La situazione di sostanziale parità elettorale, riflessa in almeno un ramo del Parlamento, esprime il fatto che nessuno dei due schieramenti ha le carte in regola per governare da solo.
Non sul piano della legittimità istituzionale, naturalmente, ma su quello della concreta possibilità di realizzare una politica efficace ed equilibrata, che non esiste se si è costretti a sottostare al diritto di veto anche di formazioni minuscole. Per questo Berlusconi ha fatto bene a proporre, fin dall’indomani del voto, un compromesso che portasse a un governo di larghe intese. Ora che questa proposta è stata depurata dalle intemperanze sul carattere inattendibile del voto e che le difficoltà della maggioranza a realizzare un simulacro di politica riformatrice sono diventate evidenti, quella proposta assume un carattere più realistico.
Contrapporgli l’arroccamento a sinistra di una maggioranza sempre più tributaria dell’estremismo, è un disegno arrogante e disperato. Se si realizzasse, com’è tutt’ora possibile, sarebbe dannoso prima di tutto per il paese.
Offrire un’alternativa che non sia la pura e semplice rivincita elettorale è un segno di responsabilità. Il ricatto di Romano Prodi, “o io o tutti a casa” – che consiste in una sorta di militarizzazione di una maggioranza fatta di nove partiti in lite su tutto – è un bluff.
E’ ora che qualcuno vada a vederlo.
Ferrara su il Foglio di ieri
saluti




Rispondi Citando