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edera rossa
mi sembra però che la forza dei radicali consista certamente nella capacità dei loro leader, ma pure nel fatto che hanno tirato anche qualche tiro birbaccione agli altri laici ed abbiano costantemente cercato di svilirne l'operato anche più di quanto talvolta questi meritassero. I radicali hanno finito con l'assumere una posizione nel mondo laico rafforzando se stessi , ma finendo anche col contribuire al calo della somma complessiva della rappresentatività delle forze laiche. E lo si è visto anche col povero Boselli.
Se i radicali rappresentassero l'optimum, ci iscriveremmo al partito radicale e avremmo concluso con questa fase di apnea politica.
In realtà i radicali sono tre cose in una. Un partito sui generis ma comunque storicamente sopravvissuto alla prima repubblica. Una federazione di associazioni che, dai carcerati agli omosessuali, dagli etnisti agli esperantisti, svolgono una presenza attiva nelle pieghe sociali. Un'organizzazione internazionale (transnazionale, in radicalese) non governativa che si batte per tematiche europeiste e mondialiste.
Queste peculiarità sono sviluppate da una tecnica comunicativa aggiornata e diversificata, da una forte presenza a Roma (che è una cassa di risonanza ben più forte della Romagna, o della Calabria, o delle Marche), dalla capacità di far con-vivere o almeno presso-vivere posizioni politiche profondamente divaricate.
Tutto ciò è importante per capire il fenomeno nei sui sviluppi evolutivi. Il momento della verità verrà dopo l'estinzione fisiologica dei capi storici.
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giovineuropa
Se i radicali rappresentassero l'optimum, ci iscriveremmo al partito radicale e avremmo concluso con questa fase di apnea politica.
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