Roma, 8 nov. (Apcom) - Luigi Ciavardini "appare connotato da una specifica proclività delittuosa che induce a ritenere probabile la commissione di ulteriori reati dello stesso tipo di quelli per cui si procede. Da qui la necessità di porre al riparo la collettività da ulteriori attacchi ai beni e all'incolumità delle persone". Così i giudici del Tribunale del riesame motivano la conferma della custodia cautelare in carcere per l'ex esponente dei Nar, arrestato alcune settimane fa con l'accusa di essere uno dei malviventi che il 15 settembre del 2005 misero a segno una rapina ai danni dell'Unicredit di via Duccio Galimberti, a Roma.
Ciavardini, che è in attesa della sentenza definitiva della Cassazione per quanto riguarda il suo coinvolgimento nella strage di Bologna, proprio per questo suo passato - secondo i giudici della Capitale - deve rimanere in carcere. Questo anche considerando il fatto che sia le "modalità di commissione della rapina (più persone travisate e armate, con pregiudizio per l'incolumità delle vittime)", e sia in riferimento "ai gravi precedenti penali che vedono Ciavardini condannato per delitti di rilevante entità: attentato per finalità terroristiche, lesioni personali, incendio, violazione di domicilio, associazione per delinquere con finalità di terrorismo, porto e detenzione illegale di armi".
Oltre ad un possibile inquinamento delle prove, se Ciavardini tornasse in libertà per il Riesame sussiste anche il pericolo di fuga. Lo stesso ex terrorista di estrema destra ha sostenuto che il giorno della rapina era impegnato nella presentazione di un libro sulla strage di Bologna alla festa di Azione Giovani, Atreju, all'Eur. Per i giudici però è "un dato oppugnabile", da cui è "impossibile prescindere", il fatto che le impronte di Ciavardini siano state trovate in un sacchetto che sarebbe stato utilizzato dai banditi che assaltarono la banca. Secondo i magistrati, che hanno accolto le richieste del pm Paolo Auriemma, inoltre la distanza tra il luogo dove si è verificato il reato e quello in cui Ciavardini presentava il libro, non è un alibi che può bastare. "Il tratto di strada che separa la zona della Balduina, dove è avvenuto il fatto illecito, e l'Eur può essere percorso da un motociclista esperto in meno di 30 minuti". Non è stata poi valutata la testimonianza di una guardia giurata che ha detto che uno dei malviventi aveva gli occhi neri, mentre Ciavardini li ha chiari. I difensori dell'ex Nar hanno già annunciato ricorso in Cassazione.
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