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  1. #1
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    Predefinito Esercito a Napoli

    X me la cosa andrebbe fatta...la situazione è troppo ai limiti!!!!non si può andare avanti così!!!!ma la mia paura è che ci siamo ampie fette di popolazione che si trovano bene così altrimenti non avremmo le 400-500 persone che si rivoltano contro la polizia quando arresta un rapinatore...questo mi fa veramente paura!!!!

  2. #2
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    con gli ultimi 2 omicidi siamo a 7 morti in 4gg...

  3. #3
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    Predefinito Ritratti:il Caso Saviano, La Camorra si puo battere con l'Esercito?

    Vorrei inaugurare una Nuova rubrica su questo forum, traendo spunto da un fatto di cronaca.. descrivere un Personaggio noto ed abbinare ad esso un Sondaggio. Vediamo che esce fuori.





    GOMORRA
    Un libro che racconta il potere della camorra, la sua affermazione economica e finanziaria, e la sua potenza militare, la sua metamorfosi in comitato d'affari. Una scrittura in prima persona fatta dal luogo degli agguati, nei negozi e nelle fabbriche dei clan, raccogliendo testimonianze e leggende. La storia parte dalla guerra di Secondigliano, dall'ascesa del gruppo Di Lauro al conflitto interno che ha generato 80 morti in poco più di un mese. Una narrazione-reportage che svela i misteri del "Sistema" (così gli affiliati parlano della camorra, termine che nessuno più usa), di un'organizzazione poco conosciuta, creduta sconfitta e che nel silenzio è diventata potentissima superando Cosa Nostra per numero di affiliati e giro d'affari.

    Chi è Roberto Saviano


    "Roberto Saviano è nato nel 1979 a Napoli, dove vive e lavora.
    Fa parte del gruppo di ricercatori dell'osservatorio sulla camorra e l'illegalità e collabora con "Il Manifesto" e "Il corriere del Mezzogiorno". Suoi racconti e reportage sono apparsi su "Nuovi argomenti", "Lo straniero" e Nazioneindiana.com e si trovano inclusi in numerose antologie tra cui Best Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane (Minimum fax 2005) e Napoli comincia a Scampia (L'ancora del mediterraneo 2005). Gomorra è il suo primo libro."

    Nel 2006 per il romanzo Gomorra gli viene riconosciuto il Premio Giancarlo Siani, nello stesso anno consegue anche il premio Viareggio Repaci 2006.

  4. #4
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    Predefinito

    Lettere, telefonate mute e anche un isolamento ambientale che mette paura
    Ora lo scrittore che con il suo best seller ha sfidato i clan deve vivere blindato

    Minacce camorriste a Roberto Saviano
    finisce sotto scorta l'autore di Gomorra

    di DARIO DEL PORTO


    La copertina di Gomorra
    NAPOLI - Minacce allo scrittore che ha raccontato la camorra imprenditrice e le storie della faida di Scampia. Lettere minatorie, telefonate mute. E anche un isolamento ambientale che mette paura forse più delle intimidazioni. Adesso dovranno essere adottate nuove misure di protezione per Roberto Saviano, 28 anni, l'autore del libro-inchiesta "Gomorra", edito da Mondadori, da cinque mesi in testa alle classifiche e vincitore del premio Viareggio Repaci. Il prefetto di Caserta, Maria Elena Stasi, ha aperto un procedimento formale che passerà al vaglio del comitato provinciale per l'ordine pubblico.

    Lo rivela il settimanale "L'espresso", con il quale Saviano collabora, nel numero che sarà in edicola oggi. Esponenti di primo piano della camorra campana come Michele Zagaria e Antonio Iovine, il più celebre Francesco Schiavone soprannominato "Sandokan", "hanno mal tollerato - si legge nel lungo servizio - il successo di Gomorra, che ha imposto i loro traffici all'attenzione nazionale".

    Non solo. I clan si sono anche "infuriati per la sfida che Saviano ha portato nel loro feudo, nella Casal di Principe che negli anni '90 aveva il record di omicidi". Lo scrittore, ricorda "L'espresso", si è presentato sul palco della cittadina casertana il 23 settembre scorso, insieme al presidente della Camera Fausto Bertinotti, nell'ultima di quattro giornate di mobilitazione anticamorra aperta dal ministro della Giustizia Clemente Mastella.

    Saviano "ha chiamato i padrini per nome - scrive il settimanale - "Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla. Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra"". Ma se l'ira della camorra poteva essere messa nel conto delle reazioni che un libro coraggioso come "Gomorra" e i reportages realizzati dal giovane scrittore avrebbero suscitato, altra cosa è l'emarginazione seguita alle sue denunce. "Colpisce il disprezzo delle autorità locali - accusa "L'espresso" - testimoniato dalle bordate di Rosa Russo Iervolino. Il sindaco partenopeo, nel consegnare a Saviano il premio Siani, lo ha definito "simbolo di quella Napoli che lui denuncia", offendendo sia l'autore sia la memoria del giornalista ammazzato 21 anni fa".
    Ma c'è anche chi si sta mobilitando per non lasciarlo solo. Un appello improvvisato in sostegno di Roberto Saviano ha raccolto, evidenzia il settimanale, "firme di scrittori e lettori: tra i primi Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo. Poche righe che denunciano "un isolamento fatto da ciò che non ti fanno e che vogliono farti credere ti faranno. Ma intanto ti fermano, creano diffidenza intorno, screditano, insultano, allontanano tutti dalla tua vita perché mettendo paura ti creano attorno il deserto. A questo punto devono venire fuori altre voci".

    Intanto a Napoli la camorra continua a colpire e a fare soldi. Il Viminale lavora a un piano per la città. I firmatari dell'appello non vogliono fermarsi alle parole. Pensano a una grande manifestazione che dovrebbe svolgersi proprio in provincia di Caserta. Nella terra d'origine dello scrittore, e di quella camorra che vorrebbe mettere a tacere chi ne ha denunciato pubblicamente gli intrecci e gli inganni.

    (13 ottobre 2006)

  5. #5
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    Lettera firmata a sostegno di Roberto


    Caro Roberto,
    desideriamo esprimerti la nostra sincera solidarietà per gli spiacevoli episodi che ti sono capitati dopo la pubblicazione di Gomorra.
    Hai avuto un grande coraggio che purtroppo manca a tante, troppe persone; ma il tuo coraggio sta dando dei frutti che non sono solo negativi. Molti ti accusano di parlare male della tua terra natale, ma chi ha un po' di coscienza civile sa che tu hai fatto esattamente l'opposto: hai dato un po' di onore ad un territorio devastato da quel gran fenomeno sociale che è la Camorra.
    Chi vive a contatto con la Camorra si adatta all'inadattabile e spesso senza rendersene conto legittima indirettamente determinati comportamenti! Il tuo libro ha dato fastidio a quelle persone che sono potenti grazie al silenzio della ragione.
    Spesso si dà la colpa alla criminalità organizzata, alla camorra, al boss di quartiere e a volte di strada, ma è ora di farsi un esame di coscienza perché il grado di civiltà di un territorio si vede innanzitutto dalle piccole cose.
    Hai risvegliato le coscienze di tante persone, ci hai fatto capire che l'equazione Camorra=Boss è errata, perché quando si parla di Camorra ci si deve riferire a tutti coloro che legittimano questo Sistema e fanno sì che si radichi ben bene nel tessuto sociale del territorio.
    A questo punto ci domandiamo a cosa servano tutti questi convegni in pompa magna, a cosa serve aumentare il numero delle forze di polizia, a cosa serve discutere ancora di ciò se non cambia la mentalità della stragrande maggioranza delle persone che vivono qui?
    Ci ha colpito in modo particolare la lettera di un bambino che hai pubblicato e che vogliamo riproporre: "Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato".
    La camorra ti ha indicato come il colpevole, perché stai commettendo uno degli "errori" più gravi che si possano compiere nell'agro aversano. Attraverso Gomorra ti sei permesso di spiegare tutti i suoi meccanismi, di spiegare il suo radicamento nella nostra società, di fare nomi e cognomi. Il vile attacco intimidatorio che la camorra ha perpetrato nei tuoi confronti, all'indomani del tuo intervento nella piazza principale di Casal di Principe, preoccupa tutti, in modo particolare i giovani.
    Hai utilizzato nel migliore dei modi il diritto d'espressione e d'informazione sancito dall'articolo 21 della nostra Costituzione, un diritto che nessuno può negarci.
    Puoi stare certo che non ti abbandoniamo e che ti siamo accanto.

  6. #6
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    bel libro, quello di Saviano, fornisce una chiave di lettura della camorra molto interessante, legando a doppio filo il suo successo alle dinamiche proprie del capitalismo e del liberismo. Ero già convinto dell'assoluta inutilità dell'esercito nella risoluzione dei problemi di Napoli (anche se bisogna vedere se l'emergenza criminalità è legata solamente al problema camorra), dopo aver letto l'opera in questione ne sono ancora più convinto.

  7. #7
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    «Bassolino e gli altri. Le grida contro chi viene dal Nord»
    di Gian Antonio Stella

    News del 31-10-2006

    C’è ’o sole, ’o mare, ’o babà, ’a sfogliatella, ’a granatina, ’o presepe e se volete possiamo andare avanti a scrivere di quanto è bella e colta e gentile Napoli e quanto è migliorata con Antonio Bassolino rispetto ai tempi di Pomicino e con Pomicino rispetto ai tempi di Lauro e con Lauro rispetto ai tempi di Liborio Romano e giù giù ai tempi di Franceschiello: maa servirebbe?.

    Ieri sera è arrivato il 72˚morto ammazzato del 2006 e i dati sono questi: con un ventesimo della popolazione italiana, il capoluogo campano e la sua provincia ospitano un nono di tutti gli omicidi.

    Certo, sarebbe ingeneroso non riconoscere al Governatore diessino e a Rosa Russo Iervolino qualche buona ragione, quando si lagnano di chi della loro città non vede le cose positive fatte negli anni

    Chi conosce un po’ Napoli sa che non esiste in Europa una città più complicata da amministrare.
    E sa che non c’è niente di più facile che intingere il pennino negli aspetti più insopportabili. La camorra, il racket, gli scippi, la truffa alle assicurazioni, il mercato nero di griffe false...

    Provateci voi, dicono. Provateci voi a governare una città dove lo Stato ne ha sbagliate troppe e già Montesquieu scriveva che «non c’è palazzo di giustizia in cui il chiasso dei litiganti e loro accoliti superi quello dei tribunali di Napoli» giacché «lì si vede la Lite calzata e vestita».

    A risolvere il dramma della spazzatura che si trascina da quando i commissari dell’inchiesta parlamentare di Stefano Jacini inorridivano per la «nauseabonda sozzura che si riscontra nei contadini del Napoletano».

    A trascinare fuori la città e il suo hinterland sgarruppato dall’incubo di una disoccupazione atavica, dove già nel 1863 i carabinieri che volevano smascherare dei pompieri abusivi (tutti i pompieri, volevano fare) furono presi a fucilate. Tutto vero. Tutto giusto.

    La realtà, però, è sotto gli occhi di tutti. Sono sicuri, Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino, di fare davvero un buon servizio a Napoli e ai napoletani, levandosi ogni volta a difendere il decoro della loro città contro chi «non capisce »?

    Perché, diciamolo, sempre così finisce: Giorgio Bocca scrive «Napoli siamo noi» dove denuncia la delusione per la drammatica sfioritura della «primavera napoletana »? Non capisce.
    Roberto Saviano scrive quel formidabile atto di accusa che è il libro «Gomorra»? Non capisce. L’Espresso fa una copertina titolandola «Napoli addio»? Non capisce.


    Michele Santoro dedica una puntata di «Anno Zero» al cancro che pare divorare questa città amatissima che è nel cuore di tutti? Non capisce.
    Anni fa, dopo l’ennesima denuncia, lo scrittore Domenico Rea si sfogò: «Ho scritto venti libri su Napoli, migliaia di articoli, sono napoletano da cinquemila anni: resto sempre molto sorpreso quando arriva un giornalista dal Nord che in pochi giorni, o in pochi mesi, pretende di scoprire quel che io non ho visto in 72 anni».

    Ma è davvero così? C’è «un’altra Napoli» che viene quotidianamente sfigurata e stravolta e stuprata solo dal pressappochismo, magari un po’ razzista, dei polentoni? A leggere il Corriere del Mezzogiorno, il suo «Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità», i commenti dei suoi editorialisti, nella stragrande maggioranza meridionali, non è così.

    I primi a porre il problema della mancanza d’ossigeno civico, oggi, a Napoli, sono i napoletani.
    Capitale di una regione che ha un decimo della popolazione italiana ma produce solo un quindicesimo della ricchezza nazionale, che ha gli stessi abitanti ma esporta meno di un settimo del Nordest, che ha un ottavo di tutte le pensioni d’invalidità, che piazza quattro centri (Casalnuovo, Lettere, Crispano e Melito) agli ultimi quattro posti per reddito pro capite dei comuni italiani, che ha visto negli ultimi anni sciogliere per rapporti con la criminalità ben 71 Comuni (più che tutto il resto d’Italia messo insieme) Napoli appare sempre di più, perfino al di là dei meriti e degli errori di chi l’amministra, come la grande emergenza nazionale.
    Il 33% dei ragazzi intervistati attraverso il «Questionario» dell’Associazione Studenti Napoletani contro la camorra ha dichiarato di aver subito almeno una aggressione.
    I Comuni sciolti per camorra in provincia sono 39, sette dei quali sciolti due volte.
    Carabinieri, polizia e finanza nel solo 2005 hanno sequestrato 90 chili di eroina, 294 chili di cocaina, 2.104 chili di marijuana... Per non dire del racket che strangola le attività economiche.

    Il dossier «SoS impresa» della Confesercenti di Napoli denuncia «un "prelievo" che costa complessivamente alle imprese 77 miliardi di euro di cui quasi 30 miliardi escono dalle tasche dei commercianti per finire in quelle dei mafiosi».
    Le «assicurazioni» offerte dal racket in cambio di protezione sono «aumentate in media del 30% ed in alcuni casi, con l’introduzione dell’euro, addirittura raddoppiate. Un salasso che negli ultimi cinque anni ha provocato la chiusura di 357 mila imprese».

    Un negozio del centro paga alla camorra da cinquecento a mille euro al mese, un supermarket tremila, un cantiere edile dal 5 al 7% del lavoro. Ottantamila negozianti hanno «posizioni debitorie, di cui almeno 8.000 con associazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all’usura».

    Antonio Bassolino
    , disperatamente deciso a difendere non solo l’immagine della città ma anche quella del suo lavoro in questi anni, dice che sì, certo, i napoletani «sono seduti su un vulcano», ma l’esercito no, l’esercito non lo vuole.

    E con lui, salvo dissensi, sembrano schierate anche le altre autorità locali. Può darsi abbiano ragione.
    Ma certo l’emergenza c’è. È sotto gli occhi di tutti.
    E non serve a niente esorcizzarla con qualche grido di dolore contro chi «non capisce ».


    (° fonte Corriere della Sera 31 ottobre 2006)

    Gian Antonio Stella

  8. #8
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    posso dire la mia in questo thread,danny?

    No,la camorra non si sconfigge con l'esercito,se volete ne possiamo discutere

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da blob21 Visualizza Messaggio
    posso dire la mia in questo thread,danny?

    No,la camorra non si sconfigge con l'esercito,se volete ne possiamo discutere
    Io non vivo in realtà come Napoli quindi non posso assolutamente essere una fonte attendibile ma....

    ... ma io penso che mandare l'esercito senza nessuna "decisione politica" è inutile. Io penso che per sconfiggere la Camorra e le altre Mafie si debba creare una Unità Speciale.

    Da quel che mi dicono, molti carabinieri e poliziotti, nonche guardie carcerarie sono intimiditi dai boss, che conoscono le loro abitazioni, le loro famiglie e quindi .. molte volte sono costretti a chiudere un occhio se non tutti e due.

    Servono quindi "forze speciali", persone non riconoscibili, servono carceri di massima sicurezza in cui i diritti civili per i boss siano ridotti al minimo. Serve una "pulizia" ed una bonifica ... servono leggi speciali per le mafie per evitare che chi è arrestato oggi finisca fuori domani.

    D'altro canto lo Stato non deve garantire solo la sicurezza ma deve anche poter dare "lavoro" .. sino a che la Mafia è sinonimo di Sicurezza e opportunità di lavoro.. non potra mai essere sconfitta.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da danny78 Visualizza Messaggio
    Io non vivo in realtà come Napoli quindi non posso assolutamente essere una fonte attendibile ma....

    ... ma io penso che mandare l'esercito senza nessuna "decisione politica" è inutile. Io penso che per sconfiggere la Camorra e le altre Mafie si debba creare una Unità Speciale.

    Da quel che mi dicono, molti carabinieri e poliziotti, nonche guardie carcerarie sono intimiditi dai boss, che conoscono le loro abitazioni, le loro famiglie e quindi .. molte volte sono costretti a chiudere un occhio se non tutti e due.

    Servono quindi "forze speciali", persone non riconoscibili, servono carceri di massima sicurezza in cui i diritti civili per i boss siano ridotti al minimo. Serve una "pulizia" ed una bonifica ... servono leggi speciali per le mafie per evitare che chi è arrestato oggi finisca fuori domani.

    D'altro canto lo Stato non deve garantire solo la sicurezza ma deve anche poter dare "lavoro" .. sino a che la Mafia è sinonimo di Sicurezza e opportunità di lavoro.. non potra mai essere sconfitta.
    Sono in parte d'accordo con te.

    Per me esistono due ordini di soluzioni,che devono necessariamente andare di pari passo e che sono ipotizzabili.Una che affronti il problema alla radice,e una che inevitabilmente agisca nell'immediato per arginare quantomeno il problema,dacchè la situazione di lungo termine richiede anni perchè si possa intravedere qualche risultato positivo .
    La soluzione strutturale,che affronta il problema alla radice,per me deve partire da una constatazione oggettiva di fondo,e non può essere repressiva,solo in minima parte,ma preventiva,perchè la questione è socio-culturale.
    Mi spiego : il problema di Napoli non è il sedicenne di buona famiglia che a Pozzuoli ammazza il coetaneo per motivi di gelosia.
    Non è questo episodio,per quanto grave che distingue Napoli dalle altre grandi città.Non è da questo episodio che si può capire Napoli,checchè ne dica D'Avanzo col suo editoriale su Repubblica di oggi.

    Il problema di Napoli invece è la camorra,60 omicidi su 75 sono del 2006 sono di camorra.
    Ma la camorra e la microcriminalità da cosa sono originate?
    Dal degrado culturale dei ghetti di Napoli.
    Invito tutti a considerare non il luogo dove si verifica l'episodio criminoso,ma il quartiere di provenienza del reo,per rendersi conto che nel 90 % dei casi il rapinatore,scippatore è un tossico che proviene da quartieri degradatissimi,e situazioni familiari angoscianti.
    Ciò che distingue Napoli dalla altre metropoli è la dimensione anche numerica e quantitativa del suo sottoproletariato urbano,dei suoi quartieri ghetto.
    A Napoli sono tanti e densamente popolati.
    Ma come vi aspettate che venga fuori un ragazzo che ha sempre vissuto a Scampia,dove comanda la camorra,che perquisisce gli estranei,un quartieri privo di Stato,servizi ,attività culturali,un ragazzo cresciuto in una famiglia numerosa senza reddito,o comunque di pusher e camorristi .Quali valori gli può trasmettere?
    Ma di cosa ci stupiamo?
    Ma chi cazzo gli deve dire a quel ragazzo che deve fare un lavoro onesto invece di essere assoldato dalla camorra e guadagnare il triplo?Il valore della legalità e dell'onesta?E chi cazzo glielo ha insegnato?
    Come fa d'Avanzo a dire che il problema di Napoli è il sedicenne di buona famiglia?
    Il problema di Napoli è che esistono dei quartieri mostruosi e disumani,che sono causa diretta .
    Allora l'unica soluzione a lungo termine è l'intervento massiccio,continuo,onnipresente ,ossessivo,24 ore su 24 dello Stato a tutti i livelli in quei quartieri.Eserciti di insegnanti ed educatori sociali servono.
    Eserciti.Finora cosa ha fatto lo Stato?Ha costruito un piazza telematica a Scampia dove non ci va nessuno e un parco dove ci fanno i tossici?Non sapete quanto miu fa incazzare questa cosa..
    Lo Stato deve essere presente nel quotidiano.

    Soluzioni nell'immediato : soluzioni nell'immediato non ce ne sono.Non certo l'esercito .Camorristi e spacciatori devono essere arrestati,ma sono arrestati da anni,e non si è risolto nulla.Piuttosto occorrono leggi speciali.

    Sì,così come sono contrario all'esercito sono favorevole ad una legge speciale per Napoli.
    Perchè di fronte ad una situazione straordinaria non si può agire con mezzi ordinari,ogni legge deve tener conto della situazione concreta,Napoli non è Bolzano.

    Per legge speciale non intendo legge marziale e Stato militare.

    Ma deroghe efficaci alle leggi nazionali.
    Sburocratizzazione del sistema,perchè è la lentezza che vanifica tutto.


    Qualche esempio ,ma non sta a me fare proposte.Sequestro immediato e sine die del motorino di chi lo ha usato per fare scippi e rapine.
    Divieto di guidare mezzi a due ruote per 10 anni per lo scippatore e rapinatore che ha utilizzato il mezzo per il reato.

    Sfratto immediato delle case abusive dove vivono i camorristi.Non parliamo di case occupate da poveracci,ma da case abusive dove i camorristi possono vivere nell'illegalità e fare i loro porci comodi clandestinamente.
    Sfrattarli,sfidarli,tenerli sotto controllo.

    Obbligo scolastico pomeridiano per tutti i ragazzi fino 16 anni ,magari in quartieri individuati.

    Sottrazione immediate di minori da famiglie inaffidabili a prescindere dalle normali procedure di legge.

    Divieto di vendita di coltelli e coltellini ai minori.

    Abolizione dell'inutile e dannosa misura degli arresti domiciliari.
    Per chi non vuole andare in carcere lavoro obbligatorio,anche fuori da Napoli.

    deroghe ai limiti sulle intercettazioni ambientali e telefoniche per i reati di camorra.

    garantire sicurezza e videosorveglianza a ogni commerciante che denuncia.La videosorveglianza costa,si possono usare i soldi di Lady Mastella e delle sue missioni a New York.

    E tante cose simili

 

 
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