Il macellaio di Parlato: Romano stai attento

ROMA — «Ma guarda un po'... uno chiacchiera con Valentino e poi quello ci scrive un editoriale». Piero Stecchiotti, 65 anni, macellaio romano con bottega in via Panisperna 245 a un passo dal Colosseo, tessera Pci e poi Ds dal 1957, primo corteo nel 1953 contro la legge truffa, fornitore di carne del Quirinale da cinque presidenze, ridacchia soddisfatto. Il suo nome sull'editoriale del manifesto non c'è. Ma chi conosce Valentino Parlato sa che le sue bistecche vengono dalla bottega amata da Pertini, dai Ciampi (un biglietto incorniciato: «Grazie per il suo squisito abbacchio», Franca Ciampi, 23 gennaio 2005) e dai Napolitano, «miei clienti da cinquant'anni». E poi ci sarebbero gli Agnelli, incluso Gianni, Carla Fracci, Rossella Falk.

Veniamo all'editoriale, feroce stroncatura della Finanziaria: «Mai vista una così incerta, contraddittoria, priva di attrazione come quella che in queste settimane ci viene scodellata e ribollita giorno per giorno... Se si va a elezioni anticipate moltissimi sono gli elettori di sinistra che dichiarano che non andranno a votare». Non solo intellettuali, giura Parlato, ma anche il vecchio popolo comunista: «Il macellaio del mio quartiere, che è un compagno noto e di prestigio, me lo conferma».

Conferma, Stecchiotti? «Confermo. Qui tutti sanno che io sono di sinistra e anche la mia clientela lo è al 90 per cento, gli altri non ci vengono, e non mi importa». Quindi il mago del filetto del rione Monti si reputa un micro Censis della sinistra di base. Dove sarebbe l'errore della finanziaria? «L'ha scritto Valentino, ne abbiamo discusso. Dice bene D'Alema: non si può continuare a dire che non colpire i più ricchi significa essere riformisti e aiutare i più poveri è roba da vecchia sinistra». Un grido dal banco: «Giustissimo!» Parola del macellaio in seconda, Cesare Moretti («mi chiamano "er fracosta" perché da giovane tagliavo solo quel pezzo»). Altri errori, Piero? «Continue contraddizioni. La tassa di successione? Arriva, sparisce, torna, ogni giorno cambia quota. La tassa sui Suv? Va, viene, non si capisce. Così non si va da nessuna parte». Quindi lei, vecchio comunista, è d'accordo con Luca di Montezemolo: una tassa all'ora... «Certo. Ma, dico io: quando si sono riuniti in Umbria a San Martino in Campo perché non sono usciti con un programma bello pronto, di ferro? Se non si mettevano d'accordo era meglio chiuderli in conclave e farli uscire solo a papa eletto. Cioè ad accordo concluso. Ma il problema vero è tutta la tassazione».

In che senso? «Hanno colpito il cuore del ceto medio. Tutti i redditi fissi. I commercianti. E basta. Ma le migliaia di proprietari di barche da 150-200 mila euro o di aerei privati? E i grandi evasori, quelli veri? E le rendite? E lo sa cosa succede in certe condizioni?». Risponda lei, l'ispiratore di Valentino Parlato, alla domanda. «Succede che i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Non ci vuole Marx per capirlo». Colpa di Padoa-Schioppa? «E che devo dire? Quello è un tecnocrate. I numeri sono numeri, è vero. Ma gli esseri umani sono esseri umani. Forse Padoa-Schioppa ha molti master ma non si è mai sporcato le mani».

Sarebbe stato meglio un ministro Ds? «Forse». E chi? «Ecco, un Bersani si sarebbe mosso con più attenzione». Stecchiotti, confessi, chi è il peggior ministro di questo governo Prodi? «Ma su, l'abbiamo già detto, no?». Forse Padoa-Schioppa? «Ma su...» E il migliore? «Non c'è ombra di dubbio. Lui, Massimo D'Alema, ha riguadagnato un sacco di posizioni rispetto al passato, e non perché mi sono sempre sentito un dalemiano... Quando c'era lui a Palazzo Chigi non condividevo tante sue scelte, venne anche qui a chiacchierare».

Entra un cliente, chiede tre etti di cuore, i romani adorano le interiora, soprattutto quando sposano olio e aglio, due elementi fondanti dell'identità culinaria capitolina: e Stecchiotti sa come muoversi, la sua famiglia vive a Monti dal 1704. Un consiglio a Prodi? «Romano, sta' attento. Io, a votare, la prossima volta ci vado comunque: non sono tipo da disertare le urne. Ma tanti altri rischiate di perderveli per strada. Lo ha scritto benissimo Valentino oggi sul manifesto. Ma dopo aver parlato qui con me...»