Il silenzio e l'ignavia della Comunità Internazionale
Di
Luisa Morgantini
Fermare il governo israeliano, l'Ue sospenda gli accordi di associazione
economica, il governo italiano revochi gli accordi militari e sulla
sicurezza stipulati con il governo israeliano, l'Onu imponga il rispetto
delle risoluzioni delle nazioni unite ed un minimo di legalità
internazionale.
La politica unilaterale e militare di Israele conduce solo al disastro
morale e politico della stessa Israele oltre ad infliggere alla popolazione
palestinese sofferenze inaudite, umiliazioni e punizioni collettive. Dopo il
Libano si era ventilata l'ipotesi di una presenza internazionale a Gaza, lo
si faccia per proteggere la popolazione palestinese e israeliana. I tempi
sono più che urgenti.
Ieri al Consiglio della sicurezza del govenro israeliano, il nuovo ministro
Libermann di origine russa, noto per il suo razzismo e fascismo (è per la
deportazione di tutti i palestinesi, compresi i palestinesi cittadini
israeliani), pare abbia detto che a Gaza l'esercito israeliano dovrebbe
comportarsi come i russi in Cecenia, in realtà l'esercito israeliano non ha
bisogno di imitare nessuno, le sue azioni e quelle dei suoi generali sono da
portare al Tribunale Internazionale dei crimini di guerra.
Due sere fa, mentre con una delegazione di 12 membri del Parlamento Europeo
di tutti i partiti politici, lasciavamo Gaza dal confine di Eretz. Su Beit
Hanoun, villaggio al confine, piovevano le bombe israeliane. Mentre
osservavamo l' area industriale di Gaza, ridotta ad un ammasso di rovine dai
buldozer israeliani solo quattro giorni prima, vedevamo il drone puntare su
Beit Hanoun.
Il nostro autista Ahmad era terreo. Con la sua e altre 25 famiglie avevano
lasciato le loro case di Beit Hanoun, alla fine di agosto perché gli
israeliani gli avevano fatto sapere che le avrebbero bombardate, adesso vive
con i suoi dieci figli e la moglie in una casa in affitto a Gaza e ci dice
che ogni giorno «è come aspettare di morire».
Uomini di affari e industriali palestinesi ci raccontavano come le
demolizioni e i bombardamenti che avevano distrutto case, ponti, strade, la
centrale elettrica e tutte le infrastrutture, insieme alla chiusura del
check point di Karni di Rafah, impedivano qualsiasi importazione o
esportazione di merci palestinesi, senza parlare dei movimenti delle persone
e che questo conduceva al totale disastro economico ed umanitario della
striscia di Gaza, ma anche della Cisgiordania. Il costo delle merci
importate a Gaza è ormai più alto che in qualsiasi paese europeo, cresce il
mercato nero e il contrabbando sia con Israele che con l'Egitto.
I dipendenti pubblici più di 150.000 in tutte la Palestina non sono pagati
da 8 mesi. I soldi ci sarebbero se Israele restituisse i dazi doganali
confiscati all'autorità palestinese. L'Unione Europeo e il quartetto invece
di imporre al governo israeliano la restituzione dei dazi ha (cercando come
al solito di risolvere la questione politica con gli aiuti umanitari),
introdotto un meccanismo internazionale temporaneo (TIM) per alleviare i
casi più disagiati, introducendo un meccanismo discriminatorio nei confronti
dei lavoratori, infatti solo i dipendenti della sanità e dell'istruzione
hanno ricevuto dei rimborsi parziali dei loro stipendi, mentre nulla avuto
tutti gli altri compresi la polizia che dovrebbe portare sicurezza ma se non
è pagata rischia di soccombere alla corruzione.
All'ospedale di Al Shifa a Gaza, abbiamo visto i corpi straziati di donne,
bambini, uomini, anziani. I medici chiedono una inchiesta internazionale
perché le ferite sembrano prodotti da armi al fosforo e chimiche. L'ospedale
è a corto di medicinali e non attrezzato a curare ferite di questo tipo.
Ammalati di cancro o terminali non possono più avere le cure al Cairo o in
Israele per la chiusura delle frontiere.
Una situazione insostenibile, tracollo umanitario e massacri di popolazione
civile. Nel silenzio e nell'ignavia della Comunità Internazionale. Diecimila
e cinquecento prigionieri politici su una popolazione di 3.500.000 abitanti,
tra loro 400 ragazzi, più di duecento donne, 1.500 in detenzione
amministrativa da anni e anni senza avere avuto nessun processo.
Le forze politiche palestinesi è vero non sembra abbiano una strategia. Lo
scontro tra parti di Hamas e di Fatah non è solo politico, porta allo
scontro armato e all'insicurezza per tutti i cittadini. Lo sforzo di portare
ad un governo di unità nazionale è continuamente minato da lotte di potere
interne alle forze politiche palestinesi, ma soprattutto dall'assedio e
dalla politica israeliane e dalle interferenze Usa.
Le forze politiche che abbiamo incontrato senza discriminazioni alcune,
perché la nostra delegazione riconosce il governo liberamente e
democraticamente eletto dai palestinesi, hanno ribadito che non arriveranno
alla guerra civile, che troveranno un accordo sulla base del documento di
riconciliazione nazionale e del documento sui 21 punti dei prigionieri
politici, massimo promotore Marwan Barghouti. Il documento riconosce l'autorità
dell'OLP, gli accordi firmati e lo stato palestinese nei confini del 1967.
Sono impliciti, con il cessate il fuoco che Hamas rispetta, i tre punti
richiesti dalla Comunità internazionale per la ripresa dei rapporti con l'autorità
palestinese
E' l'unica possibilità perché si possa riprendere un negoziato. Intanto
Mahoud Abbas sta ricevendo pressioni per assumere decisioni unilaterali che
sarebbero mortali per la democrazia e per il futuro della popolazione
palestinese.
A noi forze sociali e politiche spetta di agire al massimo perché questo non
avvenga e si ponga fine alla politica di occupazione militare israeliana e
all'isolamento dei palestinesi.
Sarà capace il nostro governo di continuare la strada intrapresa con il
Libano e lavorare intensamente e con urgenza per la convocazione di una
conferenza internazionale di pace per la regione e intanto si fermi il
massacro dei palestinesi?
Tratto da Liberazione 02.11.06
04-11-2006 Gaza
CHI E', ALLORA, IL TERRORISTA?
Dal nostro corrispondente.
Sabato 4 novembre.
Continuano per il 4° giorno consecutivo le aggressioni israeliane contro il
nord della Striscia di Gaza: i morti sono 43. I feriti sono oltre 200 - di
cui 30 versano in gravi condizioni. Il tragico bilancio è destinato a
salire.
Il direttore del dipartimento di emergenza del ministero della Sanità
palestinese, dott. Mu'awiya Abu Hasanien, ha affermato che la maggior parte
delle vittime palestinesi nella Striscia di Gaza è stata colpita da armi
proibite da convenzioni internazionali in dotazione, invece, dalle truppe
israeliane. Si tratta di un nuovo tipo di missile terra-terra, che brucia i
corpi, spappola gli organi interni, mutila gli altri.
Abbiamo ricevuto diverse foto dal Ministero della Salute palestinese - di
cui una, la meno agghiacciante, abbiamo pubblicato nella homepage - rivelano
chiaramente l'uso di armi di distruzione di massa da parte delle forze di
occupazione israeliane. I corpi delle vittime, infatti, risultano
spappolati, senza arti, bruciati, sfigurati. Fra di essi ci sono bambini e
giovani.
Hasanien rivolge un appello alla comunità internazionale affinché fornisca
aiuto e cure mediche per salvare le vite di decine di feriti. Il ministero è
ormai sprovvisto di medicine atte a curare questo tipo di ferite.
Le truppe israeliane appostate a Beit Hanoun stanno deliberatamente
impedendo i soccorsi, bloccando gli operatori sanitari, con l'obiettivo di
provocare il maggior numero di vittime.
Nuovi attacchi.
Questa mattina, jet militari israeliani hanno lanciato attacchi aerei contro
strada Jala-a, nella città di Gaza, uccidendo un membro delle Brigate
Al-Qassam, l'ala militare di Hamas, e ferendone altri due.
Il giovane militante ucciso è Luay Muhammad Burnu, 32 anni, del quartiere
Az-Zaytun, colpito da un missile mentre viaggiava nella sua auto, al centro
di Gaza.
Burnu è la seconda vittima della stessa famiglia: suo fratello maggiore,
Mahmoud, un leader di Al-Qassam, è stato ucciso quattro giorni fa.
Fonti sanitarie hanno reso noto che il corpo della vittima è giunto in
ospedali a pezzi.
Un'altra bomba lanciata negli attacchi di due giorni fa dagli aerei
israeliani aveva colpito e distrutto la casa di Marwan Abu Harbid, ma solo
oggi i medici sono riusciti a identificare il corpo del proprietario,
rimasto ucciso dal bombardamento. Infatti, le truppe israeliane avevano
impedito alle ambulanze di avvicinarsi alla zona e a prestare soccorso ai
feriti.
La casa di Harbid era stata distrutta con gli abitanti rimasti intrappolati
dentro: Anwar, Shaban, Muwafaq, Amjad, Imad e Adham si trovavano all'interno
e sono rimasti feriti.
Questa mattina, un attacco aereo ha colpito il quartiere di Tuffah.
Ci sono molti feriti.
A Soudaniyeh, a ovest della città di Gaza, due cittadini sono stati feriti a
seguito dell'invasione israeliana dell'area.
Testimoni oculari hanno affermato che cecchini israeliani hanno occupato i
tetti degli edifici più alti e da lì hanno iniziato a colpire i passanti o
gli abitanti di altre case.
Dal nostro corrispondente.
Beit Hanoun, Gaza. Venerdì 3 novembre.
Questa mattina fonti sanitarie hanno comunicato che sono morte altre
persone: un cittadino di cui non si conosce ancora l'identità; la piccola
Bara'a Riyadh, 4 anni, in coma fino a ieri; e Hamzah Karasawa', 17 anni; due
donne a seguito dell'attacco delle forze israeliane contro i combattenti
palestinesi asserragliati nella moschea di An-Naser.
In tre giorni di aggressioni israeliane, il bilancio tra morti e feriti è
salito a oltre 100.
Testimoni locali hanno raccontato che le forze israeliane hanno arrestato
molti palestinesi, tra cui membri dei servizi palestinesi. Circa 60
combattenti di tutti i gruppi sono ancora assediati nella moschea di
An-Naser. Da questa mattina all'alba è in corso uno scontro a fuoco con i
militari israeliani.
Dal nostro corrrispondente.
Beit Hanoun, Gaza. Giovedì 2 novembre.
I militari israeliani continuano i loro attacchi contro il villaggio di Beit
Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza. Il bilancio della carneficina sale
a 13 morti.
Fonti ospedaliere confermano che il bilancio dei feriti è salito a oltre 80.
Molte abitazioni sono state distrutte.
Tra le vittime, un bimbo, che è stato colpito alla faccia e alla testa,
ridotte a una poltiglia informe, e un altro, colpito all'addome.
I medici hanno comunicato che il numero dei morti potrebbe ancora salire
perché le forze israeliani stanno bloccando l'accesso a un'edificio dove
sono ospitati un diversi altri gravi feriti.
Oggi, sono stati uccisi altri 6 palestinesi. Un uomo di 75 anni è morto per
un attacco cardiaco dopo che un missile ha colpito la casa dei suoi vicini,
la famiglia di Riyadh Mohammad, ferendo sei persone: Bara'a, 4 anni, in
coma, la moglie, Nabila, 41 anni, la figlia, Heba, 17; il figlio, Amir, 10;
il figlio, Mahmoud; il figlio Abdullah, 7.
Nel corso della giornata, una donna, Mis'adah Al-Huweiki, è stata uccisa
mentre cercava di far liberare dei combattenti assediati nella moschea di
Beit Hanoun.
Tra gli 80 feriti, almeno 12 versano in gravi condizioni. Molti dei feriti
sono donne e bambini.
Ricordiamo che i soldati israeliani, oltre ad aver sparato
indiscriminatamente contro la popolazione palestinese di Beit Hanoun, hanno
anche impedito i soccorsi dei feriti, distruggendo con i bulldozer le
inferriate esterne dei due ospedali cittadini. Molte persone sono dunque
morte a causa di ciò.
Massacro di donne palestinesi a Beit Hanoun.
L'esercito israeliano spara contro un gruppo di donne che protestavano
contro l'assedio israeliano della moschea di An-Naser.
Sale a 25 il numero dei morti e a 125 quello dei feriti in tre giorni di
assedio israeliano.
Continua l'assedio israeliano contro Beit Hanoun e contro il resto della
Striscia di Gaza.
Nell'operazione israeliana attualmente in corso, denominata "Operazione
Nuvole d'Autunno", le forze di occupazione israeliane hanno aperto il fuoco
contro alcune donne che stavano cercando di aiutare a scappare un gruppo di
combattenti palestinesi assediati nella moschea An-Nasser di Beit Hanoun.
Una donna è rimasta uccisa e l'altra è clinicamente morta. Almeno altre 18
sono state ferite, tre delle quali versano in gravi condizioni.
Le donne stavano inscenando una protesta per chiedere la fine dell'assedio
contro la moschea di An-Nasser, dove decine di palestinesi si erano
rifugiati da giovedì sera. L'esercito israeliano aveva annunciato che le sue
forze avevano circondato 60 uomini armati dentro il luogo di culto,
nell'attacco più feroce dell'attuale offensiva israeliana contro la Striscia
di Gaza (che Israele sostiene abbia lo scopo di porre termine al lancio di
missili contro gli insediamenti ebraici).
Questa mattina, quando i bulldozer israeliani hanno iniziato a distruggere
la moschea sotto assedio, le donne hanno organizzato una manifestazione, ma
i soldati hanno aperto il fuoco: due signore sono morte (una è stata
dichiarata morta clinicamente) e 18 sono rimaste ferite.
Gli uomini sono riusciti a scappare e la moschea non è stata del tutto
demolita. Le donne avevano portato abiti femminili agli uomini assediati,
così da poter sfuggire ai soldati israeliani.
In tre giorni di massacri, 25 palestinesi sono stati uccisi e circa 125
feriti.
Agenzia Stampa Infopal.it / venerdì 3 nov. 2006
www.infopal.it
Gaza è una prigione. "Stiamo tutti morendo di fame ora"
4-11-06
Molte persone sono state uccise da incursioni terrestri ed aeree
effettuate ogni giorno da Israele. Dal 25 giugno, 262 persone sono state
uccise e 1200 ferite, 60 delle quali hanno avuto gambe o braccia amputate,
queste le stime di Juma al-Saqa, direttore dell'ospedale al-Shifa di Gaza,
struttura in cui le scorte di medicinali stanno assottigliandosi giorno dopo
giorno. Tra le vittime, 64 bambini e 26 donne. Il sanguinoso conflitto di
Gaza ha ricevuto solo una minima frazione dell'attenzione dedicata dai media
internazionali alla guerra in Libano.
Era il 25 giugno il giorno in cui il soldato israeliano Gilad Shalit
venne catturato ed altri due soldati uccisi dalle milizie palestinesi, le
quali si servirono poi di un tunnel per fuggire dalla striscia di Gaza.
Gideon Levy racconta nel quotidiano Haaretz che in seguito a ciò l'esercito
israeliano "ha infuriato su Gaza - non ci sono parole più adatte per
descrivere la situazione - uccidendo e distruggendo, bombardando e facendo
saltare in aria tutto, indiscriminatamente". Gaza è stata letteralmente
invasa da truppe e carri armati israeliani che andavano e venivano a
piacimento. Nel quartiere settentrionale di Shajhayeh gli israeliani hanno
occupato numerose case e vi sono rimasti per cinque giorni. Fino al giorno
della loro ritirata, ben 22 palestinesi hanno perso la vita, tre case sono
state distrutte ed uliveti, mandorli ed agrumeti sono stati rasi al suolo.
Fuad al-Tuba, un contadino 61enne che fino a poco tempo fa possedeva
una fattoria da queste parti, ha detto che "gli eserciti israeliani hanno
distrutto 22 dei suoi alveari e ucciso quattro pecore." Ha puntato
tristemente il suo dito verso un campo, la cui terra sabbiosa mostrava i
segni impietosi dei bulldozer e dove ceppi d'alberi e rami spezzati
giacevano ammassati insieme a foglie appassite. Lì vicino un'automobile
gialla si ergeva su due ruote in mezzo ad un blocco di cemento che un giorno
doveva essere stato una piccola abitazione.
Il figlio Baher al-Tuba ha descritto come i soldati israeliani abbiano
confinato lui e i suoi parenti in una stanza della casa per cinque giorni,
dove erano riusciti a sopravvivere bevendo acqua da un piccolo stagno per i
pesci. "I cecchini si erano appostati dietro le finestre e sparavano a
chiunque osasse avvicinarsi" ha raccontato. "Hanno ucciso un mio vicino,
Fathi Abu Gumbuz, 56enne, che era uscito per prendere un po' d'acqua."
A volte l'esercito israeliano avverte prima di distruggere una casa.
Il suono che i palestinesi temono di più è quello di una voce sconosciuta al
telefono che ordina di abbandonare la casa entro mezz'ora prima che questa
venga bombardata dai missili. E non c'è possibilità di replicare.
Ma non sono solo le incursioni israeliane a distruggere Gaza e la sua
gente. In un preciso resoconto della Banca Mondiale pubblicato il mese
scorso, risulta che la West Bank e Gaza stanno affrontando "un anno di
recessione economica senza precedenti. I redditi potrebbero ridursi di un
terzo nel 2006 e la povertà potrebbe colpire due terzi della popolazione."
La povertà in questo caso rappresenta un reddito pro capite pari a 2 dollari
al giorno.
Ci sono segni di disperazione ovunque. Il crimine sta dilagando. La
gente fa di tutto pur di sfamare le proprie famiglie. Le truppe israeliane
sono entrate nella zona industriale di Gaza alla ricerca di tunnel
scacciando la polizia palestinese. Quando gli israeliani si sono ritirati
non sono stati rimpiazzati dalla polizia, bensì da saccheggiatori. Questa
settimana tre carri trainati da asini hanno rimosso i rifiuti metallici che
sono tutto ciò che rimane delle fabbriche che una volta davano lavoro a
migliaia di persone.
"Questo è per noi l'anno peggiore dal 1948 (quando i rifugiati
palestinesi si riversarono a Gaza)" queste le parole del dottor Maged
Abu-Ramadan, un ex oculista che è oggi sindaco di Gaza City. Niente e
nessuno può uscire di qui. La gente ha iniziato a soffrire la fame. Si ciba
di pane e falafel, e qualche pomodoro e cetriolo che coltiva da sè.
I pochi lavori che gli abitanti di Gaza potevano fare per guadagnarsi
del denaro sono ora inaccessibili. Il dottor Abu-Ramadan dice che gli
israeliani "hanno distrutto il 70% degli aranceti per creare zone di
sicurezza". Garofani e fragole, due dei prodotti maggiormente esportati da
Gaza, sono stati gettati via e lasciati marcire. Un attacco aereo israeliano
ha distrutto una centrale elettrica così che il 55% di elettricità è andata
sprecata. La corrente elettrica è incostante quasi quanto a Baghdad.
L'attacco di Israele negli ultimi due mesi ha colpito una società già
tramortita dal ritiro dei sussidi dell'Unione Europea in seguito alle
elezioni di Hamas al governo palestinese lo scorso marzo. Israele sta
trattenendo le imposte dovute sui beni destinati a Gaza. Sotto pressione
degli Stati Uniti, le banche arabe all'estero non trasferiscono fondi al
governo.
Due terzi della popolazione sono senza lavoro e il rimanente terzo
lavora quasi interamente per lo stato senza ricevere alcuna retribuzione.
Gaza è sicuramente la regione più povera del Mediterraneo. Il reddito pro
capite annuo è di 700 dollari, paragonato ai 20.000 dollari di Israele. Le
condizioni sono persino più disastrose che in Libano dove gli Hezbollah
ricompensano generosamente le vittime di guerra per la perdita delle loro
case. Come se non bastassero già tutti i problemi che Gaza sta affrontando
questa settimana, ci sono stati anche scioperi e manifestazioni di soldati
non pagati, poliziotti e agenti di sicurezza. Tutto questo era stato
organizzato da Fatah, il movimento del presidente palestinese Mahmoud Abbas,
anche conosciuto come Abu Mazen, che perse le elezioni contro Hamas lo
scorso gennaio. I suoi sostenitori hanno marciato lungo le strade agitando
in aria i loro kalashnikov. "Abu Mazen uomo di coraggio" urlavano "salvaci
dal disastro". Gli uomini armati di Hamas dallo sguardo pungente hanno
cercato di non dare troppo nell'occhio durante la manifestazione anche se le
due parti sono comunque molto vicine allo scontro diretto nelle strade.
L'assedio israeliano e il boicottaggio europeo sono una punizione
collettiva per chiunque a Gaza. Sarà difficile fermare i criminali armati.
In un letto d'ospedale a Shifa un robusto giovane di nome Ala Hejairi con
ferite al collo, alle gambe, al petto e allo stomaco ha così
dichiarato:"Stavo piazzando una mina anti-carro armato a Shajhayeh la scorsa
settimana quando sono stato colpito dal fuoco di un aereo israeliano.
Ritornerò a far parte della resistenza quando mi sentirò meglio. Perché
dovrei preoccuparmi? Se muoio sarò un martire e andrò in paradiso."
Il padre, Adel, si dichiara orgoglioso delle azioni del figlio e
aggiunge che tre dei suoi nipoti sono già martiri. Sostiene il governo di
Hamas:"I paesi arabi ed occidentali vogliono distruggere questo governo
perché è il governo della resistenza."
Mentre l'economia precipita ci sono molti giovani uomini a Gaza
desiderosi di seguire l'esempio di Ala Hejairi. Quelli che non saranno ben
addestrati e ben forniti di armi saranno probabilmente uccisi. Ma la
distruzione di Gaza, ora in corso, sembra presagire che nessuna pace sarà
possibile in Medio Oriente nelle generazioni a venire.
Il numero delle vittime:
* In seguito al rapimento del caporale Gilad Shalit per opera dei
palestinesi lo scorso 25 giugno, Israele ha lanciato una massiccia offensiva
ed un blocco totale di Gaza durante un'operazione denominata Summer Rains.
* Nella Striscia di Gaza sono stati attaccati per ben 74 giorni 1.3
milioni di persone, di cui il 33% vive in campi profughi.
* Più di 260 palestinesi, inclusi 64 bambini e 26 donne, sono stati
uccisi dal 25 giugno. Una vittima su 5 è un bambino. Un soldato israeliano è
stato ucciso e 26 sono stati feriti.
* 1.200 palestinesi sono stati feriti e ci sono stati 60 casi di
amputazione. Un terzo delle vittime portate in ospedale è costituito da
bambini.
* Gli aerei da combattimento israeliani hanno effettuato più di 250
raid su Gaza, colpendo due centrali elettriche e il Ministero degli Esteri e
dell'Informazione.
* Almeno 120 strutture palestinesi, incluse case, botteghe e serre
sono state distrutte e 160 danneggiate dagli israeliani.
* Le Nazioni Unite hanno criticato i bombardamenti israeliani che
hanno causato danni al sistema elettrico per circa 1.8 miliardi di dollari,
oltre ad aver privato più di un milione di persone di un regolare accesso ad
acqua potabile.
* Il gruppo umanitario israeliano B'Tselem afferma che 76 palestinesi,
inclusi 19 bambini, sono stati uccisi dalle truppe israeliane nel solo mese
di agosto. Le prove dimostrano che almeno il 53% non aveva preso parte alle
ostilità.
* Durante l'ultimo scoppio di violenza, tre palestinesi sono stati
uccisi ieri mentre l'esercito israeliano attaccava la West Bank alla ricerca
di un soldato. Due delle vittime erano disarmate secondo i testimoni.
di Patrick Cockburn
da The Independent
Traduzione di Federica Gabellini
per www.peacelink.it


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