L'immobilismo della politica
Breve invito all'espatrio
Di Mario Sconamila
L a Sardegna è ormai in condizioni preoccupanti, per non dire disperate, stante la situazione occupazionale senza più sbocchi. Quale futuro si prospetta per le nuove generazioni? La frase che ci trasmisero i nostri progenitori, “metter su casa”, sembra rappresentare l'emblema della cattiva coscienza della società in cui si è invischiati. Oggi programmare il domani è palesemente imbarazzante. Ci si accorge di questa realtà quando all'estero incontri i giovani italiani (e sardi) alla ricerca di un qualcosa che possa gratificarli: senti le loro storie e ti viene la malinconia.
Quello che infastidisce maggiormente è l'esistenza di due Italie, ben distinte e separate fra loro: quella degli onesti e l'altra dei disonesti. Quella che contribuisce fino all'ultimo euro pagando regolarmente le tasse e quella altezzosa, fintamente vittimista, urlante, provocatoria, maleducata, che viceversa le evade e nel contempo non lesina critiche feroci nei riguardi dei “lavoratori dipendenti”, segno tangibile di un'arroganza che può farla franca in ogni circostanza.
La parte disonesta sa benissimo che alla bisogna arriverà uno “scudo fiscale” o un condono che agevolerà il ladrocinio. Qualcuno ha mai letto un articolo di fondo di un giornale che evidenzi in modo esplicito questa vergogna e proponga metodi drastici per eliminarla? Assolutamente no. Di queste cose non si può parlare in Italia. Solo una volta all'anno, quando l'Agenzia delle Entrate pubblica le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti e ci rende edotti delle risibili cifre denunciate dai milioni di italiani disonesti, l'inesistente opinione pubblica sembra avere un sussulto: ma dopo un giorno tutto svanisce.
Io risiedo in un Paese scandinavo e proprio quella dell'equità contributiva e fiscale risulta essere forse la differenza maggiore fra le due realtà in cui ho vissuto. Qui il senso civico delle persone impone la contribuzione corretta: è quasi una regola religiosa che impari dalla nascita. In Italia, viceversa, si diventa quasi degli eroi e si viene acclamati dal popolo ogniqualvolta si riesce ad imbrogliare lo Stato. Rientra quindi nella norma che i giovani finlandesi a ventidue anni possano vivere da soli e rendersi indipendenti: lo Stato li aiuterà provvedendo, fra le altre cose, anche a delle agevolazioni impensabili in Italia.
E la Sardegna? Cerchiamo di essere fino in fondo onesti e coerenti con noi stessi e non affidiamoci a presunte affiliazioni a correnti partitiche di qualsivoglia specie. Perché la verità è proprio questa: l'appartenenza ad una parte politica risulta essere il peggiore viatico per cercare di individuare cause e risolvere problemi. Ci illudiamo che con la frase “la colpa è degli altri” noi si possa essere in pace con la propria coscienza.E questo vale ancor di più in Italia, dove il settarismo politico e il livore verso la parte avversa raggiunge livelli sconosciuti altrove.
Possibile che ancora, giunti al terzo millennio, non si sia capito che la Sardegna non conti assolutamente nulla agli occhi dei vari Governi centrali? Quale ulteriore documentazione deve ancora essere prodotta? Perché questa paura o ritrosia ad ammetterlo esplicitamente senza mezze misure? Noi sardi saremo, e la Storia l'ha insegnato, sempre una terra di conquista e soprattutto di confine, agli estremi dell'interesse dei potenti di turno; sempre estraniati e allontanati dalle decisioni che riguardano la nostra terra. Conseguentemente i nostri politici, a livello nazionale, oltre che emarginati, fanno solo atto di presenza e nulla più. Né si intravedono notizie e comportamenti migliori da parte dei politici locali. I recenti squallidi casi di assenteismo massiccio ne sono un'ulteriore dimostrazione.
E poiché la realtà è questa, urgono decisioni immediate, anche se impopolari. Egregi signori onorevoli che a livello regionale e nazionale rappresentate la Sardegna e la sua popolazione, è lecito che un sardo lontano dalla propria Isola vi inviti e vi solleciti ad un atto liberatorio, dignitoso e non provocatorio? Ebbene, abbiate l'onestà e la compiacenza di invitare tutte le giovani generazioni ad espatriare e cercare possibilmente all'estero un lavoro foriero di un avvenire sereno. Non continuate con le promesse che non saranno mantenute. Non confidate troppo sulla disperazione e necessità altrui per procacciare voti e benemerenze. Molti ammireranno il vostro coraggio e la vostra impossibilità di cambiare i nefasti destini della Sardegna. Agite in prima persona: non fate come coloro che criticano ed emettono sentenze unilaterali senza avere il coraggio di firmarsi con nome e cognome.
(H

inkaa - Finlandia)