Sa che la riforma elettorale può far saltare il governo, ma non se ne cura.

Il professor Giovanni Sartori esamina i quesiti referendari sulla legge elettorale
che sono stati depositati e ne dà un giudizio sostanzialmente positivo, perché permetterebbero di abolire il sistema attuale, che considera abominevole.
Esprime una riserva su un punto, assai rilevante, che attribuisce il premio di maggioranza non più alla coalizione ma alla lista che ottiene il maggior numero di voti.
Lo fa con un argomento che non è tecnico ma politico: la maggiore difficoltà che avrebbe la sinistra a creare un grande raggruppamento riformista, rispetto alla prospettiva di un simmetrico assemblaggio dei moderati, che ritiene più agevole.
Come correttivo propone l’abolizione del premio di maggioranza che però, come Sartori sa, non si può ottenere per via referendaria ma solo con una legge che ottenga una maggioranza parlamentare.
La forza del referendum consiste proprio nel fatto di scavalcare il patteggiamento paralizzante tra le forze politiche, ed è per questo
che Sartori lo sostiene.
La sua obiezione, pur essendo fondata, rimanda a un problema politico irrisolto che consiste nella riluttanza o nell’incapacità del riformismo italiano a
confrontarsi seriamente con l’area che si autodefinisce antagonista.
In tutte le grandi democrazie i riformisti hanno affrontato esplicitamente questa difficoltà, indipendentemente dal sistema elettorale.
In Italia questo problema è stato eluso nel ‘96 con i meccanismi barocchi della desistenza e ora con le coalizioni onnicomprensive, che più voti ottengono
meno sono in grado di governare.
Naturalmente esistono altri meccanismi elettorali, diversi da quello che
produrrebbe un successo del referendum, che consentirebbero di affrontare
questo e altri problemi. Però i partiti minori, i cui interessi condizionano l’esistenza del governo, contrasteranno sempre l’adozione di uno di questi sistemi.
Solo la minaccia di un referendum potrebbe indebolire il loro diritto di veto, e per questo è bene che il referendum venga sostenuto, con o senza riserve
nel merito.

Ferrara su il Foglio

saluti