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  1. #1
    legio_taurinensis
    Ospite

    Thumbs up Il fronte antimondialista si espande

    Nicaragua, il nuovo Ortega torna presidente Il cardinale Obando y Bravo: «Giornata di riconciliazione». La Rice: «Non è andata bene» STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO

    Daniel Ortega, è tornato alla presidenza del Nicaragua (Ansa)
    MANAGUA (Nicaragua) — Daniel Ortega ce l'ha fatta. Ha riconquistato la presidenza del Nicaragua a 16 anni dalle elezioni che segnarono la fine della rivoluzione sandinista, nel 1990, e dopo altri due tentativi falliti. L'ex guerrigliero torna al potere con una maggioranza risicata, in un Paese ancora profondamente diviso sul giudizio storico del suo ruolo e tra l'ostilità degli Stati Uniti, intervenuti apertamente nella campagna elettorale. A 24 ore dalla chiusura delle urne, i risultati non sono ancora ufficiali, ma restano pochi dubbi.
    L'alleanza tra il Frente sandinista e una parte della destra avrebbe raccolto attorno al 40 per cento dei voti. Ortega verrà proclamato vincitore sia in caso di superamento di questa soglia, sia se il vantaggio sul principale avversario resterà superiore ai cinque punti. Al secondo posto, il liberale Eduardo Montealegre con il 32 per cento dei suffragi non pare in grado di insidiare Ortega. L'altro candidato della destra, Josè Rizo, si è fermato sotto il 10 per cento.
    Come nelle previsioni, Ortega non conquista i favori della maggioranza dei nicaraguensi, ma le divisioni nello schieramento avversario gli schiudono le porte del palazzo presidenziale. Managua si è svegliata ieri nella calma più assoluta. È una città assai diversa da quella devastata dai terremoti e dalla guerra civile nella quale si archiviò l'avventura sandinista. Gli enormi spazi verdi, le costruzioni basse nascoste dalla vegetazione rendono poco visibili le concentrazioni di folla. Alle raffiche di mitra degli anni bui si sono sostituiti i mortaretti sparati nella notte dai seguaci di Ortega, scesi in strada a piccoli gruppi non appena sono arrivati i primi dati. Lo scrutinio ufficiale è assai lento, ma il sigillo sulla vittoria sandinista è giunto in tempi ragionevoli grazie al conteggio rapido effettuato da un'organizzazione indipendente.
    Accorsi in gran numero, gli osservatori internazionali si sono limitati nella serata di domenica a sancire la regolarità delle operazioni di voto. Soddisfatto anche l'europarlamentare Claudio Fava, che guida la delegazione della Ue.

    Per tutta la giornata di ieri, gli avversari di Ortega hanno invitato ad aspettare i risultati finali, senza riconoscere la sconfitta. I seguaci di Montealegre, in particolare, sperano fino all'ultimo in una riduzione del margine, che aprirebbe la strada ad un ballottaggio. Anche l'ex guerrigliero, confermando la linea di moderazione seguita durante la campagna, ha evitato di proclamarsi trionfatore. Cautela anche da Washington, dove un portavoce del dipartimento di Stato ha affermato che non ci saranno commenti prima della proclamazione ufficiale. Ma Condoleezza Rice ha fatto indirettamente riferimento ad un voto «che non sta andando come avremmo voluto», senza citare il Nicaragua. «È stata una bellissima giornata sulla strada della pace e della riconciliazione nazionale», ha detto il cardinale Miguel Obando y Bravo, raggiunto telefonicamente dal Corriere.
    L'ex avversario storico di Ortega, oggi riavvicinatosi ai sandinisti, si è augurato che il vincitore possa «lavorare per il perdono e per i tanti nicaraguensi che hanno bisogno di tutto». Agli interventi degli Stati Uniti, l'ex arcivescovo di Managua ha affermato di preferire «la partecipazione e la presenza degli osservatori giunti da tutto il mondo».

    Suca condoleeza...

  2. #2
    legio_taurinensis
    Ospite

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    su

    non si celebra un'altra conquista anti-ammerekana?

  3. #3
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    Giusto, ma non è solo questo, Emiliano.
    E' ad esempio l'Afghanistan che corre veloce verso un nuovo Vietnam, dal momento che i talebani si stanno riprendendo il paese cominciando dal sud.
    Il sentimento antiamericano cresce.
    La nuova guerra, come dicevamo inascoltati in altri tempi fuori da ogni sospetto, è già abbondantemente iniziata.
    C'è il pericolo che le estreme, sia a sinistra che (impropriamente) a destra si emarginino da sole per non abbandonare il passato per guardare insieme al futuro, e meglio trasversalmente che insieme, tra l'altro.
    Proprio coloro che in tempi assolutamente non sospetti avevano, pur l'un contro l'altro armati, iniziato una decisa lotta antiamericana, rischiano ora che il sentimento si diffonde, di essere marginalizzati.
    Ma anche su questo avevamo avvertito per tempo. Se l'antifascismo e l'anticomunismo non vanno in soffitta per abbracciare finalmente un nuovo scenario di lotta, il merito a giochi finiti sarà dei soliti.

  4. #4
    RibelleSano
    Ospite

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    Mi piace vedere gli americani e quella troia della rice rosicare

  5. #5
    legio_taurinensis
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da angelo.nero Visualizza Messaggio
    Giusto, ma non è solo questo, Emiliano.
    E' ad esempio l'Afghanistan che corre veloce verso un nuovo Vietnam, dal momento che i talebani si stanno riprendendo il paese cominciando dal sud.
    Il sentimento antiamericano cresce.
    La nuova guerra, come dicevamo inascoltati in altri tempi fuori da ogni sospetto, è già abbondantemente iniziata.
    C'è il pericolo che le estreme, sia a sinistra che (impropriamente) a destra si emarginino da sole per non abbandonare il passato per guardare insieme al futuro, e meglio trasversalmente che insieme, tra l'altro.
    Proprio coloro che in tempi assolutamente non sospetti avevano, pur l'un contro l'altro armati, iniziato una decisa lotta antiamericana, rischiano ora che il sentimento si diffonde, di essere marginalizzati.
    Ma anche su questo avevamo avvertito per tempo. Se l'antifascismo e l'anticomunismo non vanno in soffitta per abbracciare finalmente un nuovo scenario di lotta, il merito a giochi finiti sarà dei soliti.
    Non posso che quotare assolutamente tutto ciò che dici. Purtroppo è proprio il non voler abbandonare un certo armamentario, un certo retaggio "vecchio", che non ci permette di guardare con serietà alle sfide che ci si propinano davanti.
    L'esempio del Nicaragua insegna che mollare la speranza è sbagliato, è che più questa rete crescerà e più la (pre)potenza ne rimarrà impigliata, perchè poi diventa un processo inarrestabile. Ora dovrebbe toccare all'Europa; speriamo.

 

 

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