Marco Rizzo, ex parlamentare europeo ed esponente del PdCI, nonché espulso dal suo stesso partito dopo aver attaccato Diliberto sulla questione massoneria, ha fondato Comunisti Sinistra Popolare.
CSP, al momento della sua fondazione, si è avvalsa dell’appoggio del Presidente del VII Municipio Roberto Mastrantonio, nonché della sezione più grande a Roma, presente nello stesso Municipio.
Mastrantonio ha presieduto, insieme a Rizzo, a tutte le presentazioni della neonata creatura politica.
Marco Rizzo e lo stesso Mastrantonio hanno fatto della coerenza, e delle scelte difficili in politica, un punto irrinunciabile per poter ricominciare a coinvolgere l’elettorato comunista, oramai sfiduciato dai politicanti, intorno a un progetto politico chiaro e al di fuori dalle logiche elettorali.
Lo stesso Mastrantonio ha descritto la sua uscita dal partito come controcorrente e politicamente azzardata, appoggiando l’incerto contro il certo. Una scelta motivata politicamente, dunque, e non sulla base del proprio tornaconto. Questo quello che accadeva ieri. Ed oggi?
Oggi sappiamo che Mastrantonio, presidente del VII Municipio, si candida per l’Italia dei Valori di Di Pietro. Notizia che si ritrova nello stesso sito di Roberto Mastrantonio e in quello dell’Italia dei Valori che si onora di averlo tra le sue fila. Notizia completamente ignorata dal sito di Marco Rizzo Proletaria, nonchè da quello suo personale. Perché?
È facile comprendere l’imbarazzo di Marco Rizzo e della sua base di appoggio. Nell’ultima riunione che si è tenuta in via Sante Bargellini a Roma (zona Pietralata), ex sede di Iniziativa Comunista, parlando con i presenti, la scelta di Mastrantonio è stata letta come un’offesa e un ritorno alle logiche opportunistiche. Non solo, ma gli iscritti, chiedendo spiegazioni a Marco Rizzo, lo stesso rispondeva col dire che quella era una scelta personale di Mastrantonio. Scelta personale? Personalismo che viene prima di qualsiasi coerenza, quindi. Ecco che il nuovo è più vecchio del vecchio.
CSP rischia di diventare un contenitore personale di Marco Rizzo spendibile al momento opportuno al mercato delle vacche (cacche?) della Seconda Repubblica e, probabilmente, come Mastrantonio insegna, consegnandosi nelle mani dello stesso Antonio Di Pietro, che della Prima Repubblica fu l’affossatore. La vicenda Mastrantonio non è significativa di per sé, ma utile a comprendere che per un comunista, Antonio Di Pietro, non è incompatibile, ma è il naturale percorso che porta all’approdo del futuro cantiere dove, con molta probabilità, vi saranno moltissimi ingegneri del PD e parecchi operai di quello che fu il “movimento comunista”.
Marco Rizzo non so per quanto tempo ancora potrà tenere celata la questione Mastrantonio, ma una cosa è certa, che il suo percorso assomiglia troppo a quello del suo predecessore Alessio D’Amato, consigliere alla Regione Lazio, anche lui uscito dal PdCI, anche lui fondatore di una creatura politica (RossoVerde) e, dopo tante belle parole, approdò nelle fila del PD.
Sono proprio queste personalità a distruggere quel poco di costruibile intorno al progetto comunista in quanto, una volta spesa la propria rendita, di quel progetto rimangono macerie e detriti che non si degnano neppure di spazzare via, così che rimangono da monito per ogni futuro credulone.
Stefano Moracchi




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