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    Predefinito Clamorosa abiura dell'atesimo

    La clamorosa abiura dell'ateismo da parte di uno dei suoi esponenti più famosi, il filosofo Anthony Flew, raccontata e descrita sulle pagine del Dom da Philip Larrey, ha suscitato scalpore all'interno della comunità scientifica perché a fargli cambiare idea non è stata un'improvvisa illuminazione religiosa o una nuova argomentazione filosofica, ma le sempre più convincenti prove empiriche che sembrano dimostrare, per l'estrema complessità dell'universo e dei modi in cui si è formata la vita, il coinvolgimento di un'intelligenza superiore. Flew ha cioè fatto proprio il "creazionismo scientifico" che il movimento dell'"Intelligent Design" ("disegno intelligente") ha iniziato a far circolare con successo sulla scena pubblica statunitense a partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso. La tesi centrale del "disegno intelligente" è che il caso e la selezione naturale, le forze che per i darwinisti spingono l'evoluzione, non sono sufficienti a spiegare le caratteristiche degli esseri viventi, la cui complessità si comprende meglio postulando una causa intelligente piuttosto che un processo senza direzione. Questa rivolta contro le dominanti teorie evoluzioniste, nata all'interno del mondo scientifico, ha la sua data di origine nel 1985, anno di pubblicazione del libro Evolution: a Theory in Crisis di Michael Denton. Secondo questo chimico e medico australiano, la teoria evoluzionista aveva accumulato troppi problemi irrisolti che non si potevano più ignorare. Denton elencava in maniera dettagliata più di venti organi esistenti in natura, a partire dal polmone degli uccelli, che non avrebbero mai potuto formarsi a poco a poco, per numerose, successive e piccole modificazioni, perché nella forma intermedia non avrebbero funzionato. La conclusione del libro era perentoria: la teoria darwiniana della macroevoluzione, che dovrebbe spiegare il passaggio da una specie all'altra, «dal 1859 a oggi non è stata confermata da una sola scoperta empirica ». In queste condizioni, avvertiva Denton, il paradigma scientifico del darwinismo era destinato a entrare presto in crisi. Uomini e topi, e scienziati Denton si considerava peraltro agnostico e non proponeva una teoria alternativa al darwinismo. Il suo libro si rivelò tuttavia decisivo nella nascita dell'"Intelligent Design" perché aveva un'impostazione scientifica molto più rigorosa del tradizionale creazionismo biblico. Anche l'attuale leader del movimento del "disegno intelligente", il docente di Diritto dell'università californiana di Berkeley Philip Johnson, ha affermato di essersi «risvegliato dal sonno dogmatico» proprio grazie alla lettura di questo libro. La storia della conversione di Johnson è singolare: nel 1987, osservando la vetrina di una libreria scientifica di Londra, nota due libri affiancati, The Blind Watchmaker di Richard Dawkins – il più famoso sostenitore del darwinismo – ed Evolution: A Theory in Crisis di Denton. Li acquista entrambi e li legge senza interruzione la sera stessa. Alla fine le argomentazioni di Dawkins l'avevano lasciato perplesso, ma la critica di Denton gli era apparsa irresistibile. Non essendo uno scienziato, Johnson decide che da quel momento avrebbe studiato quanto più poteva l'argomento. Negli anni successivi, terminato il periodo di preparazione, organizza dunque una serie di convegni in ambito universitario e s'impegna personalmente in decine di dibattiti pubblici con i maggiori campioni dell'evoluzionismo (come Stephen Jay Gould), mettendo le proprie notevoli capacità logiche e dialettiche, allenate in decenni di pratica giudiziaria, al servizio della critica al darwinismo. Nel 1991 pubblica un libro che diventa una pietra miliare del movimento, Darwin On Trial, nel quale accusa i darwinisti di fondare le proprie teorie non su prove scientifiche, che anzi le smentirebbero, ma su una filosofia metafisica a priori, il materialismo. Il darwinismo, secondo Johnson, svolge infatti il ruolo di mito fondante della cultura moderna; funziona cioè come un dogma religioso che tutti debbono accettare come vero, piuttosto che come una ipotesi scientifica da sottomettere a test rigorosi. L'attività di Johnson apre così la strada alle intuizioni di alcuni scienziati creativi che nella seconda metà degli anni Novanta sviluppano esplicitamente, in maniera costruttiva e positiva, una teoria a favore del "disegno intelligente". Nel 1996 in un articolo pubblicato dal biochimico Michael Behe su The New York Times, intitolato (in traduzione) "Darwin al microscopio", compare per la prima volta – tutto verrà poi sviluppato e approfondito nel libro Darwin's Black Box. The Biochemical Challenge to Evolution – l'"eresia" secondo cui esisterebbe una teoria chiamata "disegno intelligente" in grado di spiegare meglio del darwinismo la formazione di tanti meccanismi molecolari "irriducibilmente complessi", quali per esempio le funzioni della cellula o la coagulazione del sangue. Il concetto di "complessità irriducibile" viene elaborato da Behe per descrivere quei meccanismi il cui funzionamento dipende dall'interazione di molte parti. Questi sistemi non possono formarsi per lenta evoluzione, ma debbono necessariamente essere progettati e assemblati tutti in una volta, come solo l'intelligenza sa fare. Per spiegare il concetto in termini comprensibili, Behe fa l'esempio della trappola per topi, che è composta da cinque parti e che non potrebbe funzionare se anche solo una di queste venisse rimossa. La stessa cellula è infinitamente più complessa di quanto si poteva ipotizzare ai tempi di Charles Darwin. La credibilità di Behe come scienziato dà al suo libro un grande successo (45mila copie vendute in un anno e centinaia di recensioni) e fa di lui il personaggio più in vista del movimento. I darwinisti lo accusano però di aver mischiato le proprie convinzioni cattoliche con la scienza. Ma per quale motivo, si chiede Behe, bisogna limitare l'oggetto della scienza alle sole spiegazioni materialiste, anche quando la ricerca conduce a spiegazioni diverse? Se le prove empiriche rendono plausibile l'esistenza di un "progetto intelligente" nella natura, perché un ricercatore non dovrebbe accettarle? Esaminando un sistema, spiega Behe, lo scienziato può inferire l'esistenza di un "disegno intelligente", ma non può stabilire chi sia il progettista. È possibile immaginarlo come un essere supremo, ma non spetta agli scienziati descriverlo. La scienza a questo punto deve fermarsi, lasciando il posto alla teologia. Il filtro di William Dembsky Un importante contributo alla questione del rapporto tra religione, scienza e "disegno intelligente" viene dunque sviluppato dal matematico William Dembsky nel libro Mere Creation del 1997, che raccoglie gl'interventi del convegno svoltosi nel novembre 1996 alla Biola University di Los Angeles, vero punto di svolta per l'intero movimento. Dembsky osserva che in altri campi l'individuazione degl'indizi di un intervento intelligente è un'attività comunissima: si pensi all'archeologia, quando occorre stabilire se un oggetto ritrovato sia o meno un manufatto; al programma SETI per intercettare eventuali segni d'intelligenza extraterrestre provenienti dal cosmo; alle investigazioni legali per stabilire se un determinato evento sia stato causato da un fatto naturale o da un'azione dolosa e intenzionale; ai brevetti, dove occorre stabilire se si è verificata un'imitazione deliberata o dovuta al caso; all'analisi della falsificazione dei dati; alla crittografia e alla decifrazione dei codici segreti. Nell'esperienza comune, infatti, la presenza d'informazioni viene sempre associata all'intelligenza, che si tratti di un algoritmo informatico, di un geroglifico, di un utensile o di un disegno tracciato sulle pareti di una caverna. Per Dembsky non c'è ragione per non applicare queste stesse tecniche anche alle scienze naturali, onde spiegare per esempio l'enorme quantità d'informazioni presente nel DNA come il prodotto di un "disegno intelligente". Dembsky propone infatti un "filtro" capace d'identificare statisticamente in via generale se un determinato risultato è prodotto dall'intelligenza oppure dal caso. A un primo livello si verifica se l'evento è altamente probabile, e in questo caso lo si può attribuire a cause naturali escludendo fin da subito che sia stato progettato. A un secondo livello, il filtro stabilisce se l'evento è solo mediamente improbabile (per esempio, una scala reale nel poker): anche in questa ipotesi il caso è una spiegazione sufficiente. Al terzo livello del filtro rimangono solo i risultati altamente improbabili, ma anche in questi casi non li si può classificare subito come progettati. Debbono infatti anche essere "specifici", ovvero debbono conformarsi a un determinato schema identificabile. Così, per esempio, se per cinque volte consecutive durante una partita di poker capita una scala reale alla stessa persona, è più razionale attribuire questi esiti non alla fortuna, ma alla deliberata azione di un baro. Vi sono però moltissimi sistemi del mondo naturale che gli evoluzionisti attribuiscono al caso, come l'origine e l'evoluzione della vita, che sono in verità così altamente improbabili da passare questo severo test statistico e rientrare necessariamente tra quelli progettati da un'intelligenza. Ogni persona sana di mente, osserva Dembsky, guardando i volti dei presidenti degli Stati Uniti scolpiti sul famoso monte Rushmore, li attribuirebbe a una causa intelligente e non all'erosione naturale. Ma allora, se è logico vedere l'intelligenza all'opera in una scultura, come non vederla in un corpo umano infinitamente più complesso? Le icone di Jonathan Wells Un altro duro colpo all'ortodossia evoluzionista è poi arrivato dallo scienziato "iconoclasta" Jonathan Wells, il quale, per mettere in luce l'approccio dogmatico e fideistico con cui il darwinismo viene insegnato nelle scuole, ha denunciato, nel libro The Icons of Evolution (uscito nel 2000), le inaccuratezze scientifiche, se non le vere e proprie frodi, che riempiono i più diffusi manuali di biologia. Le "icone" dell'evoluzione sarebbero quelle quattro immagini ormai classiche che da decenni continuano a essere riproposte nei testi degli studenti per illustrare le "conquiste scientifiche" del darwinismo: l'esperimento di Stanley Miller sull'origine della vita, l'albero della vita darwiniano, gli embrioni di Ernst Haeckel e l'archaeopterix, cioè il presunto anello di congiunzione tra i rettili e gli uccelli. Malgrado la scienza abbia da tempo negato ogni loro validità, queste proverbiali quattro immagini continuano a essere proposte come se nulla fosse. Non è vero infatti che nel 1953 Miller riuscì a ricreare la vita in laboratorio da una mistura chimica simile al brodo primordiale: riuscì solo a far scaturire un aminoacido, ma per arrivare da questo a una cellula vivente il salto è lunghissimo. Anche l'immagine dell'albero darwiniano della vita, con i rami che si dipartono da un capostipite comune, non ha nessuna corrispondenza con le scoperte della paleontologia, dato che non sono mai stati ritrovati gli "anelli intermedi" tra una specie e l'altra. Dai ritrovamenti fossili, al contrario, sembra che le specie viventi siano apparse più o meno simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa. E l'archaeopterix, come si è scoperto, non era affatto mezzo rettile e mezzo uccello: non era nemmeno il progenitore degli attuali uccelli, era solo il membro di un gruppo di uccelli totalmente estinto. La presenza nei libri di testo dei disegni degli embrioni di Haeckel (uno dei padri fondatori dell'eugenetica, morto nel 1919) è però ancora più grave, trattandosi di una frode conclamata. L'obiettivo di Haeckel, mostrando la rassomiglianza tra diverse specie nelle prime fasi di vita, era quello di dimostrare l'origine comune di tutti i viventi, come se lo sviluppo dell'embrione riproducesse il meccanismo generale dell'evoluzione da uno stadio indifferenziato verso stadi differenziati. Peccato però che Haeckel avesse alterato di proposito i disegni degli embrioni e che avesse scelto degli esempi di comodo, oltretutto non riguardanti i primi stadi di vita. Oggi i biologi sanno bene come gli embrioni delle varie specie all'inizio non si somiglino affatto tra loro. Per Wells una frode di questo genere, per altro ben risaputa, rappresenta l'equivalente accademico di un omicidio ed è altamente rappresentativa dei metodi sleali che l'establishment evoluzionista è disposto ad adottare per difendere le proprie teorie. Oggi, insomma, i fautori del "disegno intelligente" si sentono dei rivoluzionari intenzionati a trasformare il modo in cui l'origine della vita viene insegnata nelle scuole, nelle università e nei programmi televisivi, e affermano di voler combattere in nome della libertà di pensiero: non cioè per cancellare l'evoluzionismo dai programmi scolastici, ma per farlo studiare di più, approfondendone anche i punti deboli e le teorie alternative. Per l'ortodossia darwinista sono avversari molto più pericolosi dei creazionisti biblici, perché grazie alle loro eccellenti credenziali accademiche hanno reso per la prima volta la critica antievoluzionista intellettualmente rispettabile .

    -----di Guglielmo Piombini----------

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  2. #2
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    senti a me , l'evoluzione non è mai esistita .

  3. #3
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    La svolta teorica fu ancora più decisiva con l'affermazione del principio della selezione naturale, che restò a lungo per molti "soltanto un'ipotesi" anche quando la teoria dell'evoluzione era già stata largamente accettata. Secondo Darwin, il meccanismo della discendenza con modificazioni avviene in due fasi: dapprima si ha lo sviluppo di un'abbondante varietà di individui, che vengono poi selezionati tramite il criterio della sopravvivenza del più adatto, o selezione naturale. La prima fase è dominata dalla casualità, la seconda dalla necessità.

    La controversia fra le diverse teorie evolutive durò diversi decenni; le ricerche nel campo della genetica (genetica evoluzionista) e, in seguito, della biologia molecolare, fornirono poi molti argomenti a favore del darwinismo. Un notevole contributo venne anche dallo sviluppo di nuovi criteri tassonomici (v. riquadro) e dalla paleontologia.

    Ormai il darwinismo è accettato quasi unanimemente, almeno in ambito scientifico; il dibattito, a volte anche aspro, verte principalmente sul peso da attribuire ai diversi fattori che agiscono sull'evoluzione.

    Nel rapporto fra casualità e necessità, ad esempio, Richard Dawkins e Daniel Dennett privilegiano la seconda, nella convinzione che la selezione naturale regoli tutto ciò che ha qualche importanza nell'evoluzione, riducendo di molto il ruolo ricoperto dalla fase della variazione. Dawkins ha costruito una teoria generale della trasmissione dei tratti culturali, che avverrebbe tramite i "memi", presunti equivalenti dei geni, che si replicano utilizzando le menti umane. In questa concezione è vicino a Edward O. Wilson, padre della sociobiologia, che costituisce un tentativo di spiegare biologicamente la cultura e l'organizzazione sociale.

    L'impostazione concettuale che privilegia la fase della necessità viene definita fondamentalismo darwiniano da Stephen Jay Gould e Niles Eldredge che, accentuando invece l'aspetto della casualità, sostengono la teoria degli "equilibri punteggiati": secondo questa teoria l'evoluzione non procede con un cambiamento lento e costante, ma con l'alternanza di lunghi periodi di stasi e repentini cambiamenti, a volte dovuti a eventi catastrofici, come la scomparsa dei dinosauri che sarebbe stata causata dall'impatto di un gigantesco meteorite.

    Il genetista Richard C. Lewontin è molto vicino a Gould nel criticare le posizioni del determinismo genetico e della sociobiologia, e propone una visione dialettica del rapporto fra le parti e il tutto che, tenendo ben salde le conquiste del pensiero scientifico, superi i limiti della concezione riduzionista, consentendoci di vedere tutta la ricchezza delle interazioni che si presentano in natura.

    Tutto questo rende la teoria dell'evoluzione un complesso di conoscenze vasto e articolato, che ha fecondato la ricerca in numerosi rami della scienza naturale, ricevendone conferme, occasioni di nuovi sviluppi e correzioni. Anche per il futuro l'evoluzionismo potrà rappresentare il filo conduttore in grado di garantire l'interpretazione dell'immensa quantità di dati raccolti dalla ricerca genetica e in altri rami della scienza.

    Tante teorie...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    ottimo pezzo (il tema e' quello che gli studiosi chiamano "complessita' irriducibile").
    Peraltro e' quel che si raccomanda a taluni frettolosi detrattori dell'evoluzione.
    Essa va studiata, perche' e' nei fatti, ma il neodarwinismo non e' capace di spiegarli tutti.
    E i punti deboli evocati e presenti, lungi dal negare l'evoluzione come fatto, nel momento stesso in cui mettono in crisi il neodarwinismo, si riflettono in certo senso nel "creazionismo ingenuo" (l'espressione non e' mia) che non viene riabilitato.
    Del resto, se uno si prendesse la briga di studiare la neurotrasmissione, si renderebbe conto di quale complicatissimo intrico di segnali chimici,coordinati e polidirezionali, sorregge l'attivita' cerebrale...
    Secondo me ci si è sempre fatti tante masturbazioni mentali, sia i darwinisti che i creazionisti. Gli ultimi sono fanatici stile evangelici americani che noi in europa dovremmo guardarci dallo scimmiottare (come molti fanno) visto che abbiamo una tradizione cattolica di pensiero molto più nobile e approfondita e non ne abbiamo bisogno, e i darwinisti sono spesso vetero-anticlericali ottocenteschi che pensano più a dimostrare la non esistenza di Dio che a trovare una verità scientifica. Non ho mai capito perchè l'evoluzione dovrebbe essere in contraddizione con l'esistenza e la volontà creatrice di Dio, il quale può benissimo avere dato il la, stabilito le complessisime regole, e lasciata la natura agire, sempre secondo le Sue regole, di Dio. Piuttosto andrebbero colmati, per integrare la verità scientifica, quei buchi che l'evoluzione non spiega, gli anelli mancanti, gli improvvisi cambiamenti del percorso dell'evoluzione, quelle mutazioni "casuali" e le tante (più di ciò che noi sappiamo, catastrofi, che non hanno certo seguito un lineare percorso evoluzionista. Qui ognuno può pensare quello che vuole, ma un credente può benissimo metterci la mano di Dio senza entrare in contraddizione con la scienza, anzi.
    Against all odds

  5. #5
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    1. Il problema

    Spiegare l'esistenza di tutta la varietà, complessità e bellezza degli esseri viventi nei termini di una pura e semplice concatenazione di cause meccaniche e di fattori materiali: questa è una delle pretese di quello scientismo materialistico che - dopo l'implosione del suo fratello-nemico, il materialismo dialettico - è lo strumento più usato dall'establishment culturale per dare un'apparenza di "scientificità" a una visione materialistica del mondo. E si deve notare che anche la visione in apparenza "alternativa", quella del vitalismo panteistico proprio dei "verdi" e degli ecologisti in genere - il cui esempio più famoso è l'"ipotesi di Gaia" dello scienziato britannico James Ephraim Lovelock -, si basa anch'essa sulla medesima pretesa. Uno dei "nodi" fondamentali della storia della vita sulla terra è, ovviamente, quello della sua comparsa. Si tratta di un "nodo" così complesso che lo stesso Charles Robert Darwin (1809-1882) preferì lasciarlo insoluto, aggirando più o meno brillantemente il problema; eppure, "sciogliere il nodo" dell'origine della vita era indispensabile per tutta la costruzione darwiniana dell'evoluzionismo: se i primi viventi non si sono "evoluti" dalla materia per cause puramente meccaniche, a che scopo attribuire ai meccanismi delle "piccole variazioni casuali" e della "selezione naturale" la successiva comparsa di tutte le specie animali e vegetali?

    La teoria secondo cui la vita sarebbe sorta casualmente dalla materia inorganica non è nuova: è solo la versione moderna della credenza prescientifica nella "generazione spontanea", in base alla quale le anguille nascerebbero dalla melma dei fiumi, le zanzare dai miasmi delle paludi, le mosche dalla carne putrefatta, e così via. Gli studi di Francesco Redi (1626-1698), dell'abate Lazzaro Spallanzani (1729-1799) e di Louis Pasteur (1822-1895) dimostrarono l'infondatezza di simili credenze; ma ormai l'assenza di differenze qualitative fra vivente e non vivente era diventata una "questione di principio" per il materialismo che dominava la cultura. Ma anche per un certo pseudo-spiritualismo di matrice gnostica: lo scienziato positivista è spesso - si veda, per tutti, il caso dello psichiatra Cesare Lombroso (1835-1909) - frequentatore di sedute spiritiche…

    2. Le versioni più recenti della "generazione spontanea"

    Per restituire dignità scientifica a un concetto così screditato come quello di "generazione spontanea" si ricorre a due accorgimenti.
    Primo: quello del "parlar difficile", introducendo termini altisonanti come "abiogenesi" "fase prebiotica dell'evoluzione", "evoluzione chimica", e simili; secondo: retrodatando la presunta "abiogenesi" a ere geologiche lontanissime, in condizioni ambientali non verificate né verificabili, ma "ricostruibili in laboratorio", in cui - si afferma - sarebbe stato possibile quanto è oggi impossibile. Le "teorie abiogenetiche" sono quasi tutte variazioni di quella proposta negli anni 1930 dal biologo sovietico Aleksandr Ivanovic' Oparin (1894-1980), che ipotizzava un'atmosfera primitiva a carattere fortemente riducente, composta di idrogeno, vapore acqueo, metano, azoto e ammoniaca. In tale atmosfera, la cui esistenza non è suffragata da dati sperimentali, ma è indispensabile alla teoria, le scariche elettriche dei fulmini e le radiazioni ultraviolette solari avrebbero provocato la sintesi di semplici composti organici, fra cui amminoacidi, purine e pirimidine, che, disperdendosi negli oceani, avrebbero formato il cosiddetto "brodo prebiotico", nel quale, per reazioni chimiche successive, si sarebbero formate casualmente proteine e acidi nucleici, e, infine, i primi organismi viventi. Le ipotesi di Oparin non ebbero molto seguito, anche perché allora le teorie sulla formazione del sistema solare non prevedevano un'atmosfera diversa da quella attuale per la terra primitiva. Ma all'inizio degli anni 1950 il chimico statunitense Harold Clayton Urey (1893-1981) escogita un'ipotesi sulla formazione del sistema solare in accordo con la teoria di Oparin; e nel 1955 il chimico pure statunitense Stanley Lloyd Miller pubblica i risultati di esperimenti, durante i quali aveva ottenuto una miscela di composti organici, fra cui alcuni amminoacidi, facendo passare scariche elettriche attraverso miscele gassose di metano, ammoniaca, vapore acqueo e idrogeno.

    Gli esperimenti di Miller, successivamente confermati ed estesi, sono citati da tutti i libri di chimica come la "prova sperimentale" che la vita può essere sorta spontaneamente dalla materia, dato che gli amminoacidi sono i componenti fondamentali delle proteine, di cui sono costituiti i tessuti biologici. Inoltre, molti degli altri composti organici identificati da Miller nella sua miscela di prodotti si formano nel metabolismo di organismi viventi, e supposti "precursori prebiotici" di altri costituenti fondamentali della cellula, quali gli acidi nucleici, sono sintetizzabili in condizioni che ricordano da vicino quelle dell'ipotetico "brodo prebiotico". Ma tutti questi risultati sono veramente "prove sperimentali" della nascita spontanea della vita dalla materia? È lecito dubitarne.

    3. I limiti delle ipotesi

    Anzitutto, i "composti prebiotici", sintetizzati negli esperimenti di Miller del 1955 e in quelli compiuti da lui e da altri ricercatori nei quarant'anni successivi, sono solo una minima percentuale dei prodotti ottenuti. Per di più, in nessuno di tali esperimenti sono mai stati ottenuti contemporaneamente tutti i venti amminoacidi presenti nelle proteine, mentre sono stati ottenuti anche, e spesso in quantità maggiore dei primi, amminoacidi che non si ritrovano nelle proteine. Senza contare che gli esperimenti di Miller partivano da una particolare ipotesi sulla formazione del sistema solare: ebbene, in quarant'anni, le teorie sulla formazione del sistema solare si sono succedute in gran numero, e già alla fine degli anni 1970 le teorie più accreditate prevedevano un'atmosfera primitiva non molto diversa dall'attuale, salvo forse per la mancanza di ossigeno, formatosi solo dopo la comparsa di organismi provvisti di clorofilla.

    Un tentativo per ovviare a questo inconveniente viene fatto nel 1981 dal gruppo del chimico statunitense Allen J. Bard, che ottiene, attraverso reazioni successive in presenza di luce ultravioletta e di vari catalizzatori inorganici, amminoacidi a partire da una miscela di gas simile a quella ipotizzata allora come "atmosfera primitiva". Peccato che, fra i catalizzatori usati da Bard, vi fosse anche il biossido di titanio ricoperto di platino finemente suddiviso, che non esiste in natura, e si può preparare soltanto artificialmente. In altre parole, ancora nessuna prova della cosiddetta "abiogenesi".

    È da notare poi che tutte queste difficoltà sono state incontrate per sintetizzare soltanto i "mattoni" - i monomeri, per dirla con il termine tecnico - delle macromolecole biologiche. Per passare dagli amminoacidi alle proteine, e dai nucleotidi agli acidi nucleici, le difficoltà salgono alle stelle, e il "caso" si rivela molto intelligente. Anche tralasciando il fatto che, negli anni 1980, le difficoltà esposte hanno portato i ricercatori più seri del settore a dubitare che possa mai essere esistito un "brodo prebiotico", come da questo "brodo prebiotico" siano potuti nascere per caso organismi viventi non è mai stato spiegato esaurientemente da nessuno.

    La prima difficoltà è data dalla chiralità della maggior parte delle molecole di origine biologica. Si dicono chirali - dal greco chéir, "mano" - quelle molecole che, prive di piani di simmetria, possono esistere in due forme distinte, dette enantiomeri, che sono una l'immagine speculare dell'altra, appunto come la mano destra e la sinistra. Ora, tutte le molecole chirali di origine biologica sono enantiomeri puri, e tutti della stessa conformazione: per esempio, tutti gli amminoacidi presenti nelle proteine sono "a forma di mano sinistra", mentre tutti gli zuccheri presenti negli acidi nucleici, oppure nei tessuti e nelle strutture biologiche, sono "a forma di mano destra". Invece, tutti i presunti "precursori prebiotici" sono racemi, cioè miscele di eguali quantità dell'enantiomero "destro" e di quello "sinistro", che non si sa come possano essersi separati da soli, senza l'intervento di un chimico con l'intelligenza e la cultura scientifica, almeno, di un Pasteur. Tale difficoltà era tanto insuperabile che nel 1984 il chimico statunitense James Peter Ferris - un abiogenista il quale, una decina d'anni prima, era addirittura riuscito a farsi finanziare dalla NASA, l'ente nazionale aeronautico e spaziale degli Stati Uniti d'America, una fantascientifica ricerca sulla fotosintesi di composti organici nell'atmosfera di Giove - doveva ammettere che quello della chiralità in natura era un problema insoluto e verosimilmente insolubile, a meno di nuove scoperte del tutto imprevedibili. Poiché le ricerche successive non hanno dato risultati apprezzabili, il problema rimane ancora insoluto.

    Un'ulteriore difficoltà è il codice genetico, che consiste nella corrispondenza fra gli amminoacidi delle proteine - la cui sequenza non può essere casuale, dovendo rispondere a specifiche funzioni biologiche - e terne di basi puriniche e pirimidiniche nell'acido desossiribonucleico, o DNA: a ogni terna corrisponde un amminoacido, e soltanto quello, mentre lo stesso amminoacido può essere codificato anche da più terne, cosa che rende perfettamente neutrali gran parte delle mutazioni del DNA, quale che sia l'opinione in proposito dei neo-darwinisti. Si tratta di un codice universale e, dal punto di vista chimico, arbitrario, l'"enigma", la cui origine fece quasi impazzire Jacques Monod (1910-1976), il biologo francese che, nel 1971, pretese di "divinizzare" il caso con il suo scritto Il caso e la necessità.

    4. L'ordine non può nascere dal caos

    Tutte le obiezioni alla "teoria abiogenetica" si possono riassumere in un principio semplicissimo: l'ordine non può nascere spontaneamente dal caos. E l'ordine presente in un organismo vivente è una forma organizzatrice, un sistema cibernetico dotato di un grado di informazione superiore a quello delle molecole e delle macromolecole di cui è composto. Lascio a questo proposito la parola a Michael Polanyi (1891-1976), biochimico anglo-ungherese che - pur con qualche carenza di carattere filosofico - aveva un concetto chiaro del problema. In uno scritto del 1967 - in polemica con l'ecologo statunitense Barry Commoner, un biologo "vitalista", più noto allora per le sue prese di posizione anti-nucleari e pacifiste che per l'importanza delle sue scoperte scientifiche -, Polanyi scriveva: "Quando dico che la vita trascende la fisica e la chimica, intendo dire che la biologia non può spiegare la vita, quale si presenta oggi, in termini di semplice azione di leggi fisiche e chimiche".

    E ancora: "Dobbiamo rifiutarci di considerare lo schema attraverso il quale il DNA diffonde le informazioni come parte delle sue proprietà chimiche. Il suo schema funzionale deve essere riconosciuto come una condizione limite posta all'interno della molecola del DNA. [...] Infine, una parola sul modo in cui le condizioni limite che controllano i processi fisico-chimici in un organismo possano aver avuto origine a partire da materia inanimata. Il problema è se la categoria logica delle mutazioni casuali includa o no la formazione di nuovi princìpi non definibili in termini di fisica e di chimica. Sembra molto improbabile che possa includerla".


    Per approfondire: vedi una critica all'evoluzionismo dal punto di vista biologico e paleontologico, in Giuseppe Sermonti e Roberto Fondi, Dopo Darwin. Critica all'evoluzionismo, Rusconi, Milano 1980; dal punto di vista del calcolo delle probabilità, in Luciano Benassi, Mistificazioni evoluzionistiche e matematica, in Cristianità, anno XI, n. 95, marzo 1983, pp. 11-16; dal punto di vista chimico e biochimico, nel mio La vita non è nata per caso, ibid., anno XI, n. 97, maggio 1983, pp. 11-13; un testo classico sulla "chiralità" è Giulio Natta e Mario Farina, Stereochimica, molecole in 3D, Mondadori, Milano 1968; sulla non riducibilità fra organismi biologici e sostanze sintetiche, vedi G. D. Guerra et alii, The biodegradation of poly(ester-ether-ester) block copolymers in a cellular environment "in vitro", in Journal of Material Science: Materials in Medicine, vol. 5 (1994), pp. 891-895; e di Michael Polanyi vedi La conoscenza inespressa, trad. it., Armando, Roma 1979.

  6. #6
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    Io invece ci vedo un contributo al dibattito, tutt'altro che ideologico.

    Il fatto che la scienza si evolva non significa che necessariamente quel che fu scritto vent'anni fa non valga più oggi; oppure dovremmo gettare tutti i lavori di Leibniz? Che ridere 'sti scienzatucoli...

  7. #7
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    La fede non è contraria alle "teorie dell’evoluzione", purché non vengano date ad esse una lettura esclusivamente materialistica. E’, questa, la vera sostanza del messaggio inviato dal Papa, il 22 ottobre 1996, alla Pontificia Accademia delle scienza, per la sessione plenaria dedicata a "L’origine e la prima evoluzione della vita" e ad una "riflessione della scienza all’alba del terzo millennio".

    Nel messaggio, Giovanni Paolo II ricorda gli insegnamenti di Pio XII, che, nell’Enciclica "Humani generis" considerava la dottrina dell’evoluzionismo come una "ipotesi seria" a condizione che non venisse adottata come una "dottrina certa e che fosse compatibile con la fede cristiana".

    "Oggi — dice il Papa — le nuove conoscenze conducono a riconoscere nella teoria dell’evoluzione più che una ipotesi", in seguito ad una serie di scoperte compiute nelle diverse discipline. Conviene tuttavia parlare, secondo Giovanni Paolo II al plurale di "teorie dell’evoluzione", in quanto esistono al riguardo una "diversità di spiegazioni", con "letture materialistiche" e "letture spiritualistiche". Karol Wojtyla ricorda che "se il corpo umano ha origine dalla materia vivente ad esso preesistente, l’anima spirituale è creata immediatamente da Dio".

    Pertanto — osserva ancora il Papa — le teorie dell’evoluzione che considerino lo spirito come un prodotto della materia sono "incompatibili con la verità dell’uomo" ed "incapaci di fondare la dignità della persona". "Le scienze dell’osservazione descrivono e misurano con sempre maggiore precisione — aggiunge Giovanni Paolo II — le molteplici manifestazioni della vita e le iscrivono in una linea del tempo. Il momento del passaggio alla spirito non è oggetto di una osservazione di questo tipo".

    Sul rapporto tra impegno scientifico e ordine morale, ha parlato anche il sostituto della Segreteria di Stato, arcivescovo Giovan Battista Re: "C’è il rischio che, in tanti scienziati, si affermi una scienza senza coscienza, per la pretesa assoluta di libertà che non tiene conto dell’ordine morale. La grande sfida è dimostrare che l’etica non è una palla al piede della ricerca scientifica ma piuttosto una strada maestra, che la sottrae alla deriva di una creatività distruttrice e suicida".

    Ben vengano queste parole, come ben vengano le ricerche della Pontificia accademia delle scienze su questo argomento che fino ad ora ha visto strenui difensori dell’evoluzionismo darwiniano soprattutto atei, comunisti, ebrei e massoni, a parte il gesuita Teilhard de Chardin che contribuì alla scoperta dei cosiddetti anelli di congiunzione tra gli antropoidi e l'uomo, sia dell'Eoanthropus Dawsoni (o uomo di Piltdown) che del Sinantropo (o uomo di Pechino), che dopo anni di studi vennero giudicati "falsi".

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da iannis Visualizza Messaggio
    Secondo me ci si è sempre fatti tante masturbazioni mentali, sia i darwinisti che i creazionisti. Gli ultimi sono fanatici stile evangelici americani che noi in europa dovremmo guardarci dallo scimmiottare (come molti fanno) visto che abbiamo una tradizione cattolica di pensiero molto più nobile e approfondita e non ne abbiamo bisogno, e i darwinisti sono spesso vetero-anticlericali ottocenteschi che pensano più a dimostrare la non esistenza di Dio che a trovare una verità scientifica. Non ho mai capito perchè l'evoluzione dovrebbe essere in contraddizione con l'esistenza e la volontà creatrice di Dio, il quale può benissimo avere dato il la, stabilito le complessisime regole, e lasciata la natura agire, sempre secondo le Sue regole, di Dio. Piuttosto andrebbero colmati, per integrare la verità scientifica, quei buchi che l'evoluzione non spiega, gli anelli mancanti, gli improvvisi cambiamenti del percorso dell'evoluzione, quelle mutazioni "casuali" e le tante (più di ciò che noi sappiamo, catastrofi, che non hanno certo seguito un lineare percorso evoluzionista. Qui ognuno può pensare quello che vuole, ma un credente può benissimo metterci la mano di Dio senza entrare in contraddizione con la scienza, anzi.
    nessun là alla cosa , il sostegno è continuo e sostanziale dato che mantiene la materia continuamente nell'essere con la sua volota infinita !

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    molto interessante...questo e' infatti quanto ripreso anche nel libro "Tabula Rasa"...
    l'unico dubbio che ho e' che una teoria scientifica non e' contestabile per il gradimento dell'immagine dell'uomo (per l'uomo) che da essa scaturisce , quanto per l'aderenza o meno alla realta'.
    Se ve ne sono più d'una, tra quelle possibili, stanti i fatti, si sceglie e si sostiene quella compatibile con il proprio credo; questo fanno gli scienziati cattolici. Lo scienziato cattolico si fa orientare anche dalle proprie vertà di fede, perchè crede fermamente che il Dio rivelatore sia anche lo stesso Dio creatore.

    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    Uno scienziato obietterebbe che a una teoria scientifica non e' richiesto di "fondare la dignita' della persona", e' un problema che non le compete..
    Per uno scienziato cattolico, invece, compete.

    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    la qual cosa non equivale ad affermare che lo scienziato non debba farsi carico del rispetto della dignita' della persona nelle sue ricerche (manipolazione di embrioni, sperimentazione sull'uomo)..
    Non solo nei fatti, ma anche nelle idee, nelle scelte teoriche.

    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    Pero' e' qui che osserviamo in nuce una preoccupazione giustificata, in termini generali, emersa anche in alcuni recenti discorsi dell'attuale papa: se gli scienziati hanno ragione quando sostengono che la mente e' emersa dalla materia viva, dobbiamo dire addio al valore e alla dignita' dell'individuo, alla solidarieta' e all'altruismo, e all'alto scopo di realizzare l'amore di Dio e la conoscenza dei suoi piani.
    Stanti i fatti, le teorie possibli sulla mente, sono più d'una e non tutte sostenenti che la mente sia emersa dalla materia viva.

    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    In definitiva si sostiene che una visione materialistica della mente e' intrinsecamente amorale e le andrebbero preferite, in quanto intrinsecamente piu' umane, altre concezioni.
    Ora , ammesso che questo sia vero, la domanda che io pongo e' questa: puo' la scienza farsene carico?
    Finchè può se ne occupi; faccia anche teorie, ma gli scenzati cattolici si orienteranno verso quelle compatibili col loro credo.

  10. #10
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    Per gli avversari della Chiesa la ricerca del mutamento non solo nella Chiesa — evidente e inevitabile —, ma soprattutto della Chiesa è angosciante. E necessita di venire alimentata continuamente. Ora tocca alla posizione della dottrina cattolica sul cosiddetto "evoluzionismo", e trae spunto dal messaggio di Papa Giovanni Paolo II alla Pontificia Accademia delle Scienze (22 ottobre 1996).

    Quali le "cose vecchie"? Viene ribadito — il richiamo esplicito è a Papa Pio XII e a un precedente intervento dello stesso Pontefice Regnante — come "punto essenziale", che "(...) se il corpo umano ha la sua origine nella materia viva che esisteva prima di esso, l’anima spirituale è immediatamente creata da Dio".

    Quali le "cose nuove"? Non riguardano assolutamente la dottrina, ma il fatto con cui la dottrina si deve confrontare; anzi, il modo di presentare il fatto. Papa Giovanni Paolo II afferma che "oggi (...) nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi"; quindi — pensa grossolanamente qualcuno e induce altri a pensarlo — se non è una pura ipotesi si tratta di una certezza: perciò, "la Chiesa accetta l’evoluzionismo"! No, l’evoluzionismo non è più solamente un’ipotesi non perché si sia trasformato in una certezza, ma perché, a fronte di molte ipotesi, cioè di molti dati di fatto indipendenti tra loro, si configura come una teoria, cioè un insieme di ipotesi.

    Il Papa si chiede anzitutto che cosa sia una teoria: "Una teoria è un’elaborazione metascientifica, distinta dai risultati dell’osservazione, ma ad essi affine. Grazie ad essa, un insieme di dati e di fatti indipendenti fra loro possono essere collegati e interpretati in una spiegazione unitiva. La teoria dimostra la sua validità nella misura in cui è suscettibile di verifica; è costantemente valutata a livello dei fatti; laddove non viene più dimostrata dai fatti, manifesta i suoi limiti e la sua inadeguatezza. Deve allora essere ripensata.

    "Inoltre, l’elaborazione di una teoria come quella dell’evoluzione, pur obbedendo all’esigenza di omogeneità rispetto ai dati dell’osservazione, prende in prestito alcune nozioni dalla filosofia della natura".

    Perciò, "a dire il vero, più che della teoria dell’evoluzione, conviene parlare delle teorie dell’evoluzione. Questa pluralità deriva da una lato dalla diversità delle spiegazioni che sono state proposte sul meccanismo dell’evoluzione e dall’altro dalle diverse filosofie alle quali si fa riferimento. Esistono pertanto letture materialistiche e riduttive e letture spiritualistiche. Il giudizio è qui di competenza propria della filosofia, ancora oltre, alla teologia".

    Dunque, se l’ipotesi evoluzionistica deve passare al vaglio delle scoperte scientifiche, la teoria evoluzionistica deve superare anche l’esame della filosofia — scienza e non sistema di pensiero — e della teologia. E il Magistero della Chiesa è direttamente interessato alla questione dell’evoluzione, perché concerne la concezione dell’uomo, del quale la Rivelazione biblica dice che è stato creato a immagine e somiglianza di Dio.

    "Di conseguenza — conclude Papa Giovanni Paolo II —, le teorie dell’evoluzione che, in funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia, sono incompatibili con la verità dell’uomo. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignità della persona".

    Come si vede, la novità dottrinale sfugge perché non esiste, Non deve però sfuggire l’atteggiamento di dialogo con la comunità scientifica e con le sue conquiste, dal momento che il creato è opera dello stesso Dio che si è rivelato, per cui la Chiesa, veicolo della Tradizione soprannaturale, lo è anche della tradizione naturale; e — secondo una nota del 1992 di un "reazionario" del nostro tempo, Nicolàs Gòmez Dàvila, tanto grande quanto ignoto — "chi non si sente erede anche dei propri avversari intellettuali raccoglie sono in parte la propria eredità". Questo non è, evidentemente, il caso in genere della Chiesa e, in specie, di Papa Giovanni Paolo II.

 

 
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