendum del 1995.

    Negli anni successivi il suo impegno preminente è quello sul versante dei diritti civili e politici, attraverso l'organizzazione di innumerevoli azioni di disobbedienza civile, scioperi della fame, sit-in, presidi non violenti e walk-around [senza fonte]. In occasione della campagna referendaria del 1995, porta avanti uno sciopero della fame di 38 giorni contro l'ostruzionismo dei mezzi d'informazione lamentato dai radicali, che si conclude con la manifestazione dei 'nudi' al Teatro Flaiano e anima alcune distribuzioni di hashish, nel 1995 e nel 1997[senza fonte].

    Nel 1998 organizza il più numeroso sciopero della fame che si sia mai tenuto in Italia "per la libertà, la legalità dell'informazione e per la vita di Radio Radicale", cui hanno preso parte oltre 10.000 persone[senza fonte]. Nel 1999 coordina la raccolta delle firme per i 20 referendum promossi dalla Lista Emma Bonino.

    Nel settembre del 2002 è tra i fondatori dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica, di cui sarà segretario. Dopo aver lasciato a Marco Cappato la guida dell’Associazione Luca Coscioni, gli anni che vanno dal 2003 al 2006 la vedono impegnata nel difficile ruolo di tesoriera dei Radicali Italiani, in un momento di grande difficoltà per tutta l'area radicale. Il Congresso del novembre 2006 la elegge a larghissima maggioranza segretaria del movimento, terza donna nella storia del Partito Radicale a ricoprire l'incarico.

    Sale nuovamente alla ribalta delle cronache nell'agosto del 2007, quando afferma che la crescita delle attività di compravendita di esercizi commerciali e di immobili di locali nel centro della città di Roma possano essere iniziative di riciclaggio dei proventi illeciti del mercato degli stupefacenti da parte della criminalità organizzata, in particolare napoletana. Tali affermazioni suscitano polemiche, per via del loro tenore, ritenuto razzista.[1]

    Nell'aprile 2008 è stata eletta alla Camera dei Deputati, nelle liste del Partito Democratico, all'interno della delegazione Radicale nel PD.

    Il 29 giugno 2008, al congresso di Radicali Italiani, non si ricandida segretaria; verrà quindi eletta segretaria Antonella Casu.

    Come deputata dedica la sua attività principalmente al tema della giustizia, su temi come l'abolizione dell'obbligarietà dell'azione penale, sulla responsabilità civile dei magistrati, sulla riforma in senso uninominale del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura. Su questi temi il 29 settembre 2008 ha inoltre organizzato con Emma Bonino e Giuseppe Rossodivita una conferenza nazionale [2]

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    Predefinito Rif: Biografie Radicali

    Biografia (dal sito mariostaderini.it) del nuovo segratario di Radicali Italiani

    Nato a Roma il 20 aprile 1973. Avvocato, amante del diritto e della sua effettiva applicazione, ha curato la pubblicazione del volume “Tornare alla Costituzione”, con i contribuiti dei massimi giuristi italiani. Dopo un’esperienza alla Commissione europea nella Direzione “Tutela dei consumatori”, lavora dal 1999 con incarichi di responsabilità nel settore delle telecomunicazioni e dei media.

    Iscritto nel 1992 al Movimento dei club Marco Pannella, l'anno successivo al Partito Radicale; da allora ha animato centinaia di tavoli per consentire ai cittadini di promuovere referendum per un’Italia più libera, giusta e moderna.

    Dal 2000 nel gruppo dirigente radicale, attualmente membro della Direzione di Radicali Italiani, è impegnato nella lotta per l’affermazione della legalità e delle regole democratiche.

    Dopo aver pubblicato nel 2003 il libro “Otto per mille, come lo Stato sottrae un miliardo di euro ogni anno agli italiani per darli alla Chiesa cattolica”, ha coordinato la campagna di Anticlericale.net per informare i cittadini e denunciare l’utilizzo politico dei fondi della CEI.

    Attraverso inchieste riprese da stampa e televisioni ha svelato le nuove strategie immobiliari del Vaticano, la conversione dei conventi in strutture turistiche e gli sfratti delle classi più deboli. Ha impedito che la Stazione Termini fosse intitolata a Papa Giovanni Paolo II.

    Promotore delle delibere popolari per il Registro dei testamenti biologici e delle unioni civili, con l’Associazione Luca Coscioni promuove e coordina iniziative per la conquista di spazi di vita indipendente per disabili e malati attraverso gli strumenti di democrazia diretta.

    Eletto per la Rosa nel Pugno Consigliere al Municipio Roma centro storico e capolista per la Lista Bonino-Radicali alle successive elezioni comunali, è stato protagonista di inchieste ed iniziative di rilevanza nazionale.

    Con le sue lotte ha bloccato l’abnorme crescita dei palazzi delle politica e denunciato il nuovo sacco urbanistico di Roma. Ha contrastato la violazione delle direttive europee nei servizi pubblici e negli appalti, dando il via ad una procedura di infrazione comunitaria relativa allo scandalo delle metropolitane.

    Iscritto a tutti i soggetti dell’area radicale, nel corso degli anni ha contribuito con circa 8.000 euro alle iniziative politiche. Ha redatto un capitolo de “La Peste Italiana”.

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    Predefinito Rif: Biografie Radicali


    Luca Coscioni



    Luca Coscioni nasce il 16 luglio 1967 a Orvieto. E' proprio dalla sua città natale che parte il suo impegno politico quando nel 1995 viene eletto consigliere comunale. Lo stesso anno si ammala di sclerosi laterale amiotrofica (malattia nota anche come morbo di Lou Gehriggli) e decide di dimettersi.

    Trascorre alcuni anni passando da un ospedale a un altro, da un ricovero a un altro, dalla speranza alla disperazione, fino a quando gli viene definitivamente confermata la diagnosi iniziale.

    Nel 1999 decide di candidarsi alle elezioni amministrative. Questo è il momento in cui ha comincia a reagire veramente alla malattia e a rinnovare quella passione per la politica che non aveva più alimentato. Nel mese di luglio dello stesso anno, navigando su internet, scopre il sito dei Radicali, :: Radicali.it ::, e comincia ad interessarsi alle iniziative e alla storia di questo partito con grande interesse e attenzione.

    Nell'aprile 2000 è candidato della Lista Bonino alle elezioni regionali in Umbria. Nel mese di agosto del 2000 i Radicali lanciano le prime elezioni on-line per eleggere 25 nuovi membri del Comitato di Coordinamento dei radicali. E' così che inizia la sua avventura politica con Marco Pannella e Emma Bonino.

    Nel mese di dicembre dello stesso anno viene eletto nel Comitato e nel mese di Febbraio del 2001 interviene per la prima volta con il suo sintetizzatore vocale durante i lavori del Comitato a Chianciano. A conclusione della riunione, il Comitato fa propria una mozione che impegna il movimento nella battaglia per la libertà di ricerca scientifica.

    Il 13 febbraio 2001 Luca Coscioni interviene all'audizione convocata dalla Commissione Temporanea sulla Genetica Umana e le Biotecnologie del Parlamento Europeo, tenutasi al fine di raccogliere il punto di vista di chi è colpito da malattie genetiche. Il suo intervento colpisce molto i commissari e i parlamentari, risollevando il dibattito europeo sulla clonazione terapeutica e l'utilizzo delle cellule staminali degli embrioni soprannumerari. In occasione delle ultime elezioni politiche Marco Pannella e la direzione dei radicali propongono a Luca Coscioni di essere il capolista delle liste Emma Bonino nel proporzionale. Nel frattempo il Comitato dei radicali lo elegge all'unanimità Presidente.

    Durante i mesi di campagna elettorale 48 Premi Nobel e oltre 500 scienziati e ricercatori di tutto il mondo sostengono la sua candidatura portando all'attenzione dell'opinione pubblica il confronto laico su temi fino ad allora mai presi in seria considerazione da nessuna forza politica.

    Luca Coscioni è morto il 20 febbraio 2006: la triste notizia è stata data in diretta a Radio Radicale da Marco Pannella.

    ---
    Curriculum di Luca Coscioni

    1986: consegue la maturità classica presso il Liceo-Ginnasio Statale F.A. Gualterio di Orvieto;
    1986: si iscrive alla Facoltà di Economia e Commercio, presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza";
    1991: si laurea, in corso, il giorno 18 aprile, con la votazione di 110/110 e lode, con la tesi "Il commercio dei prodotti agricoli tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo dal dopoguerra ad oggi";
    1991: vince, il 14 novembre, il concorso pubblico per esami per l'ammissione al VII ciclo del corso di Dottorato di Ricerca in "Economia Montana e dei Sistemi Foresta-Legno-Ambiente", istituito presso la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Trento;
    1992: nel periodo compreso tra il febbraio e il novembre 1992 svolge attività di studio e di ricerca presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Trento, sede amministrativa del corso di Dottorato;
    1992: il 3 dicembre tiene, presso il Dipartimento di Scienze Economiche ed Estimative dell'Università degli Studi di Viterbo - "La Tuscia", un seminario sulla "Contabilità generale, agraria e forestale" agli studenti del corso di Estimo Forestale ;
    1992-1993: nel periodo compreso fra il mese di novembre 1992 e il mese di novembre 1993 svolge attività di studio e di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Economiche ed Estimative dell'Università degli Studi di Viterbo - "La Tuscia", sede consorziata del corso di Dottorato;
    1993: il 29 giugno tiene, presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Trento, un seminario sulla "Teoria del comportamento del consumatore" agli studenti del primo anno dell'ottavo ciclo del Dottorato di Ricerca in Economia Montana e dei Sistemi Foresta-Legno-Ambiente ;
    1993-1994: nel periodo compreso fra il mese di novembre 1993 e il mese di novembre 1994: svolge attività di studio e di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Economiche ed Estimative dell'Università degli Studi di Viterbo - "La Tuscia", sede consorziata del corso di Dottorato. Ha inoltre tenuto presso la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Viterbo - "La Tuscia" due cicli di seminari di approfondimento agli studenti dei corsi di Economia politica I ed Economia politica II nonché le relative esercitazioni per complessive 40 ore.
    1994: a far data il 28 febbraio 1994 è "cultore della materia" in Economia politica e Politica economica presso la Facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Viterbo "La Tuscia". E' membro delle commissioni di esame di Economia politica I, Economia politica II, Economia internazionale, Economia e politica dell'ambiente e Politica economica.
    1994: nel mese di marzo ha svolto, con parere favorevole del Consiglio dei Docenti del Corso di Dottorato, attività di studio e di ricerca sui modelli e le teorie del commercio internazionale presso l'INRA di Nancy (Institut National de la Recherche Agronomique), Station d'Economie et Sociologie Rurals, sotto la supervisione del dott. Gerard Buttoud, direttore del Centro.
    1994: nel mese di ottobre 1994 ha concluso il corso di dottorato di ricerca ed è stato ammesso all'esame per il conseguimento del titolo di Dottore di Ricerca;
    1994: nel mese di dicembre vince il concorso pubblico per titoli e per esami per l'attribuzione di una borsa di studio annuale finanziata dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura della provincia di Viterbo finalizzata a un rapporto di collaborazione e di ricerca con la cattedra di Economia politica della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Viterbo - "La Tuscia";
    1994-95: in tale anno accademico ha tenuto due cicli di seminari di approfondimento agli studenti dei corsi di Economia politica I ed Economia politica II nonché le relative esercitazioni per complessive 40 ore. E' stato inoltre membro delle commissioni di esame di Economia politica I, Economia politica II, Economia internazionale, Economia e politica dell'ambiente e Politica economica.
    1995: il 18 novembre ha sostenuto, con esito positivo, l'esame per il conseguimento del titolo di Dottore di Ricerca con la Commissione giudicatrice nazionale n° 115, Economia politica, presentando una dissertazione finale dal titolo "Teorie, metodi, verifiche empiriche in economia internazionale: la posizione italiana nel commercio mondiale dei prodotti forestali".
    1995-96: è, per l'anno accademico in discorso, professore a contratto per il corso di Politica Economica e Scienza delle Finanze presso la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Viterbo - "La Tuscia".

    ---
    Pubblicazioni

    1992: nel numero di novembre-dicembre, la rivista "Linea Ecologica" ha pubblicato l'articolo dal titolo "La posizione africana nel commercio internazionale del legname";
    1993: nel numero di febbraio, la "Rivista di Politica Agraria" pubblica l'articolo dal titolo "I prodotti agricoli nelle teorie del commercio internazionale";
    1993: nel numero di settembre-ottobre, la rivista "Linea Ecologica" ha pubblicato l'articolo dal titolo "Un'applicazione di programmazione lineare in campo vivaistico-forestale";
    1994: il 4 maggio la Facoltà di Economia dell'Università di Viterbo pubblica l'"Occasional paper n° 3 - Riflessioni in margine alla critica di Paolo Sylos Labini della tesi di Marx sulla miseria crescente";
    1995: nel mese di settembre la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Viterbo - "La Tuscia" ha pubblicato la Tesi di laurea "Il commercio dei prodotti agricoli tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo dal dopoguerra ad oggi".
    1995: nel mese di ottobre la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Viterbo - "La Tuscia" pubblica la Tesi di dottorato "Teorie, metodi, verifiche empiriche in economia internazionale: la posizione italiana nel commercio mondiale di prodotti forestali";
    1995: nel mese di novembre l'Istituto Economico della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Viterbo - "La Tuscia" ha pubblicato gli "Appunti di microeconomia - Dispense del corso di Economia politica I" , dispense per l'anno accademico 1995-1996 ;
    1996: nel mese di maggio l'Istituto Economico della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Viterbo - "La Tuscia" pubblica nel "Working Paper" numero 1: "Riflessioni in margine alla critica di Paolo Sylos della tesi di Marx della miseria crescente", un affinamento dell'"Occasional paper n° 3" del 1994;
    1996: nel mese di giugno la Biblioteca della Facoltà di Economia ha pubblicato nella collana della Biblioteca di Facoltà, TURMS, Serie I, Scienze sociali, n° 2, gli "Appunti di microeconomia - Dispense del corso di Economia politica I".

    [Testi tratti da: Associazione Luca Coscioni]

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    Predefinito Rif: Biografie Radicali

    EMMA BONINO - Biografia
    Di Bonino Emma - 1 novembre 1994

    EMMA BONINO - Biografia

    Membro della Commissione Europea

    Responsabile per la Politica dei Consumatori, dell’Ufficio Umanitario (ECHO) e della Pesca.

    Nata a Bra (CN), il 9 marzo 1948.

    Laureata nel 1972 all’Università Bocconi di Milano in lingue e letteratura straniera.

    1975

    Fondatrice del CISA (Centro Informazione, Sterilizzazione e Aborto)

    1976

    Eletta alla Camera dei Deputati. Viene rieletta in tutte le successive tornate elettorali (1979, 1983, 1987, 1992, 1994), ricoprendo tra l’altro la carica di Presidente del gruppo parlamentare radicale e membro dell’Ufficio di Presidenza.

    1978

    Promuove il referendum contro la scelta nucleare, iniziativa che ha portato al blocco del programma nucleare civile in Italia.

    1979

    Eletta deputata al Parlamento Europeo; è stata riconfermata nel 1984.

    1981

    Membro fondatore, e poi Segretaria, di “Food and Disarmament International”, un’associazione che ha promosso il “Manifesto dei Premi Nobel” per ottenere dai parlamentari leggi e bilanci adeguati da destinare all’obiettivo di salvare milioni di persone colpite dal dramma della fame e del sottosviluppo.

    1987

    Promuove campagne internazionali per la difesa dei diritti umani, civili e politici nei Paesi dell’est Europeo, in particolare per l’applicazione del Trattato di Helsinki nei confronti dei “refuznik”.

    1991

    Si impegna per una politica antiproibizionista sulle droghe e di riduzione del danno, anche in questo caso mediante campagne referendarie e di disobbedienza civile.

    1991-93

    Presidente del Partito Radicale transnazionale e transpartitico.

    1993-94

    Segretaria del Partito. In questa carica si è impegnata in particolare per l’affermazione di una giustizia penale internazionale, promuovendo campagne parlamentari e presso l’opinione pubblica per

    la creazione del Tribunale ad hoc sui crimini di guerra nella ex-Jugoslavia, della Corte Penale Permanente, per la Moratoria delle esecuzioni capitali e per la lotta all’AIDS e alle altre pandemie.

    Nel dicembre 1994, fa approvare dalla Camera dei Deputati un ordine del giorno per il bando totale della produzione di mine anti-uomo.

  7. #7
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    Maria adelaide aglietta
    Di Griffo Maurizio - 1 dicembre 1993

    MARIA ADELAIDE AGLIETTA

    (Torino, 4 giugno 1940)

    di Maurizio Griffo

    SOMMARIO: Tratteggia il percorso biografico della militante radicale, dal primo impegno su iniziative per i diritti civili fino al coinvolgimento più assorbente, dalla partecipazione come giurata popolare al processo per le Brigate Rosse di Torino fino alla elezione a segretario politico del partito e all’ingresso in parlamento nel 1979 (dove torna nel 1983 e nel 1987) e al parlamento europeo (1989) dove viene chiamata all’incarico di Presidente del gruppo dei verdi.

    (IL PARLAMENTO ITALIANO, Storia parlamentare e politica dell’Italia, 1861 - 1992 - Volume 23·, 1979 - 1983 - Nuova CEI Informatica, Milano - dicembre 1993)

    Maria Adelaide Aglietta, nata il 4 giugno 1940 a Torino dall’ing. Guido, imprenditore, e Angela Giusiana, dopo il liceo classico frequenta la Facoltà di Scienze politiche senza però ultimare gli esami.

    A partire dal 1974 è attiva nell’associazione radicale torinese in occasione della campagna per il referendum sul divorzio e per la non fortunata raccolta di firme per gli »8 referendum contro il regime . In quello stesso anno promuove il Cisa (Centro informazione sterilizzazione aborto) torinese partecipando alla campagna di disobbedienza civile per la depenalizzazione del reato di aborto, e l’anno successivo è tra i promotori a Torino della raccolta firme per l’indizione del referendum sullo stesso tema. Con un percorso simile a quello di altri dirigenti radicali che in quegli anni iniziano la loro attività politica (Cicciomessere, Bonino) passa dall’impegno su singoli temi ad un coinvolgimento in tutta l’attività del Partito radicale. Tra il 1975 ed il 1976 è segretaria regionale del Partito radicale del Piemonte. Nel giugno del 1976, candidata alle elezioni del collegio di Torino risultava prima dei non eletti. Nel novembre dello stesso anno era eletta segretaria nazionale del partito al Congresso di Nap

    oli. Prima donna italiana a ricoprire l’incarico di segretario politico di un partito, l’Aglietta svolgeva il suo mandato in una situazione delicata ma al tempo stesso positiva per il Partito radicale. Questo, appena entrato in Parlamento, si trovava ad essere referente del dissenso alla politica di unità nazionale in nome dei valori di una politica conflittuale. Posizione che si estrinsecava attraverso la campagna per l’indizione di altri otto referendum che questa volta andava in porto brillantemente. Nello stesso tempo l’Aglietta non trascurava l’impegno su temi specifici: nell’inverno del 1977 conduceva un lungo sciopero della fame (73 giorni) per la riforma del sistema carcerario. Al Congresso di Bologna nel novembre del 1977 era confermata alla segreteria.

    All’inizio di marzo dell’anno successivo veniva sorteggiata come giurata popolare per un processo alle Brigate rosse a Torino. La sua accettazione, dopo il rifiuto di molti cittadini precedentemente sorteggiati, consentì lo svolgimento del processo. In termini più generali l’esperienza come giurata servì, in un situazione difficile e che soprattutto a partire dal rapimento Moro del marzo 1978 avrebbe lasciato pochi spazi di differenziazione, a fissare esemplarmente la linea tenuta dai radicali sul terrorismo. Contrari alle leggi speciali (tra i referendum promossi c’era anche la legge sull’ordine pubblico cosiddetta Reale del 1975), ma di rigorosa applicazione delle leggi ordinarie e di promozione di una politica dei cittadini. In tal senso andavano sia il rifiuto, espresso pubblicamente dall’Aglietta all’inizio del processo, di una scorta armata, sia la proposta, avanzata dai deputati radicali e respinta dalla Camera, di rendere sorteggiabili i membri del Parlamento nelle giurie di Corte d’Assise.

    Nel novembre 1978 al Congresso di Bari è nominata tesoriere del partito. Dopo una breve apparizione in Parlamento in cui entrava nel gennaio 1979 al posto del dimissionario Pannella, e da dove si dimetteva subito dopo aver presentato un progetto di legge sull’incompatibilità tra incarichi di partito e mandato parlamentare, viene eletta deputato nel giugno 1979 nel collegio di Torino, e fino al 1982 è presidente del gruppo parlamentare radicale. Nel 1983 viene rieletta nella circoscrizione di Verona. Sia nella VIII Legislatura, dove la fine dell’unità nazionale fa venir meno una rendita di posizione per i radicali, creando dei problemi di collocazione politica e di immagine, sia nella IX, caratterizzata dalla presidenza del Consiglio di Craxi, e che comporta quella che si può definire una strategia dell’attenzione radicale verso il governo a guida socialista, l’Aglietta partecipava pienamente alle campagne del partito. In particolare si occupava dei problemi dei detenuti e delle prigioni e della chiusura dell

    e carceri speciali. Inoltre, tra il 1984 ed il 1986 coordinava per la segreteria del PR la campagna innocentista a favore di Enzo Tortora, il presentatore televisivo accusato di far parte della camorra, fino al suo completo scagionamento. Nell’agosto del 1986, come previsto dal codice di comportamento del gruppo parlamentare radicale, si dimetteva da deputato per favorire il subentro del primo dei non eletti. Nel giugno del 1987 era nuovamente eletta deputato nella circoscrizione di Torino. Nello stesso anno i radicali maturavano la scelta transpartitica, cioè la volontaria diaspora in altre formazioni politiche.

    Questo per l’Aglietta si concretizzava nell’impegno nel movimento verde, di cui i radicali erano stati tra i promotori alcuni anni prima. Tale opzione, legata ad una decisione del partito, diventava col tempo sempre più assorbente. Una scelta dove più che alcune riserve rispetto al modo di realizzare la trasformazione del Partito radicale in partito transnazionale, decisa sempre nel 1987, pesava il fatto che la nuova attività favoriva le iniziative pragmatiche che l’Aglietta ha sempre mostrato di prediligere in tutta la sua attività pubblica. All’interno del variegato arcipelago verde l’Aglietta sosteneva una posizione di ecologismo laico, libertario e non fondamentalista partecipando all’esperienza dei Verdi arcobaleno. Eletta nel 1989 al Parlamento europeo con questo raggruppamento si dimetteva dal Parlamento italiano per dedicarsi interamente alle nuove attività. Sostenitrice della rifondazione del movimento verde italiano, e non di una semplice riunificazione per componenti, dal 1990 è presidente del gru

    ppo dei Verdi al Parlamento europeo. In questa veste ha promosso non solo iniziative di politica ambientale, ma anche -come quella per l’abolizione della pena di morte- per i diritti umani, e ha

    sempre mantenuto la tessera e l’identità radicale.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Biografie Radicali

    Leonardo sciascia
    Di Bandinelli Angiolo - 1 dicembre 1993


    LEONARDO SCIASCIA

    (Racalmuto, Agrigento, 8 gennaio 1921 - Roma, 20 novembre 1989)

    di Angiolo Bandinelli

    SOMMARIO: Sommaria sintesi della esperienza parlamentare di Sciascia, eletto nel 1979 nelle liste radicali: un fatto che sembrò il necessario coronamento di una presenza culturale e letteraria sempre strettamente connessa con l’impegno civile. Sciascia aveva in quell’epoca rotto con il PCI, che pure lo aveva fatto eleggere al consiglio comunale di Palermo; con il PCI ebbe nel periodo di vita parlamentare aspre polemiche, in particolare come membro della Commissione d’inchiesta sulla vicenda Moro e durante il periodo del rapimento del giudice D’Urso. Uscito dal parlamento, Sciascia restò in piena sintonia con i radicali sulla vicenda Tortora e per la campagna dei referendum per una giustizia giusta.

    (IL PARLAMENTO ITALIANO, Storia parlamentare e politica dell’Italia, 1861 - 1992 - Volume 23·, 1979 - 1983 - Nuova CEI Informatica, Milano - dicembre 1993)

    Leonardo Sciascia entrava in Parlamento nel giugno 1979, al culmine della sua fortunata carriera di scrittore. Era presentato come indipendente nelle liste del Partito radicale e veniva eletto sia al Parlamento europeo che alla Camera dei deputati. Optò per la Camera e per il collegio di Roma, preferito a quelli di Milano e Torino dove pure aveva raccolto un congruo numero di suffragi.

    L’ingresso dello scrittore siciliano in Parlamento poteva essere interpretato come il logico coronamento di un’opera caratterizzata, fin dagli esordi, dalla straordinaria coerenza tra gli esiti prettamente letterari e una scelta di temi ed argomenti permeata di acri umori civili che trovavano adeguata espressione anche nella forma della polemica, un genere che Sciascia frequentò assiduamente. Lo scrittore si sentiva erede e continuatore di Paul Louis Courier e degli illuministi, studiati e coltivati quasi a risarcimento di quella »sicilianità di cui si sentiva intriso e condizionato. Del resto, già nel 1975 era stato eletto consigliere comunale a Palermo come indipendente nelle liste del Partito comunista. Da questo incarico si dimise agli inizi del 1977, quando avvertì come non ulteriormente accettabile la divergenza politica che lo separava dal partito cui doveva l’elezione: »Non amo il compromesso storico , tenne a precisare.

    Il distacco dal PCI e l’avvicinamento ai radicali non furono casuali: la svolta e il nuovo approdo vennero maturando negli anni ed esplosero nel corso del grande confronto apertosi nel Paese sulla vicenda drammatica del rapimento di Aldo Moro. Alla presenza e al significato delle Brigate rosse Sciascia aveva prestato attenzione, in realtà, già dal 1974 quando in polemica con certi troppi corrivi giudizi egli riportò la loro matrice ideale, o una sua gran parte, nell’alveo della cultura di sinistra. Di qui, anzi, la prima rottura col PCI faticosamente recuperata con l’elezione a consigliere comunale. Nel maggio 1977 si apriva poi a Torino l’atteso processo contro un gruppo di brigatisti, e il Tribunale dovette confrontarsi con il rifiuto opposto dai cittadini chiamati al delicato compito di giudici popolari. La grave emergenza apriva un doloroso dibattito, nel quale Sciascia si trovò a fianco del poeta Montale pronunciatosi in difesa del diritto al dubbio e alla paura e per questo fu biasimato aspramente da G

    iorgio Amendola, il quale deprecò le storiche viltà della classe intellettuale italiana incapace di assumersi responsabilità civili. Sciascia intervenne con un giudizio severo sulla inadeguatezza dello Stato dinanzi al fenomeno eversivo. Nell’agosto del 1978, infine, usciva il pamphlet “L’affaire Moro”, dove erano condensate le convinzioni dello scrittore, difensore della linea della trattativa umanitaria per salvare lo statista democristiano e dunque avversato dai fautori della linea della fermezza; tra i quali, appunto, il PCI.

    La convergenza tra Sciascia e i radicali di Pannella era, insomma, nei fatti, e spiega al scelta del giugno 1979. Da deputato, Sciascia continuò a seguire la vicenda Moro, partecipando ai lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dello statista e presentando anzi una propria »relazione di minoranza dai toni fortemente critici. Sostenne anche una dura polemica con il segretario del PCI Enrico Berlinguer sulla questione delle responsabilità dei servizi segreti dell’Est nel rapimento.

    Nel dicembre 1980 le Brigate rosse rapivano a Roma il giudice Giovanni D’Urso. Il deputato Sciascia prendeva posizione, come il Partito radicale, per la tesi del »dialogo , di un dialogo che aprisse la strada alla liberazione del rapito. La spaccatura nel Paese fu più profonda, forse, che per lo stesso caso Moro: dietro i protagonisti in primo piano si scorgevano ombre preoccupanti, e si sospettava la occulta presenza della P2 con le sue trame. Nel gennaio 1981, Sciascia indirizzava un appello ai brigatisti perchè restituissero D’Urso evitando di farsi strumenti di interessi e disegni altrui. La vicenda ebbe, diversamente che nel caso Moro, una conclusione positiva, incruenta.

    Il 10 agosto 1979 lo scrittore aveva preso la parola sulla fiducia al governo Cossiga, motivando il suo voto contrario ad un esecutivo presieduto da colui che era stato ministro degli Interni all’epoca del rapimento Moro. Il 12 febbraio 1980 esprimeva le sue perplessità in merito alle conclusioni della Commissione antimafia. Nel corso della legislatura Sciascia ebbe modo di intervenire in Aula una decina di volte; per lo più su temi riguardanti la giustizia, il terrorismo, la mafia, la Sicilia.

    La conclusione dell’esperienza parlamentare, interrotta dallo scioglimento anticipato delle Camere nel 1983, non fece cessare il coinvolgimento di Sciascia in polemiche e battaglie civili, sempre in sintonia con il Partito radicale. Va ricordata la solidarietà manifestata ad Enzo Tortora, il giornalista televisivo arrestato per spaccio di droga e associazione a delinquere di stampo mafioso, solidarietà che si rafforzò durante il processo, fino alla sua conclusione in appello e al clamoroso proscioglimento. Ancora nel 1987, apertasi l’aspra campagna per i referendum per una »giustizia giusta e per la responsabilità civile del magistrato promossi da radicali e socialisti, Sciascia si pronunciava a favore del »sì .

    In un’ultima polemica, il direttore di »Repubblica Eugenio Scalfari accusava nel 1988 lo scrittore siciliano di essere sostanzialmente corresponsabile, con le sue prese di posizione, del calo di

    tensione nella lotta contro la mafia. Nel febbraio 1989, infine, Sciascia sottoscriveva l’appello per la presentazione alle imminenti elezioni di una lista »verde, alternativa, libertaria,

    nonviolenta promossa da personalità politiche e della cultura con l’obiettivo di rompere finalmente i vecchi schieramenti partitici ormai logori e inutili.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Biografie Radicali

    Gianluigi melega
    Di Buccomino Pasquale - 1 dicembre 1993

    GIANLUIGI MELEGA

    (Milano 12 gennaio 1935)

    di Pasquale Buccomino

    SOMMARIO: Ripercorre la storia del partito radicale dagli anni sessanta in poi, ricordando la vittoria del divorzio nel 1974 e i successi elettorali del 1976 e 1979, quando sulle liste radicali si raccolse un “ampio ventaglio di adesioni”: tra queste, l’adesione di Melega, giornalista. Elenca quindi tutte le iniziative assunte in parlamento dal deputato, “decisamente di opposizione”, che “si dimostrò subito uno dei componenti più battaglieri e vivaci della legislatura”. Melega si dimise nel 1982, ma fu subito rieletto nel 1983, anche se si dimise nuovamente “per tornare alla professione di giornalista e scrittore”.

    (IL PARLAMENTO ITALIANO, Storia parlamentare e politica dell’Italia, 1861 - 1992 - Volume 23·, 1979 - 1983 - Nuova CEI Informatica, Milano - dicembre 1993)

    Nel 1976, con la VII legislatura, il Partito Radicale aveva portato i suoi primi rappresentanti in Parlamento. Minuscola pattuglia, quattro deputati su 315, i quattro si erano distinti per l’impegno e l’anticonformismo della loro azione parlamentare, favoriti anche dalla circostanza che la politica del compromesso storico tra Dc e Pci, simboleggiata dal voto favorevole o dall’astensione dei comunisti ai governi Andreotti, lasciava largo spazio a un’opposizione che si rifacesse ai principi del laicismo libertario.

    Negli anni Sessanta, ridotto a poche decine di iscritti dall’abbandono dell’ala e del centro moderato, il Partito radicale era stato trasformato da Marco Pannella in una forza politica di punta, impegnata con sacrificio personale dei suoi esponenti in battaglie per i diritti civili che, in quegli anni, cominciavano ad essere sempre più intesi come traguardi da raggiungere per un concreto progresso della società civile: l’obiezione di coscienza, le campagne per il disarmo, la separazione tra Stato e Chiesa, la moralità pubblica e amministrativa (che aveva il suo alfiere in Ernesto Rossi), erano tutti argomenti di impegno politico che nè l’opposizione di sinistra nè quella di destra, per diversi motivi, riuscivano ad affrontare.

    L’epitome della strategia radicale e della sua capacità di attrarre il consenso di cittadini anche simpatizzanti per altri partiti si era avuta nel 1974, con la vittoria nel referendum che avrebbe mantenuto in vigore l’istituto del divorzio. L’attività in Parlamento dei primi quattro deputati radicali tra il 1976 e il 1979 e le conseguenze del compromesso storico avevano creato per i radicali un trampolino di lancio politico che dimostrò tutta la sua efficacia nelle elezioni anticipate del giugno 1979.

    All’elettorato di sinistra, confrontato dal dilemma tra l’estremismo criminale delle Brigate Rosse e l’acquiescenza del PCI nei confronti del governo e della DC (nel 1978, soprattutto in occasione del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, il PCI aveva compiuto una esplicita scelta di campo contro ogni forma di terrorismo, anche di radici comuniste), i radicali offrivano una possibilità di opposizione decisa, e qualche volta vincente, nei confronti del sistema di potere centrato sulla Dc.

    La composizione delle liste elettorali radicali nel 1979 dimostra quanto ampio fosse il ventaglio di adesioni che il PR aveva saputo calamitare. Da intellettuali di estrazione diversa come Leonardo Sciascia, Adriano Buzzati Traverso, Maria Antonietta Maciocchi, Alfredo Todisco, Pio Baldelli, Massimo Teodori, Piero D’Orazio, a giovani che fino a poco tempo prima avevano militato in formazioni estremiste come Marco Boato (“Lotta continua”) e Mimmo Pinto (“Disoccupati organizzati”, a Napoli) dal deputato comunista Sandro Tessari all’ex suora Marisa Galli, dai repubblicani Franco De Cataldo e Franco Corleone alle militanti femministe Adele Faccio ed Emma Bonino, il PR riusciva a presentare agli elettori l’immagine composita di una forza politica capace di aggregare su trincee progressiste cittadini estranei alla politica come professione, per lo più non iscritti al Partito radicale, disposti a sacrificare per qualche anno gli impegni professionali e la vita privata a una partecipazione a tempo pieno dell’attivit

    à parlamentare del PR.

    Esempio tipico di questo tipo di cittadino candidato e portato in Parlamento dal Partito radicale fu Gianluigi Melega.

    Nato a Milano nel 1935, Melega non era mai stato iscritto ad alcun partito politico (se si eccettua una breve adesione a “Unità Popolare” di Ferruccio Parri, in occasione della campagna contro la cosiddetta “legge truffa” del 1953) aveva generiche simpatie socialiste ed era noto soprattutto per la sua attività di giornalista.

    Aveva iniziato la carriera al “Giorno” nel 1956, aveva per qualche tempo collaborato all‘“Avanti”, era stato quindi redattore e inviato all’ANSA e all‘“Europeo”“. Per otto anni caporedattore e capo della redazione romana di “Panorama”, Melega era poi stato il primo capo redattore di “la Repubblica”, con Eugenio Scalfari, ed era passato a dirigere “L’Europeo” nell’agosto del 1976.

    Per un susseguirsi di articoli pubblicati dal settimanale su argomenti scottanti (la prima inchiesta sui traffici della P2, i rapporti tra Andreotti e i proprietari della fabbrica di Seveso che aveva sparso diossina sul territorio circostante, le proprietà immobiliare della Chiesa a Roma e in Italia), nel febbraio del 1977 Melega era stato licenziato da Andrea Rizzoli con motivazioni politiche.

    In quell’occasione i radicali avevano organizzato manifestazioni pubbliche in suo favore. I rapporti tra il giornalista e il PR si erano poi intensificati l’anno successivo quando Melega, diventato responsabile della sezione politica de “L’Espresso”, aveva firmato le serie di articoli sul settimanale che si era conclusa con le dimissioni da presidente della Repubblica di Giovanni Leone. Gli articoli erano diventati la base per una serie di interpellanze e interrogazioni presentate via via dai quattro deputati radicali, che erano stati a loro volta i primi a chiedere in Parlamento le dimissioni del presidente. Nelle elezioni del 1979 nelle liste radicali vennero eletti tre deputati europei, due senatori e diciotto deputati nazionali. Gianluigi Melega fu uno di questi, eletto nella circoscrizione di Bergamo-Brescia. Il neo-deputato radicale, che si sarebbe iscritto al partito soltanto tre anni dopo, si dimostrò subito uno dei componenti più battaglieri e vivaci della legislatura. Il 20 novembre 1979, citando u

    na serie di scandali in cui erano rimasti coinvolti esponenti democristiani, fece discutere una sua interpellanza in cui chiedeva “se la Democrazia cristiana fosse un’associazione a delinquere”, e in caso affermativo quali misure di sorveglianza il ministro dell’Interno intendesse disporre nei confronti di quel partito. L’atto provocatorio diede origine a una colossale bagarre d’aula, di cui fa fede il resoconto parlamentare, con il deputato radicale protetto da schiere di commessi contro i tentativi di pestaggio da parte dei colleghi democristiani. Deputato decisamente di opposizione, nel periodo in cui tenne il mandato Melega fu attivissimo, intervenendo sui temi più diversi, spesso in forma spettacolare per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su questioni che altrimenti sarebbero andate ignorate. Suoi furono due tra i più lunghi discorsi della storia parlamentare (oltre 8 e 12 ore rispettivamente) quando i radicali decisero l’ostruzionismo contro le leggi speciali antiterrorismo che abrogavano al

    cune libertà costituzionali. Sue le continue richieste di indagine sulla tragedia del DC9 Itavia caduto a Ustica (Melega era membro della Commissione Trasporti), le denunce della destinazione ai partiti di governo dei “fondi neri” Italcasse, la diretta partecipazione alle inchieste sulle tangenti ai partiti di governo in affaires internazionali come lo scandalo ENI-Petromin o la vendita mai conclusa di una flotta da guerra all’Irak, il sostegno a posizioni di minoranza spesso impopolari come la tutela dei diritti dei detenuti o l’abolizione dell’impiego di cavalli nel Palio di Siena (la proposta di Melega era che il Palio lo corressero, a piedi, i rappresentanti delle contrade). Espulso in alcune occasioni dall’aula per la forma intemperante o non regolamentare con cui manifestava le proprie opinioni (per la liberazione in URSS di Andrej Sacharov o contro l’attività del socialista Silvano Labriola, il cui nome figurava nella lista P2 sequestrata a Licio Gelli), Melega portava lo stesso tipo di impegno dirett

    o anche nella vita civile: venne fermato per essere entrato con un gruppo di pacifisti, tagliando la recinzione, nella base aerea di Ghedi, per protestare contro il dislocamento di armi atomiche in Italia, e altrettanto gli accadde per aver dimostrato per la legalizzazione dell’aborto nei giardini del Vaticano. Convinto dell’opportunità che i cittadini non intendano l’attività politica come professione, poco dopo la metà del mandato, Melega si dimise da parlamentare nel 1982. Rieletto a sorpresa nelle elezioni anticipate del 1983, sempre nel collegio di Bergamo-Brescia, anche in questo caso si dimise da deputato a metà legislatura, per tornare alla professione di giornalista e scrittore. Tra gli atti del suo passaggio parlamentare che ama ricordare c’è una sua proposta di legge per la chiusura degli zoo in Italia, date le orribili e non modificabili condizioni in cui si trovano. Anche se la proposta non divenne legge, il favore con cui venne accolta dall’opinione pubblica portò alla chiusura degli zoo di Tor

    ino e di Milano e a una maggiore attenzione alle condizioni degli animali selvaggi tenuti in cattività. Tra i voti da lui espressi, quello che più gli è caro è il voto, come presidente della

    Repubblica, per Altiero Spinelli, unico voto espresso dal Parlamento italiano per l’esponente del federalismo europeo, quando nel 1985 alla massima carica dello Stato venne eletto alla prima

    votazione, con stragrande maggioranza, Francesco Cossiga.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Biografie Radicali

    Sergio Stanzani
    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


    Sergio Augusto Stanzani Ghedini (Bologna, 1 marzo 1923) è un politico e attivista italiano, presidente ed ex segretario del Partito Radicale Transnazionale nonché del comitato Non C'è Pace Senza Giustizia.

    Ha fatto parte, in più occasioni, di entrambi i rami del parlamento italiano.
    Biografia [modifica]

    Coniugato, con tre figli, si laurea in ingegneria presso l’attuale Alma mater studiorum.

    Non risponde alla chiamata della Repubblica Sociale Italiana e prende parte alla resistenza in Romagna, ove passa il fronte. Fin dal 1946 ha fatto parte degli organi dirigenti dell’Unione Goliardica Italiana (UGI), l’organizzazione laica degli studenti universitari fondata alla fine della Seconda Guerra Mondiale e che, insieme alle organizzazioni studentesche cattoliche e altre associazioni minori, formava l’Unione Nazionale Universitaria Rappresentativa Italiana (UNURI), costituita dai rappresentanti locali e nazionali degli studenti delle università italiane. È stato Presidente dell’Unuri nel 1952 e nel 1953.

    Dirigente della Finmeccanica negli anni sessanta, è stato membro del Partito Liberale Italiano dal quale si dimise con la sinistra liberale per fondare il Partito Radicale. Ha preso parte alla rifondazione del Partito Radicale del quale ha supervisionato la stesura del nuovo statuto (1967).

    Eletto al Senato nel 1979 ha fatto parte anche della Commissione Inquirente. Nel 1983 è stato rieletto alla Camera dei Deputati e riconfermato nelle elezioni del 1987. Membro dell’Ufficio di Presidenza della Camera e della Commissione Parlamentare di Vigilanza per i Servizi Radiotelevisivi.

    Si è occupato attivamente del settore televisivo sia in ambito locale e nazionale che in Parlamento. Nel gennaio del 1988 è stato eletto segretario del Partito Radicale al 34esimo Congresso di Bologna e successivamente confermato fino al 1993, e ne ha curato lo sviluppo in ambito transnazionale. Eletto nuovamente al Senato nel 1994, è stato vice presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia.

    Dal 1997 è presidente del comitato Non C'è Pace Senza Giustizia, l’associazione Radicale costituita nel 1994 con l’obiettivo dell’istituzione della Corte Penale Internazionale per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Durante il congresso del Partito Radicale Transnazionale tenutosi a Tirana (Albania) nel 2002, viene eletto del presidente del partito ed è tuttora in carica.

 

 
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