La destra radicale alle prese con il teatrino della politica; dall'Iran alle
banlieues
di Gabriele Adinolfi
Perché non perdere mai occasione per ingannarsi? Perché prendere partito
(per l'Iran, per le banlieues o per la rinascenza bianca) a ogni questione
provocata ad arte?
Semplicemente perché chi si vorrebbe "avanguardia", "elemento differenziato",
"antagonista" o quant'altro, è invece soltanto spettatore e tifoso.
E sì che da tempo negli ambienti politici radicali si sta facendo strada
faticosamente una presa d'atto della realtà. S'inizia a capire che il potere
è saldamente nelle mani di lobbies private, transnazionali, che perseguono
obiettivi antinazionali e antisociali.
La forza di quelle lobbies, più ancora che nella gestione delle finanze, sta
nel monopolio e nell'utilizzo ipnotico dei media con il quale fanno
credere - e fare - a tutti qualsiasi cosa desiderino.
Il potere reale si trova al crocevia degli interessi economici che puzzano
di Crimine Organizzato (droga, armi, mafie farmaceutiche, mafie energetiche
ecc).
Le amministrazioni politiche, le istituzioni, svuotate di sovranità e di
qualsiasi margine di manovra sono totalmente sottomesse a quelle lobbies
multinazionali. Di più: non si fa carriera politica se non si è portaborse e
lacché; se qualcuno si provasse a fare il politico (all'Andreotti o alla
Craxi per intenderci) si troverebbe fuori gioco immediatamente.
La politica istituzionale si è trasformata nella commedia della politica
mentre la gestione concreta delle risorse e delle decisioni spetta ad
organismi privati di estrazione criminale (Cfr, Wto, banche, Ong).
La società dello spettacolo (o dello psicodramma come controbatte Miro
Renzaglia) è ovunque, ha preso il posto della società reale che invece è
implosa. Tanti atomi ipnotizzati, servi felici dell'iperconsumismo, ne
formano il tessuto inorganico e dissociato.
Ogni giorno che passa s'indeboliscono i residui anticorpi di sovranità e di
socialità.
Chi si dice: "a tutto questo c'è un limite, il sistema sarà preda delle sue
contraddizioni" francamente non ha capito granché: è proprio il sistema -
quello reale non quello di copertina - che incoraggia l'accelerazione di
questa disgregazione.
D'altra parte l'oligarchia propsera e si consolida proprio sul terrore
quotidiano, sull'insicurezza.
La jungla d'asfalto rappresenta il modello socioculturale anglosassone da
sempre; gli oligarchi inglesi sulla degenerazione urbana hanno costruito un
impero, assicurandosi così che il popolo non li mettesse mai spalle al muro.
Gli Usa lo hanno addirittura sublimato questo modello di depravazione
socioculturale; e proprio con esso gestiscono l'impero oligarchico a scala
più o meno planetaria.
Non vi è dubbio: noi europei e latini, ci troviamo in una fase completamente
nuova di civilizzazione (così si chiama una struttura meccanica,
antitrascendente, di civiltà). Un quadro sociopolitico assolutamente diverso
da tutti quelli che precedono gli anni Ottanta.
Non vi è dubbio: per fare qualcosa in un mondo rivoluzionato ci si deve
mettere radicalmente in discussione; non si possono copiare i modelli del
dopoguerra.
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anzi direi proprio che e' grazie a gente come Adinolfi che la nostra area politica sara' sempre fuorigioco.
