Indubbiamente, Gemisto ebbe delle dottrine esoteriche e le comunicò a coloro i quali ritenne opportunamente preparati.
A imitazione di Platone, egli preferì trasmettere a voce le dottrine più importanti, evitando di metterle per iscritto. A meno che il quasi del tutto perduto (distrutto) trattato Delle Leggi non contenesse anche l’intera esplicazione della sua dottrina ‘esoterica’.
E’ lo stesso Gemisto a citare Platone, ‘il quale, come i Pitagorici prima di lui, preferiva non scrivere di certi argomenti, ma comunicarli a voce ai propri discepoli’.
Sappiamo dell’importanza della matematica nel Neoplatonismo pletoniano e all’interno della sua Scuola.
Kabakes, ammettendo di essere devoto al culto solare, attribuisce tale inclinazione a Gemisto stesso. In effetti, il disegno che emerge dalle opere di Pletone conferma questo particolare, come vedremo allorché riporeremo alcuni passi delle Leggi.

Esisté a Mistrà una phratria? Woodhouse lo esclude: “Se vi fu una una phratria segreta cui Iouvenalios appartenne, Gemisto fu solo alla periferia di essa”.
Sta di fatto che, ritornato a Mistrà, Pletone dedicherà i suoi ultimi anni a stendere il trattato Sulle Leggi. Trattato in gran parte distrutto, su istigazione dell’eterno arcinemico, Scholarios. Dai frammenti rimasti, tuttavia, è possibile ricostruire le linee generali del suo poderoso progetto di riforma politico-spirituale, nonché diversi spunti ‘operativi’.
(continua…)
La filosofia si contrae in poche parole e tratta poche cose.
Tratta i princìpi dell’essere e chi li abbia afferrati alla perfezione sarà capace di giudicare quanto possa venire a conoscenza dell’uomo
(G. G. Pletone)