Sarko promette di regnare in deficit

La “rottura” del capo dell’Ump se ne frega di Maastricht per il bene di Parigi

La “rottura” di Sarkozy se ne frega di
Maastricht e dei suoi parametri.
“Non sono i risparmi che faranno le
riforme, è la riforma che garantirà risparmi
e crescita”, ha detto il leader
dell’Ump nell’ultimo discorso a Périgueux.
Il suo programma per governare
e rivoluzionare la Francia è di deficit
spending: per riformare “occorrono i
mezzi necessari”. Ecco, allora, un capitolo
di bilancio riservato alla riforma
dello stato, aumenti salariali per i funzionari
pubblici e “per tutti quelli che
lo meritano”, ore di lavoro straordinario
detassate, esoneri contributivi per le
imprese che aumentano gli stipendi,
formazione complementare per “le infermiere
che aspirano a diventare medico”,
servizi pubblici nei quartieri in
difficoltà e risorse per passare “dai diritti
virtuali ai diritti reali”. Nel 2004, al
terzo richiamo di Bruxelles per sforamento
dei parametri di Maastricht, l’allora
ministro dell’Economia Sarkozy
promise molto all’eurocrazia, salvo poi
lasciar correre la spesa per stimolare
quei consumi che oggi alimentano la
crescita e consentono il rientro del deficit.
Come per il Financial Times, e
contrariamente alla pedagogia del rigore
di Prodi e TPS, il deficit dev’essere
messo al servizio della politica, del governo,
della crescita e delle riforme.
L’Europa non sia un alibi – dice Sarko –
“essere un europeista coerente” significa
ridurre i deficit quando la congiuntura
è buona, ma “rifiutare la logica assurda
che porta ad aumentare le tasse e
a tagliare investimenti e spese sociali
quando la crescita rallenta”.


Sarkozy farà la "rottura", Prodi invece ha rotto.