Inchiesta Napoli, arrivano i rinvii a giudizio
ma Moggi contesta le intercettazioni
LA PAROLA ai tribunali: Luciano Moggi, Franco Carraro, Paolo Bergamo, Diego Della Valle, Massimo De Santis e tantissimi altri (fra cui arbitri che stanno regolarmente arbitrando) saranno quasi sicuramente rinviati a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e ad altri reati. L'inchiesta dei due pm napoletani, Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice, ormai è praticamente chiusa. Ultimamente sono stati sentiti alcuni indagati che avevano chiesto di essere interrogati: i due pm la settimana scorsa hanno chiesto ancora alcune carte in Federcalcio e presto chiederanno anche il rinvio a giudizio di decine di persone. Ormai potrebbe essere questione di giorni (secondo alcune voci provenienti da Napoli già lo avrebbero fatto...): poi spetterà al Gup fissare la data per l'udienza preliminare. Ma potrebbe essere già a dicembre, ed è molto probabile (quasi certo) che il Gup accoglierà la richiesta dei pubblici ministeri. Per cui, all'inizio del 2007 dovrebbe iniziare il maxiprocesso penale a calciopoli (quello sportivo è alle battute finali ormai).

Gli avvocati degli imputati cercheranno di smontare subito la pesante accusa dell'associazionismo. L'inchiesta si è sviluppata soprattutto su una mole impressionante di intercettazioni telefoniche e ambientali, affidate ai carabinieri di Roma. Solo per Luciano Moggi sono 100.000, anche se nelle carte dell'accusa (anche sportiva) ne sono state citate trentacinque. Riprodurle tutte costa circa 25.000 euro: Moggi era disposto a farlo a spese sue, i pm hanno detto di no. La difesa dell'ex direttore generale della Juventus ha fatto preparare una dettagliata perizia da una società di Rimini, specializzata in telefonia. Pare sia stata scoperta l'esistenza di una società (non si sa ancora a chi legata) in grado anche di occuparsi di operazioni chiamate, in gergo, "change voice": cioè che sarebbe in grado di riprodurre la voce e simulare addirittura le telefonate. Gli stessi tabulati, secondo alcune perizie, potrebbero essere manipolati. Moggi ha chiesto, ed ottenuto, di poter portare Telecom come teste davanti al Consiglio di stato. Inoltre darà battaglia davanti al Tar, mentre all'arbitrato del Coni chiederà il "difetto di giurisdizione", non essendo più un tesserato. E quando ci sarà il processo a Napoli sarà presente perché ora sta riprendendo coraggio e le ultime vicende (vedi caso Telecom) lo hanno convinto che questa storia è ancora da scrivere. Anzi, da riscrivere. Se ha davvero ragione, si vedrà nei prossimi mesi.


Inter: il marchio e gli affari in famiglia
Il "Sole-24 Ore" di sabato, in merito alle acrobazie di bilancio dei club, scriveva: "Quest'estate la Covisoc aveva tentato di applicare criteri rigorosi, rifiutando l'iscrizione al campionato di Milan e Inter se ne avessero ottenuto una ricapitalizzazione di almeno 100 milioni ciascuno. Ma poi il rigore è svanito". Come? Spiega l'articolo: "Non è chiaro se per intervento Figc (il commissario era Guido Rossi) o per quale altre ragione. E Moratti ha potuto iscriversi al campionato versando appena 4 milioni di ricapitalizzazione". Storia molto curiosa. Ora l'Inter si presenta domani all'assemblea degli azionisti con una novità: il passivo è stato ridotto grazie allo scorporo del marchio, che è stato valutato in 158 milioni di euro, e la vendita alla Inter Brand Srl (il cui presidente è Angelomario Moratti, nato nel 1973, e figlio di Massimo Moratti...). Affari di famiglia e in famiglia, insomma.


Publitalia, addio alla Figc. E gli sponsor...
Dopo anni la Federcalcio ha chiuso il suo rapporto con Publitalia, che come advisor aveva affiancato la Figc nella ricerca degli sponsor, soprattutto per la Nazionale. E aveva portato in cassa parecchi soldi. Non si sa se Luca Pancalli adesso bandirà un corso per la ricerca di una nuova concessionaria. Di sicuro ci sono grossi problemi nella ricerca di sponsorizzazioni: ormai l'effetto-mondiali sembra svanito. Mentre più facile dovrebbe essere l'accordo con Rai (che poi potrebbe cedere a Sky le gare sul satellitare). Di marketing, in via Allegri, si sta occupando, come sempre, Benedetta Geronzi, figlia del n.1 di Capitalia.


Arbitri e Figc: Trentalange, Abete e le mosse segrete
In novembre gli arbitri, in febbraio la Federcalcio: due assemblee elettive importanti attendono il mondo del pallone. Il 25 novembre, come detto, l'Aia: il favorito pare proprio Bruno Di Cola di Avezzano, che potrebbe avere dalla sua l'appoggio del torinese Alfredo Trentalange (che quindi non si candiderà). Forse il maceratese Maurizio Mattei si alleerà con l'aretino Marcello Nicchi. Venti giorni di tempo per fare campagna elettorale. Per la Figc bisognerà aspettare febbrario, prima (forse l'8 gennaio e la settimana dopo l'assemblea statutaria): stavolta Giancarlo Abete, 56 anni, ex scuola Dc, dirigente sportivo ormai di lungo corso, potrebbe davvero farcela. Ha l'appoggio di Gianni Petrucci, e il n.1 del Coni, si sa, conta molto (anche se lui nega sempre...). Tempo fa il sindacato calciatori candidò Gianni Rivera, mal visto non solo dal Milan ma anche da altri club, e pure al Coni. Ora Sergio Campana ha una forte simpatia per l'avvocato Paolo Nicoletti, ex vicecommissario.


Bertarelli e Lazio, e se rinascesse l'amore?
Chissà se Ernesto Bertarelli adesso si farà di nuovo sotto. Anni fa "Mister Coppa America" si interessò, eccome alla Lazio, di cui è autentico tifoso: ma poi rinunciò all'acquisto perché c'erano alcune cose che non convincevano. Ora sul club di Claudio Lotito c'è grossa bufera giudiziaria: la Procura di Milano ha sequestrato il 14% delle azioni, il presidente è stato accusato di aggiotaggio e false dichiarazioni alla Consob: avrebbe stipulato un patto occulto con Mezzaroma per il controllo del club. Chissà se era quello che temeva Bertarelli quando mandò alcuni suoi emissari a prendere informazioni sulla Lazio. Ora l'italo-svizzero ha ceduto la sua azienda, la Serono, ed è tutto concentrato sulla vela. Recentemente l'armatore di Alinghi ha di nuovo smentito (a Sky) un suo interessamento al mondo del calcio. Ma chissà che la passione, il tifo non lo porti di nuovo a dare un'occhiata ai bilanci della Lazio. Il club vive indubbiamente una situazione difficile (ci sarà davvero l'Opa?), la squadra cerca di fare del suo meglio e i tifosi hanno voltato le spalle. L'Olimpico quest'anno è deserto: una media-spettatori inferiore a 20.000 (esattamente 19.363). Un quadro desolante, se si pensa che solo pochi anni fa la Lazio aveva 40.000 abbonati. Ma la crisi investe, almeno in parte, anche l'altra squadra romana. La Roma è scesa ad una media-partita di 39.332 spettatori. Capello non è certo ricordato con simpatia nella Capitale, almeno da una parte dei tifosi: ma con lui lo stadio era pieno.

(5 novembre 2006)


http://www.repubblica.it/2003/h/rubr...-contesta.html