Spade e serpenti
di Filippo Lombardi
Alcuni mesi or sono il sempre vivo e sempre in espansione mondo dei collezionisti che si ritrovano online è stato animato da un dibattito inerente uno dei più affascinanti e terribili distintivi istituiti in Germania durante la seconda guerra mondiale: quello che da noi viene chiamato “Distintivo per la lotta antipartigiana”, più propriamente detto nel paese di origine “Bandenkampfabzeichen”.
Si tratta di un vero “must” per i collezionisti di militaria del Terzo Reich, uno dei pezzi mitici che tutti vorrebbero aggiungere alla propria collezione.
Il distintivo fu istituito nel gennaio del 1944 ed era riservato al personale impegnato nella lotta contro le bande partigiane. Veniva portato sulla parte sinistra della giacca ed era distribuito nelle tre caratteristiche classi dei distintivi tedeschi: in bronzo per 20 giornate di combattimento, argento per 50 giornate e oro per 100.
E’ un distintivo dal significato pesante, che non fa riferimento a battaglie combattute in campo aperto, fra eserciti regolarmente belligeranti e perfettamente identificabili secondo le norme internazionali. E’ un distintivo che rimanda al lato oscuro della guerra, quello degli agguati alle spalle, delle rappresaglie, del coinvolgimento diretto della popolazione civile.
Sia per il ridotto numero di distintivi distribuiti (non esistono dati ufficiali, alcune fonti tedesche parlano di 1650 conferimenti) sia per il suo significato il Bandenkampabzeichen è oggi un fregio di estrema rarità: al termine del secondo conflitto mondiale esserne trovati in possesso poteva significare solamente una cosa, essere senza tanti complimenti destinati alla soppressione immediata o alla fucilazione dopo un rapido processo davanti a una corte partigiana.
Per questo chi ne ebbe il tempo se ne sbarazzò facendolo scomparire; chi non mise in atto questo accorgimento se lo portò definitivamente nella fossa comune.
Si aggiunga che questo distintivo è stato oggetto di riproduzioni di altissima qualità già a partire dagli anni ’50, con ogni probabilità per rispondere alla richiesta di sostituzione da parte di reduci.
Acquistarlo oggi, quando è praticamente impossibile differenziare la patina del tempo degli anni ’40 da quella degli anni ’50, è quindi un autentico atto di fede da parte del collezionista.Ma non di questo vogliamo parlare: il Bandenkampfabzeichen infatti non è solamente un distintivo anomalo per quanto riguarda il significato, è un distintivo anomalo per ciò che attiene all’iconografia.
Non rappresenta infatti aquile, fucili, baionette, cannoni, insomma l’armamentario caratteristico dei distintivi di merito del Terzo Reich.
La sua iconografia non è fatta di simbologia convenzionale ma è, in un certo senso, pesante e cupa proprio come i tempi e le azioni a cui rimanda.
Non ci sono lampi e saette, elmetti e bombe a mano, ma un coacervo brulicante di rettili, per meglio dire un’idra, che avvolge un teschio e che viene trafitta da una spada che porta sull’elsa la ruota solare; il tutto circondato da un serto di foglie di quercia.
Le tre componenti fondamentali del distintivo sono dunque l’idra, la spada e la ruota solare, e ognuna di queste componenti ha una sua storia e un suo significato.
L’idra
L’idra è un animale mitologico riferito al mondo greco antico: un mostruoso policefalo, un serpente dalle tante teste (secondo varie fonti 7, 9, 50, fino anche a 100) dotato di alito velenosissimo con il quale uccideva chiunque si avvicinasse, devastava i raccolti e sterminava le mandrie.
Fu ucciso da Ercole (o Eracle) nella seconda delle sue fatiche: il mito racconta che ogni volta che Ercole mozzava una testa dalla ferita subito ne ricresceva un’altra (oppure addirittura due) per cui si rese necessario l’aiuto del nipote Iolao, il quale appiccò il fuoco ad una foresta e con i tizzoni ardenti cicatrizzò la carne recisa per impedire alla testa di rinascere.
Nel sangue dell’idra Ercole intinse poi le sue frecce rendendole mortali per la presenza del veleno, ma lo stesso veleno, a causa di un inganno, fu poi la causa della sua morte.
La spada
La spada è un simbolo ricorrente nelle tradizioni nordiche, riprese da Wagner nell’epoca moderna. Nel ciclo dell’”Anello del Nibelungo” l’eroe Siegfried intraprende un viaggio per trovare la spada del padre Sigmund e, con i frammenti di quella lama, forgia una spada in grado di spezzare la lancia di Wotan, diventando quindi l’essere umano libero che può cambiare l’ordine del mondo. La spada era tuttavia un simbolo di libertà già nelle tradizioni vichinghe, dove trovava posto come oggetto da tramandare di generazione in generazione proprio in funzione della saldatura del legame di stirpe.
Appare quindi evidente che, anche in considerazione della importanza rivestita da Wagner nella cultura del III Reich, la spada del Bandenkampfabzeichen facesse concettualmente riferimento alla spada di Sigfrido; alcuni appassionati ricercatori sostengono la teoria che, dal punto di vista grafico, la forma vada fatta risalire alla corta daga dei lanzichenecchi, illustrata in alcune incisioni di Albert Dürer e già ripresa nella forma della daga delle Schutz-Staffeln.
La ruota solare
La ruota del sole appartiene alle tradizioni nordiche più antiche, e fa riferimento alle celebrazioni di Yule durante le quali la ruota veniva posta sulla cima di un albero e alla quale veniva poi appiccato il fuoco.
I suoi raggi dividono l’anno in quattro stagioni e mostrano il movimento del tempo: quando è data alle fiamme e fatta rotolare lungo un pendio il fuoco offre proprio l’immagine dello scorrere delle stagioni e descrive il ritorno del sole e della vita.
La simbologia del distintivo è dunque abbastanza chiara anche ad una prima superficiale lettura: l’ignoto disegnatore (non si sa infatti chi lo realizzò graficamente) ha inteso rappresentare con l’idra le forze oscure e tenebrose del male, evidentemente le forze partigiane, che vengono trafitte dalla corta spada tipica dei popoli nordici.
Secondo le convenzioni araldiche la spada rivolta in basso sta appunto a significare l’atto dell’esecuzione: la presenza della testa di morto alla punta della spada potrebbe essere solamente un rafforzativo di questa idea o rappresentare la morte che viene sconfitta dalla lama della vita.
La vita è infatti rappresentata proprio dalla ruota solare (l’eterno rinnovamento e la rinascita) sull’impugnatura.
Inoltre la spada disposta in senso verticale realizza un’asse tra il cielo e la terra, un’asse tra la l’essenza della vita e la brutalità delle forze infernali.
Il serto di quercia non ha bisogno di interpretazione in quanto la quercia, da sempre, nel simbolismo militare tedesco rappresenta la forza e la dedizione.
Ma l’artista non ha tuttavia realizzato un distintivo “nuovo”, non ha concepito qualcosa di innovativo nell’ambito della faleristica: pur con una pregnanza e una capacità evocativa mai viste prima, egli ha effettuato una summa di esperienze precedenti in quanto i tre simboli, l’idra/serpente, la spada e la ruota solare, in varie forme e combinazioni, da molto tempo erano presenti nell’iconografia tedesca.
Possiamo trovarli su illustrazioni, medaglie o distintivi, di cui più oltre si fornisce un ridotto panorama, realizzati in ambito militare, politico e assistenziale; tutte queste realizzazioni hanno tuttavia in comune l’idea di fondo del male, rappresentato dal rettile, che viene fermato e sconfitto dalla spada




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