La Voce della Patria
Giornale Nazionalpopolare
ELEZIONI PRESIDENZIALI: VITTORIA!
di Giò91
Il primo turno era terminato così: Estewald in vantaggio col 44,4%, seguito da Cristiano al 43%. A seguire Ugodepayens, candidato della parte più anti-fascista del centro-destra, col 10,6%.
In ultima posizione il candidato dei democratici monarchici col 2,1%.
Situazione molto incerta, anche perché il voto liberalconservatore e “demo-monarchico” non era affatto scontato, visti i dissapori abbastanza forti della campagna elettorale.
Il centro-sinistra partiva favorito, forte dell’ottimo risultato ottenuto alle Elezioni Congressuali, grazie anche alle divisioni interne al centro-destra.
Estewald la sera della chiusura delle urne festeggiava con i suoi sostenitori la vittoria congressuale, che nella piazza virtuale polliana scandivano a gran voce il suo nome.
Molto apprezzati dalla folla di “supporters” del centro-sinistra polliano anche Brunik, Spycam e Mr B.
Già i giorni immediatamente successivi al risultato del primo turno Liberamente, leader di F.L., invitava Libertà Nazionale a ritirarsi dal ballottaggio, per evidente superiorità della sinistra.
A questo si aggiungevano delle polemiche per le vicende della Corte Suprema dovute al ricorso contro F.L.
La sensazione, presente soprattutto a sinistra, era quella di una coalizione allo sfascio, in preda alle divisioni: i dissidi fra la sinistra interna di IPSN e l’ala destra, i dissidi fra il centro-destra e i liberalconservatori che continuavano e i vari dissapori fra Richard Gecko e il NFM di Roberto M.
Nel frattempo la sinistra continuava a cercare di fomentare le polemiche infangando la coalizione che sosteneva Cristiano72.
L’esito del ballottaggio s’è rivelato, alla fine, non curante delle polemiche della sinistra.
Cristiano72, mentre continuavano le polemiche, andava nei forum “in bilico” a spiegare le ragioni della sua candidatura, i suoi ideali, i suoi valori e come si sarebbe comportato in caso di elezioni.
Al momento dell’apertura delle urne nel forum “Destra Radicale” è cominciata subito la mobilitazione: Costantino, Lupa Nera, RibelleSano ed altri hanno incominciato da subito a mandare pvt a più forumisti. Il risultato della mobilitazione? Addirittura hanno votato persone che non s’erano nemmeno viste al primo turno.
Incredibile poi il voto dell’elettorato moderato: l’elettorato che sembrava potesse essere “l’arma vincente” di Estewald invece s’è rivelato decisivo per l’elezione di Cristiano72, che è riuscito a raccogliere un numero di consensi straordinario, nonostante le polemiche, nonostante le divisioni.
Chi pensava che la candidatura di Cristiano72 alle Presidenziali fosse una scelta “perdente” per via della sua appartenenza politico-ideologica alla destra radicale s’è sbagliato ed è stato sconfitto proprio dal risultato del secondo turno delle Elezioni Presidenziali che ha visto Cristiano72 vincere con 313 voti contro i 306 di Estewald, dopo un’incredibile rimonta avvenuta verso gli ultimi giorni del voto.
Anche in questo caso, la gioia dei sostenitori del vincitore non è stata contenuta, visto il grande sventolio di tricolori e croci celtiche incominciato dopo la chiusura delle urne e la pubblicazione degli ultimi exit poll.
La comunicazione dei risultati ufficiali è avvenuta pochi giorni dopo.
Pur vincendo per soli sette voti, quella di Cristiano72 è stata una grandissima vittoria soprattutto per I.P.S.N., il partito che fino ad oggi ha guidato come coordinatore.
Il ruolo di Cristiano72 sarà chiaro: non sarà né un presidente notaio né un presidente ostruzionista. Sarà un Presidente garante degli elettori che l’hanno votato, sarà un Presidente che avrà un ruolo di impulso per spronare il governo ha fare le riforme necessarie per il gioco di POL e sarà un Presidente che garantirà il rispetto delle istituzioni e dei regolamenti del gioco.
Insomma, AUGURI PRESIDENTE!
Foto dei festeggiamenti:
ELEZIONI CONGRESSUALI: VINCE LA SINISTRA, MA IPSN RIMANE IL PRIMO PARTITO.
di C@scista
Come è ben noto alle elezioni congressuali si sono presentate tre coalizioni principali e un paio di piccoli partiti che correvano da soli(i monarchici del PDUM e i socialisti nazionalitari).La coalizione di sinistra per la prima volta ha adottato un'astuta strategia unitaria presentando insieme in un'unica lista (Uniti per Pol)i rappresentanti di partiti anche diversi tra loro insieme a una serie di candidati autonomi dai partiti ma di notevole carisma presso una certa area(come ad esempio Mr Bojangles)mentre in in alleanza con questa lista si presentava anche la NFD al cui interno veniva presentato per la prima volta Berghèm un esponente finora lontano dal mondo della sinistra e in grado di pescare voti in forum come quello padano che si erano finora disinteressati alle elezioni di Pol.
La coalizione Libertà Nazionale era invece basata su un'alleanza tra IPSN il partito egemone dell'alleanza sia per i numeri che per la candidatura alla presidenza e una consistente parte del centrodestra tra cui in primo luogo DMN e quindi MR(alleata con NFM) e, non senza polemiche politiche interne, Pl. A questa alleanza si era tuttavia sottratta la coalizione dei conservatori e di Forza liberale ponendo così fin dall'inizio le basi per un vantaggio strategico delle sinistre che invece correvano completamente unite.
I risultati delle elezioni hanno infatti visto da una parte un enorme aumento dei votanti (oltre 600)e dall'altra la vittoria della coalizione di sinistra col 44,7% (292 voti) contro il 40% dei voti di Libertà nazionale e un limitato 11per cento per la coalizione di FL e conservatori (72 voti) mentre il PDUM e i nazionalitari prendevano complessivamente il residuo 4,3 per cento.
Il partito che ha raggiunto il maggior numero di voti rimane comunque IPSN (Uniti per Pol non è un partito ma una lista che coalizza tre diversi partiti) che ha raggiunto da solo il 24,7% passando dai 114 voti dell'ultima volta agli attuali 161 voti anche se tra questi vanno sottratti i voti presi dal candidato autonomo Lorenzo V. che correva per Consiglio nazionale (e che personalmente ha fatto un buon risultato come anche i candidati Italiano e Giò91).
Ottimo come dicevamo anche il risultato di Uniti per Pol che ha fatto il 28,3 riuscendo a sommare i voti di tre diversi partiti cosa certamente non facile.
Tra i partiti vincitori si può infine includere DMN che ha raddoppiato il suo consenso (9,2) e la NFD che grazie all'apporto dei forumisti di Padania raggiunge il notevole 16,4 (107 voti).
Il risultato politico conclusivo è stato quindi un congresso dominato dalle sinistre che deve coabitare con un presidente come cristiano che rivendica orgogliosamente i valori "identitari". La coabitazione sembra apparentemente reggere ma già si intravedono i primi scontri politici tra la sinistra che tenta, più o meno dietro le quinte, di ridimensionare a mera formalità il ruolo del presidente e Cristiano72 che giustamente rivendica di non aver scomodato oltre 600 forumisti per eleggere un semplice notaio.
Intervista a Mat Kava (PLC): "Grande risultato del centro-sinistra al Congresso, ma complimenti a Cristiano72 per la vittoria al ballottaggio."
1)Mata Kava intanto la ringrazio per aver accettato l'intervista del nostro giornale e poi le chiedo di commentare le ultime elezioni. Al congresso la coalizione di sinistra ha prevalso mentre alle elzioni presidenziali la candidatura di Cristiano72 è invece risultata vincente lei lo interpreta come un pareggio? E secondo lei quali sono state le cause di un risultato diverso a così pochi giorni di distanza?
Io credo sia opportuno distinguere le elezioni congressuali dalle pur importanti elezioni presidenziali. Al congresso la nostra offerta politica era variegata e questo ci ha permesso di ottenere il sostegno di forumisti indipendentisti/autonomisti, che in larga parte non hanno votato poi per Estewald. Tuttavia è vero che Estewald al primo turno ha vinto la battaglia lo stesso. Al secondo turno però, la capacità mobilitatrice del centrodestra si è fatta sentire. Noi del csx, lo dico con rammarico, abbiamo forse sottovalutato l'impegno necessario per strappare la vittoria, comunque sfiorata. A questo si sono aggiunte coincidenze sfortunate, a titolo d'esempio cito l'astensione di due iscritti al mio partito che in quei giorni erano lontani da POL. Quando le differenze in termini numerici sono così piccole basta davvero poco per far vincere l'uno o l'altro. Estewald è stato sfortunato, senza nulla togliere alla bravura di Cristiano.
2)Lei era il coordinatore di PLC ma dopo le elzioni ha presentato le sue dimissioni, quali sono le ragioni politiche di questo gesto?
Il risultato elettorale per i candidati del mio partito si sono rivelati estremamente deludenti, ne ho preso atto e ho rimesso il mio mandato all'assemblea del PLC.
3)La vostra coalizione ha presentato molti indipendenti e soprattutto gli esponenti di PLC PQM e PDS si sono presentati sotto il gruppo unico di Uniti per Pol ma ora passate le elzioni gli eletti faranno riferimento ciascuno al suo partito originario o a Uniti per Pol?
Per le prime votazioni si procederà con il gruppo unico, per sottolineare maggiormente la scelta unitaria. Per il dopo è ancora in atto una discussione all'interno di Upp.
4)Qualè il suo giudizio politico sulle due diverse coalizioni principali (quella di cristiano e qiuella di Ugo de payens)che avete affrontato alle ultime elezioni congressuali?
Credo che fossero male assortite, fondamentalmente. Se già la sinistra è molto variegata nelle proprie posizioni, Libertà nazionale rasentava la schizofrenia. Lo stesso programma da un lato parlava di "coalizione tecnica" e dall'altra si proponeva il fine politico-ideologico di rappresentare i polliani contrari al governo Prodi; da un lato per giustificare la scelta unitaria tra forze in conflitto tra di loro si usava la scusante del gioco polliano, dall'altra si sprecavano i riferimenti alla politica reale.
La coalizione di Ugo almeno non era sottoposta a questa ambiguità di fondo. Rappresentava un centrodestra non necessariamente più vicino ai miei ideali di Libertà Nazionale (in cui si ritrovano persone con determinate idee simili alle mie, come Italianuova o Subzero), ma vuoi per il coraggio, vuoi per la simpatia che provo con chi lancia "assalti al cielo" la preferivo al minestrone liberal-nazional-fascista.
5)Ora la maggioranza politica del congresso si trova a dover coabitare con un presidente di un orientamento politico opposto: lei come vede questa situazione relativamente nuova per il forum di Camera?
Ho la massima fiducia in Cristiano, dopo Estewald è la persona più adatta a ricoprire il ruolo di presidente. Ovvio che non sarà un presidente notabile, ed è giusto così' visto che è stato voluto dal popolo polliano. So già che vi saranno momento di tensione, perchè questo è e rimane un gioco dalla forte connotazione agonistica. Tuttavia da sempre ritengo che l'eccesso di agonismo faccia male alla salute e serva solo a farsi rodere il fegato più che a divertirsi, credo che questo Cristiano lo sappia e quindi saprà decidere di caso in caso quale sia il comportamento migliore da tenere, quello più stimolante per il divertimento.
L'angolo della cultura: biografie interessanti
a cura di Giò91
La funzione di questa "sezione" del giornale è quella di riportare articoli e informazioni interessanti su personaggi ed importanti esponenti del vasto mondo politico della Destra Radical-sociale (anche se vi accorgerete che non tutti accettano questa etichetta) su POL.
Pubblichiamo qui un articolo di Marco Tarchi sull'esperienza de "La Voce della Fogna" e della "Nuova Destra".
LA VOCE DELLA FOGNA
( 1974 - 1983 )
Secondo Marco Rovelli, fascistologo di sentimenti demoproletari, La voce della foqna, è stata sostanzialmente "una rudimentale rivista giovanilistica" scritta "con un linguaggio che per la verità di giovanile" conservava solo la volgarità dei toni goliardici", sulle cui "pagine poco impegnative" tuttavia "si erano sperimentate le forme che avrebbero caratterizzato poi in senso forte l'identità della Nuova Destra: la presa di distanza dal neofascismo "ufficiale", condotta con una dissolvente satira dello stile e del linguaggio nostalgico; l'accentuato interesse per le tematiche esistenziali e culturali, privilegiate rispetto a quelle politico-istituzionali; l'estrema attenzione all'orientamento librario con una fitta rete di schede e recensioni dirette a tracciare un percorso ideale di lettura al militante alla ricerca di "fondamenti". Tutto sommato, quindi la si può considerare il punto d'avvio della "ricerca di un "nuovo modo di stare a destra" " e "soprattutto il tentativo di un'omologazione "gergale" col mondo giovanile" (1) .
Il giudizio di Marcello Veneziani, che pure all'epoca, ventenne, ne curava la diffusione nella natia Bisceglie, era più duro e meno lungimirante: si trattava, a suo avviso, di un misero "foglietto umoristico, senza alcuna pretesa politica, che la gente accetta e sfoglia solo se gratuitamente" e che "al più riesce a provocare qualche distratto sorriso ma decisamente non "sconvolge" e "rompe" niente".
Il che spingeva il futuro intellettuale organico della destra di ogni taglia e sfumatura a proclamare epistolarmente l' "autentico disprezzo" che il foglio gli ispirava (2) .
Il più allarmato di tutti era però Gianni Emilio Simonetti, anima dell'underground di sinistra degli anni Settanta, che sarebbe arrivato a dedicarle il primo articolo esclusivo e a copiarne la copertina per illustrare il suo volume sulla "cultura giovanile di destra, in Italia e in Europa", Lambro/Hobbit, curato sotto lo pseudonimo di Giuseppe Bessarione. "Inquietato"' e "personalmente rattristato", Simonetti vedeva una "puntuale corrispondenza di "argomenti", oltrechè "un connessione gergale ed anche linguistica" tra le riviste di taglio alternativo e "controculturale" della sinistra e il "giornale differente" stampato a Firenze, "quasi che "la questione giovanile" o meglio, la condizione dei giovani degli anni '60 stemperi, fino a dissolverla, la "questione politica" e quella differenza che sempre i comunisti hanno rivendicato contro il loro nemico storico, la borghesia, e il suo servo di ieri e di oggi, il fascismo" (3) .
C'erano sicuramente un eccesso di umori e di timori in quei giudizi, e non mancava l'esagerazione nemmeno nei numerosi fans che per un certo periodo ne fecero quasi un oggetto di culto sommergendola di lettere entusiastiche, di abbonamenti, di manifestazioni di sostegno.
Sta di fatto comunque che "La voce della fogna" è stato un fenomeno bizzarro e rilevante nel piccolo e complicato mondo del radicalismo di destra italiano, e che la sua formula ha funzionato, al punto che dal momento della chiusura, avvenuta nel dicembre 1983, non si sono contati gli incitamenti a riprenderne le pubblicazioni o, quantomeno, a raccoglierne l'intera collezione in volume: cosa che oggi finalmente avviene.
Non è facile spiegarsi il motivo di un così brillante successo. 0 forse è troppo facile, se ci si azzarda a porne come causa la situazione. disastrosa in cui l'area neofascista avversava già a metà degli anni Settanta, sia politicamente che culturalmente, e il conseguente bisogno dei suoi esponenti più attivi e consapevoli di trovare una qualche valvola di sfogo alla piattezza dei toni delle pubblicazioni ufficiali.
In realtà, le ambizioni con cui "La voce della fogna" venne partorita, in una soffitta parigina arrostita dal sole del luglio 1974, e sfornata da una tipografia della periferia fiorentina cinque mesi dopo, non erano quelle di costituire una vera, organica alternativa al "modo di stare a destra" dettato dalla presenza egemone del MSI, a cui tutti gli animatori originari del foglio appartenevano. La limitatezza dei contenuti dei primi numeri ne è del resto una prova evidente.
C'era, in origine, semplicemente il desiderio di dare un segnale per linee interne al piccolo mondo della destra giovanile italiana, dimostrando da un lato che l'immagine perbenista e conservatrice della "destra nazionale" di Almirante aveva fatto il suo tempo e dall'altro che all'assedio delle forze dell'"arco costituzionale" si poteva uscire meglio con l'ironia che con l'autocompatimento, che costituiva il piatto forte della politica missina.
Tutto il resto non era nelle previsioni. Ad alimentare le speranze di una decente accoglienza del pubblico di area c'erano un prodotto già collaudato in Francia, Alternative, primo esempio di pubblicazione satirica destroradicale, e la collaborazione del suo deus ex machina, Jack Marchal, inventore delle strisce animate dai celebri topi. Quel che il giornale si proponeva concretamente, era un'operazione di stile: lo svecchiamento della stanca immagine del neofascismo, la correzione di atteggiamenti inguaribilmente demodè.
Il nostalgismo era l'unico nemico dichiarato (oltre naturalmente, al fronte dei persecutori esterni). Le idee sembravano destinate a restare sullo sfondo.
Sfogliando adesso, uno dietro l'altro, i trentuno numeri della rivista, è difficile stabilire quando le cose si modificarono. Di certo, ad affrettare il corso degli eventi fu l'atteggiamento dei destinatari del foglio, che non determinò soltanto la moltiplicazione delle pagine e l'ampliamento del parco disegnatori (rimasto peraltro quasi sino in fondo legato a stili e idee molto in ritardo rispetto all'evoluzione del corpo redazionale, a dimostrazione del fatto che una sintesi politica perfetta fra i collaboratori non ci fu mai, e neppure venne tentata) o la crescita della diffusione diretta, che si estese in breve a due terzi delle città italiane.
Apparve subito chiaro che per la maggioranza dei lettori La voce della fogna valeva soprattutto come antidoto alle incertezze di identità e ai silenzi ideologici che pervadevano il circuito ufficiale della destra italiana.
I primi infortunii con le gerarchie sezionali o federali, le lettere allarmate di qualche zelante subordinato ai superiori e un carteggio con i vertici dell'organizzazione giovanile di partito, indignata che "l'immagine del militante disposto a versare il suo sangue per l'idea possa essere confusa con quella del topo di fogna" (4), avviarono una seconda fase del progetto.
Grazie anche, e soprattutto, alla parallela scoperta di altri orizzonti, quelli "metapolitici" di Alain de Benoist e delle sue iniziative (con cui il primo contatto risaliva sempre alla mitica estate parigina del '74), nonché‚ all'accendersi e all'immediato consumarsi delle speranze modernizzatrici coagulatesi attorno alle correnti di "Spazio Nuovo" e "Linea Futura" nei congressi missini del 1977 e del 1979, si accentuarono i toni autocritici, le occasioni di ripensamento, le incursioni sui terreno dei costume e della mentalità, le ambizioni di costruire un polo di riferimento estraneo al consueto antagonismo destra-sinistra.
Un percorso che accompagnò la Voce nelle sue provocazioni, nei suoi scontri, nei suoi rifiuti e nelle sue offerte di alleanze fuori dagli schemi (5) fino alla conclusione del suo tragitto.
Di questa parabola, il lettore potrà rendersi conto dal confronto diretto con i fascicoli che qui di seguito vengono ripubblicati, senza bisogno di essere agevolato dalla mediazione di un pedante apparato critico. Debbo tuttavia confessare che da editore, impaginatore, diffusore e redattore per un abbondante 70% dei testi della rivista non riesco ad accoglierne con serenità la ricomparsa alla quale d'altronde mi sono opposto per anni.. Ho il timore infatti che dietro alcune coincidenze di circostanza - prima fra tutte la salutare, necessaria e feconda dissoluzione in corso di quell'area neofascista entro cui si svolse l'intero ciclo di esistenza de La voce della fogna - possa annidarsi il rischio di letture anacronistiche, e perciò distorte, dei materiali riproposti, che potrebbero a loro volta alimentare suggestioni fuori luogo e imitazioni penose e tardive.
Non sarà dunque superfluo munire questa ristampa di alcune essenziali istruzioni per chi si accosta alla rivista per la prima volta, o con una cognizione sommaria di ciò che la sua pubblicazione ha rappresentato, deve in primo luogo tener presente che essa ha chiuso i battenti per autonoma scelta, con la sensazione di avere ormai compiuto la missione che si era prefissa e senza che intervenissero ragioni di forza maggiore ad affrettarne la fine. Certo, la molta acqua passata sotto i ponti nei nove agitatissimi anni di vita del foglio aveva prodotto qualche logorio nel gruppo degli animatori.
Dalle 4.500 copie di tiratura, immediatamente esaurite, dell'epoca aurea fino ai duemila esemplari degli inizi (Settantasette e dintorni) ci si era via via ritirati su cifre più vicine ai duemila esemplari degli inizi, arrestandosi su una prudenziale quota tremila. Inoltre, l'astio furibondo della gang almirantiana, bersaglio preferito delle polemiche redazionali, non sempre decifrabili dai non addetti ai lavori, aveva reso la circolazione del giornale praticamente clandestina in quelle zone del neofascismo giovanile in cui aveva da sempre allignato il suo habitat naturale.
Infine, non erano mancate singole defezioni nel ristrettissimo corpo redazionale: uno scostamento ideologico qua, un rientro nel privato la, un pizzico di scoraggiamento un po' ovunque. Ma la vicenda, tutto sommato, si era esaurita sua sponte, quando ormai anche la testata, scelta per amore di sfida nel clima sloganistico del "fascisti carogne, tornate nelle fogne", rischiava di risultare incomprensibile a chi l'avesse incontrata per caso, e il nostalgismo sembrava ricacciato nel purgatorio del reducismo per cause anagrafiche.
La decisione di chiudere sanciva un passaggio di fase che era già in atto da anni.
Dall'esperienza della Voce della fogna erano nate molte altre iniziative. Si era infittito l'impegno culturale con I'uscita, a partire dall'ottobre 1976,di Diorama Letterario; si erano tenuti i tre Campi Hobbit, che in parte avevano ripreso ed esternato la filosofia della rivista (6); poi era venuta alla luce, con i convegni di studi di Cison di Valmarino e la prima serie di Elementi, la Nuova Destra, in seguito assurta alle cronache giornalistiche grazie anche all'incontro con esponenti significativi di una Sinistra non conformista, a partire da Massimo Cacciari e Giovanni Tassani (7).
Insomma, la traiettoria singolare dell'unico strumento di espressione underground del radicalismo di destra si era modificata sino a tracciare un percorso più ampio, che' correva per forza propria in mezzo al presente.
Questa constatazione solleva qualche dubbio sull'opportunità di un remake di una pubblicazione scomparsa da troppo tempo per conservare riflessi di immediata attualità e da troppo poco per assurgere a testimonianza "deviante" di un mondo in via di sparizione. Non si tratta, sia chiaro, di dubbi di natura personale assimilabili al pudore che coglie, di fronte alla prospettiva di vedere allo specchio una gioventù ormai trascorsa, chiunque si concede il vizio del "come eravamo"; nè della paura dei commenti malevoli che potrebbero essere evocati da una frase o da una vignetta pubblicata nove, dodici o diciassette anni orsono.
Nella caccia agli scheletri nell'armadio degli "anni di piombo", la piccola equipe che confezionò La voce della fogna sa di avere ben poco da temere rispetto ai possibili concorrenti. Le questioni in gioco sono altre e diverse.
Gioca soprattutto, in questo senso, la consapevole difficoltà di rappresentare nel modo dovuto il rapporto che ha legato la singolarità espressiva e progettuale de La voce della fogna al clima della sua epoca e, più specificamente, agli stati d'animo del suo mondo di appartenenza, che certamente, la coinvolsero ma rispetto ai quali essa cercò sempre di caratterizzarsi in modo attivo, originale. E' imbarazzante constatare oggi la distanza che intercorreva fra le ambizioni del gruppo umano che animava la rivista e il destino a cui era votato l'ambiente a cui esso aveva comunque scelto di appartenere, o, per dirla in altri termini, fra il modo di intendere il radicalismo di destra, i suoi valori, i suoi modelli, i suoi tic e i suoi pregiudizi tipico della rivista e quello che contraddistingueva la stragrande maggioranza dei frequentatori dell'area cui essa si rivolgeva.
Non che il distacco non fosse anche allora evidente: la differenza sta nel fatto che a quel tempo non possedevamo strumenti in grado di misurarne le proporzioni. Ed è tremendamente più facile, col senno di poi, capire quanto utopica fosse la convinzione di poter sciogliere positivamente l'aggrovigliato nodo che separava le nostre aspirazioni dalla realtà a cui dovevamo far fronte.
E' una sensazione che ancora oggi provoca imbarazzo, perchè negli anni Settanta vissuti dalla parte perdente il noi, un noi che sognavamo indefinitamente estensibile in virtù della voglia di conversione che ci pervadeva, era l'unico involucro psicologico che rendesse vivibile l'esperienza politica quotidiana. Uscirne, avrebbe significato arrendersi. Chi pubblicava un giornale che si faceva beffe della gran parte degli stereotipi comportamentali della propria "area di riferimento" non poteva ignorare di spendere tutto il carico della propria singolarità in una partita di estrema difficoltà. Puntare su un solve et coagula che esigeva adepti entusiasti e nel contempo disposti a sperimentare una trasformazione radicale, del proprio modo di essere era un gioco azzardato, che metteva a repentaglio tutta la credibilità che ci si era conquistati in quella non trascurabile frangia del mondo giovanile missino che era disperatamente alla ricerca di un suo modo per stare nella modernità. Il problema non era, come qualcuno ha sostenuto a posteriori, di subire tentazioni di narcisismo, di opporre un io a quel noi, ma di compenetrarlo senza subirne eccessivamente l'inquinamento gergale e mentale (8).
La contradditorietà di quell'esercizio di equilibrismo fra volontà innovativa e necessità di mantenere nei confronti dell'ambiente a cui ci rivolgevamo quel tanto di compatibilità che ci consentisse di esserne letti e seguiti, potrebbe costituire un secondo motivo di dubbio sull'opportunità di questa ristampa. Quella de La voce della fogna è stata, per sua natura, un'esperienza precaria , legata alle contingenze, nata per adeguare le capacità espressive di un'area politico-culturale ai vertiginosi ritmi di trasformazione della società che la conteneva. A determinarne la forma e poi a modellarne i contenuti è stato un paradosso forse irripetibile, che, da un lato lasciava impressi sulla carne i segni dell'egemonia avversaria quotidianamente subita, ed imponeva la ricerca di risposte radicali ed efficaci che restituissero legittimazione alla propria diversità, e dall'altro spingeva alla contaminazione, all'inseguimento di un dialogo coi nemico che fosse anche penetrazione delle sue argomentazioni, all'accettazione della sfida di contestarlo col suo stesso linguaggio. E difficile immaginarsi come potrà capire tutto questo il lettore ignaro dei segni dell'epoca, che sembrava destinata a svolgersi nel segno di grandi cambiamenti rivoluzionari. Tuttavia, chi non riuscirà a penetrare questo elemento di irripetibilità farà fatica ad evitare di scambiare per una banale operazione di cosmesi mimetica quello che fu in realtà l'assillo di un'area in cerca di un'identità originale, che si preoccupava (ben oltre il dovuto: oggi va pur detto) di rimanere fedele a rigorosi presupposti ideologici ma rifiutava di declinarli meccanicamente nei modi che le venivano insegnati dai predecessori.
Guai dunque a cedere alla tentazione di decontestualizzare cronologicamente l'iniziativa, di caricarla di significati attuali, di prorogarne pretestuosamente la validità nella cornice.degli anni Novanta. La voce della fogna appartiene in blocco ad una fase ricca e conclusa della recente storia italiana, di cui indica tutt'al più, in mezzo a molti altri segni, il margine estremo. Ed appartiene anche alla cronaca delle sue utopie, delle sue ambizioni perdute, la più forte delle quali fu forse, al suo interno, il tentativo di farsi asse portante di una comunità, intesa come luogo dove potessero esprimersi relazioni interpersonali del tutto diverse da quelle ispirate all'individualismo utilitaristico della società del benessere consumista e da quelle di marca egualitaristica praticate nei "movimenti di massa" della sinistra di quel tempo. Senza l'aspirazione ad una dimensione comunitaria e la testarda convinzione di star indicando un cammino destinato ad essere percorso da un consistente numero di seguaci, nè agli animatori nè ai lettori del giornale sarebbe stato possibile attraversare un decennio di discriminazioni, di sospetti, di quotidiane diffamazioni e di non infrequenti violenze, di cui per giunta si veniva supposti - a torto -,sempre autori e mai vittime.
C'è un altro aspetto che è opportuno sottolineare. La voce della fogna, che sin dal titolo accettava la delegittimazione decretata dall' avversario e se ne faceva forte ("Oggi le catacombe si chiamano fogne", spiegava con inevitabile tracotanza il fondo del primo numero), ha rappresentato per nove anni il tentativo di rendere plausibile l'impossibile convivenza fra la propria individualità eretica e lo spirito d'insieme di un ambiente che proprio negli aspetti psicologici maggiormente presa di mira dalla rivista - il culto delle nostalgie, l'adorazione dell' "uomo forte", un nazionalismo a tinte scioviniste, un anticomunismo puramente difensivo e conservatore, un populismo un po' snob e un po' straccione - si riconosceva e si cementava. L'impresa era destinata all'insuccesso, ma nel suo svolgimento ha varcato un poco alla volta i confini dell'esperimento ludico e locale per lasciare una traccia di qualche interesse nel costume politico di una generazione.
E' inevitabile che questa intrinseca contraddizione le abbia attirato in vita, e possa attirarle tuttora, le letture più disparate. Il significato delle sue pagine, d'altro canto, non è certamente mai stato lo stesso per quella ventina di persone delle diverse occupazioni (dal brillante professore universitario all'inquilino delle patrie galere, passando, per una varietà di condizioni intermedie) che, in un modo o nell'altro hanno contribuito materialmente a confezionarle mese dopo mese, per chi attendeva la rivista ogni mese come un reader's digest della Buona Novella ideologica o per chi ne avrebbe potuto fare tranquillamente a meno. Chi avrà la bontà o la follia di sobbarcarsi la lettura di questa ristampa non perda mai di vista questo ventaglio di possibilità. E interpreti questa riproposta per quello che vuoi essere: la testimonianza di un'avventura conclusa e, nel contempo, un urgente avviso agli inguaribili nostalgici, perchè si rendano conto che anche per loro è venuto il momento di girare pagina e di accettare la sfida del futuro, sgombrandosi la mente da modelli ormai inservibili.
Che il neofascismo era già morto quando l'astio degli avversari lo illudeva di star vivendo una seconda giovinezza, chi vergava le pagine de La voce della fogna lo aveva già capito, e chi le leggeva mese dopo mese ha quantomeno imparato a sospettarlo. Gli altri, è bene che si scrollino di dosso al più presto gli indugi nel constatarne il decesso.
Perché c'è più che mai bisogno di energie allergiche al conformismo da sottrarre al passato e riversare in questo difficile presente.
MARCO TARCHI
NOTE
1.Marco Revelli, La Nuova destra, in Franco Ferraresi (a cura di), La destra radicale, Feltrinelli, Milano 1984, pag. 124. Nei riferimenti di Revelli a La voce della fogna in tale sede va segnalato un vistoso errore. La rivista non era affatto "gestita in rapporto con l'organo degli universitari fascisti francesi "Vaincre"", giacchè quest'ultima pubblicazione, peraltro di effimera durata, nacque all'inizio degli anni Ottanta, e la VdF ne ricavò solo un paio di copertine e di pagine di strisce, opera di Jack Marchal.
2.Le citazioni, testuali, sono tratte da una lettera di Marcello Veneziani allo scrivente in data 17.12.1975, dove si legge anche: "Francamente non vedo come possa portarsi un discorso innovatore o addirittura "sconcertante" attraverso fumetti, vignette, ecc. Sono più perplesso dinanzi a certi recuperi eterogenei come, ad esempio, la musica pop, in cui lo stile e l'aspetto dei suoi operatori, la visceralità dei suoi ritmi, la banalità dei suoi temi, non mi danno altra sensazione positiva se non quella della rottura e la dissoluzione verso cui ci avviamo. Per portare un discorso nuovo, anche in senso artistico, non bisogna adeguarsi alla corrente: anche perchè la vitalità di questi fenomeni è effimera: è il rossore sulle guance che‚ colora il moribondo prima di espiare. Noi dobbiamo costruire sulle macerie, non "con" le macerie, dobbiamo fare un passo oltre queste manifestazioni. Lo stesso dicasi per i fumetti, i topi e così via". Questo tipo di critiche era assai diffuso negli ambienti di formazione tradizionalista, ne è plastica espressione l'indignato pezzo di Renato Del Ponte comparso su un Bollettino del Centro Studi Evoliani e ripreso integralmente dalla VdF in un "bestiario".
3.Gianni Emilio Simonetti, La controcultura nera in italia : Si può fare d'ogni suono un fascio ?, in "Gong",marzo 1977, pagg-52-54. Cfr. anche il citato volume di Giuseppe Bessarione [G.E. Simonetti], Lambro/Hobbit, Arcana, Roma 1979.
4.La citazioni, anche in questo caso testuale, è dalla lettera scritta su carta intestata dall'allora dirigente nazionale per la stampa e propaganda del Fronte della Gioventù, poi emigrato verso il giornalismo, e di cui ci pare opportuno tacere il nome per carità di... professione.
5.Come molti dei lettori sanno, a La voce della fogna ‚ è legata la conclusione traumatica della vicenda dello scrivente con il msi e, in generale, con la politica istituzionale. E anche solo per questo, la rivista meriterebbe di occupare un rango d'onore nel novero delle mie esperienze. Prendendo a pretesto la comparsa sui n. 25 del pastiche intitolato "Peggio del "Male"", scritto tempo prima da Stenio Solinas ed Umberto Croppi per una falsa prima pagina del "Secolo d'Italia" che avrebbe dovuta essere sfruttata dal settimanale "Il Male" per uno dei suoi periodici exploits, Almirante e i suoi subordinati decretarono infatti nei miei confronti, il 21 febbraio 1981, un provvedimento di "decadenza dall'iscrizione" al MSI-DN, peraltro illegittimo nei confronti di un componente del Comitato Centrale e della Direzione Nazionale del partito quale ero. Colgo l'occasione per rendere merito dell'atto al suoi artefici. Per motivi di solidarietà umana nei confronti dei molti amici che vi conservavo, non avevo infatti lasciato il MSI pur sentendomene oramai completamente estraneo, come è testimoniato dalle dimissioni dalla carica di vicesegretario nazionale del Fronte della Gioventù (febbraio 1979), dalla decisione di non riproporsi ad un mandato di consigliere comunale a Firenze (maggio 1980) e, soprattutto, dal fatto che il mio ultimo voto missino era datato giugno 1979, se non fosse intervenuto il salutare scandalo, chissà quanto avrei ancora indugiato Prima di avviarmi ad un più congeniale destino...
6.Non a caso, il demiurgo dei Campi Hobbit (che ne volle la realizzazione malgrado le perplessità di Pino Rauti e la dichiarata ostilità di Giorgio Almirante, il quale giunse a minacciare la sospensione del reo di "attività frazionistica" in sede di Direzione Nazionale missina) fu Generoso Simeone, direttore del periodico beneventano L'Alternativa, di cui La voce della fogna uscì inizialmente come supplemento. Sulla storia, le intenzioni e i risultati dei tre Campi, cfr. Apiù Mani, Hobbit/Hobbit, LEDE, Roma 1982.
7.Gli atti del convegno fiorentino, che aveva per tema Sinistra e nuova destra: appunti per un dibattito, sono stati pubblicati nel n. 56-57 (febbraio-marzo 1983) di Diorama Letterario. A seguito della tavola rotonda comparvero sulla stampa italiana parecchie decine di articoli, i cui riferimenti bibliografici sono reperibili nel n. 124 (aprile 1989) della rivista citata. Per alcune interessanti annotazioni sul clima in cui si svolse lo "scandaloso" dialogo, cfr. anche Giovanni Tassani, Vista da Sinistra. Ricognizioni sulla Nuova Destra, Arnaud, Firenze 1986.
8.Ho già affrontato questo tema nella recensione (critica) ad un libro che si proponeva di raccontare, attraverso venticinque storie Individuali, gli anni Settanta vissuti dalla generazione non-conformista, di destra e di sinistra (AA.VV., C'eravamo tanto a(r)mati, Settecolori, Vibo -Valentia 1984), sottolineando come essenziali in quell'esperienza fossero "la voglia del vivere con, la pratica del collettivo, il tentativo di costruire qualcosa che ci superasse, che ci annichilisse quasi tanto lo pensavamo immenso e superiore la fase della comunità vissuta e non teorizzata, delle mille solidarietà che ci aiutavano a tirare avanti". Cfr. il testo completo dell'articolo in "Diorama Letterario" n. 74, settembre 1984, pagg. 11-13.









