da l'Unità del 3 novembre 2006
Vespa, l’anticipo del posticipo
di Marco Travaglio
L’altro giorno, con l’enfasi che si deve ai grandi eventi della Storia, alcuni quotidiani riportavano la smentita di Pierferdinando Casini a proposito di una frase che Bruno Vespa gli attribuiva nel suo prossimo libro, che non è ancora uscito, ma è già stato anticipato dalle agenzie. Va detto preliminarmente che l’Anticipazione Del Nuovo Libro Di Vespa è ormai un genere letterario autonomo, a se stante, che ogni anno, dal tardo autunno all’inverno inoltrato, intasa le redazioni di tv, giornali e agenzie. Per questo, almeno nelle redazioni, l’attesa per l’uscita del capolavoro è così febbrile: perché poi, almeno, finiscono le anticipazioni.
L’opera viene redatta in estate, quando l’insetto chiude bottega per ferie ma, non riuscendo a staccarsi dagli amati politici, si organizza dei Porta a Porta privati da trasfondere poi nel libro. Ora, non è colpa sua se i politici non hanno nulla da dire e oltretutto, quel poco che dicono, se lo rimangiano l’indomani. Dunque, in agosto, Casini dice a Vespa «in esclusiva» che Prodi potrebbe pure guidare un governo di larghe intese. Cosa che peraltro ha già dichiarato «in esclusiva» al Corriere. Vespa, «in esclusiva», la riporta nel libro. Ma intanto è arrivato l’autunno e Pierferdinando ha cambiato idea, o Bellachioma gliel’ha fatta cambiare, o s’è scordato quel che aveva detto sotto il solleone. Vespa lo anticipa «in esclusiva» alle agenzie, e l’ex Presidente della Camera fa una mezza smentita: quelle cose le ha dette, ma «in una fase politica diversa da quella attuale». Vespa gli ricorda che la frase «mi è stata confermata per iscritto il 17 ottobre». Casini, ricoverato per un attacco di labirintite, ribadisce che la frase l’ha detta, ma aveva la data di scadenza, come lo yogurt: agosto, non un mese di più. Oggi è avariata, fra un po’ farà i vermi.
Il bello è che la frase di partenza non ha alcun’importanza politica, non frega niente a nessuno, non produrrà alcuna conseguenza per la semplice ragione che Prodi si è sempre detto (a maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre) indisponibile a guidare governi con maggioranze diverse. È come se, in estate, Piercasinando avesse augurato a Vespa «buon ferragosto a te e famiglia», e l’altro giorno gli avesse rivolto un gentile «felice Ognissanti a te e alla signora», o magari un più sbarazzino «oggi è Halloween, dolcetto o scherzetto?». Un chissenefrega imperiale, che non si vede perché debba finire in un libro che, fra l’altro, esce per Natale.
Resta da capire perché tanti politici si sottopongano ogni anno alla tortura del libro di Vespa, con anticipazioni, equivoci, rettifiche, precisazioni incorporate. O, meglio, lo si capisce benissimo: perché poi le ospitate a Porta a Porta sono assicurate.
Infatti le gazzette ci informano che il presidente della Telecamera Fausto Tweed Berty, uno dei più assidui, «rivela a Vespa per il suo prossimo libro» che la Grande Coalizione senza Rifondazione non gli piace per niente. Uno scoop mondiale.
Ma c’è anche l’anticipazione dell’anticipazione: è quella che Vespa ha affidato al settimanale Grazia, che a sua volta l’ha affidato alle agenzie, che a loro volta l’hanno affidata ai giornali. Un’anticipazione al cubo, un po’ come l’anticipo del posticipo precampionato.
Si tratta dell’aspro interrogatorio a cui, non si sa perché, la signora Flavia Prodi s’è sottoposta dinanzi allo storico abruzzese su uno dei più inquietanti buchi neri della storia repubblicana: la donazione fatta nel 2003 ai due figli perché si comprassero un paio di bilocali. Col piglio del giornalista investigativo che lo contraddistingue quando non parla di Berlusconi e Andreotti, il segugio dell’Aquila ha scandagliato da par suo la torbida vicenda. Poi, si capisce, avrebbe voluto far altrettanto sui rapporti fra Andreotti e la mafia certificati dalla Cassazione e sulle leggi ad personam, condoni inclusi, che Bellachioma s’è confezionato su misura. Ma non c’è stato il tempo.
Qui manca lo spazio per dar conto degli altri innumerevoli scoop di Vespa: per esempio la «grande manifestazione del 21 ottobre a Vicenza» (quella dei 5 mila ombrelli in una piazza semideserta) e la commovente confessione del presidente del Senato, anticipata ieri dal Tempo: «Marini confessa: “Abbiamo diviso l’Italia”».
Pare infatti che Vespa abbia scoperto che l’Italia, dal referendum monarchia-repubblica del ’46, è spaccata in due. Roba forte. Domani, all’uscita dell’opera, converrà transennare le librerie.




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