di Paolo Emiliani
La democrazia, naturalmente la liberaldemocrazia, che nulla ha in comune con “il governo del popolo”, così come vorrebbe l’etimologia della parola, è una specie di totem della società occidentale. Nel nome di quella democrazia si fanno le guerre, si impongono sanzioni, si invadono territori, si strappano risorse ai popoli.
La democrazia è una forma di governo relativamente recente, anzi recentissima se rapportata all’intera storia del genere umano, ma il Pensiero Unico ha imposto il postulato secondo il quale non esiste e non potrà mai esistere migliore organizzazione di Stato.
Il maggior pregio della democrazia sarebbe, per i suoi mentori, la possibilità di eleggere i rappresentanti del popolo attraverso libere elezioni ovviamente con suffragio universale.
In effetti questo sarebbe un pregio, ma solamente se questo accadesse veramente.
Intanto le elezioni sono solo formalmente libere, perché lo strapotere mediatico dei principali gruppi di potere di fatto crea delle barriere che impediscono una corretta informazione dei cittadini. Inoltre altri meccanismi impediscono la libera associazione in partito dei cittadini, così come garantirebbe la Costituzione.
Per presentare un nuovo simbolo elettorale bisogna, per esempio, raccogliere, in tempi assai ristretti, un numero esorbitante di firme: pratica che di fatto rende impossibile l’operazione ad un nuovo partito che dietro di sé non abbia già una possente organizzazione e immense risorse economiche. Se questo scoglio fosse superato ce ne sarebbe comunque sempre un altro, ancor più grande davanti. L’attuale sistema elettorale prevede infatti sbarramenti importanti che diventano insormontabili nel caso in cui il nuovo partito non fosse collegato ad una delle grandi coalizioni già esistenti. Questo ovviamente tende ad escludere formazioni che non vogliano scendere a patti con l’attuale centrodestra e centrosinistra.
Tutto questo però non basta ai signori del Palazzo che, per evitare qualsiasi rischio, stanno per mettersi d’accordo per ritornare all’abominevole sistema maggioritario.
In quel modo, soprattutto se riusciranno a creare il Partito Democratico da una parte ed il Partito Unico Moderato dall’altra, si garantiranno la conservazione del potere a tempo indeterminato, perché diventerebbe difficile se non impossibile rompere il bipartitismo.
Anche il suffragio universale è poi puramente ipotetico.
Nel mondo occidentale la forbice tra ricchezza e povertà si sta allargando in maniera sempre più precipitosa e fatalmente gli indigenti sono i primi a venire di fatto espulsi dal rito elettorale.
Se guardiamo agli Usa, un mondo che negli ultimi decenni ha sempre anticipato di qualche tempo quel che poi avviene in Italia, scopriamo che l’affluenza alle urne è molto scarsa e che i poveri, spesso precipitati in quel baratro da una condizione di piccola borghesia, sono i primi a perdere qualsiasi interesse per il voto.
Tralasciando per un momento tutte queste considerazioni immaginiamo che in Italia abbia vinto le elezioni una coalizione liberamente scelta dai cittadini correttamente informati e recati in massa alle urne. E’ fantasocietà, ma facciamo finta che sia successo.
Nella logica della democrazia elettorale questo governo sarebbe legittimato fino alle nuove elezioni.
Già, ma le elezioni politiche hanno una periodicità quinquennale: come dovrebbe essere definito un governo che mantenesse il potere per oltre quattro anni pur non detenendo più la fiducia dei suoi elettori?
Questo è lo scenario che si presenta oggi in Italia.
Il centrosinistra ha vinto (forse) le elezioni, ma è fuor di dubbio che oggi sia minoritario nelle preferenze degli italiani.
Persino il sondaggio commissionato da un noto quotidiano apertamente schierato con il centrosinistra ha nei giorni scorsi palesato una verità che è sotto gli occhi di tutti: il governo Prodi non ha la fiducia degli italiani e lo stesso Prodi non è più gradito.
Anzi proprio il Professore, che non ha dietro di sé un partito ma che avrebbe dovuto rappresentare per la sua coalizione il fondamentale legame tra “sinistra” e mondo cattolico è stato addirittura sonoramente contestato l’altro giorno al convegno dei cattolici italiani a Verona; una bordata di fischi lo ha sommerso addirittura nel corso di una funzione religiosa celebrata nello stadio da Ratzinger in persona.
In pratica l’unità del governo Prodi è riuscita a sopravvivere solamente alla stagione delle promesse, alla prima prova del fuoco, la Finanziaria, è miseramente caduta come un colosso dai piedi di argilla.
Il dissenso alla manovra finanziaria imposta dal governo ha praticamente investito ogni categoria ed ogni ceto sociale: in questo Prodi è stato veramente unanime.
I partiti della coalizione di centrosinistra sanno però bene che se si ripresentassero al giudizio degli elettori non avrebbero alcuna possibilità di tornare al governo e per questo tenderanno a rimanere uniti nonostante le divisioni tra loro e persino le divisioni interne ai singoli partiti.
Sta diventando sempre più frequente il ricorso al voto di fiducia e persino il ddl della manovra finanziaria sarà forse blindato in questo modo.
Inizialmente c’era stata una debole opposizione di Rifondazione Comunista, che giustamente considerava politicamente indecente la fiducia sulla Finanziaria, poi però anche il partito di Bertinotti e Giordano ha trovato un pretesto per accettare la fiducia. Secondo i post comunisti sarebbe la risposta indispensabile all’esagerato numero di emendamenti presentati dall’opposizione. Questo però non è vero o è parzialmente vero.
La Casa delle Libertà ha certamente presentato un gran numero di emendamenti con il dichiarato scopo di rendere incongruente la manovra, ma una gran massa di emendamenti sono proprio di provenienza ministeriale ovvero vengono dal governo stesso.
I vari ministri, ognuno preoccupato di salvare i fondi destinati al suo dicastero, hanno cercato modifiche ad hoc: non sarà questo il tanto temuto conflitto di interessi, vera paranoia della sinistra per tanti anni, ma certo ci assomiglia molto.
Se i profondi ideali democratici, tanto sbandierati un po’ da tutti, fossero genuini il governo dovrebbe dimettersi e tornare al giudizio delle urne, ma non lo farà. Formalmente sarà nel suo diritto non farlo, ma moralmente questo diventa un governo oppressore, perché non più espressione del popolo italiano.
Prodi e i suoi potranno addurre, almeno fino alle prime elezioni amministrative, la mancanza di una prova concreta della sfiducia nei loro confronti, poiché i sondaggi lasciano comunque il tempo che trovano. Argomentazioni sensate, ancorché pretestuose.
Nella stragrande maggioranza del popolo italiano c’è oggi la volontà di manifestare contro questo governo e costringere Prodi a far fagotto da Palazzo Chigi, ma le dimostrazioni non si organizzano da sole e qui viene fuori tutta la congenita incapacità a muovere la piazza da parte del centrodestra.
A parti invertite avremmo già visto arrivare a Roma milioni di manifestanti, migliaia di pulmann ben organizzati dalle associazioni di sinistra e magari pure da qualche consiglio comunale rosso, avremmo avuto decine e decine di treni speciali (gratuiti ovviamente) che avrebbero scaricato a Termini, Ostiense e Tiburtina fiumi di bandiere rosse.
Questo però non avverrà.
Berlusconi fatica a muovere i suoi italoforzuti che preferiscono lo shopping alla manifestazione di piazza e tra i suoi alleati c’è persino chi si muove in cerca di nuove e più proficue alleanze.
E’, per esempio, il caso di Follini, che dopo tanti tentennamenti è uscito dall’Udc, della quale fu anche segretario, per creare un suo soggetto dal nome che sembra uscito dal signore degli anelli: il partito dell’aspirante hobbit Follini si chiamerà infatti “Italia di Mezzo”.
Il postdemocristiano non lo ha fatto certo per combattere meglio Sauron, quanto piuttosto per cercare di raggiungere nuovamente il suo “tessssoro”, che nella fattispecie non ha la sembianza di un anello ma quella di una poltrona.
Concludiamo ponendoci una domanda decisamente scorretta politicamente: è veramente così buona e giusta una democrazia elettorale che esprime e mantiene al potere un governo inviso al suo popolo?
E se qualche nazione dove invece esiste piena corrispondenza tra popolo e governo (quindi una nazione libera di uomini liberi) decidesse di invaderci per esportare il suo modello superiore




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