Il ministro dell’Economia, avviando la discussione parlamentare sulla
Finanziaria, ha ammesso che l’analoga legge presentata l’anno prima da
Giulio Tremonti era altrettanto “strutturale”.
Poco prima aveva sostenuto che il sistema previdenziale italiano è tra i più sostenibili d’Europa, e lo è per merito della riforma di Roberto Maroni (che peraltro il centrosinistra sembra intenzionato ad abrogare).
Le asserzioni di Tommaso Padoa- Schioppa hanno forse l’obbietivo di raddolcire l’opposizione alla sua manovra, con una sorta di atto di cavalleria
istituzionale. Tuttavia descrivono una situazione oggettiva, che contrasta radicalmente con la propaganda sul presunto bilancio dissestato lasciato dal centrodestra.
Questo, però, significa anche che il carattere punitivo della manovra e la sua dimensione esorbitante, che suscitano tante proteste, non erano affatto obbligatori.
Già la Finanziaria di Tremonti e l’avvio di ripresa hanno tonificato le entrate, con un taglio delle spese non traumatico si sarebbero centrati gli obiettivi di rientro del deficit.
Quello che c’è, ed è moltissimo, di più e di peggio, è l’effetto di una scelta presentata come redistributiva, ma che in sostanza non dà nulla ai ceti svantaggiati mentre deprime la propensione al risparmio e agli investimenti
degli altri.
Se, come ammette implicitamente TPS, non si trattava di una scelta obbligata, c’è da chiedersi, pur tenendo conto delle spinte contraddittorie che animano questa come la precedente maggioranza, chi gliel’ha
fatta fare.

Ferrara su il Foglio

saluti