Madonna Ciccone, invece di limitarsi ad amare nel silenzio pubblico e nella conversazione domestica questo bambino del Malawi che in un modo o nell’altro si è presa, o se volete ha adottato, riempie la scena planetaria di interviste alla Bbc in cui si diffonde in particolari polemici rissosi sulla famiglia d’origine del pupo, che ha nome David Banda, sui comportamenti del padre naturale, sulle malattie delle sorellastre e sulle circostanze della morte della madre, con una finezza conclusiva: avessi saputo che lo andavano a trovare tutte le settimane, e che non era solo, avrei cambiato idea sull’adozione.
Brad Pitt e Angelina Jolie fanno le cose per bene, in apparenza, e dobbiamo credere alla sincerità dei loro sentimenti, che li portano a costruire una famigliola allargata e mista, di figli che arrivano o arriveranno da tutte le parti; ma potrebbero forse evitare di saggiare le reazioni del pubblico che li segue con entusiasmo parlando di una famiglia multicolore, vendendo foto di volti e corpi infantili per beneficenza eccetera. Bisogna pensare che sappiano, sebbene alle star di Hollywood sia più difficile che agli altri proteggersi dalla pubblicizzazione della vita privata, quanto possa essere bello crescere una tribù di piccolini senza farne, sia pure con le buone intenzioni dell’arcobaleno, una specie di racial profiling basato sul colore della pelle esibito come una spilla appuntata sulla vanità di coppia.
Quanto al collega Paolo Crecchi, del Secolo XIX, apprendiamo che ha telefonato a Vikha, la bambina bielorussa ribattezzata in Italia Maria e nascosta dalla coppia affidataria, e le ha chiesto se sia vero che vuole restare lì o se preferisca tornare in Italia, con o senza suo fratello Sacha.
La bambina si è stupita che le telefonate di accertamento fossero insistenti (“E’ la terza volta che mi telefoni”), ha dato la risposta che i coniugi italiani avrebbero voluto, si è cioè detta vogliosa di tornare da loro, e il tutto è finito sul satellite Sky e su Radio 19, l’emittente per la quale l’intervista telefonica è stata confezionata, con molti dettagli anche avvocateschi.
Non ci piace farci i fatti altrui, ma c’è chi si fa i fatti propri mettendo del piombo fuso nella naturale leggerezza con la quale tutti vorremmo trattare questioni di educazione, di affetto e di tenerezza verso i bambini, mandando in onda la famiglia come oggetto mediatico.
Siamo sicuri che non sia meglio rileggersi l’ammonimento evangelico sulla macina al collo e il dovere di gettarsi in mare, dedicato a chi scandalizza i piccoli?
Ferrara su il Foglio
pienamente d’accordo
saluti




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