Quel che non si dice del rapporto della Fao
di Stefano Magni
C'è QUALCOSA CHE NON TORNA nell'ultimo rapporto
della FAO sulla fame nel mondo. Innanzitutto c'è
un allarme che è quasi un FALSO ALLARME: prima si
legge che il numero degli individui che rischiano
la morte per inedia è aumentato, in dieci anni,
da 800 a 823 milioni, ma poi si legge che, in
rapporto alla popolazione mondiale (che è
aumentata), la percentuale dei denutriti è calata
del 17% dal 1992 ad oggi. Nel 1996, ben 185 capi
di Stato sottoscrissero la Dichiarazione di Roma
promettendo di dimezzare entro il 2015 il numero
di affamati in tutto il mondo. Non stanno
riuscendoci in poco tempo, ma evidentemente
stanno procedendo nella direzione giusta. Non li
si può accusare di non aver mantenuto le
promesse. Ma c'è dell'altro nel rapporto Fao,
qualcosa di ancor più macroscopico che pure NON
SI VEDE E NON SI COMMENTA DA NESSUNA PARTE: i 185
sottoscrittori della Dichiarazione di Roma non
sono tutti uguali. C'è chi viene eletto dal
popolo e chi ha preso il potere con la forza. Ma
soprattutto, c'è chi lascia i suoi cittadini
liberi di agire e chi, invece, li comanda e li
controlla strettamente in tutte le loro attività,
comprese quelle economiche. Se noi sovrapponiamo
LA MAPPA DELLA FAME, redatta della Fao, a QUELLA
DELLA LIBERTA' ECONOMICA nel mondo disegnata
dall'Index of Economic Freedom, otteniamo un
risultato molto interessante: di tutti e 30 i
Paesi in cui si muore di fame, solo 4 (Perù,
Messico, Kuwait e Thailandia) hanno un'economia aperta al mercato.
Di più: tutti e 4 i Paesi di mercato in cui si
muore di fame, hanno riformato il loro sistema
economico solo in anni recenti e tuttora sono
caratterizzati da un opprimente interventismo
dello Stato nell'economia. Il Perù, sino a dieci
anni fa, era un Paese classificato
"prevalentemente represso" dall'Index of Economic
Freedom. Tuttora risulta afflitto da problemi
come: alte tariffe protezionistiche, molte regole
che strangolano l'economia, alte tasse e
tantissima burocrazia. L'economista peruviano
Vargas Llosa ci mostrò, con un esperimento molto
semplice (quanti mesi occorrono per aprire un
negozio a Lima), che la burocrazia locale e i
regolamenti statali soffocano completamente
l'iniziativa individuale. Il Messico, altro Paese
in cui circa 5 milioni di persone rischiano di
morire di fame, presenta uno scenario un po'
migliore. L'ex presidente Vincente Fox ha tentato
di liberalizzare un'economia che, per decenni, è
rimasta a guida statale. Ed ha ottenuto un lieve
miglioramento delle condizioni del suo popolo, da
tutti i punti di vista: dall'occupazione alla
scolarizzazione. Il Kuwait è un Paese in fase di
apertura, ma fino ai primi anni 2000 era un
piccolo Stato sociale gestito interamente
dall'emiro e dalla sua famiglia. I Kuwaitiani
godevano dei benefici dello Stato sociale, ma i
numerosi immigrati (anche dalla Palestina) sono
SEMPRE STATI PRIVATI DI TUTTI I DIRITTI SOCIALI.
La Thailandia è una democrazia incompiuta (come
dimostra il recente colpo di Stato) con
un'economia ancora molto chiusa. Tutti gli altri
Paesi in cui C'E' UN PROBLEMA DI DENUTRIZIONE,
sono caratterizzati da ECONOMIE COLLETTIVIZZATE,
PIANIFICATE, CHIUSE AL LIBERO SCAMBIO. Il dato
più impressionante (ma meno sottolineato dai
media) del rapporto della FAO riguarda la Corea
del Nord: su 23 milioni di abitanti, circa 9
muoiono di fame. Il che vuol dire che nel Paese
più represso del mondo, quasi un cittadino su due
è denutrito. In Cina, altro Paese tra i più
repressi nel mondo, vi sono 150 milioni di
persone che rischiano di morire di fame,
soprattutto nelle campagne. Il tutto mentre in
Occidente vengono lodati i progressi
dell'economia della Repubblica Popolare Cinese,
indicata come modello di sviluppo, nonché come
prossima superpotenza economica e militare. Il
VENEZUELA NON AVEVA UN PROBLEMA COSI' GRANDE DI
FAME E MISERIA PRIMA DELL'ASCESA AL POTERE DI
CHAVEZ e prima dell'inizio delle sue POLITICHE
NEO-COMUNISTE: adesso 4,5 MILIONI DI SUOI
CITTADINI MUOIONO DI FAME. E il Venezuela è uno
dei Paesi PIU' RICCHI DI PETROLIO AL MONDO, in un
periodo in cui il prezzo del greggio è alle stelle.
La piaga della denutrizione colpisce anche un
altro MITO TERZOMONDISTA: CUBA. Pur con tutti i
suoi difetti, IL REGIME AUTORITARIO DI BATISTA
GARANTIVA AL PAESE UN DISCRETO SVILUPPO
ECONOMICO, rendendolo IL PIù RICCO DELL'AMERICA
LATINA. Adesso, almeno 200.000 persone rischiano
la MORTE PER INEDIA. Anche L'IRAN, Paese
ricchissimo di risorse naturali che Ahmadinejad
vanta come modello di sistema sociale, è TALMENTE
RIDOTTO IN MISERIA da non riuscire a nutrire
circa 2 milioni e mezzo di suoi cittadini. Al
contrario, IN NESSUN PAESE DEMOCRATICO E
CAPITALISTA SI MUORE DI FAME. Senza eccezioni.
Anche in tutte le repubbliche ex sovietiche ed ex
comuniste dell'Europa orientale, la
liberalizzazione ha eliminato il problema. È
soprattutto questo il dato macroscopico che
sfugge al rapporto della FAO, per lo meno così
come viene commentato dai nostri media: LA
LIBERTA' POLITICA ED ECONOMICA ELIMINA LA FAME.
Sarebbe dunque inutile suggerire al mondo
industrializzato di spendere lo 0,7% del Pil per
alleviare la sofferenza dei Paesi più poveri,
perché LE DITTATURE E I GOVERNI CHE LIMITANO LA
LIBERTA' ECONOMICA DEI LORO POPOLI HANNO SINORA
DIMOSTRATO DI SPRECARE GLI AIUTI. Tutti i modelli
di sviluppo del Terzo Mondo alternativi al
sistema occidentale sono MISERAMENTE FALLITI.
SOLO IL CAPITALISMO PUO' ELIMINARE O RIDURRE IL PROBLEMA DELLA FAME
NEL MONDO.


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