«Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare.» (Anna Politkovskaja )
Anna Politkovskaja nasce il 30 aprile 1958 con il nome di Anna Mazepa a New York, figlia di due diplomatici ucraini di stanza presso l'ONU. Studia giornalismo all'Università di Mosca, dove si laurea nel 1980.
La sua carriera inizia al famoso giornale moscovita Izvestia e prosegue in varie altre testate. Dal giugno 1999 fino alla fine dei suoi giorni, lavora per la testata on line in lingua russa Novaja Gazeta e pubblica alcuni libri fortemente critici su Vladimir Putin e sulla conduzione della guerra in Cecenia, Daghestan ed Inguscezia.
Proprio in Cecenia la Politkovskaja si reca molto spesso, sostenendo le famiglie delle vittime civili, visitando ospedali e campi profughi, intervistando sia militari russi che civili ceceni. Nelle sue pubblicazioni, non risparmia critiche violente sull'operato delle forze russe in Cecenia, sui numerosi e documentati abusi commessi sulla popolazione civile e su Ramzan Kadyrov, Primo Ministro ceceno sostenuto da Mosca (figlio di un altro Primo Ministro sostenuto dai russi, Ahmad Kadyrov).
Il suo impegno in quel teatro di guerra le vale fama e riconoscimenti in Occidente, fra cui il Golden Pen Award dall'Unione dei giornalisti russi nel 2000, il Freedom of Expression Award dall'Index on Censorship nel 2002, il Prize for Journalism and Democracy dell'OSCE e il Courage in Journalism Award dall'International Women's Media Foundation nel 2002. Gode anche di notevole considerazione negli ambienti ceceni: il suo nome è spesso apparso fra i "negoziatori privilegiati" dalla guerriglia, così come appare fra le personalità impegnate a condurre le trattative durante la crisi del Teatro Dubrovka.
L'impegno le comporta però anche nel febbraio del 2001 l'arresto e il divieto assoluto, sancito dal Governo russo, di ingresso in un qualsiasi ospedale presente in territorio ceceno. Nell'ottobre del 2001 è costretta ad abbandonare la Russia, in seguito a ripetute minacce ricevute via e-mail da un ufficiale di polizia, da lei accusato di crimini contro la popolazione civile in Cecenia. Nel 2003, un ufficiale dell'Esercito russo viene accusato di aver attentato alla sua vita. Il processo si conclude con un nulla di fatto.
Nel settembre 2004, mentre si sta recando a Beslan durante la crisi degli ostaggi, viene improvvisamente colpita da un malore e perde conoscenza. Si suppone un tentativo di avvelenamento, ma la dinamica dell'accaduto non verrà mai chiarita del tutto.[1]
Sabato 7 ottobre 2006, Anna Politkovskaja viene ritrovata morta nell'ascensore del suo palazzo a Mosca. La polizia rinviene una pistola e quattro proiettili accanto al cadavere, sospettando una vera e propria esecuzione.[3] Le indagini sono tuttora in corso, mentre si moltiplicano gli appelli e le manifestazioni (in Russia e nel mondo) per un'inchiesta seria e completa sull'accaduto.
Il lunedì successivo all'assassinio, Politkovskaja stava per pubblicare una lunga storia sulle torture usate dalle autorità cecene, racconta Dmitry Muratov, editore di Novaya Gazeta. Queste accuse, riferite nell'inchiesta della giornalista, racconterebbero di torture appartenute al distaccamento fedele al Primo Ministro Ramzan Kadyrov, racconta Muratov. Il distaccamento sarebbe conosciuto come kadyrovtsy. Il giorno dopo che Politkovskaja viene trovata morta, la polizia sequestra l'hard disk del suo computer e il materiale che aveva raccolto per un articolo investigativo; Nel numero di Novaja Gazeta del 9 ottobre vengono pubblicati gli ultimi appunti della giornalista. Muratov racconta inoltre la scomparsa di due fotografie di sospette torture[4].
Il Sostituto Procuratore delle Repubblica Yury Chaika supervisiona personalmente le indagini, come annuncia il suo Ufficio, il lunedì successivo. Chaika dichiara che gli investigatori consideravano il lavoro professionale di Politkovskaja come il principale motivo della sua morte. Alexander Lebedev, un deputato dello Stato della Duma, che aveva acquistato il 90% di Novaya Gazeta nel Giugno 2006, offre un premio di 25 milioni di rubli, circa 1 milione di dollari, 780 mila euro, a chi fornirà informazioni che conducano ai responsabili della morte di Politkovskaja, riporta l'emittente Radio Ekho Moskvy.
Al funerale, tenutosi Martedì 10 Ottobre alle 14.30, al Troyekurovsky Cemetery, prima della sepoltura di Politkovskaja, più di 1000 persone sfilano di fronte alla bara. Dozzine di colleghi della giornalista, personaggi pubblici e ammiratori del suo lavoro si raccolgono al cimitero nella periferia di Mosca, per il funerale. Nessun alto ufficiale Russo si presenta alla cerimonia.[5]
Libri
2001 - Russia under Putin
2001 - A Dirty War: A Russian reporter in Chechnya
2003 - A Small Corner of Hell: Dispatches from Chechnya
2004 - Putin's Russia





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