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  1. #1
    FATTI PROCESSARE BUFFONE
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    Predefinito Pio Pompa interrogato dal Copaco non convince, anzi a tratti "imbarazzante".

    Esponenti di maggioranza e opposizione concordi
    nel giudicare imbarazzante la sua deposizione
    Pompa non convince il Copaco
    E Brutti chiama in causa Pollari


    Scajola: "Il governo valuti un ricambio dei vertici
    non si possono lasciare i Servizi in questa situazione"


    ROMA - "Ci ha lasciato molti dubbi". Il presidente del Copaco Claudio Scajola (Fi) non usa parole di circostanza al termine dell'audizione di Pio Pompa, il funzionario del Sismi addetto alla "disinformazione"(LINK2), che gestiva il misterioso ufficio di via Nazionale.(LINK1) "Abbiamo riscontrato molte incongruenze, molte cose poco comprensibili". E Brutti, vicepresidente del Comitato di controllo sui Servizi, va oltre: chiama in causa il capo del Sismi Pollari, che oggi pomeriggio è stato di nuovo ricevuto a Palazzo Chigi.

    Per l'esponente ds nel lavoro svolto da Pio Pompa nei suoi uffici di via Nazionale "ci sono stati comportamenti scorretti, evidenti e documentati". "E' stata una audizione imbarazzante - ha aggiunto - perché le responsabilità non sono soltanto sue e comunque in un Paese normale un funzionario di questo genere sarebbe già stato sospeso". Per Brutti, in ogni caso, "ci sono responsabilità che vanno al di là di questo funzionario e sono le responsabilità proprie del vertice che manifesta nei suoi confronti fiducia".

    E Scajola fa una valutazione politica: "Non si possono lasciare i servizi in una situazione di dubbio, il governo deve decidere con celerità".

    Per Alfredo Mantovano, di Alleanza Nazionale, "nell'audizione di Pio Pompa alcuni interrogativi hanno avuto delle risposte non secondo le aspettative del comitato, aspettative volte all'approfondimento della verità". Emanuele Fiano (Ds) è più netto: "Non sono soddisfatto. Il funzionario del Sismi ha dato delle risposte non convincenti, alcune cose che ci sono state dette esulano dai compiti propri dei Servizi". E Milziade Caprili (Prc) ci scherza su: "Non mi ha nemmeno convinto quando ha detto come si chiama". (chissà cosa avrà voluto dire).

    Da Repubblica.it

  2. #2
    FATTI PROCESSARE BUFFONE
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    Predefinito

    L’AUDIZIONE PARLAMENTARE L’UOMO PIÙ VICINO AL DIRETTORE SISMI NON CHIARISCE LA PISTA ANTI-MAGISTRATI E ALTRI PUNTI OSCURI

    «Dirigente inadeguato»: Pompa va ko





    ROMA. Il direttore del Sismi, Nicolò Pollari, varca per l’ennesima volta il portone di Palazzo Chigi e si presenta a rapporto. Il suo funzionario più fidato, Pio Pompa, nelle stesse ore risponde a un’audizione a porte chiuse davanti al Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. L’immagine del Sismi traballa ogni giorno di più. Tanto che il presidente del Comitato, Claudio Scajola, è allarmato e quasi auspica un ricambio: «Credo che il governo dovrà valutare con celerità perché non si possono lasciare i servizi in una situazione di dubbio». Valutare.

    Ma sono campane a morto per Pollari. Basta sentire che cosa dice il senatore Massimo Brutti, diessino: «Quando ci si trova di fronte a un dirigente inadeguato e quando ci sono comportamenti documentati, che non corrispondono alle funzioni istituzionali e che sono scorretti è evidente che ci sono responsabilità che vanno anche al di là di questo funzionario. Sono responsabilità proprie del vertice». Il «dirigente inadeguato» a cui fa riferimento Brutti è Pio Pompa. Nell’audizione divaga per due ore e mezzo. Al termine, Scajola non riesce a nascondere l’espressione interrogativa: «E’ emersa una certa confusione nel cogliere appieno i limiti dei compiti». E Emanuele Fiano, diessino: «Non sono rimasto convinto delle cose che ho sentito, non esco soddisfatto. Serve una svolta politica. Una rapida relazione al Parlamento, spero sia questione di giorni. Una scelta rapida del governo sui vertici e l'avvio della riforma, che spero sia bipartisan».

    Gli fa eco Milziade Caprili, Rifondazione: «Non c’è stato niente di convincente». E pure Alfredo Mantovano, An: «Alcuni interrogativi posti dal comitato hanno avuto risposte non secondo le aspettative». E’ cominciata male e proseguita peggio, l’audizione. Pompa si presenta vestito di blu. Piccoletto, occhiali, non ha il fisico dello 007. «Ma io sono un analista», dice. Esordisce così: «Permettetemi di raccontarvi la mia storia. Sono figlio di operai, ex impiegato della Sip, laureato in storia, mi occupo di analisi internazionali e di “fonti aperte”... Giornali e siti Internet, innanzitutto. E sono di sinistra. Iscritto alla Cgil. Ho sempre votato a sinistra. Nel ‘94, nel ‘96, nel 2001, adesso nel 2006...».

    Lo interrompono subito. Ai membri del Copaco preme sapere tutt’altro. Che ci faceva nel suo ufficio un documento su mezza magistratura milanese definita «la cupola» e accomunata a diversi parlamentari di sinistra? Perché in quel documento del lontano 2001, quando era all’acme lo scontro tra Berlusconi e il Pool milanese, si ipotizzano «azioni anche traumatiche per disarticolare» un presunto complotto antiberlusconiano? Il fascicolo dentro cui ci sono questi appunti anonimi si chiamava «Aree sensibili». E si sa che venivano indicati Gherardo Colombo, Ilda Boccassini, Edmondo Bruti Liberati, Giovanni Salvi. Nel caso di quest’ultimo, Libero ha condotto una campagna diffamatoria proprio in quel periodo. Su imbeccata del Sismi? Pompa si è agitato molto: «Con quel documento non c’entro. Qualcuno me lo spedì a casa mia, per posta, in Abruzzo».

    Intanto, su istanza di Magistratura democratica, al Csm si preparano a approfondire la materia. E che c’entra Telekom Serbia, lo hanno incalzato ancora, con le analisi internazionali? Come e perché collaborava con il generale Nicolò Pollari e si dedicava a quel presunto scandalo, poi rivelatosi una bufala incredibile, sui maneggi (inventati) di Prodi, Dini e Fassino? «Un giorno passavo per il ministero della Funzione Pubblica e vidi su un tavolo il testo dell’interrogazione dell’on. Italo Bocchino sul caso Telekom. La presi e la diedi al generale Pollari».

    Già, le strane vie di un’interrogazione che non è mai stata presentata. Il seguito è stato tutto così. Plichi recapitati anonimamente. Fogli carpiti da una scrivania. Incontri con giornalisti per dare e ricevere notizie. «Incontravo molti giornalisti, mica solo Farina. Anche arabi».



    Fonte LaStampaWeb

  3. #3
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    IN 200 PAGINE DI INTERROGATORIO IL VICEDIRETTORE DI «LIBERO» RACCONTA I SUOI GIORNI DA INFORMATORE

    Farina: Pollari mi arruolò
    e diventai lo 007 Betulla



    MILANO «Pollari mi chiese una cosa... Allora lì c’è il perenne problema di coscienza: se i servizi ti chiedono una cosa, cosa fai? Io allora ho pensato che c’è una guerra mondiale in atto e io qualsiasi energia, fosse anche l’energia del pelo del mio mignolo, io la metto a disposizione di questo Paese, questo ho pensato». Si fa presto a dire «agente Betulla». Ma poi si leggono le quasi duecento pagine dell’interrogatorio di Renato Farina, vicedirettore di Libero e informatore «volontario» del Sismi e si rimane sconcertati. Perchè alla fine, tra tormenti, crisi di coscienza, esaltazioni e ingenuità, mascalzonate e ricattini, tutto sommato il vice di Feltri ne esce come vittima. «Forse sono stato un cretino», ammette al termine della lunghissima ricostruzione del suo rapporto con i servizi. Usato in un gioco più grande di lui. «Devo dire che ho quasi sempre informato Feltri, che è sempre stato scettico. A Feltri gli ho sempre detto queste cose di questi rapporti... Ma lui mi diceva che prima o poi sarei finito nei guai». Farina stesso, di certe cose un po’ è pentito: «Di una cosa voglio dire che mi preme sulla coscienza, ho già chiesto scusa, cioè la telefonata che ho fatto su dall’albergo dove dico che vedo D’Avanzo e Bonini (due giornalisti di Repubblica, ndr) che parlano al telefono. Questa cosa qui, un attimo dopo che l’ho fatta, ho detto “sono proprio uno stronzo”. Lì c’entrava una rivalità professionale che potevo risparmiarmi...».

    «Sembrava Renato Rascel»
    «La prima volta che incontrai Pio Pompa, mi sembrava tutto fuorchè uno dei servizi. Mi sembrava un manichino, mi sembrava Renato Rascel nel film “Il cappotto”. Pollari diceva di Pompa: “Io lo chiamo Shadow, la mia ombra”... Vi sembrerà ridicolo ma io con lui parlavo soprattutto di questioni filosofiche e religiose. Io chiedevo conto della filosofia del Sismi, che non fecesse delle illegalità, volevo sapere se per avere certe informazioni usassero delle torture... Ma Pompa mi ha garantito che il Sismi non faceva illegalità...». Assolutamente convinto di essere stato chiamato dalla Patria a combattere «la quarta guerra mondiale» (la terza, evidentemente, gli deve essere sfuggita sotto il naso) Farina, davanti ai pm Romanelli e Civardi che lo interrogano in un caldo pomeriggio del 7 luglio scorso, decide di raccontare proprio tutto (in un verbale ora depositato agli atti dell’inchiesta Abu Omar) trasformando il confronto in una sorta di psicoterapia, al termine della quale sembra quasi guarito: «Io avevo un rapporto fiduciario con Pollari, forse in modo acritico, adesso ripensandoci mi rendo conto che è stata... cioè... Io mai e poi mai ho inteso favorire un indagato. Questo, direbbe Berlusconi, lo giuro sulla testa dei miei figli. Ecco, ma è così... Altri hanno usato le mie parole per favorire degli indagati, hanno carpito la mia buona fede». E lo dice quando, leggendo alcune intercettazioni che i pm gli mostrano, si rende conto che Pompa, Pollari e Marco Mancini, che Farina sospettava essere «al servizio degli americani», usano le sue informazioni per tutelarsi dall’inchiesta della procura milanese e non, come immaginava lui «per la sicurezza nazionale».

    Quei contatti in Serbia
    Pollari, racconta Farina, lo conobbe facendo da «ghost writer» a Cossiga per alcuni articoli su Libero che caldeggiavano la nomina del generale al vertice del servizio segreto militare. Nei primi mesi del 2004 «Pollari mi chiede di stabilire dei contatti con qualcuno dei servizi segreti in Serbia», dove Farina era stato durante la guerra del 1999. Da questo momento inizierà un intenso rapporto tra il giornalista e il capo del Sismi. «Durante un lungo colloquio gli chiesi: voi torturate? Lui mi disse che era cattolico e che metteva al primo posto il rispetto per la persona umana e per questo aveva avuto vari problemi. Parlammo per 5 o 6 ore, dopodiché io è come se mi fossi innamorato di Pollari, della sua persona, della sua idealità, cioè capivo che questa Italia era in buone mani».

    Missione Al Jazeera
    Ci crede a tal punto Farina che, quando deve andare a un convegno organizzato da Al Jazeera nel Qatar, invitato dal suo amico giornalista Imad El Atrache, i servizi gli chiedono di montarsi una microcamera negli occhiali o in una valigetta per tentare di riprendere il filmato della morte di Fabrizio Quattrocchi. Andò così: Farina perse l’aereo e chiamò il Sismi per informarli. Loro gli dissero che lo avrebbero aiutato a ripartire in cambio di questo favore. «Ma io non volevo, mi sembrava di tradire la fiducia di un amico. Ne parlai a Pollari e lui capì. Mi disse che avrebbe mandato un’altra persona con me». Non se ne fece niente. Però, per la disponibilità, Pompa e Pollari insistettero per pagarlo. Fu il primo versamento: 1500 euro. «Mille li usai per pagare Al Trache per degli articoli che aveva scritto su Libero e che ancora non gli erano stati saldati. Il resto lo usai per pagare la differenza del nuovo biglietto aereo».

    Una ricevuta, i soldi
    Serviva una ricevuta e una firma: «Mi dissero: usa uno pseudonimo. All’inizio era Cedro ma poi ho pensato, visto che Al Trache è libanese, poi lo sputtano. Allora ho pensato: parallelo del cedro del Nord è la betulla...». I pagamenti, spiega Farina, andarono avanti fino al giugno di quest’anno: 30 mila euro in tutto. «Erano rimborsi. Ma io non li volevo, anche se capivo che psicologicamente serviva al servizio per potermi poi chiedere informazioni. Comunque quei soldi li ho dati tutti in liberalità assieme a mia moglie, li ho messi dentro Santa Maria Maggiore perché non volevo creare problemi rifiutandoli». «C’è stato un periodo in cui ho detto espressamente a Pompa che non ne volevo più sapere di questo tipo di cose. Non ho mai sospettato che in via Nazionale esistessero dossier su magistrati o personaggi che hanno autorità nello Stato. Di queste cose non ho mai avuto coscienza di peccato».

    Fonte LaStampaweb

  4. #4
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    chissà come mai tutti i tg tacciono sui magistrati "disarticolati" da Pompa.

  5. #5
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    IL COMMENTO
    Vertici del Sismi, fermare la farsa
    di GIUSEPPE D'AVANZO

    Non c'è più alcun motivo che possa giustificare la permanenza di Nicolò Pollari alla direzione dell'intelligence politico-militare (Sismi). Non c'è più una sola ragione che oggi renda comprensibile - all'opinione pubblica, agli uomini che lavorano al Sismi al servizio della sicurezza nazionale e non del proprio interesse personale - che il governo si attardi ancora ad "avvicendarlo", come si dice.

    Questa storia, durata anche troppo a lungo, rischia di scrivere un ultimo, penoso capitolo di diffamazione e disinformazione. Pollari sta giocando la sua ultima partita disperata.

    L'altro giorno, il generale ha cercato un'estrema gloria personale andandosene in televisione per rivendicare meriti che sono dei suoi uomini sul campo, di Emergency, dell'ambasciata italiana a Kabul. Nelle stesse ore ha mosso sulla scacchiera i suoi pedoni. Ha spedito al comitato parlamentare di controllo dei servizi segreti (Copaco) il suo uomo di fiducia, l'addetto al dossieraggio (si chiama Pio Pompa, è un direttore di sezione del Sismi, si considera ed è considerato "l'orecchio di Pollari").

    Nelle stesse ore si è fatto avanti Renato Farina, giornalista, vicedirettore di Libero, ingaggiato dall'intelligence con il nome di "fonte Betulla". L'iniziativa ha il sapore furbesco che sempre si avverte nelle imprese di Nicolò Pollari. Proteggersi confondendo le acque, intorbidandole; mascherare e scolorire le sue responsabilità creandone artificiosamente di altre; lanciare qualche freccia intimidatoria e diffamatoria; mettere su una location di cartapesta dove non si sa più chi ha fatto che cosa. Il "Pollari style" noto e risaputo.

    La novità, in quest'ultima occasione, è che il Capo delle Spie ha deciso di utilizzare per la sua sballata commedia, non una stampa compiacente o distratta, ma addirittura il Parlamento. Nelle sue intenzioni, il comitato di controllo sui servizi segreti è il palcoscenico adatto per ribaltare responsabilità, inventarne di nuove con qualche favola maligna, inquinare i fatti. La trovata è più o meno questa: far dire ai suoi pedoni che quel lavoro opaco, che oggi lo frigge come olio bollente, è stato fatto nell'interesse del centrosinistra. Anzi, in qualche caso, su indicazione di quegli uomini del governo di centrosinistra che oggi vogliono mandarlo a casa.

    Pio Pompa, "l'orecchio di Pollari", appare così dinanzi al Copaco e si presenta come "un compagno", uno - per dire - che si è laureato con una tesi su "Togliatti e il Mezzogiorno"; uno tipo che la domenica andava in giro a diffondere l'Unità; un funzionario dello Stato e agente segreto che riconosce un solo leader degno di governare il Paese. E indovinate chi è? Romano Prodi, naturalmente. Come avrebbe potuto confezionare - lui, un compagno - dossier falsi per azzoppare politicamente il suo politico preferito, anzi sponsorizzato.

    Pompa nega così ogni responsabilità, anche quando intercettazioni telefoniche, testimonianze e documenti lo contraddicono. Con faccia di cuoio, sostiene di non sapere nulla del falso documento che accusava Prodi di aver concordato con gli Stati Uniti le extraordinary rendition (pubblicato poi da Renato Farina). Di non sapere nulla dei documenti Telekom Srbija da rifilare ai giornali per infangare il presidente del Consiglio (qui s'impapera e contraddice il suo boss: Pollari aveva detto di aver ricevuto quei documenti da Pompa; Pompa dice di non aver mai consegnato a Pollari alcun documento).

    Per il resto, non sa niente, non ha saputo niente, nulla voleva e doveva sapere. E' vero nel suo ufficio di via Nazionale gli è stato sequestrato un dossier "Operazione Traumatica contro i nemici di Berlusconi". Dice che gli è arrivato per posta. Un'audizione così imbarazzante e molesta che anche il presidente del Copaco Scajola (Forza Italia) non ha potuto che rilevarne "i dubbi, le incongruenze, le contraddizioni".

    La patetica performance di Pio Pompa si comprende meglio se si legge la lettera con cui Renato Farina chiede al Parlamento di essere ascoltato. Nelle quindici pagine il giornalista "fonte Betulla" riscrive l'intero canovaccio. Non ha lavorato per il governo Berlusconi e contro Prodi, ma durante la crisi del Kosovo per conto del "servizio segreto" clandestino dei Democratici di sinistra e dell'intelligence del governo di centrosinistra, mosso anzi autorizzato da Lamberto Dini, Luigi Manconi, Marco Minniti.

    Per costruire la sua cabala, Farina deve inventarsi un complotto di magistrati e giornalisti ai danni del Sismi di Pollari (antica fanfaluca cara al generale) contro cui egli si è schierato nell'interesse del Paese e del Papa. Perché - anche questo scrive Farina - se ci sono state le proteste del mondo islamico per la prolusione di Papa Ratzinger a Ratisbona lo si deve al fatto che egli non ha potuto più "addolcire" i servizi di al Jazeera come ha sempre fatto in passato grazie a un suo canale privilegiato, la "fonte Cedro", ingaggiata dal Sismi e "saltata" con lui (e grazie a lui che ne ha fatto il nome ai magistrati).

    Ora è evidente che questa ondata di falsificazioni e favole vuole soprattutto - come la rivendicazione pubblica di Pollari della liberazione di Gabriele Torsello - "politicizzare" questa storia mediocre di uomini mediocri. E' assolutamente legittimo che Nicolò Pollari, Pio Pompa, Renato Farina si difendano dalle loro (ancora presunte) responsabilità penali con gli argomenti che ritengono più opportuni nei luoghi adeguati, dinanzi alla magistratura.

    Ma è del tutto illegittimo che lo facciano diffondendo frottole in Parlamento coinvolgendo in un'operazione di disinformazione una passiva commissione bicamerale che non ha alcun potere d'indagine e che, al più, può prendere atto o non dirsi convinta di quel che viene raccontato. Il tentativo improprio - non si sa se ancora concluso - impone al governo di proteggere la dignità del Parlamento, di restituire il Sismi al suo decoro e Pollari alle sue responsabilità. Con urgenza e senza perdere più tempo.

    (8 novembre 2006)

 

 

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