Roma, 12 nov. - (Adnkronos) - Tutto parte dal funerale di Peppe Dimitri, il 'guerriero senza sonno'. E' il 30 marzo 2006: per le strade dell'Eur un'auto investe, uccidendolo, un uomo a bordo di uno scooter. Dimitri -classe 1956, ex militante di Avanguardia Nazionale poi 'padre' di Terza posizione, infine iscritto ad An e consigliere di Gianni Alemanno- e' un'icona del neofascismo italiano. Le sue esequie, due giorni dopo, radunano sul sagrato di una chiesa -quella di Santa Maria della Consolazione in Roma, a due passi dal Campidoglio- una folla enorme di 'gente di destra': dai ministri e parlamentari ai militanti delle sezioni insieme a ultra' da stadio. Si va da Stefano Delle Chiaie a Pio Filippani Ronconi. E ancora: Giano Accame insieme al giovane leader dei centri sociali di destra, Gianluca Iannone.
'E' stata visivamente e fisicamente la pagina conclusiva di un'epoca, il saluto che un mondo dava a se stesso', dice all'ADNKRONOS Nicola Rao, autore per i tipi di Sperling&Kupfer di 'La fiamma e la celtica. Sessant'anni di neofascismo da Salo' ai centri sociali di destra' (pp. 410, euro 12). 'Quel funerale -rimarca il giornalista del Tg2- e' un evento importante non solo numericamente ma per il peso politico che riveste: assommare e unire per una volta, in uno 'spazio nero', sei generazioni diverse di persone che in un modo o nell'altro si richiamano al fascismo'.
Scrive percio' Rao: 'Il funerale a cui il 'Secolo d'Italia' accenna timidamente' e' in realta' 'un evento storico. Probabilmente il rito piu' importante del neofascismo italiano. Mai prima d'ora si era assistito a qualcosa di simile e quasi certamente mai vi si assistera' piu''. Attorno a una bara i camerati di quell'uomo dal passato duro, costato dieci anni di galera, salutano 'romanamente' quello che per molti uomini della fiamma e' il simbolo di un'idea e di una scommessa: mantenere in vita il fascismo dopo la fine delle aquile littorie. Ma quanto fascismo, dopo il 25 luglio '45, e' scorso sottotraccia nella storia italiana? 'Tanto', replica Rao spiegando quella che definisce una 'caratteristica peculiare italiana', il fatto cioe' che 'nel nostro Paese come in nessun altro Stato europeo, Romania e Ungheria incluse, ci sia stato e vi sia un cosi' alto numero di pesone che si dichiarano 'fascisti' e vivono la continuita' dottrinale e politica con il regime mussoliniano'. Tutto si intreccia e si incrocia nella cronaca neofascista che vuole tenere in piedi un'idea nata sessant'anni fa in un'altra drammatica giornata d'inizio aprile.
'Di mestiere faccio il cronista -rimarca l'autore- ho raccontato questa storia attraverso fatti e personaggi'. In queste pagine Rao, a lungo cronista parlamentare dell'agenzia ADNKRONOS prima di approdare al Tg2, riannoda infatti i fili neri della storia del neofascismo italiano; ha ascoltato testimoni e scovato documenti inediti che rivelano cosa c'e' dietro camicie nere o altri 'riti' come il pugno sul cuore e Odal, la runa a forma di cuneo che era il simbolo di Avanguardia Nazionale. Senza dimenticare i capitoli bui degli anni di piombo e la filosofia del 'Barone' Julius Evola, il 'guru' di Corso Vittorio che incitava tutto un mondo a 'cavalcare la tigre'. Storie di 'nuove legioni' e di labari, di trincee nere a piazza san Babila e di 'cuori neri' in rivolta, per dirla con Luca Telese.
Una 'mappa' interessante del neofascismo, questa. Soprattutto se si considera che il Movimento Sociale Italiano non ha mai lavorato a un archivio della propria storia e solo di recente la Fondazione Ugo Spirito sta cercando di porvi rimedio su imput, tra gli altri, dello storico Giuseppe Parlato e di Gianni Scipione Rossi. Di fatto, il fascismo storico -compreso Salo' e gli occhi iniettati di febbre dell'ultimo Duce- ha avuto ventisei anni di vita: dal 1919 al 1945. Di questi, ventitre' anni li ha vissuti al potere. Il neofascismo, invece, in tutte le sue forme ne ha compiuti sessanta, ed e' sempre stato all'opposizione, emarginato o perseguitato. Eppure questo 'ghetto', rimarca il cronista del Tg2, testimonia una storia che dura. 'Un fenomeno unico in Europa -ribadisce Rao- per longevita', numero di aderenti, moltiplicita' di interpretazioni e movimenti'.
Il 26 dicembre prossimo saranno passati esattamente sessant'anni da quella riunione nello studio del ragionier Arturo Michelini, in cui una trentina di reduci di Salo' decise di fondare il Movimento Sociale Italiano per dare una casa ai fascisti in democrazia. Rao non ha dubbi: 'Alleanza Nazionale, l'erede principale del Msi, e' ormai dichiaratamente fuori da questa storia'. Anche se 'con non poche contraddizioni', il partito di via della Scrofa 'continua a mantenere nel proprio simbolo il logo originale dell'Msi. Forse per ragioni affettive e forse anche per questioni di marketing elettorale'.
Al di fuori del partito di Gianfranco Fini, pero', 'esistono partiti e movimenti che continuano a dichiararsi eredi e continuatori dell'idea mussoliniana. Anzi, come dimostra la storia di CasaPound, accade persino che quanto piu' aumenta la distanza temporale dal fascismo storico tanto piu' ci si imbatte in ambienti e gruppi che ne ricalcano non solo gli slogan, ma persino i riti'. I centri sociali di destra recuperano cosi' la storia del cinema del regime. Ma organizzano anche colonie estive, ricalcando per molti aspetti la strada del Ventennio. 'La cosa strana -argomenta ancora l'autore- e' che dopo sessant'anni il neofascismo prende pieghe e strade imprevedibili. Oggi i centri sociali 'recuperano' D'annunzio e lo squadrismo, ma anche il mito della velocita' e dell'azione futurista'. Ma sono anche altri i passaggi importanti come i numerosi aneddoti raccontati in questa puntuale 'cronaca' di quella strana, inesuaribile galassia che e' la Destra italiana. Un ambiente 'magmatico' per dirla con Pino Rauti nel quale trovano cosi' spazio gli approfondimenti su 'i fascisti e il '68', o 'Freda e il nazimaoismo', la 'rivincita di Almirante e la spaccatura di Ordine Nuovo', il 'movimento del 77 e la Nuova Destra'. E ancora: An e la 'casa parterna lasciata alle spalle' come ebbe a dire a Fiuggi Gianfranco Fini. E poi il diario di Emanuela Sessa, fino al sogno della 'Cosa Nera' e la nascita di Alternativa Sociale: con i 'tre cavalieri neri' (Roberto Fiore, Adriano Tilgher e Luca Romagnoli) di Alessandra Mussolini, la Nipote terzopolista che si e' lasciata alle spalle il partito di via della Scrofa dopo la visita di Fini a Gerusalemme e le parole sul fascismo 'male assoluto'.
A concludere il lungo viaggio nella destra storica, CasaPound e le occupazioni nere, le cosiddette 'Osa' (occupazioni a scopo abitativo: 'conquiste' di stabili abbandonati per farci vivere a tempo pieno chi ne ha bisogno) e il neosquadrismo mediatico del 'sostieni la squadra del cuore' che campeggiava sui muri della capitale nell'ultima campagna elettorale riproducendo la foto di Aurelio Padovani e di altri pezzi da 90 del fascismo mussoliniano 'sempre in marcia'.
'Ora sarebbe interessante -sottolinea Rao- poter inserire nel prossimo 'vademecum del neofascismo' una cronaca dell'internazionale nera in Spagna e in Sudamerica. O studiare il rapporto, prepolitico, tra le curve e il fascismo. Ma sarebbe anche opportuno indagare a fondo alcuni aspetti della rivolta di Reggio, dove la figura del 'fascista' assunse un'immagine nuova, connessa al carattere popolare di quella particolare ribellione. Ma questo -conclude il giornalista Rai- e' un altro passo di una storia che va avanti e che cercheremo ancora di capire vedendo quali pieghe prendera' il neofascismo italiano'. Un fenomeno sociale e una storia politica che ha appena compiuto 60 primavere.
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