La situazione. Regionali. Chi chiede il rispetto della legge attenta la democrazia, che si difenderebbe violandola. La stravagante logica della PdL
di Valter Vecellio
Come dice il detto, il bue dà del cornuto all’asino. Dopo il pasticcio che il PdL ha combinato a Roma, e la sua lista saltata perché non sono è stata presentata come la legge prescrive, gli esponenti della PdL si sono rivolti al presidente della Repubblica, e non si capisce che cosa il capo dello Stato possa mai fare, ammesso voglia fare qualcosa; contemporaneamente si sono scagliati contro i radicali. Come fosse colpa loro quello che è accaduto, e non di quegli sprovveduti cui hanno affidato la consegna della lista.
Renata Polverini dice di aver creduto che i radicali difendessero la democrazia contro ogni burocrazia, e che non è legalità impedire a delle persone la possibilità di consegnare le proprie liste. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno sostiene che la Bonino per essere fedele alla lunga tradizione di battaglie democratiche portate avanti dai radicali dovrebbe esser la prima a chiedere l’ammissione della lista della PdL; per il ministro Giorgia Meloni, Bonino e i radicali meritano l’Oscar per l’opportunismo; Beatrice Lorenzin, portavoce della Polverini sostiene che i radicali fanno ricorso al più gretto burocratismo e fanno finta di non vedere gli atteggiamenti violenti che hanno impedito al PdL di depositare le liste, e questo perché si avrebbe paura di perdere, e si sarebbe stati contagiati dai comportamenti violenti dell’Italia dei Valori; Margherita Boniver insinua che questo sia un episodio di teppismo politico ai limiti dell’eversione; Fabrizio Cicchetto esclude che ci sia stata imperizia o problemi di organizzazione, ed è sorpreso dai radicali e da Emma Bonino; Denis Verdini parla di comportamento antidemocratico dei radicali; i rappresentanti del PdL assicura alla nona riga della dichiarazione rilasciata all’”Ansa”, erano, oltre ogni ragionevole dubbio, all’interno del tribunale; poi alla quattordicesima riga della stessa dichiarazione riconosce che si sono allontanati dalla stanza per pochi minuti…
Ora a parte l’ovvia considerazione che è piuttosto stravagante che vengano impartite lezioni di democrazia e di legalità da parte di persone che fino a ieri hanno assistito indifferenti quando non compiaciuti e complici alle quotidiane violazioni della legge e della legalità che venivano consumate ai danni dei radicali e di tutti i cittadini, in queste e nelle passate elezioni; il fatto è che si assiste a un letterale ribaltamento della realtà: chi si batte per il rispetto della legge è accusato di attentare alla democrazia, che si difenderebbe facendo finta che la legge non ci sia; insomma, quello che ci dicono gli esponenti della PdL, è che la legge è uguale per tutti, ma come nella famosa fattoria di Orwell, c’è chi è più uguale di altri. Per il PdL, quando si tratta della PdL, la legge va interpretata, e piegata alle ragioni politiche.
Fanno dei colossali pasticci quando si tratta di presentare le firme, non si assumono le loro responsabilità e scaricano la colpa dei loro errori su altri; e si candidano a governare la regione Lazio…
La cifra di quello che sono è data da questo episodio che riguarda la giustizia, e come ad Enna viene amministrata. Enna è un caso particolare: è l’unica procura della Repubblica scoperta al 100 per cento. Il procuratore capo Calogero Ferretti deve fare tutto lui, dal presiedere le udienze all’occuparsi dei buoni benzina. Ha scritto più volte al ministero, esponendo la situazione. Gli hanno risposto: “L’amministrazione della giustizia è cosa difficile, quindi se il giudice Ferretti non se la sente è giunto il momento che si goda il meritato riposo andando in pensione”. Questa la situazione, questi i fatti.




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