LA LEZIONE A GRASS DELL’INTELLETTUALE EX SS «IO LO RIVELAI NEL ‘46»
La polemica sul Nobel tedesco
L’orientalista Filippani Ronconi «Non ho mai nascosto la mia militanza nazista, per questo fui cacciato del Corriere»
intervista di Francesco Borgonovo da "Libero" di sabato 02/09/06
Emanuele Severino paragonava la filosofia contemporanea a un iceberg, un enorme blocco di ghiaccio di cui spunta dall’acqua solo una piccola parte, mentre è nel corpo sommerso che si sprigiona la vera forza. Si ha la stessa sensazione parlando con Pio Filippani Ronconi, forse il maggiore orientalista italiano vivente. Un uomo in lotta contro la malattia, estremamente signorile nei modi, di una nobiltà che affiora ad ogni parola. Fragile nel presentarsi, irradia un carisma che illumina tutta la persona. Nelle sue parole si percepisce l’eco di una grandezza passata, di un’esperienza ancestrale che ha formato prima ancora l’uomo dello studioso.
Il nome di Ronconi è stato richiamato più volte, nelle ultime settimane. Prima, per via della sua conoscenza delle religioni, è stato scomodato per commentare le affermazioni del presidente americano George W. Bush sul fascismo islamico. Frasi che liquida in un attimo: «Sono manifestazioni di ignoranza e mancanza di buon senso, almeno così penso io», abbozza. «È vero che in un Paese piccolo come l’Italia ci fu qualche attenzione del Fascismo all’Islam... Però mi sembra:di andare a cavallo dei morti».
Epurato da via Solferino
Poi è stato nuovamente gettato nella mischia sulla scia della vicenda di Günter Grass, lo scrittore tedesco che ha confessato, per quanto tardivamente, di aver militato nelle Waffen-SS. L’autore de “Il tamburo di latta” ha ricevuto, con qualche rimbrotto, l’assoluzione dai più, anche in virtù di un’esistenza spesa al servizio del politicamente corretto (e nella militanza politica a sinistra). Ronconi ha ricevuto in dote il medesimo destino, ma, non ha goduto del privilegio del perdono da parte dell’élite culturale. Ha fatto parte, per scelta, delle Waffen-SS. Ha combattuto la seconda guerra mondiale in prima linea. Poi ha proseguito la propria carriera di uomo di studi, luminare della storia e della cultura orientale.
Conoscitore profondo di lingue e tradizioni asiatiche, addirittura consigliere dello Scià di Persia, che chiese personalmente di averlo al proprio fianco. Nel 2000, in virtù delle capacità riconosciute da tutto il mondo accademico, Filippani Ronconi fu chiamato a collaborare al Corriere della Sera. A pubblicare i suoi pezzi fu un caporedattore, Armando Torno, che pagò cara la scelta azzardata. Dopo due soli articoli andati in pagina, un lettore scrisse al giornale di via Solferino, inviando fra le altre cose pure una foto dell’orientalista, giovanissimo, in divisa nazista. Scoppiò un putiferio: Torno (criticatissimo da tutta l’intellighenzia di sinistra) dovette redigere una relazione sui fatti, la collaborazione di Filippani Ronconi fu sospesa. Non si trattava certo di un sobillatore di folle, ma di uno studioso, peraltro autorevole, con un passato forse scomodo. Tuttavia, non intenzionato e rinnegare la propria appartenenza al mondo variopinto della destra, a cedere il passo rispetto alla difesa di valori in cui aveva creduto gia prima di entrare nelle SS.
Filippani Ronconi non ha chiesto - e non chiede - perdono per crimini che non ha commesso. Si mostra consapevole e non rinnega con vergogna il proprio passato. «C’è il fatto che sono per metà asiatico» sorride «per cui mi trovo in uno stato di totale indifferenza rispetto a questi accidenti». Il riferimento è alla vicenda di Grass, ovviamente, che lo studioso non ha seguito sui giornali e di cui sembra disinteressarsi completamente. Preferisce parlare di sé. «Mi arruolai volontario perché volevo salvare l’onore d’Italia, anche se mi rendo conto che si tratta di un’espressione dubitabile» racconta, «sono stato anche promosso sul campo di battaglia. Venni ferito due volte e ottenni una croce di ferro».
La scelta mai nascosta
Non si nasconde, Ronconi. Anzi, attribuisce il putiferio di buone intenzioni - la cortina fumogena di ipocrisia un po’ appiccicosa che si è sollevata attorno a Grass anche in Italia - alla scarsa dimestichezza che la nostra gente ha con la memoria storica. La paura che nutre del proprio passato. «Non è facile descrivere quale fosse la nostra presa di coscienza del mondo» sospira «Io consideravo me stesso un uomo votato alla morte. E infatti i tedeschi, che non sono poi tanto affettuosi, mi hanno decorato sul campo di battaglia, e non si trattava affatto di uno scherzo. Un ufficiale mi chiese di diventare suo ufficiale d’ordinanza. Ricordo ancora a memoria il discorso che gli feci. Dissi: “Signore, io sono un patrizio romano. E in questo momento il mio onore e quello della mia nazione mi costringono, anche se non avessi desiderio di farlo, a chiederle di poter prendere le armi”. Fui di una chiarezza inappuntabile. Del resto, sono nato e cresciuto in Spagna e ancora ai miei tempi gli spagnoli duellavano anche per futili motivi. Questa goccia di sangue iberico ha sortito il suo effetto».
Fermi tutti, però. Nessuno fa l’apologia del nazismo. O dimentica le camere a gas, i campi di concentramento, gli orridi crimini di cui anche le SS si macchiarono.
Ricordo senza apologia
Semplicemente, Ronconi ricorda con onestà e rivendica una scelta. «Se mi fossi trovato di fronte a quegli orrori compiuti dai tedeschi, non so che cosa avrei fatto» dice «Molto probabilmente avrei approfittato rapidamente del particolare corpo cui appartenevo per tentare di salvare qualcuno. Oppure, per rabbia, sarei saltato addosso al primo tedesco che mi capitava. Sono anche aikidoka, lo sa? Cintura nera. Sono stato allievo di individui completamente dediti alle arti marziali».
Se Grass è stato perdonato e in qualche modo “salvato”, Ronconi fu epurato senza tanti problemi e per qualche tempo non si è più parlato di lui. Ma quella cacciata dal Corriere non gli pesa. «Trovai che fosse una bellissima occasione per non dare loro nessuna soddisfazione» commenta, «per lasciarli, parlare di ciò che volevano. Facessero quel che credevano più opportuno. Mia nonna, la madre di mio padre, era di Calcutta. Ho una discendenza orientale. Penso che sia questa componente che mi dà una certa quale capacità a sopportare i colpi della fortuna».
tratto da: Satvrnia Tellvs




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Pio Filippani-Ronconi era reduce da una esperienza di guerra intensa e tuttavia scevra da furore ideologico. Il suo arruolamento nella Legione di Volontari delle SS italiane aveva avuto meno il significato di una dichiarazione di fede nazional-socialista che non di una testimonianza di fedeltà ghibellina agli ideali della alleanza tra i popoli tedesco e italiano, nel momento in cui a guerra in corso tale alleanza risultava sovvertita. 
Chi è nato negli anni in cui Mister Gorbaciov era costretto a dichiarare bancarotta e la centrale di Cernobyl vomitava sul mondo gli ultimi veleni del socialismo realizzato stenta a capire il clima che si respirava negli Stati d’Europa del dopoguerra. Certo sul fuoco del pericolo comunista soffiava l’America e lucrava i vantaggi di una divisione del mondo che essa stessa aveva propiziato, ma il pericolo c’era. Una maggioranza di persone tutto sommato avvedute, operose, equilibrate (la cosiddetta “maggioranza silenziosa”) avvertiva in Europa il pericolo; una minoranza chiassosa lo esaltava, muovendosi nelle strade come un immenso serpentone ipnotizzato. Ancora oggi, dalla geenna della storia, la sirena comunista continua ad ammaliare le menti dei più offuscati.
A tal scopo si proponeva un sistema basato su tre livelli di organizzazione: il primo formato da individui disposti a “un’azione passiva, che non si impegni in situazioni rischiose” in grado di fungere da “schermo di sicurezza per i livelli successivi”; un secondo livello che – parole testuali dell’autore – “potrà essere costituito da quelle persone naturalmente inclini o adatte a compiti che impegnino azioni di pressione, come manifestazioni sul piano ufficiale, nell’ambito della legalità, anzi in difesa dello Stato e della Legge conculcati dagli avversari. Queste persone che suppongo , potrebbero provenire da associazioni di Arma, nazionalistiche, irredentistiche, ginnastiche, di militari in congedo ecc... dovrebbero essere pronte ad affiancare, come difesa civile, le Forze dell’Ordine (Esercito, Carabinieri, Pubblica Sicurezza ecc.) nel caso che fossero costrette ad intervenire per stroncare una rivolta di piazza”.
e mi fa alquanto piacere che l'abbia scritto (vecchio amico..
