Salvare l'Università o i frigo di Merloni?
Ma come? Ricordiamo male oppure è vero che l’Unione, in campagna elettorale, ha agitato con veemenza la bandiera dell’Università e della ricerca? Non ricordiamo male. Pagina 236 del programma di governo: “Investire in formazione e ricerca è l’unico modo per recuperare consistenti squilibri economici e sociali”. Pagina 237: “Aumentare e quantificare decisamente la spesa per l’università e la ricerca”.
Il rapporto sullo stato delle Università italiane, presentato dal presidente dei Rettori, apre un nuovo capitolo del libro delle promesse mancate di questo governo. Una delle tante “priorità”, di carta e non di sostanza, del programma dell’Unione. Il decreto Bersani, che impone di risparmiare il 20% delle spese, “non è un taglio, ma una taglia”, dice il rettore della Statale di Milano. Ci saranno Atenei che non potranno chiudere il bilancio, l’Università va verso il “baratro”, manca anche “il denaro per il quotidiano, per le spese ordinarie”.
Nel giorno in cui anche il governatore di Bankitalia lancia il suo grido di dolore sulla formazione, le parole di fuoco dei Rettori si rovesciano su un attonito ministro, uno dei tanti “di lotta e di governo” della squadra prodiana.
Così Mussi scarica tutto su Bersani, il cui decreto “è stato un errore madornale”. Supplica l’opposizione di “dare il suo contributo” per cancellare quel provvedimento. Aveva minacciato le dimissioni contro i tagli alla ricerca, ma naturalmente non ribadisce il concetto e tiene gelosamente custodita nel cassetto la lettera di rinuncia all’incarico. Protesta con il segretario di Rifondazione perché “non ha speso un parola per difendere i fondi della ricerca”, confermando così il potere di interdizione e di persuasione di quel partito su Prodi.
Fa di più. Dice ai rettori: “Mi accontento in cinque anni di arrivare a stanziamenti per l’università pari all’1,2% e all’1,5% per la ricerca”. Stracciando di fatto gli impegni messi nero su bianco nel già citato programma dell’Unione: “Occorre varare un piano d’incremento che permetta di raggiungere, entro la fine della legislatura, l’attuale media europea, pari al 2% del Pil” (pagina 242). Incassati i voti, si ridimensionano i traguardi.
L’opposizione può fattivamente collaborare anche aiutando il governo a trovare i fondi per salvare le università. Una proposta per tutte: abolire l’articolo 24 del decreto fiscale, che prevede contributi per la rottamazione dei frigoriferi, indirizzando quella spesa (peraltro non specificata) verso gli atenei. Vittorio Merloni, la cui azienda figura tra i finanziatori della campagna elettorale di Prodi, è uomo di mondo e se ne farà una ragione. Al pari della figlia, deputata dell’Ulivo e membro della commissione Attività Produttive.
Meglio tenersi il frigo vecchio piuttosto che rottamare le nostre Università. O no?
da poteresinistro.it




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