Il ministro britannico Gordon Brown ha recentemente obbligato il governo a spendere almeno 15 miliardi di dollari, nei prossimi dieci anni, per l’educazione in Africa. Crede, con un eccesso di ottimismo, che l’unico modo per aiutare i poveri africani sia quello di iniettare massicce dosi di denari stranieri in quel continente. Ma si è mai scomodato qualche volta a chiedere agli africani più poveri cosa realmente desiderano? Io l’ho fatto e negli ultimi tre anni mi son proprio dedicato a questo, frequentando alcuni dei quartieri più miseri del Kenya, del Ghana e della Nigeria, paesi che, guardacaso, hanno aderito alle proposte di Brown e hanno introdotto l’educazione elementare scolastica gratutita.
Provate a chiedere ai padri dei ragazzi delle scuole statali di cui sopra cosa ne pensano e vi sentirete rispondere che lì i loro figli sono stati “abbandonati”. Vedono aule enormi con oltre 80 alunni ciascuna e maestri che non si presentano alle lezioni oppure, quando si fanno vivi, passano gran parte del loro tempo dormendo, cucendo o bevendo. Quelli come il ministro Brown non si rendono conto che continuare a dar soldi alle scuole statali risulta essere un uso improprio delle risorse. I padri sopra ricordati, invece, non sono rimasti a braccia conserte aspettando la beneficienza dei politici occidentali. I miei gruppi di studio hanno scoperto che molti di loro stanno iscrivendo i figli in scuole private, gestite da imprenditori dell’educazione che riscuotono rette molto basse – a volte 3 o 5 dollari al mese – del tutto abbordabili anche per chi guadagna un dollaro al giorno. Queste scuole private, come certificato dai miei gruppi di studio, hanno costi effettivi inferiori a quelle statali.
Prendiamo ad esempio Makoko, un paesello sulla strada che conduce all’Isola Vittoria di Lagos, dove uomini e donne remano su piccole canoe tra i canali che costeggiano le baracche di legno. La Nigeria ha introdotto per legge l’educazione elementare gratuita nel 1976 e da allora l’istruzione pubblica è stata foraggiata da enormi quantità di aiuti economici provenienti dall’estero. Eppure è un’esperienza sconvolgente visitare le tre enormi strutture scolastiche di Stato, costruite in cemento, sulle rive di Makoko. Qunado le ho visitate – con tanto di preavviso affinché non si trovassero a disagio – appena sono entrato in una classe ho trovato un maestro addormentato sulla cattedra. Neppure il rumoroso benvenuto datomi dagli studenti l’ha svegliato dal sonno profondo. In altre classi, con almeno 100 bambini ciascuna, c’erano quelli che se ne stavano seduti nei banchi senza fare nulla e quelli che sonnecchiavano. Una bimba era dedita alla pulizia delle finestre. Nulla, insomma, che avesse a che fare con l’insegnamento.
Però, andando oltre le scuole pubbliche situate in una fangosa e zeppa di rifiuti via Apollo ci s’imbatte in un edificio rosa, con disegni di giocattoli e animali sulle pareti: il “Collegio privato Ken Ade”, come compare sui muri. Il collegio, di proprietà del signor Bawo Sabo Elieu Ayeseminikan, (meglio conosciuto come B.S.E.), è uno dei 32 collegi privati che non sono registrati a Makoko e, dato che è assente dalle liste pubbliche ufficiali, non vengono riconosciuti né dal governo né dalle organizzazioni internazionali per la cooperazione.
Se doveste arrivare in queste scuole, anche senza preavviso, trovereste sempre qualcuno intento a fare lezioni, a volte sino alle 5 del pomeriggio. Le rette da pagare sono di circa 4 dollari al mese, più o meno il 10% dello stipendio mensile di un pescatore. Di fatto, non tutti i bambini pagano la retta. B.S.E. mi ha detto che 25 dei 200 bambini iscritti alla sua scuola non pagano alcunché: “Se una bambina rimane orfana, che posso fare? Non posso espellerla”, mi dice B.S.E. Ma tra i 32 istituti simili ho sentito storie simili e circa il 10% dei bambini è accolto gratuitamente, si tratti degli orfani e dei più poveri tra i poveri.
In comunità con redditi tanto bassi come quella di Makoko, nella regione di Lagos, le mie ricerche hanno appurato che circa il 75% dei bambini frequenta scuole private, nonostante le statistiche ufficiali non lo dicano.
Eppure gli ufficiali governativi trattano con ostilità i genitori che decidono iscrivere i figli nelle scuole private. Un’importante dirigente pubblico del Paese mi ha detto che si tratta solo di ignoranti in cerca di un falso status siymbol. Lo ha detto senza ironia, mentre stava appoggiata alla sua nuova Mercedes. Queste scuole private – ha sostenuto – sono una minaccia per gli standard dell’educazione pubblica e dovrebbero essere chiuse.
Che abbia ragione? I miei ricercatori hanno valutato – con esami standard in matematica, inglese e scienze sociali – oltre tre mila bambini, dei quali un terzo erano iscritti a scuole statali, un altro terzo alle scuole private ufficialmente riconosciute e l’ultimo terzo a quelle private non riconosciute. Abbiamo riscontrato che gli studenti delle scuole private, comprese quelle simili alla Ken Ade, hanno superato quelli delle statali in tutte le materie. E sono molti i punti di vantaggio dei primi sui secondi. Senza dimenticare che le scuole private costano molto meno delle loro omologhe statali (basti pensare che il costo degli insegnanti equivale a un quarto del costo di quelli pubblici).
L’educazione elementare gratuita in Nigeria non è per nulla causa di felicità per i bambini del posto. Ma i miei ricercatori hanno riscontrato la stessa realtà in Ghana, che ha iniziato il programma di scuola gratuita per tutti nel 1996, in India, dove hanno iniziato nel 1986, e in Kenya, dove – grazie a 55 milioni di dollari sborsati dalla Banca Mondiale – la scuola elementare gratuita è partita nel 2003. Nelle grandi aree urbane di questi paesi, i miei ricercatori hanno scoperto che la maggioranza dei bambini poveri che frequentano le scuole vanno in scuole private, le quali hanno le stesse caratteristiche di quelle di cui abbiamo detto sopra: migliore insegnamento e a costi inferiori.
Dunque, non solo Gordon Brown sta scommettendo sul cavallo sbagliato, ma sta dimenticando che – grazie a quelle scuole private – si potrebbe debellare l’ignoranza elementare dei bambini poveri e dei paesi poveri entro il 2015. E tutto ciò in maniera assai più semplice ed economica di quanti gli apparati pubblici continuino a credere.
Gli studi ufficiali ciu dicono che il 50% dei bambini della Nigeria non frequenta le scuole. In verità, come hanno mostrato dai miei ricercatori, essi sono solo il 26%, dato che molti iscritti alle scuole private non riconosciute neppure vengono presi in considerazione dalle statistiche ufficiali. Si tratta di una buona notizia, meritevole di essere sottolineata. La gente di Makoko sta insomma facendo qualcosa. E quei padri che pagano una retta – seppur minima – devono avere un qualche tornaconto. Se voi chiedete loro cosa ne pensano dell’educazione elementare gratuita essi vi risponderanno: del tutto sbagliata e senza alcun rapporto con le nostre aspirazioni.
Da Enclave, settembre 2006
di James Tooley


Rispondi Citando



