
Originariamente Scritto da
patatrac
L'Italia corre verso il 2%
La previsione arriva dal ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani. La stima è superiore rispetto all'1,6% indicato dal governo. E il Capo dello Stato avverte: ora la politica faccia la sua parte. Basta bastonate all'Italia!
MILANO - L'economia italiana ingrana la quinta. Quest'anno il Pil potrebbe crescere a un ritmo vicino al 2%, un risultato di tutto successo se si pensa che l'anno scorso la crescita era stata piatta (+0,1%). A fare questa ottimistica previsione è il ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, intervenendo alla cerimonia al Quirinale dei cavalieri del lavoro. L'economia italiana potrebbe quindi correre a un ritmo superiore rispetto all'1,6% di incremento del Pil previsto per il 2006 nel Dpef. Un'ulteriore conferma del buon stato di salute dell'economia è arrivato oggi dalla Confindustria, che ha indicato un aumento, a parità di giorni lavorativi, della produzione industriale in ottobre del 3,4% rispetto a un anno prima, con un bilancio positivo nei primi 10 mesi dell'anno del 2,3%.
"I dati più recenti mostrano un graduale miglioramento della situazione - ha aggiunto Bersani - e una capacità di crescita del sistema". La crescita industriale in atto "premia le imprese che hanno saputo scegliere la sfida della produttività". Il ministro ha anche promesso che entro il prossimo dicembre il Governo appronterà un nuovo quadro di sostegno 2007-2012 relativo ai progetti di innovazione industriale. "Nei prossimi anni saremo in grado di muovere risorse consistenti", ha detto ancora il ministro, sottolineando inoltre l'importanza attribuita dal Governo "al rilancio del processo di liberalizzazione del mercato, soprattutto per quanto riguarda il settore dei servizi. Un processo che comporta aprire nuovi spazi di mercato, mettersi nell'ottica dei consumatori, portare qualche vantaggio in più a imprese e famiglie".
Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento alla cerimonia per la consegna delle insegne di Cavaliere del Lavoro ha detto di vedere un rafforzamento dell'economia e ha invitato la politica a fare la sua parte. Per il capo dello stato, infatti, l'economia cresce, ma le difficoltà non mancano anche per colpa di una politica che dovrebbe abbassare i toni del confronto ed essere più stabile e aperta al dialogo.
"I segnali di ripresa si sono consolidati, forse al di là delle attese", ha detto nel suo discorso. "La situazione economica - ha aggiunto il Capo dello Stato - è dunque migliorata anche" se è "problematica" la risposta alla domanda se questo miglioramento sia strutturale: "si avvertono per certo - ha sottolineato Napolitano - importanti segnali di cambiamento rispetto al passato; e tuttavia molte nostre debolezze tuttora persistono".
A simbolo di questa ripresa, Napolitano ha citato il caso Fiat e non a caso tra i premiati dal capo dello Stato figura anche l'amministratore delegato del gruppo torinese, Sergio Marchionne. "In brevissimo tempo Fiat è riuscita a passare da una situazione ritenuta quasi disperata ad un'espansione record di produzione, di vendite, di profitti, grazie a una guida accorta e sensibile che ha saputo coinvolgere nel progetto i lavoratori e le loro organizzazioni".
E abbondano gli imprenditori che sono riusciti a vincere la sfida della globalizzazione e del progresso tecnologico perchè hanno capito che "arroccarsi in difesa, chiedendo aiuti e protezioni allo Stato" è una "risposta perdente". Tuttavia, osserva il capo dello Stato, "alcune debolezze di sistema persistono" che "rallentano lo sviluppo e compromettono l'efficienza". Tra queste, due in particolare: la crescita delle dimensioni d'impresa che viene scoraggiata "da assetti istituzionali o da provvedimenti che la penalizzano" e la "pochezza della spesa pubblica e privata per la ricerca".
Ma non basta. In Italia, osserva il capo dello Stato, le infrastrutture sono carenti e lo Stato non riesce a garantire adeguata tutela nel campo dei diritti di proprietà, della prevenzione e di quello alla sicurezza. Tutti problemi che nel Mezzogiorno aumentano. Per colpa anche di fenomeni come l'economia sommersa e il lavoro nero. Anche la politica però, per Napolitano, ha le sue responsabilità. Ad essa infatti spetterebbe misurarsi "con le pressanti richieste di rinnovamento delle istituzioni, della legislazione e delle strutture amministrative". E suscitare all'estero "rinnovata fiducia nell'Italia".
Ma la politica, soprattutto, dovrebbe dare "un'immagine di stabilità e affidabilità del sistema". Un'immagine che dovrebbe emergere innanzitutto "attraverso un rasserenamento del clima del dibattito". Da qui il monito di Napolitano: "Un maggior confronto, rispetto reciproco e ponderazione non potrebbero che giovare al confronto tra gli schieramenti contrapposti". Si tratta di "uno sforzo che si richiede a tutte le forze politiche" e che, avverte, "continuerò a sollecitare con equilibrio e convinzione, non rinunciandovi di fronte a qualsivoglia difficoltà e incomprensione".
(27 ottobre 2006)
da
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