Ecco il logo per il cinquantenario del Trattato di Roma:
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Ecco il logo per il cinquantenario del Trattato di Roma:
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Bello! Un po' kitsch ma bello, almeno ci evitiamo la fotina ingiallita dei sottoscrittori e abbiamo l'idea di qualcosa di attuale...


Caro amico Lucio,
sono ignorante e non capisco questo logo.
Quello che capisco ( e non scopro certo l'acqua calda!) e che l'Europa e la casa di tutte le persone civili che vogliono o vorrebbero progredire.
Volendo restarci in Europa, siamo costretti ad adottare tutte le misure che Padova-Schioppa ci impone.
Daltronde, dovevamo smetterla di vivere al di sopra delle nostre possibilità.
Ora tutte le "corporazioni" ti inventono una sfilata di contestazione al giorno. Non si capisce più niente.
Oggi sfilano questi, domani sfilano gli altri e tutti a ripetere il solito ritornello. PIOVE GOVERNO LADRO!
CARTELLI DI "bugiardo - bugiardo - bugiardo" ALLA camera
Ipotesi di governo dei tecnici. Pennivendoli (giornalisti) pronti a lapidare qualcuno ed in attesa di intrepretare gli umori.
Politici del governo pronti a difendere la finanziaria e qualcuno che non smentisce la sua natura di "DEMAGOGO" con un piede sulla linea di partenza per un'eventuali rilancio in fase di "mi butto e prenderò più voti?"
MASTELLA: "Ma non è vero che ci sono più delitti dovuti all'indulto affrettato e incosciente"
PANNELLA: che a furia di eventuali spinelli o sorsate ingerite di pipì, dà i numeri e si vuole mangiare tutti gli iscritti al Partito Radicale..
Cos'è un incubo che ho avuto stanotte, oppure sono tutti ammattiti?
Ma insomma, mi dite che stà succedendo?
Ciceruacchio


Credo che l'idea sia grosso modo quella di presentare l'affermazione secca "INSIEME DAL 1957" usando caratteri che evidenziano leggere differenziazioni.
Quanto alle altre tue osservazioni amareggiate, ti dirò che dopo aver visto il Congresso del MRE non credo che ci sia più nulla che possa farmi perdere il sonno.


Il logo è carino ed originale.
Quanto ai problemi sulla Finanziaria, Prodi aveva la possibilità, se non di spalmare su due anni la manovra (come voleva la sinistra radicale), almeno di renderla più morbida, visto il maggiore introito (19,6 miliardi) maturato da gennaio a giugno di quest'anno rispetto al 2005. L'Europa avrebbe borbottato, ma una manovra un po' più leggera, accompagnata da un piano serio di riforme strutturali, probabilmente avrebbe potuto convincere il commissario Almunia e il governatore della Bce ad essere più fiduciosi nei nostri confronti.
Se il governo continua con le cure da cavallo, il Paese alza bandiera bianca.
Dunque, occorrerebbe rendere solo un po' più seria e credibile la filosofia di guardare al controllo dei conti, senza rinunciare al rilancio produttivo del Paese.
Per risanare i conti, alcune direttrici irrinunciabili dovrebbero essere queste.
- Lotta all'evasione fiscale (le proposte ci sono, ne attendiamo serietà ed efficacia dai risultati)
- Riforma radicale della pubblica amministrazione, introducendo la possibilità di licenziamento, la riduzione del personale in esubero, forme di controllo severe sulla produttività dei dipendenti, valutazione del personale sugli obiettivi raggiunti, sburocratizzazione e maggiore efficienza nei rapporti col pubblico, trasparenza sui concorsi. La macchina dello Stato deve diventare più snella ed efficiente, e meno costosa.
- Redistribuire la ricchezza attuale, attraverso una tassazione corposa dei grandi patrimoni e dei beni "superflui" o inquinanti. La tassazione odierna deve concentrarsi sui redditi netti che individuano esclusivamente la classe dei ricchi. Cioè quella classe sociale che ha già prodotto e sviluppato ricchezza, lasciando respirare il ceto medio alto, che è in procinto di crearla.
- Tagli mirati e non "a pioggia" agli Enti locali, valutati caso per caso e progetto per progetto.
Per il rilancio, invece, si dovrebbe partire da questi punti.
- Proseguire sulla liberalizzazione delle professioni e della concorrenza, soprattutto smantellando le posizioni dominanti e di privilegio, nel mercato.
- Intervenire sul caro prezzi, stabilendo un calmiere, a cominciare dalla fonte della catena produttiva.
- Investire massicciamente sulla ricerca scientifica e tecnologica, attraverso stanziamenti statali, riformando il settore universitario, predisponendo un serio piano di valutazione dei progetti, un raccordo tra mondo accademico e imprese, aiutando quanti più progetti attuali a ricevere i fondi europei previsti.
- Investire nelle infrastrutture, proseguendo il piano delle grandi opere del precedente governo.
- Investire nella produzione energetica, attraverso lo sfruttamento delle bioenergie (solare ed eolica), l'installazione dei rigassificatori, e soprattutto il ripristino del nucleare. Quantomeno, occorre una seria valutazione dei vantaggi e degli svantaggi di ciascuna possibilità, finalizzata però a produrre una soluzione di investimento concreto e operativo, e non a impantanare la discussione tra opposte fazioni.
P.S. Si tratta di mie modestissime opinioni, naturalmente.