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    Ripassi degli anni '60.

    Ripassi degli anni '60.

    La risposta del potere : il missismo demonazionale, la strategia della tensione, la droga e le stragi di stato



    Gli sgoccioli del '67 vennero segnati da una forte effervescenza generazionale che invase università, scuole, strade e piazze d'Italia.

    La protesta scopre la politica, si organizza, e genera le sue inevitabili appendici di parte. Estendendosi a macchia d'olio, assapora il gusto di travolgere i vecchi equilibri di potere. È un fiume in piena che tracima dagli argini, che spiazza partiti, istituzioni, parlamento e governo. Che allarma i Poteri Forti. Dopo mesi di incertezza e di sbandamento il regime risponde con una strategia già sperimentata con successo in molte aree del Centro America: contenimento, disinformazione, provocazioni, repressione e stabilizzazione. Sotto la supervisione dell'Ufficio Affari Riservati del ministro degli Interni, nasce la pratica globale degli opposti estremismi e delle stragi di Stato. Per colpire a «destra» e a «sinistra». Ma non basta.

    Occorre liquidare le aree di consenso di una protesta che si sta rivelando attrezzata e multiforme. Mentre si esfiltrano dal magma le teste più lucide, si veicolano negli aggregati politici dosi di delinquenza comune e di elementi culturali disgreganti. Salgono in cattedra mille cattivi maestri. È l'ora dei negromanti della corrosione sociale, delle facce sporche dei Pannella, delle Faccio, delle Bonino, dei Meciani... e non solo. Foraggiati dalla Grande Finanza, vezzeggiati dagli ambienti bene, osannati dal mondo intellettuale, spinti in alto dai media, ripetono fino alla nausea che fa meno male una canna che un po' di tabacco o un goccio di alcool.

    E venne... il tempo dei «figli dei fiori».

    Tutto era accattivante, liberatorio... Ci fu così chi fumò la sua erba. Per emulare, per trasgredire... per contestare. Sembrò perfino bello. Allora. In superficie si notava poco ma il cancro attecchì e devastò in silenzio con le sue metastasi le vittime sacrificali più ambite: i giovani. Oggi, li puoi vedere, adulti e ingobbiti, con dei brutti ceffi d'intorno, la mattina presto alla Rotondina del SERT in via Gramsci a prendere metadone. La faccia scavata, sofferente, devastata dall'eroina, portatori infetti di un male senza ritorno. Stanno lì, a fare cerchio, bramando un sorso di droga di Stato. La gente del quartiere gli scivola via accanto, come acqua sul tetto. Ripaga quella presenza scomoda con un silenzio infastidito. Un po' rassegnato e un po' vigliacco. Molto, molto italiano.

    C'è ormai tra di loro chi si «fa» davanti ai ragazzini che vanno a scuola. Sul marciapiede rimangono le siringhe usate, la carta stagnola dei quartini. I cartoni ammezzati di acqua minerale. Dall'altro lato della strada (il marcio conserva sempre le sue inossidabili gerarchie) gli «spaccia» aspettano che arrivi... l'astinenza. Con il suo tremore incoercibile, i conati di vomito, la defecazione... dove capita.

    Poi... calano come avvoltoi sulle prede da scarnire. Massacratori impuniti di vita. Ingranaggi di un piano diabolico ordito... anni fa.

    Dietro il colonnato la siringa gira, lenta come una macina, di mano in mano. Gesti dettati solo da una lucida e fredda volontà di autodistruzione, dalla disperazione di non farcela più a soffrire ancora.

    Si lasciano alle spalle una traccia di sporco: gli amici portati nel giro, le famiglie senza lacrime... sul lastrico... la galera, i viaggi da cavallo, la china rapida dell'abiezione fisica.

    I furti, gli scippi all'anziano. Altro dolore, inflitto agli altri.

    Sempre più giù, nel girone dei dannati, un po' alla volta. Senza scampo. Con un'ultima prevedibile conclusione: la morte. Per overdose. Banalizzante lapidarietà made in usa per corpi rattrappiti, quasi fetali, incastrati tra la parete e il cesso di un bar di quartiere con un ultimo fiotto di bava verdastra incollata alla bocca. Pannella intanto a Piazza Navona continua il suo... lavoro, vestito da Babbo Natale giallo. Giallo come il lungo braccio dei Soros. Rami da recidere. Un Pannella, ghandiano, polista, liberale e liberista oggi. E ieri di sinistra. Un percorso di vergogna spacciato per libertà.


    * * *


    Nella Metropolitana di Mosca un'umanità lacera e disperata di bambini dai capelli biondi già aspira la «colla». Sulle ceneri del comunismo prospera ora... il mostro del liberal-capitalismo. Dei bordelli, della nuova mafia, dei nuovi ricchi. Ricchi a palate, a milioni di dollari.

    Sulla pelle di milioni di anime... alla fame. Sulla via Arbat, Tania, la pensionata della fabbrica di trattori Ursus, sta spendendo i suoi ultimi rubli per comprare un pugno di carote marcite da bollire.

    Da un'egemonia spietata ad un'altra. Ovattata e criminale.

    Altri Continenti e altri Popoli da ingoiare.


    __________________________________________________ _

    Ho ricevuto questo messaggio dalla lista di Merimar, la migliore in circolazione. Chi desiderasse aggiungersi può segnalare il suo indirizzo a
    merimar@interfree.it

    •   Alt 

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  2. #2
    Eowyn612
    Ospite

    Predefinito

    Io ricordo gli anni dal 75 in poi e molti bambini, miei compagni di classe e di gioco non ci sono più per la droga o per l'aids come sua conseguenza. Di uno di loro sono andata al funerale, era il 1990. Me lo ricordo, mio vicino di casa,appena giunto dal meridione dividevamo la stessa povertà, guardavamo Sandokan e Orzowei, il primo che mi ha mandato i primi bigliettini d'amore...non avevamo gli stessi sogni, ma abbiamo condiviso la classe e il cortile. Era il tempo dei giovani missionari che partivano per il Brasile dopo essere passati per il partito comunista, loro si autoinvitavano nelle case di questi immigrati e con il loro largo sorriso regalavano specchietti per le allodole e la speranza di qualche lavoro statale. Di queste famiglie non è rimasto molto: una croce al cimitero e nel volto un grosso punto interrogativo, ma sono troppo stanchi per andare oltre e ringraziano il cielo di non aver avuto nipoti nonostante la numerosa prole.

  3. #3
    lorenzo V
    Ospite

    Predefinito

    porco cane, che strage hanno fatto.

 

 

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