Strage di Beit Hanun, per Olmert è solo un «errore tecnico»
È stata un «errore tecnico» la strage a Beit Hanun, nella striscia di Gaza. Questa la paradossale spiegazione del premier israeliano Ehud Olmert della salva d´artiglieria dell´esercito israeliano che ha massacrato 18 palestinesi, tutti appartenenti a un unico nucleo familiare. Olmert, in un intervento trasmesso dalla radio statale, si è espresso così: «È stato un errore tecnico dell'artiglieria israeliana». Colpire palestinesi innocenti, ha aggiunto, «non è nostra politica», ma ha aggiunto che in futuro ci potranno essere altre tragedie perché continueranno le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza per fermare il lancio di razzi Qassam verso Israele.
Decine di migliaia di persone hanno partecipato a Gaza ai funerali delle diciotto vittime. I feretri, avvolti nella bandiera gialla di Fatah, sono sfilati a bordo di diciotto ambulanze e dopo una preghiera alla moschea sono stati sepolti. Per accogliere i corpi degli otto bambini, delle cinque donne e dei tre uomini caduti sotto i colpi dei carri armati israeliani è stata predisposta un'apposita ala del nuovo cimitero dedicata ai "Martiri del massacro di Beit Hanun". Dalla folla si sono levate grida di dolore ma anche di rabbia e proclami di vendetta nei confronti di Israele, responsabile del massacro. Nel timore di nuovi attentati le autorità israeliane hanno messo la polizia in stato di massima allerta.
La strage ha provocato indignazione in tutto il mondo, tanto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha messo in calendario per oggi una riunione dedicata alla questione palestinese. Il Qatar, unico membro arabo dei quindici dell'esecutivo Onu, ha predisposto una risoluzione in cui si condanna «il massacro» compiuto dagli israeliani e si chiede «un cessate il fuoco immediato» tra le parti. La Lega Araba ha convocato per mercoledì al Cairo una riunione urgente dei ministri degli Esteri per mettere a punto una posizione comune.
Sul fronte interno palestinese, la strage ha ricompattato i moderati di Fatah e i radicali di Hamas, vicini a un'intesa per la formazione di un governo di unità nazionale. Il presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha avuto un colloquio telefonico con il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, che vive in esilio a Damasco, per discutere della formazione di un governo di unità nazionale. Durante lo scambio di opinioni nell'ufficio di Abu Mazen era presente anche, cosa rara, il premier Ismail Haniyeh. «È stata una buona conversazione», ha riferito il portavoce di Abu Mazen.
unita.it




Rispondi Citando