Oggi a lezione ci è stato spiegato Bernstein, in quelle precedenti Rosselli e compagnia.
Sinceramente trovare punti discostanti fra Liberalsocialismo e Socialdemocrazia mi viene difficile, qualcuno mi aiuta?


Oggi a lezione ci è stato spiegato Bernstein, in quelle precedenti Rosselli e compagnia.
Sinceramente trovare punti discostanti fra Liberalsocialismo e Socialdemocrazia mi viene difficile, qualcuno mi aiuta?


Da quanto si ruba?![]()


più liberali in economia e nei diritti civili




Si, effettivamente anche io pensavo quello.
I Liberalsocialisti la pensano come i Liberali più radicali nei diritti civili, e in economia sono contrari ad aziende controllate dallo stato.
I Socialdemocratici possono essere più "austeri" nei diritti civili e in economia potrebbero tollerare alcune industrie pubbliche.
Questo perchè, a mio avviso, i pensatori Liberalsocialisti partono da un pensiero Liberale, quelli Socialdemocratici da quello Socialista-Marxista (anche se poi lo criticano.


Comunque ora sfodero il "Bobbio-Matteucci-Pasquino", mi leggo le due voci e poi vi dico cosa dice il Maestro.




Allora Bobbio mi da ragione, nel senso che dice che il Liberalsocialismo nasce da "Liberali insoddisfatti" e in antitesi al Marxismo, mentre la socialdemocrazia nasce da Marxisti che ritenevano la Rivoluzione non più attuabile.
Sostiene però una differenziazione economica: il Liberalsocialismo è per un economia libera ma che non lascia indietro nessuno, la Socialdemocrazia è per un economia neocorporativista, essendo legata a doppio filo col sindacato.


la socialdemocrazia è il passato il liberalsocialismo è il futuro


I liberalsocialisti in Italia sono venuti sia dalla sponda liberale (Gobetti, Calogero), sia da quella socialista (Rosselli). E all'interno del liberalsocialismo, come della stessa socialdemocrazia, c'è una gradazione notevole, un ampio spettro di posizioni che rende difficile una risposta univoca. Bobbio, che fu liberalsocialista, rifiutò però l'etichetta, e un giorno mise in forte imbarazzo gli organizzatori di un convegno sul "liberalsocialismo" con la domanda: "Ma perché avete invitato me??".
Io credo comunque, senza bisogno di spaccare il capello in quattro o cercare sofismi teorici che non hanno più alcun significato pratico, che il "liberalsocialismo" (o "radicalsocialismo" come preferisco chiamarlo io) debba fare un'operazione molto audace e intelligente, come ha insegnato Gobetti. Dimostrare cioè che oltre alla via socialdemocratica, che è l'acquisizione dei pregi della democrazia "borghese" da parte socialista (da Bernstein a Rosselli eccetera), ci può essere una via liberale e radicale che parte dalla rivoluzione francese e da alcuni maestri del pensiero liberale: e cioè l'idea che lo sviluppo stesso del liberalismo possa produrre un risultato socialista. L'idea insomma della "libertà eguale". Perché, per riassumere Gobetti, o la libertà esaltata dai liberali è solo per qualcuno (per una elite) e allora è smentita alla radice. Oppure è libertà per tutti, e il socialismo diventa la equa ripartizione delle libertà. Anche perché, come Gobetti diceva sulla scia di alcuni passi dello stesso Marx, la questione sociale è una questione di libertà: dalla miseria, dallo sfruttamento, dall'esclusione. Chiaro che in questo contesto viene potenziata al massimo la tematica dei diritti individuali, che diventano anche diritti sociali.
Molto interessante la teoria dello statunitense Rawls, che partendo dal liberalismo e dal razionalismo illuministico di Kant, ha concepito una società giusta dove le diseguaglianze sociali sono ridotte al minimo, e tollerate solo se vanno a vantaggio dei più "svantaggiati". Esempio: una tassazione progressiva dei redditi è preferibile alla statalizzazione "comunista" delle imprese, proprio dal punto di vista dei benefici delle classi più povere.
C'è poi un'ultima osservazione da fare: i liberali "progressisti" mettono tra i "poteri" da cui liberarsi anche la massificazione della società (coi rischi di conformismo e illibertà che ne conseguono), mentre la vecchia socialdemocrazia è figlia della società di massa. Insomma una iniezione di... Nietzsche non ci sta male accanto al buono che rimane del marxismo, come già i giovani del Sessantotto avevano intuito...