Scrivo su questo forum (interessante, lo frequenterò) su di un problema che mi sta a cuore: l'uso dei fitofarmaci (prodotti chimici per curare le malattie dei vegetali, detti anche agrofarmaci, un tempo chiamati pesticidi) sta diventando un pericolo per l'ambiente e la salute nonchè per la fauna acquatica, insieme ai troppi fertilizzanti; a mio avviso bisognerebbe spingere per la messa al bando in agricoltura da vegetali commestibili e alla riduzione nella coltivazione delle ornamentali (con l'integrazione dei prodotti e insetticidi da agricoltura biologica, derivati da funghi e batteri). Avverto, però, la grossa difficoltà dell'obiettivo, visto che in questo momento lavoro nell'ambiente agricolo come tecnico (praticante) cioè collaboro con uno studio che offre assistenza tecnica ai floricoltori (coltivatori, in maggioranza, di produzioni ornamentali dirette in Germania).Io, pur non avendo alcun potere decisionale, mi pongo personalmente il problema dell'inquinamento e del danno agli operatori del settore, causato dal troppo uso dei prodotti chimici. Mi rendo altresì conto che, per quanto riguarda le ornamentali, è impossibile un'eliminazione immediata, data l'aggressività dei parassiti e delle malattie che causerebbero la perdita o il deterioramento dei prodotti e il danno alle aziende agricole, spesso a conduzione familiare. Io sono sempre stato vicino al riformismo della sinistra laica e al mondo ambientalista, già in famiglia (pur avendo parenti cacciator!) e sono stato iscritto ad associazioni ecologiste (WWF).
Vorrei aprire un dibattito sulle soluzioni per l'Italia, compatibili con lo sviluppo del mercato agricolo, di riduzione dell'uso dei dannosi prodotti chimici (tra l'altro, spesso testati dalle case farmaceutiche su animali, come molte medicine) in agricoltura, anche perchè, in futuro (ma non so quando potrò) vorrei lavorare in prima persona (se lavorerò autonomamente) e non solo col sostegno ad associazioni nel settore e con iniziative nel tempo libero, a questo problema.
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) in agricoltura, anche perchè, in futuro (ma non so quando potrò) vorrei lavorare in prima persona (se lavorerò autonomamente) e non solo col sostegno ad associazioni nel settore e con iniziative nel tempo libero, a questo problema.
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