Il Boia e il Tiranno

Si impicchi dunque il criminale Saddam. Un verdetto che casca bene, guarda caso prima delle elezioni di mezzo, che vedono Bush , abbandonato persino dai fedelissimi, in seria difficoltà.

L’impiccagione prossima ventura di Saddam decretata da un tribunale fasullo, con una difesa fasulla, in un’atmosfera da apocalisse, può essere qualunque cosa salvo un atto di giustizia.

E’ una riedizione, grottesca, dell’infame processo di Norimberga, che di legale non aveva nulla ma si avvaleva del principe dei diritti: quello del più forte.

Si noti: non si tratta qui di giudicare se quegli imputati meritassero o no la morte.

Si tratta di stabilire semplicemente un principio basilare di qualsivoglia nozione di diritto di stampo latino-europeo e non semita-cartaginese. Il principio è che una legge deve essere uguale per tutti sennò è vendetta non giustizia.

A Norimberga vi erano fra i capi delle forze vincitrici, angloamericani compresi, dei criminali di guerra condannabili in base alle stesse leggi ( elaborate post factum, altro fetido abominio dei vincitori) con cui pretendevano giudicare gli altri. Allo stesso modo oggi gli ebrei e gli americani non riconoscono il Tribunale dell’Aia ( sono colpevoli di crimini gravissimi) ma si ergono a giudici dei Saddam e dei Milosevic. Con la complicità untuosa e servile dei burattini europei che ora belano: non la pena di morte. Per differenziarsi forse dalla doppiezza americana. Ma riuscendo solo ad essere ridicoli e patetici. In verità la legge del più forte prevede la morte. Non la giustizia, ma quella legge si e forse un domani toccherà a loro. Per questo forse piangono in anticipo.

Sergio Romano commenta la sentenza con la penna dell’editorialista par suo, senza superare i paletti del politicamente corretto ma demolendo implacabilmente l’ennesima porcheria ebraico-americana. Romano pone tre quesiti. Quel processo rappresenta la “giustizia” internazionale?

Quel processo chiarisce la storia del regime iracheno, le complicità , le vere cause per cui l’Iraq è stato invaso? In altre parole è stato davvero un processo in cui tutto, prove dell’accusa e della difesa, è stato messo sul tavolo affinché tutti sapessero e la sentenza fosse perlomeno comprensibile?

Terzo, quel processo era utile ad un Iraq migliore e pacificato?

A tutte le tre le domande Sergio Romano risponde con un secco no.

La giustizia internazionale non c’entra nemmeno in fotografia. La giustizia internazionale non esiste e non è mai esistita. Prima di tutto non esiste una legge internazionale universalmente accettata. L’Iran per esempio non può avere armi atomiche, Israele sì. In base a quale legge internazionale?

Al tribunale dell’Aia quello scempio di magistrato che è Carla Del Ponte – ricorda lo stesso Romano- vuole processare anche i caporali serbi ma non i crimini della NATO. Un simile atteggiamento è la vergogna della Svizzera. E la morte a tempo opportuno di Milosevic è un’altra macchia che questo magistrato alla Guantanamo rovescia sul suo paese, sempre meno neutrale e sempre più servile.





La farsa della legge internazionale






Non esiste una legge internazionale e comunque gli americani ( e ovviamente lo stato di Israele, che la legalità internazionale non la conosce proprio) si chiamano fuori da qualsiasi legge internazionale presente o futura.

Proprio i due paesi che la vogliono applicata…per gli altri!

D’altra parte persino l’ONU ha giudicato negativamente il tribunale raffazzonato che ha condannato Saddan Hussein.

Basta leggere quanto scritto dal giurista italiano Sabino Cassese, per capire che razza di orrore sia stato quel tribunale:

.” A Bagdad si è invece celebrata una farsa. I giudici sono stati nominati dall'esecutivo (il Consiglio di governo) e da esso sostituiti quando non si allineavano sulle posizioni ufficiali delle autorità o si dimostravano scarsamente efficaci. Il tribunale sin dall'inizio è stato finanziato dagli Usa, che hanno anche elaborato il suo Statuto, poi formalmente approvato dall'Assemblea nazionale irachena, nell'agosto 2005. Imputazioni precise contro gli otto imputati sono state formulate solo a metà processo. La Corte non ha consentito alla difesa di convocare un certo numero di testimoni a discarico che dovevano ancora essere ascoltati.






Inoltre, molti documenti prodotti dall'accusa contro gli imputati (tra cui l'ordine di Saddam Hussein di eseguire la condanna a morte inflitta ai civili che avrebbero attentato alla vita del dittatore e l'ordine di conferire onorificenze alle forze di sicurezza che avevano arrestato e interrogato i presunti colpevoli), sono stati contestati dalla difesa, che ha affermato trattarsi di falsi. Per verificarne l'autenticità, il tribunale non ha convocato esperti internazionali (come sarebbe stato doveroso), ma esperti iracheni che, secondo la difesa, erano legati a filo doppio all'attuale ministero dell'interno iracheno. Insomma, un processo privo di qualsiasi seria garanzia dei diritti della difesa. (…)


La condanna a morte dei tre maggiori imputati è sbagliata. (…) Anzitutto, si tratta di una punizione che non è affatto credibile perché conclude un processo-farsa.. Inoltre, la pena di morte inflitta ai tre imputati costituisce un grave errore politico, perché naturalmente aggraverà la situazione in Iraq. Il paese è da tempo in preda ad una sanguinosa guerra civile, anche se i vertici statunitensi, per ragioni politiche, si ostinano a negare che sia in atto una vera e propria insurrezione armata. Saddam Hussein diventerà un martire, oltre ad essere già considerato un eroe dell'antiamericanismo. L'odio per il gruppo dirigente iracheno e per gli americani aumenterà a dismisura e i massacri si moltiplicheranno. (…)










La cloaca dei boia






A festeggiare in Occidente la condanna sono solo gli angloamericani.

Il più diffuso quotidiano britannico, il “Sun” ha pubblicato una vignetta atroce lanciando un bel gioco, degno di quella cloaca che è la monarchia inglese. Il gioco si chiama “impicchiamo Saddam”










Guerra di civiltà britannica: come impiccare Saddam, gioco per bambini locali











In Svizzera, è giusto notarlo, l’unico a dichiararsi favorevole all’impiccagione, ma nessuno se ne stupirà, è stato ed è il più lercio dei consiglieri federali, Pascal Couchepin.




Pascal



“Saddam Hussein merita la pena di morte” ha detto il radicalgiacobino Pascal Couchepin . Un personaggio come Couchepin, sodale e compagno di partito della Carla Del Ponte, è in effetti quanto di peggio attualmente esprime la classe dirigente politica elvetica.

Vogliamo citare ancora , a corollario dell’ ipocrisia dei giornali sionisti fra i quali primeggiano anche ovviamente i quotidiani della Svizzera italiana, un articolo di Ostellino, che un tempo sembrava un giornalista serio e oggettivo e oggi è un trombone della peggior specie, teso solo a servire i padroni israelo americani.

Scrive Ostellino sul Corsera di Mieli ed Elkan, lamentandosi contro gli europei che non vogliono l’impiccagione di Saddam:

“Nella nostra cultura giuridica, il principio di legalità impone al giudice di attenersi alla lettera della legge, evitando di fare riferimento alla morale e alla religione; a sua volta, il principio di legittimità pretende che la legge sia fondata sul rispetto dei valori della democrazia liberale e sulle garanzie dello Stato di diritto. Nella cultura giuridica islamica, al contrario, il principio di legalità coincide con quello di legittimità solo se ha a proprio fondamento la morale religiosa (che non è propriamente lo Stato di diritto). Si tratta di due piani differenti - quello occidentale, giuridico, che spiega il rifiuto etico-politico della pena capitale; quello islamico, morale, che la giustifica giuridicamente - da cui valutare il processo, ma che fanno tutta la differenza fra la nostra e la loro civilizzazione. Ma, allora, perché sollevarla per Saddam e non quando una donna è lapidata per adulterio in un Paese musulmano?


A Bagdad si è celebrato - da parte di un tribunale iracheno - una sorta di «processo di Norimberga» secondo il rito islamico. Ma quegli stessi che plaudono alle condanne dei criminali nazisti lo stanno trasformando in un processo agli Stati Uniti (che non erano sui banchi dell'accusa). Perché? Perché li ritengono «colpevoli» di aver abbattuto il tiranno? Se è questo che pensano, lo dicano, allora, assumendosene la responsabilità morale e politica.”

Ma di quale cultura giuridica va cianciando? Quella che permette in Europa i rapimenti e le torture della CIA? E’ difficile condensare un concentrato di menzogne e di bassa ipocrisia come in questo testo di Ostellino.

Parla di cultura giuridica per un processo che , come si è scritto, appare clamorosamente fasullo, senza uno straccio di legalità, senza difesa e a sentenza scontata ( il presidente del tribunale era…un Curdo, fra i peggiori nemici di Saddam) Poi dice che la nostra giustizia è fondata sui valori della democrazia liberale ( i realtà la giustizia non può essere fondata su valori politici) e poi eccepisce che quello di Bagdad era un tribunale islamico. Non possiamo pretendere che applichi i nostri valori. O bravo bischero , ma non hanno gli americani massacrato quasi un milione di persone e raso al suolo un paese proprio per imporre valori opposti a quelli islamici? E adesso applaudono il tribunale islamico?

Ostellino, Daniel Pipes, l’ebreo americano che sul Corsera applaude il boia per Saddam fingono di dimenticare non solo le migliaia di vittime dell’aggressione americana ma anche i crimini di ordine militare: campi di concentramento per innocenti, torture,assassini di prigionieri, violazione della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra, Guantanamo: un imenso catalodi orrori.

Gli Stati Uniti non erano sui banchi dell’accusa al processo, dice il ciarlatano Ostellino. Ma c’è davvero un fesso che crede che il processo non sia stato diretto dagli Stati Uniti sino a decidere persino il giorno della sentenza, guarda caso alla vigilia di elezioni che hanno stroncato egualmente Bush?

Ostellino poi si scaglia, con tutta l’ipocrisia degli scribacchini filo sionisti, contro i critici con la domanda retorica di sapore mafioso che abbiamo sentito troppe volte: “qualcuno osa accusare gli Stati Uniti di aver abbattuto il tiranno? “

Si , ciarlatano Ostellino ,lo osano i milioni di americani che hanno bocciato Bush proprio sull’Iraq. Lo osano tutte le persone di buon senso perché se i tiranni andassero abattuti con guerre e invasioni di governi criminali da abbattere, oltre a Saddam , c’era persino quello di Israele, piaccia o meno a tutti gli Ostellino della madre terra, c’erano i Musharraf e i Mubarak e tutti i tiranni che gli Stati Uniti foraggiano perché sono sì degli assassini ma sono loro alleati. La lista dei tiranni che gli Stati Uniti hanno non abbattuto ma pagato e sostenuto è lunga un chilometro. Se Ostellino fosse un giornalista e non un attacchino di manifesti di propaganda lo saprebbe benissimo. Gli Stati Uniti non sono un faro di civiltà, sono un paese , lo è perlomeno il loro governo, profondamente immorale. E fra i tiranni da abbattere nel mondo, anche se sono tiranni un modo subdolo, ci sono probabilmente anche loro.





Ma restiamo all’Iraq.

Oggi tutti ( ma la cosa era già iniziata un paio di anni fa) dicono che loro erano contro la guerra. E’ solo una sporca menzogna e serve a loro per aggiungere: ma adesso non possiamo scappare.

Scapperanno, ma ci vorranno altri morti, altro sangue.

Leggendo gli articoli degli anni passati, per esempio dell’ineffabile Morina sul Corriee del Ticino, si respiravano toni trionfalistici. Volete un esempio di quella prosa da incallito collaborazionista?Eccovelo.

Circa un anno fa ( ottobre 2005) Morina scriveva:” È un piccolo-grande passo avanti, perché le incognite continueranno a costellare il futuro del martoriato Iraq. Ma l’esito del referendum sulla Carta costituzionale irachena va rispettato e non sminuito. A dirlo a chiare lettere sono gli stessi dati che risultano da questa storica consultazione. Ha votato sì alla Carta il 78 per cento dei votanti, pari a quasi otto dei dieci milioni di voti espressi. A livello nazionale l’affluenza alle urne è stata del 63 per cento, una percentuale inconcepibile ancora pochi anni fa. Il conteggio dei responsi è stato lungo, ma questo va a tutto favore dell’accuratezza dello spoglio. Conclusione: per la prima volta dopo 55 anni gli iracheni hanno una Costituzione, frutto di un atto di fede nelle urne che rappresenta la risposta più evidente a chi in Iraq vuole solo seminare il terrore” Si è visto, che passo avanti , le votazioni fasulle montate dagli americani, con il plauso dei Ferrara, Ostellino , Morina e altri sionisti, DOC o d’accatto.






Una valanga di menzogne


La verità che questa massa di bugiardi tenta ma stenta sempre più a nascondere è tutt’altra e viene implacabilmente a galla sotto una incredibile valanga di menzogne.

Ecco chi sono i giudici di Saddam e i liberatori del popolo iracheno:

gli Stati Uniti avevano deciso la guerra sin dal 1997: e si era parlato perfino di una nuova Pearl Harbur per scatenare il conflitto. La banda sionista che tira i fili delle marionette usa aveva i mezzi per farlo.

L’11 settembre è stata la nuova Pearl Harbur. Un attacco terroristico che cela forse la più spaventosa menzogna dei tempi moderni: lo ha capito persino oltre la metà degli americani.

Le inchieste sono bloccate , i testimoni tacitati , le prove cancellate: si veda in proposito l’eccellente indagine di RAI 3 –Reporter.

Per inciso sottolineiamo che dopo lo spettacolare attacco che pareva fosse organizzato da una macchina terroristica di potenza stellare negli Stati Uniti non è più scoppiato un petardo. Osama è sparito, al massima manda videocassette. Ridicolo.

Dopo l’attacco terroristico che noi reputiamo uno spaventoso crimine dei servizi segreti americani, gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan.

Ma non bastava. Hanno attaccato l’Irak dicendo che:

era una base terroristica


c’erano le prove di armi atomiche e chimiche potentissime


gli iracheni attendevano gli yankee a braccia aperte


la “democrazia” doveva trionfare.


Il presidente Bush , che processa Saddam, è ormai assodato colpevole di menzogna. Non c’erano le armi e l’Iraq non c’entrava con il terrorismo. Oggi lo ammettono tutti. Su queste prove false, sapendo che erano false, ha scatenato una guerra che ha già ucciso 200.000 iracheni, ( fonti indipendenti parlano di 600.000) almeno 3000 soldati americani ( sono contati solo i morti in Iraq: i feriti morti dopo no) raso al suolo città e villaggi. E’ un criminale di guerra.

E’ anche un criminale da quoziente intellettuale americano: lo ha detto apertamente anche uno dei suoi consulenti ebrei, David Frum, uno dei più sporchi artefici dei crimini americani, l’inventore dell’asse del male, l’autore con l’altro sionista Perle del testo “Manifesto dei neo conservatori” che sta alla base della criminale politica americana.

Frum, con la tipica ingratitudine della gente come lui, ha detto, ma solo ora che Bush è un rottame: “ gli scrivevo i testi, li leggeva, ma non ne capiva il senso:leggeva le parole ma non ne assorbiva le idee”. ( Intervista pubblicata da Vanity Fair)

Il che significa che uno dei più stretti collaboratori del capo della più grande potenza mondiale, considera il Presidente alla stregua di un povero mentecatto. Gestito , ma ovviamente questo non lo dice, da una banda a delinquere. Ma ci dà involontariamente una grande lezione.

Che un cretino che non capisce nemmeno i testi che gli scrivono arrivi a fare il presidente dopo essere stato un fallito a scuola e un notorio ubriacone dimostra una sola cosa: la cosiddetta democrazia americana è una truffa. Arrivano al potere, democratici o repubblicani, solo marionette dirette da forze che gli utilizzano. Il trono di Washington è per sovrani di paglia. Dietro alla Casa Bianca tirano i fili i signori delle tenebre.







In nome di questa democrazia, di questi “valori” strombazzati dalla stampa servile, si vuole fare la guerra di civiltà.

Questi sono fatti realti, non interpretazioni.

Prima in Iraq c’era la dittatura . Oggi la rimpiangono quasi tutti. La situazione è cento volte peggiore. Oltre alla morte, alla fame, al caos e alla desolazione, c’è il terrorismo. Non da confondere con la resistenza, valorosa e sacrosanta, contro gli invasori della “coalizione dei volenterosi” macellai. No, il terrorismo di fanatici religiosi ( l’Iraq era una nazione laica: Bush vi ha trapiantato l’Islam più eretico e fanatico) , il terrorismo di bande criminali, il terrorismo della guerra civile. Gli iracheni muoiono a decine. ogni giorno, nessun li conta più. E nessuno, con un briciolo di cervello , può dire che si stava peggio a Bagdad prima che arrivasse Bush.




La realtà quotidiana a Bagadad "liberata" : i morti ormai non si contano più


Il fatto che lo affermino i nostri giornalai, i politicanti, i collaborazionisti degli americani dimostra una sola cosa: questa gentaglia ha perso anche il senso della decenza.

Saddam non era uno stinco di santo ( non lo è nessuno da quelle parti: il migliore è sicuramente l’iraniano Ahamandin Nejad, ovviamente odiato da ebrei e americani) ma se ci si distacca dal giudizio morale, inapplicabile con la ragion di stato, qualcosa di buono lo aveva fatto per il suo paese.

Sami Ramadi, suo acerrimo oppositore, rifugiato a Londra, scrittore e perseguitato da Saddam, intervistato ( La Repubblica, 7 novembre) ha dichiarato: “ E’ stato un processo farsa. Non c’è stata l’ombra di giustizia. Gli avvocati venivano uccisi e le prove non contavano nulla. Ma non si voleva una vera giustizia. Gli americani non riescono a controllare l’Iraq e allora aspettano che si autodistrugga. Sperano che quando gli iracheni si saranno massacrati tra loro allora finalmente gestiranno il paese e soprattutto il petrolio.”

Lo dice un iracheno, oppositore di Saddam. Lo dice l’evidenza, lo dice la coscienza.

Non quella dei politicanti e dei giornalisti filo americani che continuano a mentire, parlare di democrazia, diritti umani, liberazione e tutte le balle che hanno rifritto sinora. Senza più neanche l’ombra della decenza.

Forse Saddam sarà impiccato. Forse lo ha meritato. Ma di fianco a lui dovrebbe penzolare Bush e un po’ sotto Tony Blair. Lontano, all’orizzonte, qualcuno dovrebbe preparare un forca per i massacratori di Gaza