Timori per il divorzio da Tirrenia
Il mercato coprirà le rotte deboli?
Un matrimonio senza passione: per anni i sardi hanno sopportato i disagi sui traghetti della Tirrenia come una condanna senza appello. Ma ora che c'è aria di divorzio - la convenzione con la compagnia di navigazione scadrà a fine 2007 - molti scali temono che il regime di continuità territoriale al quale pensa la Regione non garantisca le aree più deboli. Neppure Cagliari, per i mesi di bassa stagione, registra un traffico in grado di scatenare una competizione fra armatori. Ma l'assessore Sandro Broccia assicura: i collegamenti saranno potenziati, non ridimensionati.
Timori per il divorzio da Tirrenia
L'assessore promette:
collegamenti migliori con la continuità
Tirrenia addio? Il divorzio dai passeggeri sardi potrebbe portare la data del 31 dicembre 2007. La notte di San Silvestro del prossimo anno scadrà infatti la convenzione che assegna alla compagnia napoletana i collegamenti da e per l'isola. Ma la speranza della giunta Soru è un netto anticipo sui tempi. Per riscrivere in viale Trento una nuova continuità territoriale che parli finalmente in limba: pensata in Sardegna, aperta alla libera concorrenza, ma senza trascurare le zone poco appetibili nell'ottica del mercato.
Ci sarebbe da festeggiare ma non mancano le perplessità, distribuite equamente da un capo all'altro dell'isola: si nutrono dubbi nelle isole minori, a La Maddalena e Carloforte, dove la Saremar gestisce i collegamenti con Palau, Calasetta e Portovesme; si agitano spettri inquietanti ad Arbatax, dove - si dice - a salire sulle navi in bassa stagione sarebbero quattro gatti, e per un armatore il gioco non varrebbe la candela.
Non ci si sente troppo bene neppure a Cagliari: in inverno i traghetti "nuove strade" imbarcano soprattutto studenti squattrinati e militari. Quale privato sarebbe pronto a scommettere sul porto del capoluogo? Se Porto Torres e Golfo Aranci masticano agrodolce, a sorridere è soprattutto Olbia: già baciata dall'offerta degli imprenditori del mare.
Ma l'assessore dei Trasporti Sandro Broccia in una nota diffusa nel tardo pomeriggio di ieri spende parole rassicuranti: la nuova continuità made in Sardinia, che nascerà dopo il trasferimento alla Regione delle risorse statali previsto dall'articolo 102 della legge finanziaria 2007, non farà figli e figliastri. "Continuità vuol dire soprattutto assicurare quei collegamenti poco appetibili per gli armatori", ricorda l'assessore. Nella gara internazionale i vettori si giocheranno le rotte da tutti i porti sardi, nessuno escluso.
Broccia ha dedicato un'attenzione particolare al porto di Arbatax: in Ogliastra la prospettiva di perdere la Tirrenia scatena il mal di mare: «Davvero non capisco, da decenni lamentano la debolezza dei collegamenti, ma non appena si aprono prospettive che potrebbero migliorare la situazione, ritornano a su connottu", si è lamentato l'assessore.
Certo, le navi Tirrenia non sono più quelle di una volta. La compagnia è stata costretta a un restyling dei vecchi traghetti per mettersi al passo di una concorrenza sempre più aggressiva. Sono foto ingiallite anche le pressioni esercitate dal ministro della Marina mercantile Ariuccio Carta (governo Craxi, vent'anni fa: sembra un secolo) sull'amministratore delegato Franco Pecorini (in carica ancora oggi: da fare invidia a Sandro Usai): lo sollecitava a chiedere alla Sip duecento linee telefoniche supplementari per facilitare le comunicazioni tra le agenzie sarde e la sede di Napoli e velocizzare le prenotazioni.
Erano gli anni in cui si iniziava a parlare di tariffe speciali e di posti garantiti ai residenti. Ma se dovesse affermarsi la linea tracciata da Soru e Broccia sarebbe una rivoluzione, un evento di portata storica: la fine della navigazione assistita da ipertrofiche regalie statali. Tirrenia come Alitalia? A Napoli fanno gli scongiuri, i sindacati in testa; in Sardegna qualcuno scrive: caro Caronte…




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