Robertino non sarà operato e tornerà a Gavoi. Un viaggio della speranza finito male, un sogno che si spegne per il bambino che, nonostante la speranza di un'operazione in una clinica statunitense, non potrà essere salvato con il trapianto di cellule staminali. Non resta che un miracolo per salvare la vita al bambino. Difficile la scelta dei genitori che dopo una settimana di riflessione hanno preferito non rischiare l'operazione, sconsigliata dalla dottoressa Maria Luisa Escolar che ha seguito il caso, e tornare a casa. Questi ultimi giorni per Dario e Lella, i genitori di Robertino, sono stati impegnativi con centinaia di chilometri percorsi ogni giorno per andare a trovare famiglie con gli stessi problemi. Genitori di bambini che hanno rischiato l'operazione, una bambina del South Carolina che è ormai in stato vegetale, ma senza ottenere risultati significativi. «In paese sono t u t t i a d d o l o r a t i ma speriamo che l'esperienza americana, il confronto con le famiglie sia servita anche per affrontare meglio la malattia e assicurare la migliore qualità della vita possibile a Robertino». Parole di un esponente del comitato paesano che ha lottato e lavorato, come tanti a Gavoi, per raccogliere i due milioni di euro che forse adesso non serviranno più. Anche se a Gavoi sperano ancora. «Aspettiamo il loro ritorno in paese per vedere gli umori, se ci sono novità ». Insomma la scienza non ha aiutato e non resta che il calore dimostrato da centinaia di migliaia di persone, la “famiglia senza confini” di Robertino che ha dato conforto ai due genitori in questi due mesi di forte solidarietà. Persone che saranno ringraziate con dei manifesti affissi nei paesi sardi. Il calore umano ha permesso di alimentare la speranza, pur nella consapevolezza del dramma, per Dario e Lella che prima di prendere la decisione hanno scritto una lettera aperta : «Ora, con questo quadro clinico il trapianto non è consigliabile. Pur allungando la vita a Roberto infatti, potrebbe accelerare la degenerazione della malattia, riducendo il nostro bambino in uno stato vegetativo. Rimane poi il rischio di non sopravvivere all’intervento.» Parole lucide scritte sul sito www.proroberto.it. it dove i familiari hanno tenuto i legami con la comunità sarda. Speranza naufragate davanti ad un rischio troppo alto come quello del trapianto e dopo il confronto con le famiglie americane che soffrono questo dramma. «Purtroppo le famiglie colpite dalle malattie rare come la leucodistrofia metacromatica non possono contare sulla ricerca scientifica - sostiene uno del comitato -che in questi casi non conta di molte risorse». La ricerca per le malattie rare costa e si investe poco. E la solidarietà non sempre basta a salvare la vita di un bimbo.¦