Spesso ancora capita, ai margini di qualche manifestazione, in qualche centro sociale o sulla rete, di trovare giornali o volantini, scritti più o meno cartacei che, da una prospettiva comunista, fanno una serrata critica del governo Prodi, della finanziaria, di Rifondazione e di quant’altro è nell’attuale compagine governativa, per giunta facendo molte analisi che in linea di massima sono anche condivisibili.
Quello che puntualmente emerge da tali scritti è l’opera di smascheramento attuato nei confronti dei “falsi comunisti” al governo, che in realtà sarebbero “socialdemocratici” o “liberali”. A tali “socialdemocratici” e “liberali” la prospettiva che si contrappone è il comunismo; si nega insomma l’essenza comunista di quanti comunisti (la maggioranza) sono oggi al governo o in qualche modo lo sostengono, e ci si definisce, al contrario di questi, “veri comunisti” o “più comunisti degli altri”.
Ma siamo sicuri che questo continuare a definirsi comunisti, ma “più duri, più puri, più rossi, più a sinistra” degli altri, e questo voler negare l’effettiva natura comunista delle formazioni oggi al governo siano, se non corrette, quantomeno fruttuose ?
Cercherò di dimostrare, tramite esempi, come queste strategie/scelte siano sia contestabili, sia infruttuose o peggio ancora controproducenti.

Partiamo dall’analizzare per quale motivo i comunisti al governo non sarebbero meno comunisti. Mi si potrà obiettare, certamente, che in Italia il sistema di produzione capitalista è più forte che mai. Ma sistemi di produzione capitalista si possono osservare anche in paesi quali la Cina o il Vietnam odierni. Così come in passato il socialismo reale non impedì alla Polonia e all’Unione Sovietica di aprirsi ai capitali di Agnelli con la costruzione di fabbriche Fiat nell’est europeo.
E allora il sionismo ? Però quando mai l’Urss fu antisionista ? Israele sorse come Stato anche grazie al voto favorevole dell’Unione Sovietica di Stalin in sede di Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il discorso dei comunisti di allora è quello dei comunisti di oggi: “due popoli due Stati”.
E l’alleanza con gli Usa, allora ? Vi prego di analizzare la realtà degli eventi con concretezza e non con l’ideologia, cioè a considerare che, fino al giorno d’oggi, ogni Stato, che fosse socialista, capitalista, feudale o quant’altro, ha sempre fatto i propri interessi sullo scenario internazionale, poiché per la Realpolitik il fine ultimo è sempre il perseguimento degli obiettivi dello Stato, e questo giustifica anche alleanze che dal punto di vista ideologico apparirebbero improbabili. Dekl resto sia la Cina di Deng, sia la Romania di Ceausescu, non si avvicinarono forse all’America rispettivamente di Nixon e di Reagan ?
E l’Iraq, l’Afghansitan, il Libano ? Che dire allora, vi rispondo io, dell’Ungheria, della Cecoslovacchia, e di nuovo dell’Afghansitan.
Non lamentiamoci poi che nelle nostre città le giunte sono “poco rosse” se vediamo ovunque cementificazioni e inceneritori: da sempre l’ideale bolscevico della modernità corrisponde sul piano urbano-architettonico a grosse vie di cemento squadrato con sullo sfondo le ciminiere che si ergono verso il cielo, a simboleggiare un concetto di agognata (e nociva per la salute) modernità.

Continuiamo nell’analizzare il motivo per cui non frutta, e anzi è controproducente, definirsi “più duri, più puri, più rossi, più a sinistra e, in definitiva, più comunisti degli altri. Semplice: perché, volenti o nolenti, la maggior parte della gente che non ha la passione numismatica per le sigle dell’estrema sinistra, non conosce il PCL o Contropiano, ma nell’immaginario collettivo i comunisti sono coloro che sono al governo (e questo non a torto, se si considera quanto ho detto sopra). Vedendo la politica antisociale e antipopolare dei comunisti, la gente reclama qualcosa di diverso da questi, e quest’alternativa non l’andrà a cercare in quanti, nonostante le buone proposte, si definiscono ugualmente comunisti e contestano agli altri comunisti di essere troppo poco comunisti.
Nell’immaginario collettivo potrebbe addirittura scattare la molla per il ragionamento secondo il quale “se i comunisti governano così male, figuriamoci come diavolo governerebbero questi altri che sono ancora più comunisti… più sono comunisti, più governeranno male”. E da tale ragionamento è un’attimo, se non si ha un attimo di polso e di idee chiare, a cadere nelle braccia della destra populista.
Cercare di (ri)prendere ad altri i significanti delle parole nel corso della storia non ha portato a nulla… non vi è stato mai, insomma, un metastorico smascheramento di presunti impostori con conseguente ridefinizione nell’accezione comune degli stessi significanti simbolici di una parola o di un’ideale. A mio avviso si rischia, come allora quando il comunismo era comunemente inteso come Baffone e l’Urss, di diventare sempre più politicamente ininfluenti come gli allora trozkisti, se non addirittura dimenticati pressoché totalmente come la sinistra comunista italiana che attualmente avrà si e no millecinquecento militanti divisi tra Bordiga, Damen, Cervetto et alia.

Mi rivolgo con queste parole agli amici comunisti dissidenti, che rischiano di scomparire e di non riuscire in un futuro a marcare la propria costitutiva differenza dai soggetti oggi al governo. Mi rivolgo a loro con parole anche dure, dato che ritengo non abbiano capito la reale essenza del sistema di potere in Italia, proprio perché vorrei che tali persone si rinnovino, dato che sono queste stesse persone che vorrei avere anche in futuro, se ci sarà un futuro, a fianco a fianco nelle lotte politiche e sociali. Dico queste parole, anche per esorcizzare il rischio che l’ “alternativa” in futuro sia rappresentata da movimenti populisti che nulla mettono in discussione del sistema di produzione.
Cosa diventare, al posto di comunisti ? Non dico di buttare tutto Marx, il quale, criticamente e senza nessun dogmatismo, al pari di altri mille pensatori, ha qualcosa da darci. Ha da darci innanzi tutto i concetti di contraddizione capitale-lavoro (al quale si aggiunge la seconda contraddizione capitale-natura, come osservato da O’Connor), così come i concetti generali di “ideologia” e “falsa coscienza” come chiave interpretativa della realtà. Ma al fianco di Marx si possono affiancare altri pensatori socialisti, ridefinire nuove forme di socialismo anticapitalista, siano varie forme di socialismo libertario, a una delle quali sono arrivato io, siano altre forme di anticapitalismo che non affondano necessariamente le proprie radici nel marxismo, anche con tutti quegli universi di pensatori ed artisti dei quali si sono nutriti nei più disparati angoli del mondo tanti dissidenti, soprattutto giovani, che hanno sognato e sognano un mondo che parte dalla propria testa e si elabora ed evolve tramite il confronto con altre persone con le quali ci si confronta, anziché inquadrarsi in modo ortodosso negli scritti di un unico libro di un unico pensatore. Ecologismo radicale, municipalismo, forme di democrazia diretta, consigli operai e assemblee popolari, tradizioni popolari e romanzi della byt generation; Tien An Men, De Andrè e Bertrand Russell, Proudhon, Frà Dolcino e Jello Biafra. Sono questi alcuni dei variegati universi e personaggi a cui attingere per elaborare tante altre e altrettanto variegate forme di pensiero anticapitalista veramente alternative al sistema, che si rinforzano, si contaminano e si evolvono tramite il confronto tra i suoi costruttori, di cui i prossimi potreste diventare anche voi. Pensateci !