| Venerdi 10 Novembre 2006 - 16:07 | Paolo Emiliani |
La discussione della legge Finanziaria è iniziata ieri a Montecitorio nello stesso modo stentato con il quale il governo è giunto a formulare la manovra.
Nella mattinata è stato approvato l’articolo 1 e subito accantonato l’articolo 2, poi la sospensione fino alle 15 per riprendere nel pomeriggio le votazioni sull'articolo 3, riguardante la rimodulazione dell'Irpef e del bollo auto.
Già prima dell'interruzione è però scoppiata la prima polemica. La CdL si è lamentata della scarsità di tempo a disposizione per esaminare gli emendamenti del governo; il presidente della Camera, Bertinotti, ha dovuto così promettere all’opposizione che si sarebbe impegnato “a far corrispondere ai tempi di presentazione di emendamenti del governo il tempo adeguato per l'esercizio delle prerogative dei deputati e delle commissioni”.
Dopo l’infinito tira e molla dei giorni scorsi, alla fine saranno circa 70 gli emendamenti che il governo presenterà in Aula alla Camera sulla Finanziaria. Le proposte di modifica finora presentate sono circa 12 e riguardano i primi articoli, soprattutto la riforma Irpef.
A questi vanno però aggiunti gli assai più numerosi emendamenti che non giungono dall’esecutivo, ma provengono comunque da forze politiche che sostengono la maggioranza. E propria questa è l’anomalia più vistosa di questa Finanziaria che, almeno a giudicare dalla montagna di emendamenti presentati, non sembra piacere proprio a nessuno all’interno della maggioranza.
Questa è una realtà poco contestabile eppure esiste qualcuno che si ostina a presentare un quadro idilliaco nella maggioranza assai poco probabile.
Il vicepresidente del consiglio e ministro degli esteri, Massimo D'Alema, intervenendo a un convegno della Federazione italiana tabaccai, ha sorprendentemente dichiarato di sentirsi “corresponsabile di aver venduto molto male un prodotto che alla fine si rivelerà assai meno negativo di come è stato recepito”.
Insomma, per il presidente della Quercia tutto si ridurrebbe ad un problema di cattiva comunicazione. Gli italiani si starebbero preoccupando per nulla.
Lo stesso D’Alema, nella stessa occasione, ha però ammesso che questa Finanziaria “è la più vasta per dimensioni dopo quella del ‘92 del governo Amato” e che questo “ovviamente comporta sacrifici rilevanti”; forse gli italiani ricordano proprio quel precedente, ancora nella loro mente come la Finanziaria “lacrime e sangue” e certo in quel caso non si può parlare di cattiva comunicazione: gli italiani hanno pagato e tanto con i loro sacrifici, inutili perché servirono soltanto ad attivare quel diabolico meccanismo di povertà chiamato euro.
Quella volta ci imposero di pagare con un ritornello idiota, ripetendoci all’infinito che “altrimenti non saremmo entrati in Europa”. E questo pretesto deve piacere assai dalle parti del Botteghino, perché ancora una volta D’Alema ha parlato ieri di “scelta dolorosa ma che ci riporta in linea con tutta l’Europa”.
Ma quale sarebbe l’Europa con la quale dovremmo essere in linea? Non certo l’Europa dei popoli, ma quel soggetto virtuale nelle mani dei banchieri internazionali, quelli che attraverso i loro euroburocrati vogliono imporre a tutto il Vecchio Continente la distruzione dello stato sociale, le privatizzazioni selvagge ed infine la distruzione stessa delle nazioni. Sapendo leggere bene tra le parole di D’Alema si scopre quindi una verità terribile: gli italiani sono chiamati a fare sacrifici per accelerare la distruzione della loro patria. E D’Alema evidentemente, come sempre, sa quel che dice: lui è internazionalista... al servizio del capitalismo.




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