Se uno prendesse le 800 pagine dell’Annuario statistico 2006, una delle pubblicazioni più antiche dell’Istat, e ne studiasse i 26 capitoli corredati da centinaia di tabelle e grafici attraverso cui viene documentata la vita economica, sociale, culturale e politica dell’Italia, ricaverebbe una montagna di dati, che possiamo chiamare “fatti”.
Su questa massa di “fatti” i numerosi intellettuali postmodernisti italiani potrebbero applicare ad libitum le loro pratiche ermeneutiche e decostruttiviste di cui sono i maestri mondiali.
Di sicuro quei “fatti” sarebbero sommersi da una pletora di interpretazioni. Viceversa chi scrive è un economista (postmoderno ma non postmodernista), e perciò gli risulta congeniale estrarre da questi fatti un “modello” che sintetizza l’essenziale del nostro paese.
A dire il vero, anche se la lettura dell’Annuario è del tutto preliminare, il “modello” che si ricava è piuttosto risaputo.
Questo è un paese popolato di individui sempre più vecchi – l’indice di vecchiaia è il più alto d’Europa – sempre meno propensi a generare figli, a sposarsi, a lavorare – il tasso di occupazione è molto al di sotto della media europea (ma il tasso di disoccupazione è ormai inferiore all’otto per cento) – a studiare (gli studenti universitari sono in calo, ma quelli che si iscrivono preferiscono le facoltà che assicurano minori probabilità di inserimento professionale), a leggere giornali e libri.
E allora cosa fanno questi quasi 59 milioni di italiani superlongevi? Sembrerebbero in preda a una forma degenerativa di onanismo automobilistico-telefonico, visto che si contano quasi 45 milioni di autoveicoli (tra autovetture, autobus, autocarri e motocicli), e la bellezza di 63,2 milioni di linee telefoniche mobili attive e di 55,7 milioni di carte prepagate.
E forse a cagione di questa ossessione che, pur sentendosi piuttosto bene (il 73,1 per cento dei residenti valuta “buono” il proprio stato di salute), questi italiani litigano moltissimo tra di loro e tendono a farsi del male: un milione e mezzo di procedimenti civili di primo grado sopravvenuti nel 2005 (con un quoziente di litigiosità in aumento e superiore al 25 per cento: un italiano su quattro è “in causa”), e oltre tre milioni di procedimenti penali pendenti.
I delitti denunciati e per i quali l’autorità giudiziaria ha avviato l’azione penale sono in aumento (circa tre milioni). Sfortunatamente l’81 per cento di questi risulta di autore ignoto.
L’Annuario Istat contiene un’usuale sezione dedicata alle elezioni.
Da essa possiamo ricavare i risultati dell’ultima tornata elettorale del 9 aprile. Alla Camera il divario tra il centrodestra e il centrosinistra è stato di 25.224 voti (a favore del centrosinistra), al Senato di 428.179 (a favore del centrodestra). Un paese spaccato in due, come già sapevamo.
Viene naturale chiedersi come in un paese siffatto, e con le caratteristiche che abbiamo descritto basandoci sulle statistiche Istat, una minoranza non proprio marginale come la sinistra cosiddetta estrema, ma pur sempre una minoranza, conti tanto.
Alla Camera, il Partito della rifondazione comunista, i Comunisti italiani e la Federazionedei Verdi raggiungono poco più del dieci per cento dei voti (il 12 per cento in seggi).
Naturalmente il peso della sinistra estrema è amplificato dalle caratteristiche della coalizione di centrosinistra e dal meccanismo della nuova legge elettorale. Ma è fuori di dubbio che l’influenza culturale e sociale di questa sinistra è superiore al suo peso specifico elettorale.
E questo non dipende soltanto dalla debolezza della sinistra cosiddetta riformista.
La verità è che questa sinistra non è una sinistra radicale, estremista. Non è nemmeno una sinistra “tradizionale” come l’ha definita, tutto sommato benevolmente, Michele Salvati.
E’ una sinistra conservatrice e corporativa, che riesce a essere in sintonia con l’ethos di una parte non trascurabile di questo paese invecchiato, apatico, chiacchierone e litigioso che scaturisce dal “modello” basato sui dati dell’Istat.
da il Foglio di ieri
ps: è, dunque, la sinistra-fascista che agisce da pesantissimo ago della bilancia. O si fa come dico io o si va tutti a casa.
A meno che, dall’altra parte, un certo ……Casini????
saluti




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