Amici, l'opposizione è allo sbando, Silvio tenta di tenere insieme Lega e UDC ma ormai non ce la fa più.
Resisterà quest'uomo logorato fino al 2011? Riuscirà nell'impresa di subire altre ennesime sconfitte?
UN CAV. TENTENNA TRA SFILATE ANTIREGIME E LARGHE INTESE
BERLUSCONI HA UN INCUBO, I GUAI DI PRODI POSSONO DURARE CINQUE ANNI
Il dilemma in cui si arrovella Berlusconi è vecchio come la politica: il potere logora chi ce l'ha o chi non ce l'ha? Se il potere logora chi ce l'ha, allora lui non deve fare altro che mettersi sulla riva del fiume e aspettare; al massimo può lanciare ogni tanto un sasso da un corteo, "contro il regime e per la libertà". Ma se per caso il potere logorasse chi non ce l'ha, come afferma la saggezza di un senatore a vita e come il riaprirsi della stagione giudiziaria sembra confermare, allora il tempo gioca contro di lui e urge togliere il potere a chi ce l'ha, o almeno diluirlo in un governo di larghe intese.
Tra lo sfilare contro un regime e proporsi di entrarne a far parte c'è effettivamente una notevole contraddizione. Ma le ciclotimie di Berlusconi derivano da un problema politico serio, sui tempi lunghi perfino più serio di quello che angoscia Prodi. La proposta delle larghe intese, pur depurata della sua funzione tattica, viola infatti la prima legge della termodinamica berlusconiana: essa presuppone, postula e accetta il ritiro del Capo. Un uomo come Berlusconi sa che può tornare al governo solo attraverso il voto. Perché allora introduce una variabile di legislatura che lo esclude per sua stessa ammissione, e che sembra l'habitat naturale per tutti i congiurati del Polo, Casini in testa?
La mia tesi è che nei giorni cupi, e con i suggeritori giusti, Berlusconi sia indotto a pensare che per quanto dura sia la vita di Prodi, viverla a Palazzo Chigi è comunque più confortevole: male che vada, puoi sempre organizzare una Pratica di Mare di sinistra, e se hai affianco un Sircana (tutti i Silvio devono avere un dono speciale per la comunicazione) magari ti viene pure bene, col podio alla Mr. President e il Cupolone sullo sfondo. E invece, per quanto awenturosa sia la vita nelle piazze e nelle aule di giustizia, alla lunga il fiato manca. Sospetto insomma che Berlusconi parli di larghe intese quando è assalito da un forte pessimismo sulla possibilità cli un'altra traversata nel deserto; per la quale, se anche avesse le forze e l'età, probabilmente non ha più la voglia (comprensibilmente: per chi ha avuto successo in altri campi della vita, il mestiere di politico è dannatamente noioso).
Un tale pessimismo del Cavaliere sarebbe del resto perfettamente giustificato. La sua coalizione si è dimostrata finora persino più divisa.dell'altra, e non solo sulla leadership. Su indulto, missione in Libano, intercettazioni telefoniche, la Casa delle libertà non ha mai fatto il plenum in Parlamento. Se il Capo vira verso la piazza si perde Casini, se vira verso le intese si perde le Lega. Al Senato, di cui sono un habitué, ho notato anch'io ciò che ha notato Calderoli: per un De Gregorio che è passato di là, senza però portarsi i due promessi scudieri, ci sono 4 o 5 del centrodestra che nelle votazioni decisive non ci sono mai (consultare i tabulati delle presenze). Ci sarà una ragione per cui, pur essendo ormai pari e patta, l'Unione è andata sotto una sola volta al Senato. Fini e Casini hanno tempo, dall'alto dei loro 50 anni tutto si augurano tranne che le elezioni domani. E gli economisti prevedono mille giorni di ripresa economica, apoteosi del fattore C. C'è infine un last but not least: per quanta ironia e scetticismo accompagni il cammino del Partito democratico, metti che si fa davvero. Metti che a metà legislatura, con una crescita tra il due e il tre per cento, Prodi si ritrova con un partitone nuovo di zecca alle spalle, e Berlusconi con la solita Forza Italia che un partito non è mai stato.
Sottovalutare le insidie del cammino di Prodi e l'erosione del consenso che ne deriva è impossibile (infatti i commentatori non si occupano d'altro). Ma Berlusconi non sottovaluta certo le sue, di insidie: ed è questo che l'induce a rientrare in un qualche gioco politico prima che sia troppo tardi, prima che la legislatura arrivi nel mezzo del cammin della sua vita, prima che i contraenti del patto della libertà si prendano troppe libertà, ognuno andando dove lo porta il cuore. Se Berlusconi ha legittimi dubbi sulla possibilità di tornare a essere il padrone della patria, è dunque sensato e logico che accarezzi l'idea di trasformarsi in padre della patria con la Grosse Koalition. Ma è così sensato per lui che gli altri, che fessi non sono, non glielo lasceranno mai fare. Finché ci sarà in gioco il destino politico del Cavaliere, i poli non si scongeleranno. E se Prodi regge, chiosa quel maligno del mio amico Paolo Messa, tra qualche anno potrà andare anche lui in tv a dire come la Lollo: "Grazie Silvio, tu sai perché".
Antonio Polito
Il Foglio




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