La manifestazione indetta per il 4 novembre dall’estrema sinistra politica e sindacale con lo slogan “Stop alla precarietà ora!” sta diventando elemento di forte polemica in Cgil.
Una pubblicità dei Cobas sul Manifesto, “No alla Finanziaria ammazza-precari.
Damiano, amico dei padroni, vattene”, ha suscitato le ire di Guglielmo Epifani, che in un comunicato afferma che “la Cgil e tutte le sue strutture” devono prenderne le distanze, “a cominciare dalla manifestazione del 4 novembre”.
Alcuni dei promotori, il segretario del pubblico impiego Carlo Podda e quello della scuola Enrico Panini, si sono ritirati, ma quello dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini, si è limitato a una fiacca presa di distanze dal testo dei Cobas, ma ha confermato la sua partecipazione.
Lo stesso hanno fatto l’Arci e Rifondazione.
Comincia a profilarsi l’opposizione sociale da sinistra al governo, che era nata in un convegno di luglio al teatro Brancaccio.
Partita con l’obiettivo di abrogare la legge Biagi e la riforma Moratti, l’iniziativa si sta trasformando in una contestazione generale della Finanziaria.
Rifondazione, in base alla sua strategia di utilizzare i “movimenti” per spostare a sinistra l’asse del governo, cerca di tenere il piede in due scarpe, il vertice Cgil, invece, si oppone , ma non riesce a condizionare la sinistra interna.
Per reggere la sfida estremista, peraltro, le confederazioni si apprestano a radicalizzare le loro posizioni sulle questioni previdenziali e sul pubblico impiego, il che le mette in rotta di collisione con le velleità dell’area riformista dell’Unione.
Non siamo ancora a una ripetizione dello sciopero della Fiom che provocò la crisi del governo di solidarietà nazionale nel ’77, ma la pressione che viene esercitata nei confronti dell’area antagonista della maggioranza comincia a diventare forte e continua.
Prodi scopre che non ha nemici solo sulla destra e questa è una novità destinata a contare.
Ferrara su il Foglio
saluti




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