Gli Afghani ci cacceranno come hanno già fatto coi sovietici
Uscito su "Il gazzettino" il 20/10/2006
Massimo Fini
David Richards, il generale inglese cui gli americani - dopo aver fatto strage di decine di migliaia di civili di cui la stampa occidentale non dà notizia - hanno lasciato da luglio lo scomodo ruolo di comandante delle forze Nato in Afghanistan, ha ammesso che solo il 20% della popolazione appoggia il governo Karzai, che è alle dirette dipendenze dell'Amministrazione Usa, il resto, i quattro quinti, sta con i talebani. E ha aggiunto che anche quel 20% «deciderà di appoggiare il mullah Omar se nei prossimi sei mesi non vedrà un miglioramento delle proprie condizioni di vita». Ma questo è impossibile perché è proprio la presenza occidentale, armata e non, in quel Paese ad averlo destrutturato, economicamente e socialmente.
Gli afghani sono sempre stati poveri, ma una cosa è essere poveri dove tutti sono poveri e, una volta assicurata la sussistenza, l'economia ha poca importanza perché su di essa prevalgono i valori, tradizionali, familiari, religiosi, altra è esserlo in un Paese dove brillano improvvisamente enormi ricchezze, fatte col traffico di droga e con le attività criminali, e dove si è insinuato il tarlo occidentale del Dio Quattrino. L'Afghanistan è sempre stato un Paese agricolo dove la gente viveva di economia di sussistenza, autopruduzione e autoconsumo, ed era contenta così. Oggi Kabul ha quasi quintuplicato i suoi abitanti: da uno a 4,5 milioni, e così le altre più importanti città. Questa gente inurbata, spaesata, non ha altra risorsa che la criminalità, gli aiuti pelosi o vendersi agli occidentali (in famoso 20% che li appoggia).
I Talebani aveva riportato l'ordine, e sia pure un duro ordine, in un Paese dove a causa della devastazione provocata dall'invasione sovietica i leggendari comandanti che l'avevano combattuta erano diventati, insieme ai trafficanti di droga che lo erano sempre stati, dei capi mafia che taglieggiavano la popolazione, che rubavano, ammazzavano, stupravano. I Talebani, con la loro valentia guerriera, le loro fortissime motivazioni ideopolitiche e l'appoggio della stragrande maggioranza della popolazione, li avevano messi a cuccia.
In quanto ai trafficanti di droga, nel 2000, un anno prima dell'invasione americana, il mullah Omar aveva proibito la coltivazione del papavero da cui si ricava l'oppio e questa produzione era crollata praticamente a zero (si vadano a vedere le statistiche, please: Corriere della Sera, 17/6/2006).
Solo un uomo dall'enorme prestigio morale di Omar, giovanissimo combattente nella guerra contro l'Urss dove aveva perso un occhio, leader spirituale, che anche quando fu al vertice del potere continuò a vivere da povero fra i poveri, poteva ottenere una cosa che colpiva centinaia di migliaia di contadini, cioè i suoi sostenitori. E per i criminali c'erano le severissime leggi della Sahria. Oggi l'Afghanistan ha il 93% della produzione mondiale di oppio, sulla quale lucrano la cricca di Karzai, i criminali e gli occidentali, fra cui molte Ong, mentre al contadino afgano resta meno dell'1%. Le bande criminali sono tornate a spadroneggiare e la sicurezza, che le truppe occidentali avrebbero dovute garantire al posto dei Talebani,
è quella che tutto possiamo vedere.
Ma soprattutto gli afghani, popolo orgoglioso e guerriero, non tollerano la presenza di stranieri armati sul loro suolo. Non tollerano che le loro tradizioni siano sostituite da Codici penali e civili scritti dagli occidentali (fra cui c'è anche la nostra Margherita Boniver, robb de matt).
E si battono con la valentia di sempre. Un tenente inglese raccontava il suo stupore nel vedere i Talebani, con quei loro vestiti che sembrano una camicia da notte, le ciabatte ai piedi, armati di fucili, andare all'attacco di un esercito moderno costantemente protetto dall'aviazione americana. Dice il chirurgo Marco Garatti, da anni in Afghanistan: «Le offensive militari internazionali non sono servite a nulla, se ammazzano 500 talebani ne arrivano altri 5 mila».
Gli afghani ci hanno messo 10 anni per cacciare i sovietici, il primo Occidente che li ha aggrediti (perché Marx è nato a Treviri, non a Kabul).
Prima o poi, con pazienza, cacceranno anche noi. A pedate nel culo.


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