19 settembre – da “Il Velino”
Roma - La Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, che dal 1949 a oggi ha fornito una rassicurante copertura ai conflitti internazionali, potrebbe aver segnato il passo. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, infatti, intende chiedere dal palco dell’Assemblea generale dell’Onu alcune modifiche al cruciale articolo 3 della Convenzione, quello che vieta “le violenze contro la vita e l’integrità corporale”, “le torture e i supplizi”, “gli oltraggi alla dignità personale”, nonché “le condanne pronunciate e le esecuzioni compiute senza previo giudizio di un tribunale regolarmente costituito che offra le garanzie giudiziarie riconosciute indispensabili dai popoli civili”. Alla base della richiesta di Bush c’è una partita politica con numerose sfaccettature. La Corte Suprema il 29 giugno ha giudicato illegale far processare i guerriglieri “irregolari” di Guantanamo da Tribunali speciali creati ad hoc sulla base dei poteri di guerra, come voleva il presidente. La decisione della massima corte statunitense è derivata proprio dall’articolo 3 della Convenzione di Ginevra, secondo il quale a giudicare quei detenuti dovrebbe essere una normale corte marziale militare. La Corte Suprema ha ritenuto inoltre improprio impedire alla difesa l’accesso alle prove dell’accusa. La presentazione al Congresso di un progetto di legge relativo al trattamento dei prigionieri da parte del presidente, in cui vengono autorizzate speciali commissioni militari per processare i guerriglieri “irregolari”, ha riportato in auge il dibattito. E la discussione politica interna agli Stati Uniti si è allargata al resto del mondo: in primo luogo per le ammissioni di Bush sull’esistenza delle carceri Cia in Europa; poi per la simultaneità del dibattito parlamentare con la settimana ministeriale all’Onu. Il presidente continua a difendere il proprio operato e rivendica le misure prese sia con il Patrioct act sia con Guantanamo e le carceri segrete come atti che hanno scongiurato ulteriori attentati sul suolo americano. E spiega che non intende “reinterpretare” le regole della Convenzione di Ginevra ma “fare chiarezza”. Alcune disposizioni, infatti, rimangono troppo vaghe per l’inquilino della Casa Bianca. Per esempio a cosa corrispondono gli “oltraggi alla dignità personale”? Sono incluse pratiche come la privazione del sonno o la sottoposizione a rumori assordanti? Certamente è compreso il cosiddetto “waterboarding”, una tortura che consiste nell’immergere la testa della vittima nell’acqua fino al limite dell’annegamento. Una pratica che comunque, su richiesta del Senato, l’amministrazione ha negato di utilizzare. Secondo Bush, il diritto internazionale va chiaramente aggiornato alla realtà odierna, dove non sempre i combattenti portano un’uniforme e rappresentano uno Stato. Per esempio un esercito come Hezbollah, per non parlare dei combattenti di al Qaeda, non permette l’accesso della croce rossa nelle aree di competenza. E un americano prigioniero di al Qaeda non si vede certo riconosciuto alcun diritto. Il diritto internazionale, dunque, secondo Bush, deve evolversi per classificare queste realtà. E quindi non equiparare i soldati regolari a quelli irregolari, i quali secondo le norme attuali godono di diritti che non sono tenuti a riconoscere agli altri. Se Bush realmente accennerà alla questione all’Assemblea generale è ancora incerto. Domenica, infatti, il presidente ha cominciato ad ammettere l’idea di un compromesso con i repubblicani che si sono schierati contro di lui, in particolare il senatore John McCain, probabile candidato alla presidenza nel 2008, e John W. Warren, presidente della commissione Difesa. Se il tentativo andrà a buon fine il presidente potrebbe rinunciare a internazionalizzare la questione, farla approvare dal Senato entro la prossima settimana ed evitare di tenerla aperta a ridosso delle elezioni di novembre. A suggerire questo approccio è anche il rapporto con gli alleati europei, uniti nel chiedere il rigoroso rispetto delle Convenzioni e intransigenti sul mantenimento dell’attuale standard delle norme di Ginevra.
(gda)


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