Si può migliorare la concorrenza anche applicando leggi tradizionali, come quella che regolava le licenze dei taxi, prima del decreto di liberalizzazione Bersani, edulcorato nella conversione in legge, in particolare tramite la mediazione del sindaco di Roma Walter Veltroni.
Ora, di fronte alla mancata attuazione da parte dei tassisti romani dell’aumento di offerta mediante il promesso allungamento degli orari di servizio, Veltroni ha messo a concorso 2.300 licenze.
Mille possono essere rilasciate entro febbraio perché riguardano un concorso espletato nel 2004 che consentiva di accrescere le licenze, ma suscitava dure opposizioni dei detentori di quelle preesistenti, perché non prevedeva per loro alcun indennizzo.
Le altre milletrecento saranno messe a concorso entro il prossimo biennio col nuovo sistema di “aste onerose” previste dal decreto Bersani, e reclamate dai tassisti, come condizione minima per la sua conversione in legge. I proventi delle aste onerose, infatti, vanno ai titolari delle licenze preesistenti per indennizzarli dal presunto danno loro arrecato dalla concorrenza delle nuove.
Veltroni aveva pensato che tutto ciò non fosse necessario grazie alla nuova norma per cui i taxi possono essere guidati da persona diversa dal suo titolare. L’offerta poteva aumentare con un miglior utilizzo della capacità produttiva esistente.
Ma i tassisti di Roma hanno rifiutato il monitoraggio da parte dell’osservatorio satellitare del comune. E ora, sulla base di una delibera comunale, il sindaco aumenta le licenze in parte con la vecchia procedura, in parte con la nuova.
Si preannunciano nuovi scioperi dei taxi, coordinati dalle loro associazioni.
Ma la resistenza si eserciterà soprattutto per le vie traverse, mediante le pressioni della corporazione dei tassisti sui suoi sostenitori in Comune e in Parlamento.
Negli anni Duemila Roma ha avuto una crescita economica maggiore rispetto al resto d’Italia.
I tassisti romani da tale crescita hanno ottenuto dei guadagni interessanti. Le nuove licenze servono per fronteggiare la nuova domanda.
Ma non è scontato che Veltroni riesca a portare a casa il risultato minimo.

Ferrara su il Foglio

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